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Il buddismo

Caro,

I tempi erano terribili e molti hanno dovuto soffrire. Questo è un momento in cui molte persone cercano conforto e pace interiore. Anche se non possiamo cambiare molto di ciò che sta accadendo intorno a noi. Ma possiamo calibrare il nostro io interiore.

Personalmente trovo il buddismo (il modo di vivere) davvero utile.

Prenditi del tempo libero per esplorare il buddismo nel breve video qui sotto (incluso il mantra che calma le nostre anime).

Il buddismo è uno stile di vita – dalla pasta.
https://www.youtube.com/watch?v=pbngKOUgCDY

Il percorso per diventare un buddista – Di Emma Slade
https://www.youtube.com/watch?v=QnJIjEAE41w

Se sei curioso di Il “grande mantra della misericordia” come menzionato nel video sopra, puoi ascoltarlo qui e calmare la tua anima.
https://www.youtube.com/watch?v=72luMobA_vI

Il buddismo è uno stile di vita piuttosto che una religione. Indipendentemente dal tuo background, crediamo che tutti possano incorporare il buddismo nella loro vita quotidiana.

Come praticare il buddismo per principianti e occidentali. (Daily Practice) di Alan Peto
https://www.youtube.com/watch?v=89gM2g0KOYU

Se lo trovi utile e conosci qualcuno da condividere

Alter Ego Droga e cervello

“Alter Ego” di Stefano Canali

Ricercatore dell’Area Neuroscienze e del Laboratorio Interdisciplinare della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati, dove dirige la Scuola di Neuroetica. E’ presidente del Comitato Scientifico della Società Italiana Tossicodipendenze e redattore della rivista Medicina delle Tossicodipendenze – Italian Journal of Addiction. E’ autore di circa un centinaio di pubblicazioni sul tema delle sostanze e delle dipendenze e del blog Psicoattivo

http://www.edscuola.it/archivio/handicap/droga06.html

Alla scoperta delle emozioni con il neuroscienziato Stefano Canali – giovedi’ 4 ottobre parte all’IRSE “Affascinati dal cervello” 2018

Affascinati dal cervello
11^ edizione
Pordenone, 4/25 ottobre 2018
Auditorium Centro Culturale
Casa A. Zanussi Pordenone
AFFASCINATI DAL CERVELLO: ALLA SCOPERTA DELLE EMOZIONI CON IL NEUROSCIENZIATO STEFANO CANALI.
GIOVEDI’ 4 OTTOBRE ALLE 15.30 A CASA ZANUSSI IL PRIMO INCONTRO DEL CICLO IRSE.

Danno un senso, un valore e il giusto sapore alla percezione di noi stessi e del mondo, alle relazioni con gli altri, ai nostri obiettivi e alle nostre aspettative. Ma cosa sono esattamente le emozioni, impulsi capaci di guidare ogni giorno le nostre azioni? Come e perché condizionano le percezioni, i ricordi, i nostri giudizi, le decisioni che prendiamo, le nostre scelte morali? Una risposta a questi interrogativi arriverà con il primo incontro in cartellone a Pordenone per il ciclo “Affascinati dal cervello”, l’annuale format promosso dall’IRSE, l’Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia a cura di Laura Zuzzi. Giovedì 4 ottobre, alle 15.30, nell’Auditorium Centro Culturale Casa A. Zanussi Pordenone (via Concordia 7) appuntamento con il neuroscienziato, Stefano Canali, ricercatore del Laboratorio Interdisciplinare della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati SISSA, di Trieste. Sarà lui a guidarci nella prima tappa – con ingresso aperto alla città – fra scienza e cultura, sul filo rosso 2018 che indaga “Il cervello e le emozioni, tra adattamenti e malattia”. «Senza emozioni – spiega Canali – tutto ci apparirebbe indifferente, remoto, privo di significato. Ma cosa sono realmente le emozioni? Sono espressioni biologiche, funzioni innate determinate dai nostri geni oppure reazioni apprese, modellate dalla cultura e dalle nostre esperienze? Spesso – prosegue Canali – le emozioni si impongono sulla ragione, sfuggono al controllo della volontà. La loro espressione nel volto e nel corpo degli altri ci racconta così tanto della loro vita interiore e di frequente non riusciamo a nasconderle o a dissimularle. Ma in che modo il cervello coordina e modula le molte facce delle emozioni? L’incontro cercherà di dimostrare che la risposta a queste diverse domande passa in realtà attraverso una comune spiegazione. Un’interpretazione storico-evoluzionistica, compresa tra biologia, neuroscienze, arte, filosofia e politica. In effetti, e lo vediamo chiaramente oggi, pur dipendendo dal cervello e pur essendo vissute soggettivamente, le emozioni sono molto di più che un processo biologico o un fatto individuale. Il loro senso è nella società e la civiltà stessa si poggia sulle emozioni, sulla loro comunicazione e sul loro controllo. Se pensiamo alla giustizia, alla fiducia, alla lealtà, all’uguaglianza, al rispetto, all’onestà, ci riferiamo fondamentalmente all’imperfetta democrazia delle emozioni che gli uomini stanno tentando con fatica di costruire nel corso della storia. Così, per migliorare la qualità della nostra vita e delle sofferenti democrazie politiche contemporanee, servono oggi, e con urgenza, una più compiuta comprensione delle emozioni e una vera democrazia dei processi emotivi». Si prosegue giovedì 11 ottobre con Michela Balconi, docente di neuropsicologia e neuroscienze cognitive: approfondiremo nuovi metodi per l’analisi e la comprensione della relazione tra processi affettivi e indici fisiologici, con applicazioni a casi clinici e contesti sperimentali. Siamo “solo” infelici e tristi o malati di depressione? Ne tratterà, giovedì 25 ottobre, il biologo e psicologo Tullio Giraldi, Quanto il disagio individuale è costituito da difficoltà di adattamento ad eventi della vita e da emozioni e sentimenti che non costituiscono una malattia, per i quali l’esclusiva prescrizione di psicofarmaci può essere una risposta inappropriata.
Stefano Canali è coordinatore del comitato scientifico della Società Italiana Tossicodipendenze. Cofondatore della Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle neuroscienze. Condirettore della collana MeFiSto – Medicina, Filosofia e Storia ETS editore Pisa. Editor della rivista Medicina & Storia e di Medicina delle Dipendenze – Italian Journal of Addiction. Più volte Fellow presso il Centre for the History of Medicine, University College London. Autore di numerosi articoli e monografie sulla storia delle neuroscienze e la filosofia delle scienze mediche, in particolare sul tema delle dipendenze e per il quale ha realizzato anche mostre e documentari tradotti in più lingue. Su etica e politica delle dipendenze ha scritto per Le Scienze, Mente & Cervello, Sapere, Prometeo. Cura il sito http://www.psicoattivo.com di informazione scientifica sulle dipendenze.
Info IRSE – Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia tel 0434 365326

http://www.centroculturapordenone.it/irse

Reazioni emotive al Covid-19 e aumento del consumo di alcol e droghe

By Stefano Canali | 5 Febbraio 2021

Walter Gramatté, Bevitore, 1922 (particolare)

Un numero sempre più cospicuo di ricerche sta dimostrando che c’è stato un aumento sostanziale nell’uso e nell’abuso di sostanze psicoattive, alcol, tabacco, droghe illegali durante la pandemia di COVID-19, e che i consumatori descrivono l’uso/abuso di sostanze come un modo, seppur problematico e potenzialmente patogeno, di far fronte all’ansia riguardante COVID-19 (Rodriguez et al., 2020). Diverse ricerche indicano aumenti sostanziali nel consumo di alcol (10-23%), cannabis (6-8%), altre droghe (3%) (Ipsos, 2020a,b,c; Morning Consult, 2020; Rotermann, 2020).

Le indagini empiriche hanno identificato due tipi estremi di reazioni emotive e comportamentali alla pandemia COVID-19 (Taylor et al., 2020a,b,c). Un tipo estremo è quello in cui le persone hanno reagito con elevati livelli di ansia o angoscia, un altro tipo è quello delle persone con comportamenti di disinteresse e negazionismo. Entrambe queste reazioni sono accompagnate da un aumento del consumo di alcol e droghe.

Sindrome da stress traumatico da Covid-19

L’ansia per il COVID-19 è più di una semplice preoccupazione per l’infezione. La ricerca scientifica sembra fornire prove che questa sia una sindrome da stress, una condizione disturbante con una sua possibile fisionomia. La sindrome da stress da COVID-19 sembra caratterizzata da: 1) preoccupazione per i pericoli legati al COVID-19 e preoccupazione di entrare in contatto con oggetti o superfici contaminate dal coronavirus; 2) ansia per l’impatto socioeconomico personale del COVID-19; 3) preoccupazione xenofoba che gli stranieri stiano diffondendo il COVID-19; 4) sintomi di stress traumatico legati al COVID-19 (per esempio, alterazione del sonno, incubi, alterazione del comportamento alimentare, ritiro, apatia); e 5) ricerca compulsiva di informazioni legate alla COVID-19 nel tentativo di rendere i rischi più predicibili e controllabili. Questo ultimo comportamento ha un effetto paradosso perché nei cittadini l’aumento delle informazioni, dei dati sulla pandemia e le infezioni tende ad aumentare le paure, lo stress e gli elementi traumatici ad essi associati.

Sindrome da disinteresse per il Covid-19

La reazione estrema opposta a questa di tipo ansioso e traumatico è quella in cui le persone hanno risposto in modo negligente alle regole di distanziamento interpersonale, rifiutandole e trasgredendo le altre restrizioni come il lockdown, il coprifuoco serale, credendo che il pericolo del COVID-19 sia stato strumentalmente esagerato.

Secondo taluni studiosi, questa costellazione di tratti comportamentali è configurabile come una specifica “sindrome”, caratterizzata da (1) convinzione di avere una solida salute fisica contro il COVID-19, (2) convinzione che la minaccia del COVID-19 sia stata esagerata, e (3) disinteresse per la distanza sociale. Questi formerebbero anche una rete di tratti comportamentali problematici che si è proposto di chiamare “sindrome da disinteresse per il COVID-19”.

L’aumento dell’uso di alcol e droghe si ritrova in entrambe le sindromi

In questi due gruppi che hanno manifestato opposte ed estreme reazioni al Covid-19 si sono rilevati aumenti del consumo di alcol e altre sostanze psicoattive. Un recentissimo studio su un campione di oltre 3000 adulti ha provato a comprendere in che modo queste due opposte reazioni emotive alla pandemia siano correlate all’aumento del consumo di sostanze psicoattive legali e di droghe (Taylor et al, 2021).

Lo studio ha dimostrato che l’aumento dell’uso di sostanze psicoattive correla più fortemente con la sindrome da stress traumatico, tra i due tipi di sindromi descritte sopra. Questo aumento è determinato dall’uso delle sostanze psicoattive e dell’alcol per attenuare lo stress associato all’isolamento sociale, alle emozioni negative, ai forti livelli di ansia e di preoccupazioni che la pandemia ha determinato in un vasto gruppo di persone, in particolare le paure per la pericolosità del covid-19. Questo suggerirebbe di lavorare a livello pubblico con campagne informative volte a ridurre la preoccupazione per il covid, perché attenuando le emozioni negative si potrebbe ottenere una riduzione dell’abuso di sostanze psicoattive. Purtroppo in una situazione di emergenza sanitaria come questa le cose non possono essere semplici e lineari. Lo studio dimostra infatti che più basi sono i livelli di preoccupazione per il covid e maggiori sono i comportamenti di violazione delle regole per prevenire il contagio.

D’altra parte, un’altra forte correlazione con l’aumento dell’uso di alcol e sostanze psicoattive riguarda la sindrome reattiva al covid-19 opposta a quella da stress traumatico: la sindrome da disinteresse da covid-19. In questo caso lo studio ha notato che maggiore è il consumo dichiarato di sostanze psicoattive e alcol per finalità voluttuarie più elevate sono la negligenza e la negazione delle disposizioni per il distanziamento.

Questi risultati evidenziano le complessità nella gestione delle pandemie a livello di comunità. I messaggi delle autorità sanitarie che alleviano le preoccupazioni per le persone altamente ansiose potrebbero esacerbare il disinteresse per il distanziamento interpersonale e le misure di prevenzione tra le persone che vedono i rischi del COVID-19 come esagerati.

Le analisi di rete in ogni caso suggeriscono che prendere di mira sia i sintomi di stress traumatico legati al COVID-19 (per esempio, attraverso la terapia cognitivo-comportamentale) che il disinteresse per il distanziamento interpersonale e le misure di prevenzione del contagio (attraverso campagne pubbliche sui media) potrebbero avere entrambi un impatto benefico sull’abuso di sostanze legato alla COVID-19.

Stefano Canali

Riferimenti bibliografici

Ipsos (2020a). CMHO/AMHO mental health week poll. Addictions and mental health Ontario. https://amho.ca/wp-content/uploads/CMHO-AMHO-Ipsos-SLIDES_-May-6.pdf, accessed September 28, 2020.

Ipsos (2020b). US COVID-19 aggregated topline report. https://www.google.com/search?client=firefox-b-e&q=Ipsos+US+COVID19+aggregated+topline+report, accessed September 28, 2020.

Ipsos (2020c). More suffering from under exercising, anxiety than other health concerns due to COVID-19: Poll. https://www.ipsos.com/en/more-suffering-under-exercising-anxietyother-health-concerns-due-covid-19-poll, accessed September 28, 2020.

Morning Consult (2020). Cooped up at home, millennials most likely among all adults to turn to food, alcohol. https://morningconsult.com/2020/04/06/coronavirus-social-distancingmillennials-eating-drinking/, accessed September 28, 2020.

Rodriguez, L. M., Litt, D. M., & Stewart, S. H. (2020). Drinking to cope with the pandemic: The unique associations of COVID-19-related perceived threat and psychological distress to drinking behaviors in American men and women. Addictive Behaviors, 110, 106532. https://doi.org/10.1016/j.addbeh.2020.106532

Rotermann, M. (2020). Canadians who report lower self-perceived mental health during the COVID-19 pandemic more likely to report increased use of cannabis, alcohol and tobacco. Ottawa: Statistics Canada.

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., & Asmundson, G. J. G. (2020a). Reactions to COVID-19: Differential predictors of distress, avoidance, and disregard for social distancing. Journal of Affective Disorders, 277, 94-98. https://doi.org/10.1016/j.jad.2020.08.002

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., Fergus, T. A., McKay, D., & Asmundson, G. J. G. (2020b). Development and initial validation of the COVID Stress Scales. Journal of Anxiety Disorders, 72, 102232. https://doi.org/10.1016/j.janxdis.2020.102232

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., Fergus, T. A., McKay, D., & Asmundson, G. J. G. (2020c). COVID Stress Syndrome: Concept, structure, and correlates. Depression and Anxiety, 37, 706-714. https://doi.org/10.1002/da.23071.

Taylor S, Paluszek MM, Rachor GS, McKay D, Asmundson GJG. Substance use and abuse, COVID-19-related distress, and disregard for social distancing: A network analysis. Addict Behav. 2021 Mar;114:106754. doi: 10.1016/j.addbeh.2020.106754

Myanmar

Colpo di Stato in Birmania del 2021
parte del Conflitto interno in Birmania

Aung San Suu Kyi & Min Aung Hlaing collage.jpg

Aung San Suu Kyi (a sinistra) e Min Aung Hlaing (a destra)Data1º febbraio 2021LuogoBirmaniaCausa

  • Accuse di brogli elettorali e instabilità politica tra il governo e i vertici dell’esercito

Esito

  • Destituzione e arresto del presidente Win Myint e della consigliere di Stato Aung San Suu Kyi
  • Scioglimento del parlamento
  • Dichiarazione dello stato d’emergenza per un anno

Schieramenti

Birmania
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg

Governo della BirmaniaTatmadawComandanti

Birmania
Birmania
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg

Min Aung Hlaing (Comandante in Capo delle Forze Armate della Birmania) Myint Swe (Vice Presidente della Birmania)Voci di colpi di Stato presenti su Wikipedia

Il colpo di Stato in Birmania del 2021 o colpo di Stato in Myanmar del 2021[1][2] è stato un colpo di Stato militare messo in atto dalle forze armate birmane la mattina del 1º febbraio 2021 per rovesciare il governo di Aung San Suu Kyi, che è stata arrestata[3][4].

AntefattiModifica

Le elezioni legislative birmane del 2020 sono vinte come le precedenti dalla Lega Nazionale per la Democrazia, guidata da Aung San Suu Kyi, mentre il Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, vicino all’esercito, ha conquistato solo poche decine di seggi.

Il 26 gennaio 2021, il generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate, ha contestato i risultati del ballottaggio e ne ha chiesto la riverifica, altrimenti l’esercito sarebbe intervenuto per risolvere la crisi politica in corso. La commissione elettorale ha però negato queste accuse[5].

EventiModifica

Un blocco militare lungo la strada che porta all’ufficio governativo della regione di Mandalay.

Il consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e altri leader del partito al governo sono stati arrestati e detenuti dal Tatmadaw, l’esercito del Myanmar. In seguito, l’esercito del Myanmar ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di un anno e ha affermato che il potere era stato consegnato al comandante in capo delle forze armate Min Aung Hlaing[6][7][8].

In una dichiarazione televisiva, i militari hanno giustificato questo colpo di Stato con la necessità di preservare la “stabilità” dello Stato. Hanno accusato la commissione elettorale di non aver posto rimedio a “enormi irregolarità” che sarebbero avvenute, secondo loro, durante le ultime elezioni. L’esercito ha comunicato inoltre che verrà istituita una “vera democrazia multipartitica” e che il trasferimento dei poteri averrà solo dopo “lo svolgimento di elezioni generali libere ed eque”[9].

Le telecomunicazioni nel Paese hanno risentito gravemente degli eventi: le linee telefoniche nella capitale sono state tagliate,[10] la televisione pubblica ha interrotto le trasmissioni per “problemi tecnici”[11] e l’accesso a Internet è stato bloccato.[12]

ProtesteModifica

Un gruppo di circa 200 immigrati birmani e alcuni attivisti pro-democrazia thailandesi tra cui Parit Chiwarak e Panusaya Sithijirawattanakul hanno organizzato una protesta contro il colpo di Stato presso l’ambasciata birmana a Bangkok, in Thailandia. Secondo quanto riferito, alcuni manifestanti hanno mostrato il saluto con tre dita, il simbolo usato durante le proteste pro-democrazia thailandesi.[13] La protesta si è conclusa con una repressione da parte della polizia; due manifestanti sono stati feriti e ricoverati in ospedale, e altri due sono stati arrestati.[14]

Proteste a Bangkok

Anche a Tokyo, in Giappone dei cittadini birmani si sono riuniti davanti all’ufficio delle Nazioni Unite per protestare contro il colpo di Stato.[15]

Anche nei giorni successivi al golpe si sono susseguite manifestazioni pacifiche in Myanmar, che, tuttavia, sono state represse duramente dalla polizia e che hanno portato alla dichiarazione della legge marziale in buona parte del Paese.

Reazioni internazionaliModifica

Diversi paesi (tra cui India,[16] Indonesia,[17] Giappone,[18] Malaysia,[19] e Singapore)[20] hanno espresso preoccupazioni per l’evoluzione del colpo di Stato e hanno invitato il governo e l’esercito al dialogo. Australia,[21] Nuova Zelanda,[22] Turchia[23] Regno Unito,[24] e Stati Uniti[25] hanno condannato il colpo di Stato e hanno chiesto il rilascio dei detenuti; la Casa Bianca ha anche minacciato di imporre sanzioni agli autori del colpo di Stato.[26][27] CambogiaFilippine e Thailandia hanno rifiutato esplicitamente di sostenere una parte, classificando il colpo di Stato come una questione interna.[28][29][30] Il presidente degli USA Joe Biden ha condannato il colpo di Stato definendolo “un attacco diretto alla transizione del paese verso la democrazia e lo stato di diritto”.[31][32]

L’Organizzazione delle Nazioni Unite attraverso il proprio Segretario generale António Guterres, ha condannato fermamente la detenzione dei leader e ha descritto il colpo di Stato come “un grave colpo alla democrazia in Birmania” e ha aggiunto che i risultati delle elezioni generali di novembre avevano fornito un “forte mandato” alla Lega Nazionale per la Democrazia.[33][33]

Anche l’Unione europea e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico hanno condannato il colpo di Stato.[34][35][36]

Note

L’ ercito del Myanmar ha preso il potere dopo aver arrestato Aung San Suu Kyi e altri leader democraticamente eletti.

Le truppe pattugliano le strade ed è in vigore il coprifuoco notturno, con lo stato di emergenza dichiarato di un anno.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha sollevato la minaccia di nuove sanzioni, con l’ONU e il Regno Unito che hanno anche condannato il colpo di stato.

L’esercito sostiene che la recente schiacciante vittoria elettorale del partito della sig.ra Suu Kyi è stata viziata da una frode. Ha esortato i sostenitori a “protestare contro il colpo di stato”.

In una lettera scritta in preparazione della sua imminente detenzione, ha affermato che le azioni dei militari avrebbero riportato il paese sotto una dittatura.

L’esercito ha già annunciato la sostituzione di un certo numero di ministri.

Per le strade della città principale, Yangon (Rangoon), la gente diceva di sentire che la loro dura battaglia per la democrazia era andata persa.

Un residente di 25 anni, che ha chiesto di non essere nominato, ha detto alla BBC: “Svegliarsi per sapere che il tuo mondo è stato completamente capovolto durante la notte non era una sensazione nuova, ma una sensazione che pensavo che fossimo andati avanti da, e uno che non avrei mai pensato che saremmo stati costretti a provare di nuovo. “

Il Myanmar, noto anche come Birmania, è stato governato dalle forze armate dal 1962 al 2011, quando un nuovo governo ha iniziato a inaugurare un ritorno al governo civile


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Automatic gunfire has been heard at a protest in northern Myanmar amid signs that the military is preparing a crackdown on opposition to the coup it carried out on 1 February.

Western embassies in Myanmar urged the military not to use violence as troops were reported on the streets of the largest city, Yangon.

Telecoms companies have been ordered to shut off the internet from 18:30 GMT.

The US advised its citizens in Myanmar to “shelter in place”.

Meanwhile, a statement signed by the European Union, United States and Britain said: “We call on security forces to refrain from violence against demonstrators, who are protesting the overthrow of their legitimate government.”https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

The coup in Myanmar (also known as Burma) removed the civilian government led by Aung San Suu Kyi. Her party won a resounding victory at the election in November, but the military said the vote was fraudulent.

Ms Suu Kyi is now under house arrest. Hundreds of activists and opposition leaders have been detained.

What are the signs that the military could crack down?

At a protest in Kachin state, in the north, automatic gunfire could be heard as security forces clashed with anti-coup demonstrators in the city of Myitkyina. It was not clear whether rubber bullets or live rounds were being fired.https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

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In Yangon, there is a heavy military presence, reports the BBC’s South East Asia correspondent, Jonathan Head. Earlier on Sunday, armoured vehicles were seen on the streets for the first time since the coup.

Across the country, hundreds of thousands of protesters rallied against the military for the ninth day in a row.

Telecoms operators in Myanmar are advising their customers that they have been told to shut off internet services from 01:00 to 09:00 local time, Sunday into Monday (18:30 to 02:30 GMT).

An office of the US embassy in Yangon warned US nationals to stay indoors during curfew hours.https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

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On Saturday, the military said arrest warrants had been issued for seven prominent opposition campaigners and warned the public not to harbour opposition activists fleeing arrest.

Video footage showed people reacting with defiance, banging pots and pans to warn their neighbours of night-time raids by the security forces.

The military on Saturday also suspended laws requiring court orders for detaining people longer than 24 hours and for searching private property.

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Myanmar – the basics

  • Myanmar, also known as Burma, was long considered a pariah state while under the rule of an oppressive military junta from 1962 to 2011
  • A gradual liberalisation began in 2010, leading to free elections in 2015 and the installation of a government led by veteran opposition leader Aung San Suu Kyi the following year
  • In 2017, Rohingya militants attacked police posts, and Myanmar’s army and local Buddhist mobs responded with a deadly crackdown, reportedly killing thousands of Rohingya and burning villages. More than half a million Rohingya fled across the border into Bangladesh, and the UN later called it a “textbook example of ethnic cleansing”
  • Aung San Suu Kyi and her government were overthrown in an army coup on 1 February following a landslide NLD win in November’s elections
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Jöel Dicker La verità sul caso Harry Quebert

Joël Dicker

scrittore svizzero

Joël Dicker (Ginevra16 giugno 1985) è uno scrittore svizzero.

Dicker nel febbraio 2013.

Biografia

Joël Dicker è nato il 16 giugno 1985 a Ginevra, nella zona francofona della Svizzera, figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese, pronipote dell’avvocato e politico di estrema sinistra Jacques Dicker (1879-1942), ebreo russo emigrato in Svizzera e naturalizzato nel 1915[1]. Dicker è cresciuto a Ginevra, frequentando il Collège Madame de Staël, senza tuttavia essere molto attratto dagli studi. All’età di 19 anni ha preso lezioni di recitazione all’accademia di arte drammatica Cours Florent di Parigi. Un anno dopo è tornato a Ginevra per studiare legge presso l’Università di Ginevra, laureandosi nel 2010.

Il primo romanzo scritto da Dicker è intitolato Gli ultimi giorni dei nostri padri, e racconta la storia del SOE, un ramo segreto del Secret Intelligence Service. Malgrado l’avere terminato la stesura dell’opera nel 2009, inizialmente Dicker non ha trovato alcun editore disposto a pubblicarlo. Nel dicembre 2010, il romanzo ha vinto il concorso del Prix Genevois des Ecrivains, importante premio assegnato ogni quattro anni, riservato unicamente ad opere inedite. Successivamente, il titolare della casa editrice svizzera L’Âge d’HommeVladimir Dimitrijević, lo ha contattato dichiarando il proprio interesse per la pubblicazione del suo romanzo. Dimitrijević era dell’idea di lanciare il libro in Svizzera nell’aprile 2010, ma in seguito ha notato che il tema del libro avrebbe potuto suscitare l’interesse del pubblico francese, proponendo così di posticipare il lancio fino al settembre 2010. Nel mese di giugno però, Dimitrijević è morto in un incidente stradale in viaggio verso Parigi[2].

Nel 2011, viene finalmente pubblicato il romanzo Gli ultimi giorni dei nostri padri per L’Âge d’Homme e curato per la Francia da Éditions de Fallois[3]. In Italia sarà pubblicato nel 2015. Nel 2012 (in Italia nel 2013) viene pubblicato La verità sul caso Harry Quebert, un romanzo che è stato tradotto in 33 lingue[4], premiato con il Grand Prix du roman de l’Académie française nel 2012[5] e da cui è stata tratta una serie tv di 10 puntate. Nel 2015 (in Italia nel settembre 2016) vede la luce il romanzo Il libro dei Baltimorespin-off de La verità sul caso Harry Quebert. Nel 2018 viene pubblicato il romanzo La scomparsa di Stephanie Mailer, mentre nel 2020 viene pubblicato il romanzo L’enigma della camera 622.

Opere

Romanzi

Gregory David Roberts in Shantaram traduzione di Vincenzo Mingiardi

Shantaram

romanzo scritto da Gregory David Roberts

ShantaramTitolo originaleShantaramAutoreGregory David Roberts1ª ed. originale20031ª ed. italiana2005GenereromanzoSottogenereautobiograficoLingua originaleingleseSeguito daL’ombra della montagna

Shantaram è un romanzo autobiografico del 2003 scritto dallo scrittore australiano Gregory David Roberts.

Shantaram è la storia schietta e anti-retorica di un latitante, basata sull’esperienza di Roberts, al tempo rapinatoreeroinomane, evaso dal carcere di Pentridge e rifugiatosi in India, dove ha poi vissuto per dieci anni. In fuga a Bombay, apre un piccolo ambulatorio gratuito in uno slum (baraccopoli) del terzo mondo, lavora per il principale boss della mafia di Bombay, opera come riciclatore di denaro sporco e come “soldato di strada”,[1] affronta le armi russe nelle montagne dell’Afghanistan e si guadagna il soprannome – attribuitogli con acume dalla madre della prima persona, ritenuta affidabile, incontrata a Bombay – di Shantaram, che in lingua marathi significa “uomo di pace” ovvero “uomo della pace di Dio“.

Trama

Nel 1978, Roberts viene condannato a 19 anni di reclusione per alcune rapine commesse quando era tossicodipendente, ma nel luglio del 1980 evade dal carcere di massima sicurezza dello Stato di Victoria in pieno giorno, divenendo da quel momento uno degli uomini più ricercati dell’Australia per tutto il decennio successivo.

Per la maggior parte del periodo di latitanza, Roberts vive a Bombay. Dopo aver conosciuto un uomo del posto, Prabaker, che diventerà il suo miglior amico, organizza una clinica gratuita negli slum, le baraccopoli indiane, in cui impara a conoscere la cultura indiana e le caratteristiche della gente che avrebbe poi finito per amare intensamente.

A causa della sua attività subisce la vendetta della più famosa e influente maîtresse di Bombay, che lo fa arrestare senza un reale capo d’accusa. Rimarrà rinchiuso in carcere, picchiato selvaggiamente e maltrattato, per circa quattro mesi finché un suo amico, su richiesta di Abdel Khader Khan, il capo di uno dei clan mafiosi più potenti di Bombay, lo farà liberare.

Successivamente inizia a lavorare per lo stesso Abdel Khader Khan, operando nel riciclaggio di valuta e nella contraffazione di passaporti. Al contempo, condivide le responsabilità dei suoi nuovi amici, incontrati nel lavoro che svolge presso gli slums. Vivrà poi molte avventure, tra cui parecchi scontri con gang criminali del luogo e l’ingresso negli affari di Bollywood (l’industria cinematografica indiana).

Più avanti si dedicherà ad una missione finalizzata al contrabbando d’armi in favore dei mujaheddin afghani e nel corso di questa lunga spedizione, durante la quale il suo gruppo sarà coinvolto in alcuni episodi di guerriglia, arriva fino alle porte di Kandahar. In tale contesto avviene l’uccisione del suo mentore Khan. Da quel momento tutto gli appare sbagliato e orrendo, e cade in depressione, ritenendo che tutti i suoi amici, Prabaker compreso, siano morti.

Conclude acquisendo la consapevolezza di dover combattere per ciò che crede giusto, e costruirsi una vita onesta a Bombay

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