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Il buddismo

Caro,

I tempi erano terribili e molti hanno dovuto soffrire. Questo è un momento in cui molte persone cercano conforto e pace interiore. Anche se non possiamo cambiare molto di ciò che sta accadendo intorno a noi. Ma possiamo calibrare il nostro io interiore.

Personalmente trovo il buddismo (il modo di vivere) davvero utile.

Prenditi del tempo libero per esplorare il buddismo nel breve video qui sotto (incluso il mantra che calma le nostre anime).

Il buddismo è uno stile di vita – dalla pasta.
https://www.youtube.com/watch?v=pbngKOUgCDY

Il percorso per diventare un buddista – Di Emma Slade
https://www.youtube.com/watch?v=QnJIjEAE41w

Se sei curioso di Il “grande mantra della misericordia” come menzionato nel video sopra, puoi ascoltarlo qui e calmare la tua anima.
https://www.youtube.com/watch?v=72luMobA_vI

Il buddismo è uno stile di vita piuttosto che una religione. Indipendentemente dal tuo background, crediamo che tutti possano incorporare il buddismo nella loro vita quotidiana.

Come praticare il buddismo per principianti e occidentali. (Daily Practice) di Alan Peto
https://www.youtube.com/watch?v=89gM2g0KOYU

Se lo trovi utile e conosci qualcuno da condividere

Cuore di De Amicis

Il libro Cuore di Edmondo De Amicis rappresenta, in particolare per coloro che sono negli …anta, il romanzo di formazione tra i più famosi e funzionali.

Purtroppo, come accaduto per altri classici quali i Promessi Sposi e Pinocchio, il fatto di essere stato una lettura quasi obbligata nel corso della formazione scolastica non ha nè contribuito alla sua completa comprensione nè, salvo eccezioni, si è potuto giovare di una rilettura “adulta” risultando confinato, per lo più, ad uggiosa reminiscenza scolastica.

In realtà ragione di riflessione quel testo ancora oggi ne offre molta. Vediamo di analizzarla.

Il libro viene scritto nell’anno 1886 e quindi in un periodo tra i più complessi della nostra storia a ridosso del Risorgimento e soprattutto dell’Italia post unitaria unificata dal Regno Sabaudo.

Il testo viene commissionato direttamente dal governo (i cui Parlamentari erano cooptati per classe e per censo tra la nobiltà di nascita o acquisita) alle prese con la gravissima situazione strutturale di un Regno formalmente unificato nella monarchia sabauda ma sostanzialmente non amalgamato nelle sue componenti originarie (basti pensare agli effetti territoriali duraturi del Reame Borbonico).

La scelta di De Amicis fortunato autore di romanzi “d’appendice” di vocazione socialista con un forte radicamento sulla realtà degli ultimi (classi subalterne ed impiegati) non fu certo unanime.

Come furono oggetto di grandi discussioni sia l’entità del compenso richiesto dall’autore sia la natura “rivoluzionaria” dell’impianto letterario.

Siamo in pieno Ottocento quando, salvo importantissime eccezioni soprattutto d’oltralpe, gli eroi o le eroine dei libri e dei romanzi sono per lo più re, regine, principi, duchi, contesse, baroni e marchesi e, ove non lo siano all’inizio del libro, attraverso un procedimento di agnizione, si verrà comunque a scoprire che sono comunque, al peggio, figli naturali dei suddetti titolati.

De Amicis, con un’intuizione folgorante, scuote la scena strutturandola dal punto di vista oggettivo in un luogo assolutamente inedito (la Scuola) e dal punto di vista soggettivo rendendo protagonisti due “eroi borghesi”: la Maestrina dalla penna rossa ed il Preside.

De Amicis ebbe lo straordinario merito di comprendere che l’elemento fondante del nuovo regno sabaudo esteso all’intera Italia avrebbe dovuto necessariamente strutturarsi nel pubblico insegnamento, nella scuola pubblica. E che i veri soldati dell’unificazione non sarebbero stati gli armigeri bensì i Maestri.

Impossibilitato ad avere un “modello ideale di italiano”, al di là da venire, De Amicis ebbe inoltre la straordinaria idea di esaltare virtù (vere o presunte) delle singole regioni componenti il regno per elevarle, con una transizione di fase più emotiva che letteraria, ad unità ideale di sintesi.

Così il Tamburino è sardo, la Vedetta è lombarda e via descrivendo per far sì che le realtà territoriali regionali non sentissero il peso della annessione militare in favore di un “orgoglio nazionale” unitario retto da vincoli di terra, sangue e diritto.

Nè manca, con spirito anticipatore, di descrivere il complesso mondo dell’emigrazione in una sorta di “globalizzazione ante litteram” dagli Appennini alle Ande.

Nonostante il titolo il libro è una straordinaria operazione di “marketing” politico perseguito con intelligenza da una classe politica cui tutto poteva venir rimproverato tranne che la cultura.

Classe politica che seppe capire l’importanza della sfera “pubblica” quale elemento di coesione e di appartenenza in superamento degli individualismi personali e locali.

Certo non si può chiedere a De Amicis di essere Marx (e non lo era) nè di essere Bakunin (e non lo era).

Ma non si può non notare, tralasciando per un momento la fotografia di una struttura sociale sostanzialmente statica, il rilievo dato alla funzione del pubblico, nella specie della scuola pubblica, alla formazione di un comune sentire che sarebbe poi diventato un sentire di patria.

Rivedere oggi, nel mezzo di un’emergenza epidemica ed economica senza precedenti, ad oltre 150 anni da allora la dissoluzione del sentire in senso unitario il Paese e lo Stato attraverso le voci, disarmoniche, delle singole regioni fa capire molto di noi e dell’Italia.

Dopo il libro Cuore ci fu la grande guerra, ci fu Caporetto ma ci fu anche Vittorio Veneto. Ma ci fu soprattutto uno straordinario comune sentire.

E forse un sottile filo conduttore lega il patriottismo, un po’ ingenuo e senza malizia, di Cuore a quello che portò poi a Vittorio Veneto.

Nel famoso discorso della vittoria del Generale Diaz un passaggio, ancora oggi, risuona emblematico “…l’Esercito Italiano inferiore per uomini e mezzi…” ecco siamo stati veramente inferiori per uomini e mezzi allora come oggi. Allora vincemmo.

Alter Ego Droga e cervello

“Alter Ego” di Stefano Canali

Ricercatore dell’Area Neuroscienze e del Laboratorio Interdisciplinare della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati, dove dirige la Scuola di Neuroetica. E’ presidente del Comitato Scientifico della Società Italiana Tossicodipendenze e redattore della rivista Medicina delle Tossicodipendenze – Italian Journal of Addiction. E’ autore di circa un centinaio di pubblicazioni sul tema delle sostanze e delle dipendenze e del blog Psicoattivo

http://www.edscuola.it/archivio/handicap/droga06.html

Alla scoperta delle emozioni con il neuroscienziato Stefano Canali – giovedi’ 4 ottobre parte all’IRSE “Affascinati dal cervello” 2018

Affascinati dal cervello
11^ edizione
Pordenone, 4/25 ottobre 2018
Auditorium Centro Culturale
Casa A. Zanussi Pordenone
AFFASCINATI DAL CERVELLO: ALLA SCOPERTA DELLE EMOZIONI CON IL NEUROSCIENZIATO STEFANO CANALI.
GIOVEDI’ 4 OTTOBRE ALLE 15.30 A CASA ZANUSSI IL PRIMO INCONTRO DEL CICLO IRSE.

Danno un senso, un valore e il giusto sapore alla percezione di noi stessi e del mondo, alle relazioni con gli altri, ai nostri obiettivi e alle nostre aspettative. Ma cosa sono esattamente le emozioni, impulsi capaci di guidare ogni giorno le nostre azioni? Come e perché condizionano le percezioni, i ricordi, i nostri giudizi, le decisioni che prendiamo, le nostre scelte morali? Una risposta a questi interrogativi arriverà con il primo incontro in cartellone a Pordenone per il ciclo “Affascinati dal cervello”, l’annuale format promosso dall’IRSE, l’Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia a cura di Laura Zuzzi. Giovedì 4 ottobre, alle 15.30, nell’Auditorium Centro Culturale Casa A. Zanussi Pordenone (via Concordia 7) appuntamento con il neuroscienziato, Stefano Canali, ricercatore del Laboratorio Interdisciplinare della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati SISSA, di Trieste. Sarà lui a guidarci nella prima tappa – con ingresso aperto alla città – fra scienza e cultura, sul filo rosso 2018 che indaga “Il cervello e le emozioni, tra adattamenti e malattia”. «Senza emozioni – spiega Canali – tutto ci apparirebbe indifferente, remoto, privo di significato. Ma cosa sono realmente le emozioni? Sono espressioni biologiche, funzioni innate determinate dai nostri geni oppure reazioni apprese, modellate dalla cultura e dalle nostre esperienze? Spesso – prosegue Canali – le emozioni si impongono sulla ragione, sfuggono al controllo della volontà. La loro espressione nel volto e nel corpo degli altri ci racconta così tanto della loro vita interiore e di frequente non riusciamo a nasconderle o a dissimularle. Ma in che modo il cervello coordina e modula le molte facce delle emozioni? L’incontro cercherà di dimostrare che la risposta a queste diverse domande passa in realtà attraverso una comune spiegazione. Un’interpretazione storico-evoluzionistica, compresa tra biologia, neuroscienze, arte, filosofia e politica. In effetti, e lo vediamo chiaramente oggi, pur dipendendo dal cervello e pur essendo vissute soggettivamente, le emozioni sono molto di più che un processo biologico o un fatto individuale. Il loro senso è nella società e la civiltà stessa si poggia sulle emozioni, sulla loro comunicazione e sul loro controllo. Se pensiamo alla giustizia, alla fiducia, alla lealtà, all’uguaglianza, al rispetto, all’onestà, ci riferiamo fondamentalmente all’imperfetta democrazia delle emozioni che gli uomini stanno tentando con fatica di costruire nel corso della storia. Così, per migliorare la qualità della nostra vita e delle sofferenti democrazie politiche contemporanee, servono oggi, e con urgenza, una più compiuta comprensione delle emozioni e una vera democrazia dei processi emotivi». Si prosegue giovedì 11 ottobre con Michela Balconi, docente di neuropsicologia e neuroscienze cognitive: approfondiremo nuovi metodi per l’analisi e la comprensione della relazione tra processi affettivi e indici fisiologici, con applicazioni a casi clinici e contesti sperimentali. Siamo “solo” infelici e tristi o malati di depressione? Ne tratterà, giovedì 25 ottobre, il biologo e psicologo Tullio Giraldi, Quanto il disagio individuale è costituito da difficoltà di adattamento ad eventi della vita e da emozioni e sentimenti che non costituiscono una malattia, per i quali l’esclusiva prescrizione di psicofarmaci può essere una risposta inappropriata.
Stefano Canali è coordinatore del comitato scientifico della Società Italiana Tossicodipendenze. Cofondatore della Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle neuroscienze. Condirettore della collana MeFiSto – Medicina, Filosofia e Storia ETS editore Pisa. Editor della rivista Medicina & Storia e di Medicina delle Dipendenze – Italian Journal of Addiction. Più volte Fellow presso il Centre for the History of Medicine, University College London. Autore di numerosi articoli e monografie sulla storia delle neuroscienze e la filosofia delle scienze mediche, in particolare sul tema delle dipendenze e per il quale ha realizzato anche mostre e documentari tradotti in più lingue. Su etica e politica delle dipendenze ha scritto per Le Scienze, Mente & Cervello, Sapere, Prometeo. Cura il sito http://www.psicoattivo.com di informazione scientifica sulle dipendenze.
Info IRSE – Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia tel 0434 365326

http://www.centroculturapordenone.it/irse

Reazioni emotive al Covid-19 e aumento del consumo di alcol e droghe

By Stefano Canali | 5 Febbraio 2021

Walter Gramatté, Bevitore, 1922 (particolare)

Un numero sempre più cospicuo di ricerche sta dimostrando che c’è stato un aumento sostanziale nell’uso e nell’abuso di sostanze psicoattive, alcol, tabacco, droghe illegali durante la pandemia di COVID-19, e che i consumatori descrivono l’uso/abuso di sostanze come un modo, seppur problematico e potenzialmente patogeno, di far fronte all’ansia riguardante COVID-19 (Rodriguez et al., 2020). Diverse ricerche indicano aumenti sostanziali nel consumo di alcol (10-23%), cannabis (6-8%), altre droghe (3%) (Ipsos, 2020a,b,c; Morning Consult, 2020; Rotermann, 2020).

Le indagini empiriche hanno identificato due tipi estremi di reazioni emotive e comportamentali alla pandemia COVID-19 (Taylor et al., 2020a,b,c). Un tipo estremo è quello in cui le persone hanno reagito con elevati livelli di ansia o angoscia, un altro tipo è quello delle persone con comportamenti di disinteresse e negazionismo. Entrambe queste reazioni sono accompagnate da un aumento del consumo di alcol e droghe.

Sindrome da stress traumatico da Covid-19

L’ansia per il COVID-19 è più di una semplice preoccupazione per l’infezione. La ricerca scientifica sembra fornire prove che questa sia una sindrome da stress, una condizione disturbante con una sua possibile fisionomia. La sindrome da stress da COVID-19 sembra caratterizzata da: 1) preoccupazione per i pericoli legati al COVID-19 e preoccupazione di entrare in contatto con oggetti o superfici contaminate dal coronavirus; 2) ansia per l’impatto socioeconomico personale del COVID-19; 3) preoccupazione xenofoba che gli stranieri stiano diffondendo il COVID-19; 4) sintomi di stress traumatico legati al COVID-19 (per esempio, alterazione del sonno, incubi, alterazione del comportamento alimentare, ritiro, apatia); e 5) ricerca compulsiva di informazioni legate alla COVID-19 nel tentativo di rendere i rischi più predicibili e controllabili. Questo ultimo comportamento ha un effetto paradosso perché nei cittadini l’aumento delle informazioni, dei dati sulla pandemia e le infezioni tende ad aumentare le paure, lo stress e gli elementi traumatici ad essi associati.

Sindrome da disinteresse per il Covid-19

La reazione estrema opposta a questa di tipo ansioso e traumatico è quella in cui le persone hanno risposto in modo negligente alle regole di distanziamento interpersonale, rifiutandole e trasgredendo le altre restrizioni come il lockdown, il coprifuoco serale, credendo che il pericolo del COVID-19 sia stato strumentalmente esagerato.

Secondo taluni studiosi, questa costellazione di tratti comportamentali è configurabile come una specifica “sindrome”, caratterizzata da (1) convinzione di avere una solida salute fisica contro il COVID-19, (2) convinzione che la minaccia del COVID-19 sia stata esagerata, e (3) disinteresse per la distanza sociale. Questi formerebbero anche una rete di tratti comportamentali problematici che si è proposto di chiamare “sindrome da disinteresse per il COVID-19”.

L’aumento dell’uso di alcol e droghe si ritrova in entrambe le sindromi

In questi due gruppi che hanno manifestato opposte ed estreme reazioni al Covid-19 si sono rilevati aumenti del consumo di alcol e altre sostanze psicoattive. Un recentissimo studio su un campione di oltre 3000 adulti ha provato a comprendere in che modo queste due opposte reazioni emotive alla pandemia siano correlate all’aumento del consumo di sostanze psicoattive legali e di droghe (Taylor et al, 2021).

Lo studio ha dimostrato che l’aumento dell’uso di sostanze psicoattive correla più fortemente con la sindrome da stress traumatico, tra i due tipi di sindromi descritte sopra. Questo aumento è determinato dall’uso delle sostanze psicoattive e dell’alcol per attenuare lo stress associato all’isolamento sociale, alle emozioni negative, ai forti livelli di ansia e di preoccupazioni che la pandemia ha determinato in un vasto gruppo di persone, in particolare le paure per la pericolosità del covid-19. Questo suggerirebbe di lavorare a livello pubblico con campagne informative volte a ridurre la preoccupazione per il covid, perché attenuando le emozioni negative si potrebbe ottenere una riduzione dell’abuso di sostanze psicoattive. Purtroppo in una situazione di emergenza sanitaria come questa le cose non possono essere semplici e lineari. Lo studio dimostra infatti che più basi sono i livelli di preoccupazione per il covid e maggiori sono i comportamenti di violazione delle regole per prevenire il contagio.

D’altra parte, un’altra forte correlazione con l’aumento dell’uso di alcol e sostanze psicoattive riguarda la sindrome reattiva al covid-19 opposta a quella da stress traumatico: la sindrome da disinteresse da covid-19. In questo caso lo studio ha notato che maggiore è il consumo dichiarato di sostanze psicoattive e alcol per finalità voluttuarie più elevate sono la negligenza e la negazione delle disposizioni per il distanziamento.

Questi risultati evidenziano le complessità nella gestione delle pandemie a livello di comunità. I messaggi delle autorità sanitarie che alleviano le preoccupazioni per le persone altamente ansiose potrebbero esacerbare il disinteresse per il distanziamento interpersonale e le misure di prevenzione tra le persone che vedono i rischi del COVID-19 come esagerati.

Le analisi di rete in ogni caso suggeriscono che prendere di mira sia i sintomi di stress traumatico legati al COVID-19 (per esempio, attraverso la terapia cognitivo-comportamentale) che il disinteresse per il distanziamento interpersonale e le misure di prevenzione del contagio (attraverso campagne pubbliche sui media) potrebbero avere entrambi un impatto benefico sull’abuso di sostanze legato alla COVID-19.

Stefano Canali

Riferimenti bibliografici

Ipsos (2020a). CMHO/AMHO mental health week poll. Addictions and mental health Ontario. https://amho.ca/wp-content/uploads/CMHO-AMHO-Ipsos-SLIDES_-May-6.pdf, accessed September 28, 2020.

Ipsos (2020b). US COVID-19 aggregated topline report. https://www.google.com/search?client=firefox-b-e&q=Ipsos+US+COVID19+aggregated+topline+report, accessed September 28, 2020.

Ipsos (2020c). More suffering from under exercising, anxiety than other health concerns due to COVID-19: Poll. https://www.ipsos.com/en/more-suffering-under-exercising-anxietyother-health-concerns-due-covid-19-poll, accessed September 28, 2020.

Morning Consult (2020). Cooped up at home, millennials most likely among all adults to turn to food, alcohol. https://morningconsult.com/2020/04/06/coronavirus-social-distancingmillennials-eating-drinking/, accessed September 28, 2020.

Rodriguez, L. M., Litt, D. M., & Stewart, S. H. (2020). Drinking to cope with the pandemic: The unique associations of COVID-19-related perceived threat and psychological distress to drinking behaviors in American men and women. Addictive Behaviors, 110, 106532. https://doi.org/10.1016/j.addbeh.2020.106532

Rotermann, M. (2020). Canadians who report lower self-perceived mental health during the COVID-19 pandemic more likely to report increased use of cannabis, alcohol and tobacco. Ottawa: Statistics Canada.

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., & Asmundson, G. J. G. (2020a). Reactions to COVID-19: Differential predictors of distress, avoidance, and disregard for social distancing. Journal of Affective Disorders, 277, 94-98. https://doi.org/10.1016/j.jad.2020.08.002

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., Fergus, T. A., McKay, D., & Asmundson, G. J. G. (2020b). Development and initial validation of the COVID Stress Scales. Journal of Anxiety Disorders, 72, 102232. https://doi.org/10.1016/j.janxdis.2020.102232

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., Fergus, T. A., McKay, D., & Asmundson, G. J. G. (2020c). COVID Stress Syndrome: Concept, structure, and correlates. Depression and Anxiety, 37, 706-714. https://doi.org/10.1002/da.23071.

Taylor S, Paluszek MM, Rachor GS, McKay D, Asmundson GJG. Substance use and abuse, COVID-19-related distress, and disregard for social distancing: A network analysis. Addict Behav. 2021 Mar;114:106754. doi: 10.1016/j.addbeh.2020.106754

Myanmar

Colpo di Stato in Birmania del 2021
parte del Conflitto interno in Birmania

Aung San Suu Kyi & Min Aung Hlaing collage.jpg

Aung San Suu Kyi (a sinistra) e Min Aung Hlaing (a destra)Data1º febbraio 2021LuogoBirmaniaCausa

  • Accuse di brogli elettorali e instabilità politica tra il governo e i vertici dell’esercito

Esito

  • Destituzione e arresto del presidente Win Myint e della consigliere di Stato Aung San Suu Kyi
  • Scioglimento del parlamento
  • Dichiarazione dello stato d’emergenza per un anno

Schieramenti

Birmania
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg

Governo della BirmaniaTatmadawComandanti

Birmania
Birmania
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg

Min Aung Hlaing (Comandante in Capo delle Forze Armate della Birmania) Myint Swe (Vice Presidente della Birmania)Voci di colpi di Stato presenti su Wikipedia

Il colpo di Stato in Birmania del 2021 o colpo di Stato in Myanmar del 2021[1][2] è stato un colpo di Stato militare messo in atto dalle forze armate birmane la mattina del 1º febbraio 2021 per rovesciare il governo di Aung San Suu Kyi, che è stata arrestata[3][4].

AntefattiModifica

Le elezioni legislative birmane del 2020 sono vinte come le precedenti dalla Lega Nazionale per la Democrazia, guidata da Aung San Suu Kyi, mentre il Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, vicino all’esercito, ha conquistato solo poche decine di seggi.

Il 26 gennaio 2021, il generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate, ha contestato i risultati del ballottaggio e ne ha chiesto la riverifica, altrimenti l’esercito sarebbe intervenuto per risolvere la crisi politica in corso. La commissione elettorale ha però negato queste accuse[5].

EventiModifica

Un blocco militare lungo la strada che porta all’ufficio governativo della regione di Mandalay.

Il consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e altri leader del partito al governo sono stati arrestati e detenuti dal Tatmadaw, l’esercito del Myanmar. In seguito, l’esercito del Myanmar ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di un anno e ha affermato che il potere era stato consegnato al comandante in capo delle forze armate Min Aung Hlaing[6][7][8].

In una dichiarazione televisiva, i militari hanno giustificato questo colpo di Stato con la necessità di preservare la “stabilità” dello Stato. Hanno accusato la commissione elettorale di non aver posto rimedio a “enormi irregolarità” che sarebbero avvenute, secondo loro, durante le ultime elezioni. L’esercito ha comunicato inoltre che verrà istituita una “vera democrazia multipartitica” e che il trasferimento dei poteri averrà solo dopo “lo svolgimento di elezioni generali libere ed eque”[9].

Le telecomunicazioni nel Paese hanno risentito gravemente degli eventi: le linee telefoniche nella capitale sono state tagliate,[10] la televisione pubblica ha interrotto le trasmissioni per “problemi tecnici”[11] e l’accesso a Internet è stato bloccato.[12]

ProtesteModifica

Un gruppo di circa 200 immigrati birmani e alcuni attivisti pro-democrazia thailandesi tra cui Parit Chiwarak e Panusaya Sithijirawattanakul hanno organizzato una protesta contro il colpo di Stato presso l’ambasciata birmana a Bangkok, in Thailandia. Secondo quanto riferito, alcuni manifestanti hanno mostrato il saluto con tre dita, il simbolo usato durante le proteste pro-democrazia thailandesi.[13] La protesta si è conclusa con una repressione da parte della polizia; due manifestanti sono stati feriti e ricoverati in ospedale, e altri due sono stati arrestati.[14]

Proteste a Bangkok

Anche a Tokyo, in Giappone dei cittadini birmani si sono riuniti davanti all’ufficio delle Nazioni Unite per protestare contro il colpo di Stato.[15]

Anche nei giorni successivi al golpe si sono susseguite manifestazioni pacifiche in Myanmar, che, tuttavia, sono state represse duramente dalla polizia e che hanno portato alla dichiarazione della legge marziale in buona parte del Paese.

Reazioni internazionaliModifica

Diversi paesi (tra cui India,[16] Indonesia,[17] Giappone,[18] Malaysia,[19] e Singapore)[20] hanno espresso preoccupazioni per l’evoluzione del colpo di Stato e hanno invitato il governo e l’esercito al dialogo. Australia,[21] Nuova Zelanda,[22] Turchia[23] Regno Unito,[24] e Stati Uniti[25] hanno condannato il colpo di Stato e hanno chiesto il rilascio dei detenuti; la Casa Bianca ha anche minacciato di imporre sanzioni agli autori del colpo di Stato.[26][27] CambogiaFilippine e Thailandia hanno rifiutato esplicitamente di sostenere una parte, classificando il colpo di Stato come una questione interna.[28][29][30] Il presidente degli USA Joe Biden ha condannato il colpo di Stato definendolo “un attacco diretto alla transizione del paese verso la democrazia e lo stato di diritto”.[31][32]

L’Organizzazione delle Nazioni Unite attraverso il proprio Segretario generale António Guterres, ha condannato fermamente la detenzione dei leader e ha descritto il colpo di Stato come “un grave colpo alla democrazia in Birmania” e ha aggiunto che i risultati delle elezioni generali di novembre avevano fornito un “forte mandato” alla Lega Nazionale per la Democrazia.[33][33]

Anche l’Unione europea e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico hanno condannato il colpo di Stato.[34][35][36]

Note

L’ ercito del Myanmar ha preso il potere dopo aver arrestato Aung San Suu Kyi e altri leader democraticamente eletti.

Le truppe pattugliano le strade ed è in vigore il coprifuoco notturno, con lo stato di emergenza dichiarato di un anno.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha sollevato la minaccia di nuove sanzioni, con l’ONU e il Regno Unito che hanno anche condannato il colpo di stato.

L’esercito sostiene che la recente schiacciante vittoria elettorale del partito della sig.ra Suu Kyi è stata viziata da una frode. Ha esortato i sostenitori a “protestare contro il colpo di stato”.

In una lettera scritta in preparazione della sua imminente detenzione, ha affermato che le azioni dei militari avrebbero riportato il paese sotto una dittatura.

L’esercito ha già annunciato la sostituzione di un certo numero di ministri.

Per le strade della città principale, Yangon (Rangoon), la gente diceva di sentire che la loro dura battaglia per la democrazia era andata persa.

Un residente di 25 anni, che ha chiesto di non essere nominato, ha detto alla BBC: “Svegliarsi per sapere che il tuo mondo è stato completamente capovolto durante la notte non era una sensazione nuova, ma una sensazione che pensavo che fossimo andati avanti da, e uno che non avrei mai pensato che saremmo stati costretti a provare di nuovo. “

Il Myanmar, noto anche come Birmania, è stato governato dalle forze armate dal 1962 al 2011, quando un nuovo governo ha iniziato a inaugurare un ritorno al governo civile


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Automatic gunfire has been heard at a protest in northern Myanmar amid signs that the military is preparing a crackdown on opposition to the coup it carried out on 1 February.

Western embassies in Myanmar urged the military not to use violence as troops were reported on the streets of the largest city, Yangon.

Telecoms companies have been ordered to shut off the internet from 18:30 GMT.

The US advised its citizens in Myanmar to “shelter in place”.

Meanwhile, a statement signed by the European Union, United States and Britain said: “We call on security forces to refrain from violence against demonstrators, who are protesting the overthrow of their legitimate government.”https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

The coup in Myanmar (also known as Burma) removed the civilian government led by Aung San Suu Kyi. Her party won a resounding victory at the election in November, but the military said the vote was fraudulent.

Ms Suu Kyi is now under house arrest. Hundreds of activists and opposition leaders have been detained.

What are the signs that the military could crack down?

At a protest in Kachin state, in the north, automatic gunfire could be heard as security forces clashed with anti-coup demonstrators in the city of Myitkyina. It was not clear whether rubber bullets or live rounds were being fired.https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

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In Yangon, there is a heavy military presence, reports the BBC’s South East Asia correspondent, Jonathan Head. Earlier on Sunday, armoured vehicles were seen on the streets for the first time since the coup.

Across the country, hundreds of thousands of protesters rallied against the military for the ninth day in a row.

Telecoms operators in Myanmar are advising their customers that they have been told to shut off internet services from 01:00 to 09:00 local time, Sunday into Monday (18:30 to 02:30 GMT).

An office of the US embassy in Yangon warned US nationals to stay indoors during curfew hours.https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

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On Saturday, the military said arrest warrants had been issued for seven prominent opposition campaigners and warned the public not to harbour opposition activists fleeing arrest.

Video footage showed people reacting with defiance, banging pots and pans to warn their neighbours of night-time raids by the security forces.

The military on Saturday also suspended laws requiring court orders for detaining people longer than 24 hours and for searching private property.

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Myanmar – the basics

  • Myanmar, also known as Burma, was long considered a pariah state while under the rule of an oppressive military junta from 1962 to 2011
  • A gradual liberalisation began in 2010, leading to free elections in 2015 and the installation of a government led by veteran opposition leader Aung San Suu Kyi the following year
  • In 2017, Rohingya militants attacked police posts, and Myanmar’s army and local Buddhist mobs responded with a deadly crackdown, reportedly killing thousands of Rohingya and burning villages. More than half a million Rohingya fled across the border into Bangladesh, and the UN later called it a “textbook example of ethnic cleansing”
  • Aung San Suu Kyi and her government were overthrown in an army coup on 1 February following a landslide NLD win in November’s elections
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Quello che non si doveva dire di Enzo Biagi

Fu un partigiano https://www.facebook.com/FabrizioMassimillaBlog/videos/1908121639427825/

Enzo Marco Biagi (Lizzano in Belvedere, 9 a

gosto 1920 – Milano, 6 novembre 2007) è stato un giornalista, scrittore, conduttore televisivo e partigiano italiano. È stato uno dei volti più popolari del giornalismo italiano del XX secolo.[1][2] Enzo Biagi nel 1976 Biografia Modifica Gli esordi Modifica «Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un “vendicatore” capace di riparare torti e ingiustizie […] ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo» (Enzo Biagi (Era ieri)) Nato nel piccolo borgo appenninico di Pianaccio, all’età di nove anni si trasferì a Bologna nel rione di Porta Sant’Isaia, dove il padre Dario (1891-1942) lavorava già da qualche anno come vice capo magazziniere in uno zuccherificio. L’idea di diventare giornalista nacque in lui dopo aver letto Martin Eddi Jack London. Frequentò l’istituto tecnico per ragionieri Pier Crescenzi, dove con altri compagni diede vita ad una piccola rivista studentesca, Il Picchio, che si occupava soprattutto di vita scolastica. Il Picchio fu soppresso dopo qualche mese dal regime fascista e da allora nacque in Biagi una forte indole antifascista.[3] Enzo Biagi con Lucia Ghetti nel 1943 Nel 1937, all’età di diciassette anni, cominciò a collaborare con il quotidiano bolognese L’Avvenire d’Italia, occupandosi di cronaca, di colore e di piccole interviste a cantanti lirici. Il suo primo articolo fu dedicato al dilemma, vivo nella critica dell’epoca, se il poeta di Cesenatico Marino Moretti fosse o no crepuscolare. Nel 1940 fu assunto in pianta stabile dal Carlino Sera, edizione pomeridiana del Resto del Carlino, il principale quotidiano bolognese, come estensore di notizie, ovvero colui che si occupa di sistemare gli articoli portati in redazione (il lavoro di “cucina”, come si dice in gergo). Nel 1942 fu chiamato alle armi ma non partì per il fronte a causa di problemi cardiaci (che lo accompagneranno per tutta la vita). Il 18 dicembre 1943 si sposò con Lucia Ghetti, maestra elementare. Poco dopo fu costretto a rifugiarsi sulle montagne, dove aderì alla Resistenza combattendo nelle brigate Giustizia e Libertà legate al Partito d’Azione, di cui condivideva il programma e gli ideali. In realtà Biagi non combatté mai: il suo comandante, infatti, pur senza dubitare della sua fedeltà lo trovava troppo gracile. Prima gli diede compiti di staffetta, poi gli affidò la stesura di un giornale partigiano, Patrioti, di cui Biagi era in pratica l’unico redattore e con il quale informava la gente sul reale andamento della guerra lungo la Linea Gotica. Del giornale uscirono appena quattro numeri: la tipografia fu distrutta dai tedeschi. Biagi considerò sempre i mesi che passò da partigiano come i più importanti della sua vita: in memoria di ciò, volle che la sua salma fosse accompagnata al cimitero sulle note di Bella ciao.[4] Terminata la guerra, Biagi entrò con le truppe alleate a Bologna e fu proprio lui ad annunciare dai microfoni del Psychological Warfare Branch alleato l’avvenuta liberazione. Poco dopo fu assunto come inviato speciale e critico cinematografico al Resto del Carlino che all’epoca aveva cambiato il suo nome in Giornale dell’Emilia. Nel 1946 seguì come inviato speciale il Giro d’Italia, nel 1947 partì per la Gran Bretagna dove raccontò il matrimonio della futura regina Elisabetta II. Fu il primo di una lunga serie di viaggi all’estero come “testimone del tempo” che contrassegneranno tutta la sua vita. Gli anni cinquanta e sessanta Modifica La prima direzione: Epoca Modifica I partigiani di “Giustizia e Libertà” entrano nella Bologna liberata: tra loro c’era anche il giovane Enzo Biagi. Nel 1951 si recò, per conto del Carlino, in Polesine dove, con una cronaca rimasta negli annali, descrisse l’alluvione che flagellava la provincia di Rovigo; nonostante il grande successo che riscossero quegli articoli, Biagi venne isolato all’interno del giornale per via di alcune sue dichiarazioni contrarie alla bomba atomica, che lo fecero passare per un comunista e che lo fecero considerare, quindi, un “pericoloso sovversivo” per il suo direttore. Gli articoli sul Polesine furono letti però anche da Bruno Fallaci, direttore del settimanale Epoca, alla ricerca di nuovi elementi per le sue redazioni. Fallaci lo chiamò a lavorare come caporedattore al periodico[5]. Biagi e la sua famiglia (erano già nate due figlie, Bice e Carla; nel 1956 arriverà Anna) lasciarono quindi l’amata Bologna per Milano. Nel 1952 Epoca attraversava un momento difficile. Alla ricerca di scoop esclusivi da poter pubblicare in Italia, il nuovo direttore Renzo Segala, subentrato da un mese a Bruno Fallaci, decise di partire per l’America affidando a Biagi la guida del giornale per due settimane, stabilendo già in partenza i temi da affrontare durante la sua assenza e cioè il ritorno di Trieste all’Italia e l’inizio della primavera. Nel frattempo scoppiò però il “caso Wilma Montesi”: una giovane ragazza romana venne ritrovata morta sulla spiaggia di Ostia; ne nacque uno scandalo in cui rimase coinvolta l’alta borghesia laziale, il prefetto di Roma e Piero Piccioni, figlio del ministro Attilio Piccioni, il quale rassegnò le dimissioni. Biagi, intuendo la grande risonanza che il caso Montesi stava avendo nel Paese, decise, contro ogni disposizione, di dedicare a esso la copertina e di pubblicare un’inedita ricostruzione dei fatti. Fu un successo clamoroso: la tiratura di Epoca crebbe di oltre ventimila copie in una sola settimana e Mondadori tolse la direzione a Segàla, da poco tornato dagli Stati Uniti, affidandola proprio a Biagi. Sotto la direzione di Biagi, Epoca s’impose nel panorama delle grandi riviste italiane surclassando la storica concorrenza de l’Espresso e del’Europeo. La formula di Epoca, a quel tempo innovativa, punta a raccontare con riepiloghi e approfondimenti le notizie della settimana e le storie dell’Italia del boom. Un altro scoop esclusivo sarà la pubblicazione di fotografie che raffigurano un umanissimo papa Pio XII che gioca con un canarino. Nel 1960 un articolo sugli scontri di Genova e Reggio Emilia contro il governo Tambroni (che avevano provocato la morte di dieci operai in sciopero, tanto da essere definita strage di Reggio Emilia) provocò una dura reazione dello stesso governo, per cui Biagi fu costretto a lasciare Epoca. Qualche mese dopo fu assunto dalla Stampa come inviato speciale. L’arrivo alla Rai: il Telegiornale Modifica La storica sede del Corriere della Sera a Milano, dove Biagi lavorò e scrisse per molti anni. Il 1º ottobre 1961 divenne direttore del Telegiornale. Biagi si mise subito all’opera, applicando la formula di Epoca al TG, dando meno spazio alla politica e maggiormente ai “guai degli italiani”, come chiamava le mancanze del nostro sistema. Realizzò una memorabile intervista a Salvatore Gallo, l’ergastolano ingiustamente rinchiuso a Ventotene, la cui vicenda porterà in seguito il Parlamento ad approvare la revisione dei processi anche dopo la sentenza di cassazione. Dedicò servizi agli esperimenti nucleari dell’Unione Sovietica che avevano seminato il panico in tutta Europa. Fece assumere in Rai grandi giornalisti come Giorgio Bocca e Indro Montanelli,[6] ma anche giovani come Enzo Bettiza ed Emilio Fede, destinati a una lunga carriera. Nel novembre del 1961 arrivarono inevitabili le prime polemiche: il democristiano Guido Gonella, in un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Mario Scelba – poi passata alla storia per gli attacchi alle gambe nude delle gemelle Kessler, – accusò Enzo Biagi di essere fazioso e di “non essere allineato all’ufficialità”. Un’intervista in prima serata al leader comunista Palmiro Togliatti gli procurò un duro attacco da parte dei giornali di destra, che iniziano una campagna aggressiva contro di lui. Nel marzo del 1962 lanciò il primo rotocalco televisivo della televisione italiana: RT Rotocalco Televisivo[7]. Apparve per la prima volta in video; il timido Biagi ricorderà sempre come un tormento le sue prime registrazioni. Condusse la trasmissione fino al 1968. A Roma tuttavia Biagi si sentiva con le mani legate. Le pressioni politiche erano insistenti; Biagi aveva già detto di no a Giuseppe Saragat, che gli proponeva alcuni servizi, ma resistere era difficile malgrado la solidarietà pubblica che gli arriva da personaggi celebri del periodo come Giovannino Guareschi, Garinei e Giovannini, Giangiacomo Feltrinelli, Liala e dallo stesso Bernabei. «Ero l’uomo sbagliato al posto sbagliato: non sapevo tenere gli equilibri politici, anzi proprio non mi interessavano e non amavo stare al telefono con onorevoli e sottosegretari […] Volevo fare un telegiornale in cui ci fosse tutto, che fosse più vicino alla gente, che fosse al servizio del pubblico non al servizio dei politici.» (Enzo Biagi) Nel 1963 decise di dimettersi – dopo l’ultima puntata chiusa da I ragazzi di Arese di Gianni Serra – e di tornare a Milano dove divenne inviato e collaboratore dei quotidiani Corriere della Sera e La Stampa. Nel 1967 entrò nel gruppo Rizzoli come direttore editoriale[8]. Firmava i suoi pezzi sul settimanale L’Europeo e trasformò il periodico letterario Novella in un giornale di cronaca rosa. Nel 1968 tornò alla Rai per la realizzazione di programmi di approfondimento giornalistico. Tra i più seguiti e innovativi: Dicono di lei (dal 17 maggio 1969), una serie di interviste a personaggi famosi, tramite frasi, aforismi, aneddoti sulle loro personalità e Terza B, facciamo l’appello (1971), in cui personaggi famosi incontravano dei loro ex compagni di classe, amici dell’adolescenza, i primi timidi amori. Gli anni settanta, ottanta, novanta Modifica «Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l’acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata.» (Enzo Biagi nel suo editoriale il primo giorno di direzione al Resto del Carlino) Nel 1971 fu nominato direttore de Il Resto del Carlino, con l’obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. Venne data più attenzione alla cronaca e alla politica. Biagi esordì con un editoriale, che intitolò “Rischiatutto” come la celebre trasmissione di Mike Bongiorno, andata in onda su Rai 1, commentando il caos in cui si stavano svolgendo le elezioni del presidente della Repubblica (che videro poi l’elezione di Giovanni Leone) e che tennero impegnato il Parlamento per diverse settimane, concludendosi alla vigilia di Natale dopo 23 giorni. L’editore Attilio Monti era in buoni rapporti con il ministro delle finanze Luigi Preti, che pretendeva che il giornale desse risalto alle sue attività. Biagi ignorò le richieste di Preti; poco dopo però pubblicò la sua partecipazione ad una festa al Grand Hotel di Rimini, che Preti smentì vigorosamente. La replica di Biagi (“ci dispiace che lo sbadato cronista abbia preso un abbaglio; siamo però convinti che i ministri, anche se socialisti, non hanno il dovere di vivere sotto i ponti”) mandò Preti su tutte le furie, tanto da premere per il suo allontanamento.[9] Questo episodio, insieme all’intimazione di Monti a Biagi affinché licenziasse alcuni suoi collaboratori – tra cui il sacerdote Nazareno Fabbretti, “colpevole” di aver firmato un’intervista alla madre di don Lorenzo Milani – fu all’origine dell’uscita di Biagi dalla redazione del quotidiano bolognese. Il 30 giugno 1971 firmò il suo addio ai lettori e tornò quindi al Corriere della Sera. Nel 1974, pur senza lasciare il Corriere, collaborò con l’amico Indro Montanelli alla creazione de Il Giornale.[10] Biagi nel 1992 assieme a Carlo Caracciolo, per lungo tempo editore della Repubblica, quotidiano per cui il giornalista scrisse durante la gran parte degli anni ottanta. Dal 1977 al 1980 Biagi ritornò a collaborare stabilmente alla Rai, conducendo Proibito, programma in prima serata su Rai 2, che trattava temi d’attualità. All’interno del programma guidò due cicli d’inchiesta internazionali denominati Douce France (1978) e Made in England (1980). Con Proibito, Biagi iniziò ad occuparsi di interviste televisive, genere di cui sarebbe divenuto un maestro. Nel programma furono intervistati, creando ogni volta scalpore e polemiche, personaggi-chiave dell’Italia dell’epoca come l’ex brigatista Alberto Franceschini, Michele Sindona, il finanziere poi coinvolto in inchieste di mafia e corruzione, e soprattutto il dittatore libico Mu’ammar Gheddafi nei giorni successivi alla caduta dell’aereo di Ustica. In quest’ultima occasione il dittatore libico sostenne che si trattava di un attentato organizzato dagli Stati Uniti contro la sua persona e che gli americani quel giorno avevano soltanto “sbagliato bersaglio”; l’intervista finì al centro di una controversia internazionale e il governo dell’epoca ne proibì la messa in onda; l’incontro fu poi regolarmente trasmesso un mese dopo.[9] Nel 1981, dopo lo scandalo della P2 di Licio Gelli, lasciò il Corriere della Sera, dichiarando di non essere disposto a lavorare in un giornale controllato dalla massoneria, come sembrava emergere dalle inchieste della magistratura. Come lui stesso ha rivelato, Gelli, il leader della P2, aveva chiesto all’allora direttore del quotidiano, Franco Di Bella di cacciare Biagi o di mandarlo in Argentina. Di Bella, però si rifiutò.[11] Diventò quindi editorialista della Repubblica, dove rimase fino al 1988, quando ritornò in via Solferino. Nel 1982 condusse la prima serie di Film Dossier, un programma che, attraverso film mirati, puntava a coinvolgere lo spettatore; nel 1983, dopo un programma su Rai 3 dedicato a episodi della seconda guerra mondiale (La guerra e dintorni), tornò su Rai 1: iniziò così a condurre Linea Diretta, uno dei suoi programmi più seguiti, che proponeva l’approfondimento del fatto della settimana, tramite il coinvolgimento dei vari protagonisti. Linea Diretta venne trasmesso fino al 1985. Appena un anno dopo, nel 1986, sempre su Rai Uno, fu la volta di Spot, un settimanale giornalistico in quindici puntate, cui Biagi collaborava come intervistatore. In questa veste, si rese protagonista di interviste storiche come quella a Osho Rajneesh, il famoso e controverso mistico indiano, nell’anno in cui il Partito Radicale cercava di fargli ottenere il diritto di ingresso per l’Italia che gli veniva negato; oppure quella a Michail Gorbačëv, negli anni in cui il leader sovietico iniziava la perestrojka; o quella ancora a Silvio Berlusconi, nei giorni delle polemiche sui presunti favori del governo Craxi nei confronti delle sue televisioni. Berlusconi stava tentando invano di convincere Biagi ad entrare a Mediaset, ma lui rimase in RAI, sia perché legato affettivamente sia perché temeva che, nelle televisioni del Cavaliere, avrebbe avuto minore libertà.[9] Nel 1989 riaprì i battenti, per un anno, Linea Diretta. Questa nuova edizione verrà tra l’altro sbeffeggiata dal Trio composto da Anna Marchesini, Tullio Solenghi e Massimo Lopez, che all’epoca stava conoscendo un grande successo. In precedenza Biagi era stato imitato anche da Alighiero Noschese negli anni settanta; successivamente sarà nel mirino del Bagaglino. Nei primi anni novanta realizzò soprattutto trasmissioni tematiche di grande spessore, come Che succede all’Est? (1990), dedicata alla fine del comunismo, I dieci comandamenti all’italiana (1991)[12], Una storia (1992), sulla lotta alla mafia, dove apparve per la prima volta in televisione il pentito Tommaso Buscetta. Seguì attentamente le vicende dell’inchiesta Mani pulite, con programmi come Processo al processo su Tangentopoli (1993) e Le inchieste di Enzo Biagi (1993-1994). Fu il primo giornalista ad incontrare l’allora giudice Antonio Di Pietro, nei giorni in cui era considerato “l’eroe” che aveva messo in ginocchio Tangentopoli. Il Fatto e l’«editto bulgaro» Modifica Lo stesso argomento in dettaglio: Il Fatto ed Editto bulgaro § Il caso Biagi. Nel 1995 iniziò a condurre la trasmissione Il Fatto, un programma di approfondimento dopo il TG1 sui principali fatti del giorno, di cui Biagi era autore e conduttore; tra le interviste andate in onda nella trasmissione, vanno segnalate quella a Marcello Mastroianni, quella a Sophia Loren, quella a Indro Montanelli e soprattutto le due realizzate a Roberto Benigni. Nel luglio del 2000 la Rai dedicò a Biagi uno speciale in occasione del suo ottantesimo compleanno, intitolato Buon compleanno signor Biagi! Ottant’anni scritti bene, condotto da Vincenzo Mollica. Nel 2004 Il Fatto fu proclamato da una giuria di critici televisivi come il miglior programma giornalistico realizzato nei primi cinquant’anni della Rai.[13] Biagi e Silvio Berlusconi nel 1986 La prima intervista a Benigni era stata rilasciata dopo la vittoria di quest’ultimo ai Premi Oscar del 1997, mentre la seconda venne registrata nel 2001, a ridosso delle elezioni politiche, che poi avrebbero visto la vittoria della Casa delle Libertà. In quest’ultima il comico toscano commentò, a modo suo, il conflitto di interessi e il contratto con gli italiani che Berlusconi aveva firmato qualche giorno prima nel salotto di Bruno Vespa. I commenti provocarono il giorno dopo roventi polemiche contro Biagi, che venne accusato di utilizzare la televisione pubblica per impedire la vittoria di Berlusconi. Al centro della bufera c’erano anche le dichiarazioni che il 27 marzo Indro Montanelli aveva rilasciato al Fatto. Il giornalista aveva attaccato pesantemente il centro-destra, paragonandolo ad un virus per l’Italia e sostenendo che sotto Berlusconi il nostro Paese avrebbe vissuto una “dittatura morbida in cui al posto delle legioni quadrate avremmo avuto i quadrati bilanci”, ovvero molta corruzione. In seguito a queste due interviste diversi politici e giornalisti attaccarono Biagi; tra questi Giulio Andreotti e Giuliano Ferrara, che dichiarò: “Se avessi fatto a qualcuno quello che Biagi ha fatto a Berlusconi, mi sarei sputato in faccia”. La critica più dura arrivò però dal deputato di Alleanza Nazionale e futuro ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, che auspicò in un’emittente lombarda l’allontanamento dalla Rai dello stesso Biagi.[9] Biagi fu quindi denunciato all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per “violazione della par condicio”, ma venne poi assolto con formula piena. Il 18 aprile del 2002 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre si trovava in visita ufficiale a Sofia, rilasciò una dichiarazione riportata dall’Agenzia Ansa e passata poi alla cronaca con la definizione giornalistica di «editto bulgaro». Berlusconi, commentando la nomina dei nuovi vertici Rai, resi pubblici il giorno prima, si augurò che “la nuova dirigenza non permettesse più un uso criminoso della televisione pubblica” come, a suo giudizio, era stato fatto dal giornalista Michele Santoro, dal comico Daniele Luttazzi e dallo stesso Biagi. Biagi replicò quella sera stessa nella puntata del Fatto, appellandosi alla libertà di stampa[14]: «Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? […] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri […]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto – dia un’occhiata – nella Costituzione. Lavoro qui in Rai dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto […]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci. Eventualmente, è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità, che restare a prezzo di certi patteggiamenti.» Fu l’inizio, per Enzo Biagi, di una lunga controversia fra lui e la Rai, con numerosi colpi di scena e un’interminabile serie di trattative che videro prima lo spostamento di fascia oraria del Fatto, poi il suo trasferimento su Rai 3 e infine la sua cancellazione dai palinsesti. Biagi, sentendosi preso in giro dai vertici della Rai e credendo che non gli sarebbe mai stata affidata alcuna trasmissione, decise a settembre di non rinnovare il suo contratto con la televisione pubblica, che fu risolto dopo 41 anni di collaborazione il 31 dicembre 2002. Nel corso del 2002 i rapporti con Berlusconi si deteriorarono sempre più a causa della pregiudiziale morale che per Biagi era imprescindibile; infatti, a tal proposito disse: «uno che fa battute come quella di Berlusconi dimostra che, nonostante si alzi i tacchi, non è all’altezza. Un presidente del Consiglio che ha conti aperti con la giustizia avrebbe dovuto avere la decenza di sbrigare prima le sue pratiche legali e poi proporsi come guida del Paese. (Il Fatto, 8 aprile 2002)» Nel novembre dello stesso 2002 divenne uno dei fondatori e garanti dell’associazione culturale Libertà e Giustizia, spesso critica verso l’operato dei governi guidati da Berlusconi. Gli ultimi anni: il ritorno in televisione Modifica In questo stesso periodo, Biagi fu colpito da due gravi lutti: la morte della moglie Lucia il 24 febbraio 2002 e della figlia Anna il 28 maggio 2003, cui era legatissimo, scomparsa improvvisamente per un arresto cardiaco.[15] Questa morte lo segnò per il resto della sua vita. Continuò a criticare aspramente il governo Berlusconi, dalle colonne del Corriere della Sera. L’atto più clamoroso fu quando (in seguito al famoso episodio di Berlusconi che con il dito medio alzato durante un comizio a Bolzano espresse che cosa pensava dei suoi critici) chiese “scusa, a nome del popolo italiano, perché il nostro presidente del Consiglio non ha ancora capito che è un leader di una democrazia”. Berlusconi replicò dichiarandosi stupito che “il Corriere della Sera pubblicasse i racconti di un vecchio rancoroso come Biagi”.[16] Il comitato di redazione del Corriere protestò con una lettera aperta indirizzata a Berlusconi, dicendosi orgoglioso che un giornalista come Biagi lavorasse nel suo quotidiano e sostenendo che “in Via Solferino lavorano dei giornalisti non dei servi”. Tornò in televisione, dopo due anni di silenzio, alla trasmissione Che tempo che fa, intervistato per una ventina di minuti da Fabio Fazio. Il suo ritorno in televisione registrò ascolti record per Rai 3 e per la stessa trasmissione di Fazio.[17] Biagi tornò poi altre due volte alla trasmissione di Fazio, testimoniando ogni volta il suo affetto per la Rai («la mia casa per quarant’anni») e la sua particolare vicinanza a Rai 3. Biagi intervenne anche al Tg3 e in altri programmi della Rai. Invitato anche da Adriano Celentano nel suo Rockpolitik, in onda su Rai 1, in una puntata dedicata alla libertà di stampa assieme a Santoro e Luttazzi, Biagi (con Luttazzi) declinò l’invito per il fatto che nella rete ammiraglia della Rai c’era la presenza delle persone che avevano chiuso il suo programma; tra queste persone sarebbe stato compreso anche l’allora direttore Fabrizio Del Noce. Enzo Biagi nel 2006 Negli ultimi anni scrisse anche con il settimanale L’Espresso e le riviste Oggi e TV Sorrisi e Canzoni. Nell’agosto del 2006, intervenendo su il Tirreno, avanzò delle perplessità circa la sentenza di primo grado emessa dagli organi di giustizia sportiva in relazione allo scandalo che colpì il calcio italiano a partire dal maggio dello stesso anno e noto giornalisticamente come Calciopoli. Nella sua ultima intervista a Che tempo che fa, nell’autunno del 2006 Biagi affermò che il suo ritorno in Rai era molto vicino e, al termine della trasmissione, il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, telefonando in diretta, annunciava che l’indomani stesso Biagi avrebbe firmato il contratto che lo riportava in TV. Il 22 aprile 2007 tornò in televisione con RT Rotocalco Televisivo, aprendo la trasmissione con queste parole: «Buonasera, scusate se sono un po’ commosso e magari si vede. C’è stato qualche inconveniente tecnico e l’intervallo è durato cinque anni. C’eravamo persi di vista, c’era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci soffiava dentro… Vi confesso che sono molto felice di ritrovarvi. Dall’ultima volta che ci siamo visti, sono accadute molte cose. Per fortuna, qualcuna è anche finita.» (Editoriale dal sito ufficiale della trasmissione) Essendo alla vigilia della festa del 25 aprile, l’argomento della puntata fu la resistenza, sia in senso moderno, come di chi resiste alla camorra, fino alla Resistenza storica, con interviste a chi l’ha vissuta in prima persona. La trasmissione andò in onda per sette puntate, oltre allo speciale iniziale, fino all’11 giugno 2007. Sarebbe dovuta riprendere nell’autunno successivo. Ciò non avvenne a causa dell’improvviso aggravarsi delle condizioni di salute di Biagi. La morte Modifica Ricoverato per oltre dieci giorni in una clinica milanese, a causa di un edema polmonare acuto e di sopraggiunti problemi renali e cardiaci, Enzo Biagi morì all’età di 87 anni la mattina del 6 novembre 2007. Pochi giorni prima di morire, disse a un’infermiera «Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie…», ricordando Soldati di Ungaretti, e aggiungendo «ma tira un forte vento».[18] I funerali del giornalista si svolsero nella chiesa del piccolo borgo natale di Pianaccio, vicino a Lizzano in Belvedere, e la sepoltura avvenne nel piccolo cimitero poco distante. La messa esequiale venne officiata dal cardinale Ersilio Tonini, suo vecchio amico, alla presenza del presidente del Consiglio Romano Prodi, dei vertici Rai e di molti colleghi, come Ferruccio de Bortoli e Paolo Mieli. Nei giorni precedenti era stata aperta a Milano la camera ardente che vide una partecipazione popolare immensa, definita “stupefacente” dalle sue stesse figlie. Alle redazioni dei giornali e ai familiari arrivarono lettere di cordoglio e di condoglianze da ogni parte d’Italia, anche la maggioranza dei principali siti Internet e molti blog lo ricordarono con parole affettuose, segno della grande commozione che la sua scomparsa aveva provocato. Successivamente furono molte le iniziative per ricordarlo. Michele Santoro gli dedicò una puntata nella sua trasmissione Annozero titolata “Biagi, partigiano sempre”; Blob e Speciale TG1 riproposero i filmati dei suoi programmi più significativi; il Corriere della Sera organizzò una serata commemorativa presso la Sala Montanelli, la Rai invece lo onorò con una serata presso il teatro Quirino a Roma trasmessa in diretta su Rai News 24 e poi in replica su Rai Tre in seconda serata.[19] Omaggi Modifica A partire dall’11 marzo 2008 Rai 3 ha iniziato a trasmettere un ciclo chiamato RT Rotocalco Televisivo Era Ieri dedicato alla televisione di Enzo Biagi e alle sue interviste ai protagonisti del XX secolo. Nello stesso mese, è stato istituito il “Premio Nazionale Enzo Biagi”, consegnato ai giornalisti e agli scrittori “che mostrano esempio di libertà”. Il primo vincitore è stato lo scrittore Roberto Saviano. Il comitato promotore del premio è presieduto da due delle sue tre figlie, Carla e Bice, quest’ultima anche lei giornalista. Il comune di Crotone ha istituito il “Premio Nati per Scrivere-Enzo Biagi” per premiare il giovane cronista dell’anno. La provincia di Bologna ha creato il “Premio Enzo Biagi per i Cronisti Locali”. Enzo Biagi appare nel videoclip di Buonanotte all’Italia, brano di Luciano Ligabue. Durante il tour del cantante emiliano, il video è stato mostrato sui maxischermi: la folla ha applaudito al momento in cui appare Biagi, tributo riservato ad altri grandi presenti nel filmato come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Marco Pantani, Alberto Sordi.[20][21] Nel mese di dicembre 2008, il consiglio comunale di Milano (con i voti del Popolo della Libertà e della Lega Nord) respingeva la proposta di consegnare l’Ambrogino d’oro alla memoria al giornalista. Per protesta, il gruppo musicale Elio e le Storie Tese rifiutava l’Ambrogino che avevano vinto nello stesso anno.[22] Il giornale Il Fatto Quotidiano, che ha esordito nelle edicole il 23 settembre 2009, è stato chiamato così in omaggio alla sua trasmissione più famosa.[23] Critiche Modifica Secondo quanto scritto da Roberto Gervaso nel suo libro Ve li racconto io, una parte della critica sosterrebbe che Enzo Biagi scriveva nei suoi libri “sempre le stesse cose”.[24] Bettino Craxi, intervistato a proposito del giornalista, ha dichiarato che non gli piaceva più perché faceva del “moralismo un tanto al chilo”, in seguito alle critiche che Biagi aveva riservato a Craxi e ai suoi governi, soprattutto in alcuni articoli sul Corriere della Sera. Successivamente, l’accusa di moralismo sarà estesa da Craxi a tutti coloro che non condividevano la politica del PSI negli anni ottanta.[9] Scriverà più tardi lo stesso Biagi: «Questa storia del moralismo fu per Craxi una specie di ossessione. Poi le vicende giudiziarie ci hanno indotto a dedurre che, per lui, il Codice Penale era più che altro una questione di stati d’animo.[9]» Il giornalista Sergio Saviane lo soprannominò ironicamente “Banal Grande”, sulla rubrica che teneva ne L’Espresso. Nel 1988, commentando l’uscita de Il sole malato, il libro di Biagi sull’AIDS, Giorgio Bocca scrisse polemicamente[25]: «Si butta su tutte le disgrazie. Ogni volta che esce un libro di Enzo devo per forza toccarmi le palle.» Biagi gli rispose: «Caro Giorgio, fai prima a toccarti la testa» Nel 2001, con una serie di articoli pubblicati da Panorama, Giuliano Ferrara criticò l’atteggiamento di Biagi verso Silvio Berlusconi. Dopo le interviste a Montanelli e a Benigni, che contenevano critiche a Berlusconi stesso, Ferrara dichiarò che secondo lui Biagi avrebbe fatto bene a “sputarsi in faccia” per quello che stava facendo, etichettandolo poi come ipocrita e arrogante. Inoltre definì una “sceneggiata” le polemiche nate dopo l’editto bulgaro e il suo allontanamento dalla Rai. Biagi rispose ricordando che la stessa cifra è stata stabilita come “equa per la chiusura di un contratto” dall’ordinanza di un giudice a favore di Michele Santoro, anche lui allontanato dopo l’editto bulgaro.[senza fonte] Onorificenze Modifica Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana — 15 dicembre 1995[26] Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana — 27 dicembre 1967[27] Riconoscimenti Modifica 1953 – Premio Riccione per Giulia viene da lontano[28] 1971 – Premio Bancarella per Testimone del tempo[29] 1979 – Premio Saint-Vincent per il giornalismo 1979 – Medaglia d’Oro di Civica Benemerenza del Comune di Milano 1993 – Presidente Onorario della Giuria del Premio “È giornalismo” 2003 – Cittadinanza Onoraria di Fucecchio, paese natale di Indro Montanelli 2004 – Premio alla trasmissione Il Fatto come miglior programma giornalistico dei primi cinquant’anni della Rai[29] 2005 – Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi alla Carriera[30] Lauree honoris causa Modifica Laurea honoris causa in Scienze della comunicazione dall’Università di Bologna — 12 giugno 1997[31][32] Laurea honoris causa in Storia dall’Università degli Studi di Torino «Maestro di moralità e di dignità civile, acuto osservatore della storia del XX secolo» — 15 giugno 2000[32][33] Laurea honoris causa in Comunicazione pubblica, sociale e d’impresa dall’Università di Pisa «Biagi non ha soltanto dato un apporto di grande rilevanza al giornalismo italiano, ma ha contribuito enormemente alla crescita culturale di milioni di cittadini, appartenenti a diversi strati sociali, su temi di attualità, politica, costume, etica pubblica, arrivando a rappresentare una parte rilevante della storia del nostro Paese e un modello di vero, grande maestro vivente della comunicazione in Italia» — 14 febbraio 2004[32][34] Laurea honoris causa in Nuovi Media e Comunicazione Multimediale dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia «Per aver avuto il merito di spiegare e far capire a tutti che cosa stava succedendo nel mondo intorno a loro» — 11 maggio 2006[32][35] Titolazioni Modifica Sono stati titolati a Enzo Biagi: L’istituto comprensivo di scuola materna, elementare e media del quartiere Cesano di Roma. (2009)[36] Il Centro Documentale del Parco regionale del Corno alle Scale sull’Appennino bolognese. L’area verde dietro la chiesa di Santa Maria presso San Celso a Milano.[37] Strade nei comuni di Cinisello Balsamo, San Giovanni in Persiceto, Cambiago, Medicina.[38][39] Una strada nel quartiere di Resuttana-San Lorenzo a Palermo. Una piazza e un monumento, raffigurante una penna in acciaio stilizzata e alta 5 metri, ai confini fra i comuni di Fucecchio e Santa Croce sull’Arno. La nuova Scuola Elementare della frazione Villa Fontana nel comune di Medicina. La Biblioteca comunale di Agrate Brianza, alla quale la famiglia Biagi ha donato parte dei suoi libri. Settembre 2009 viene intitolata a Enzo Biagi la biblioteca comunale di Candiolo alla presenza delle figlie. Il “Palazzo dello Sport e della Cultura” di Lizzano in Belvedere La sala conferenze della Sala Borsa di Piazza Maggiore a Bologna Opere Modifica I libri pubblicati da Enzo Biagi hanno venduto più di 12 milioni di copie[1] e sono stati tradotti in diversi Paesi fra cui Germania, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Giappone.[1] Nella recensione a un suo libro, Indro Montanelli individuò alcuni punti salienti della sua pubblicistica[40]: «la narrativa di Biagi la conosciamo benissimo, e la riconosciamo sin dalla prima frase, regolarmente rapida, sàpida, spesso tagliente, sempre incisiva… Biagi è tutto l’opposto di un dissipatore. Anzi, forse perché è nato poverissimo, è abituato a tesaurizzare tutto. Eppure, nel gioco della memoria, sul cui filo sempre cammina, butta via a piene mani. Ci sono in questo libro, come in tanti altri libri che lo hanno preceduto, dei ritratti, ognuno dei quali, anche a farlo con parsimonia, poteva riempirgli venti, trenta, cinquanta pagine. Biagi te le rende in cinque righe. E, a ripensarci, ci si accorge che bastano. Ma che scialo, anche per un uomo ricco d’incontri e di esperienze come lui. Azzardo un’ipotesi che certamente lui smentirà. Ma secondo me ciò che incalza Biagi e gl’impedisce di attardarsi su un personaggio o una situazione è la paura del patetico. Si tratti anche del figuro più efferato o della vicenda più odiosa, la sua capacità d’immedesimazione è tale da suscitare sempre in lui una commossa partecipazione, cui teme di cedere e di concedere. Mescolata all’inchiostro c’è sempre, nella penna di Biagi, una lacrima accuratamente nascosta. E in questo pudore sta il suo fascino» Saggistica Modifica È di scena Pietro Gubellini, Bologna, Testa, 1939. Belle favole di tutti i tempi, a cura di e con Dario Zanelli, Bologna, Cappelli, 1947. Dieci anni della nostra vita. Un documentario di “Epoca”, realizzato con Sergio Zavoli, Milano, A. Mondadori, 1960. 50 anni d’amore. Mezzo secolo di sospiri, ricordi e illusioni, raccontato con Sergio Zavoli, Milano, Rizzoli, 1961. Crepuscolo degli dei, Milano, Rizzoli, 1962. Cardinali e comunisti. All’Est qualcosa di nuovo. Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia: Enzo Biagi racconta la storia di un mondo che muore, e i drammi, le speranze di un mondo che vuol vivere, Milano, Rizzoli, 1963. 1945-1965. Altri vent’anni della nostra vita, realizzato con Sergio Zavoli, Milano, A. Mondadori, 1965. L’uomo non deve morire, Milano, Garzanti, 1965-1969. Mamma Svetlana, nonno Stalin, Milano, Rizzoli, 1967. Padre Pio. La fede e i miracoli di un uomo del Signore, redatto con Silvio Bertoldi, Guido Gerosa, Sandro Mayer e Marco Pancera, Milano, Rizzoli, 1968. Storie di questi giorni, Milano, Rizzoli, 1969. La luna è nostra. Storie e drammi di uomini coraggiosi, redatto con Antonio De Falco, Guido Gerosa, Gino Gullace, Gian Franco Venè e Lorenzo Vincenti, Milano, Rizzoli, 1969. Testimone del tempo, Torino, SEI, 1970. Dai nostri inviati in questo secolo. I grandi fatti e i grandi personaggi nel racconto di grandi giornalisti, a cura di, Torino, SEI, 1971. Di progresso si muore, con altri, Bologna, Edizioni Skema, 1971. La vita e i giorni. Corso di storia per la scuola media, con Letizia Alterocca, Anna Doria e Vittorio Morone, 3 voll., Torino, SEI, 1972. Gente che va, Torino, SEI, 1972. Dicono di lei, Torino, SEI, 1974; introduzione di Alberto Ronchey, Milano, BUR, 1978. L’enciclopedia divertente, Milano, Rizzoli, 1974. Il Mississippi, con Giuliano Ferrieri, Guido Gerosa, Gino Gullace, Giuseppe Josca, Eugenio Turri, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1975. Il Signor Fiat. Una biografia, Milano, Rizzoli, 1976; 2003, ISBN 88-17-87252-0. Il sindaco di Bologna. Enzo Biagi intervista Renato Zangheri, Vaciglio, Ricardo Franco Levi, 1976. Strettamente personale. Fatti e misfatti, figure e figurine della nostra vita, Milano, Rizzoli, 1977; 1979. Laggiù gli uomini, con Franco Fontana, Vaciglio, Ricardo Franco Levi, 1977. E tu lo sai? Le domande dei ragazzi alle quali i genitori non sanno rispondere. Biagi le ha proposte a grandi personalità mondiali – da Margaret Mead a Federico Fellini, da Enzo Ferrari a Isaac Asimov, da Arthur Schlesinger a Robert White – per aiutarvi a parlare con i vostri figli, Milano, Rizzoli, 1978. Ferrari. La confessione-ritratto di un uomo che ha vinto tutto tranne la vita, Milano, Rizzoli, 1980. Come andremo a incominciare?, con Eugenio Scalfari, Milano, Rizzoli, 1981. Il Buon Paese. Vale ancora la pena di vivere in Italia?, Milano, Longanesi, 1981. Diciamoci tutto, Milano, A. Mondadori, 1983 Mille camere, Milano, A. Mondadori, 1984. Senza dire arrivederci, Milano, A. Mondadori, 1985. Il boss è solo. Buscetta: la vera storia di un vero padrino, Milano, A. Mondadori, 1986. ISBN 88-04-33153-4. Il sole malato. Viaggio nella paura dell’AIDS, Milano, A. Mondadori, 1987, ISBN 88-04-30465-0. Dinastie. Gli Agnelli, i Rizzoli, i Ferruzzi-Gardini, i Lauro, Milano, A. Mondadori, 1988, ISBN 88-04-31718-3. Amori, Milano, Rizzoli, 1988. ISBN 88-17-85139-6. Buoni. Cattivi, Milano, Rizzoli, 1989, ISBN 88-17-85149-3. Lubjanka, Milano, Rizzoli, 1990. ISBN 88-17-85152-3. L’Italia dei peccatori, Milano, Rizzoli, 1991, ISBN 88-17-84134-X. Incontri e addii, Milano, Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-85055-1. [Comprende Mille camere e Senza dire arrivederci] Un anno una vita, Roma-Milano, Nuova ERI-Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-84205-2. La disfatta. Da Nenni e compagni a Craxi e compagnia, Milano, Rizzoli, 1993, ISBN 88-17-84272-9. “I” come Italiani, Roma-Milano, Nuova ERI-Rizzoli, 1993, ISBN 88-17-84295-8. L’albero dai fiori bianchi, Roma-Milano, Nuova ERI-Rizzoli, 1994. ISBN 88-17-84353-9. Il Fatto, Roma-Milano, Nuova ERI-Rizzoli, 1995, ISBN 88-17-84419-5. Lunga è la notte, Roma-Milano, Nuova ERI-Rizzoli, 1995, ISBN 88-17-84430-6. Quante donne, Roma-Milano, ERI-Rizzoli, 1996, ISBN 88-17-84466-7. La bella vita. Marcello Mastroianni racconta, Roma-Milano, ERI-Rizzoli, 1996, ISBN 88-17-84481-0. Sogni perduti, Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-84523-X. Scusate, dimenticavo, Roma-Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-84543-4. Ma che tempi, Roma-Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 1998, ISBN 88-17-85260-0. Cara Italia. [“Giusto o sbagliato questo è il mio Paese”], Roma-Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 1998, ISBN 88-17-86013-1. Racconto di un Secolo. [Gli uomini e le donne protagonisti del Novecento], Roma-Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 1999, ISBN 88-17-86090-5. Odore di cipria, Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 1999, ISBN 88-17-86265-7. Come si dice amore, Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 2000, ISBN 88-17-86461-7. Giro del mondo, Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 2000, ISBN 88-17-86513-3. Dizionario del Novecento. [Gli uomini, le donne, i fatti, le parole che hanno segnato la nostra vita e quella del mondo], Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 2001, ISBN 88-17-86780-2. Un giorno ancora, Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 2001, ISBN 88-17-86883-3. Addio a questi mondi. Fascismo, nazismo, comunismo: uomini e storie, che cosa è rimasto, Milano, Rizzoli, 2002, ISBN 88-17-87038-2. Cose loro & Fatti nostri, Milano, RAI-ERI-Rizzoli, 2002, ISBN 88-17-87101-X. La mia America, Milano, Rizzoli, 2003, ISBN 88-17-87262-8. Lettera d’amore a una ragazza di una volta, Milano, Rizzoli, 2003, ISBN 88-17-99506-1. L’Italia domanda (con qualche risposta), Milano, Rizzoli, 2004, ISBN 88-17-00433-2. Era ieri, a cura di Loris Mazzetti, Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00911-3. Quello che non si doveva dire, con Loris Mazzetti, Milano, Rizzoli, 2006, ISBN 88-17-01310-2. Io c’ero. Un grande giornalista racconta l’Italia del dopoguerra. A cura di Loris Mazzetti, Milano, Rizzoli, 2008, ISBN 978-88-17-02589-8. I Quattordici mesi. La mia Resistenza, a cura di Loris Mazzetti, Milano, Rizzoli, 2009, ISBN 978-88-17-03545-3. Consigli per un paese normale, a cura di Salvatore Giannella, Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-04157-7. Lezioni di televisione, Prefazione di Bice Biagi. A cura di Giandomenico Crapis, Roma, Rai Eri, 2016, ISBN 978-88-397-1685-9. Non perdiamoci di vista. Un racconto attraverso le interviste che hanno segnato un’epoca, a cura di Loris Mazzetti, Reggio Emilia, Aliberti, 2017, ISBN 978-88-93-23155-8. La vita è stare alla finestra. La mia storia, Collana Saggi, Milano, Rizzoli, 2017, ISBN 978-88-17-09707-9. Storiografie Modifica Dieci anni della nostra vita. Un documentario di “Epoca”, realizzato con Sergio Zavoli, Milano, A. Mondadori, 1960. La seconda guerra mondiale, ed. italiana diretta da, 4 voll., Firenze, Sadea-Della Volpe, 1963-1965. Storia del Fascismo, diretta da, 3 voll., Firenze, Sadea-Della Volpe, 1964. 1945-1965. Altri vent’anni della nostra vita, realizzato con Sergio Zavoli, Milano, A. Mondadori, 1965. 1935 e dintorni, Milano, A. Mondadori, 1982. 1943 e dintorni, Milano, A. Mondadori, 1983. Noi c’eravamo, 1939-1945, Milano, Rizzoli, 1990, ISBN 88-17-85151-5. La Seconda Guerra Mondiale. Parlano i protagonisti, Collana Illustrati, Milano, BUR, 1992, ISBN 978-88-171-1175-1. [Uscì anche in dispense su Il Corriere della Sera: prima nel 1989 e poi nel 1995] 1943. Un anno terribile che segnò la storia d’Italia, Collana Illustrati, Milano, BUR, 1994. Anni di guerra. 1939-1945, Collana Illustrati, Milano, BUR, 1995. Anni di guerra. 1939-1945, Collana Saggi, Milano, BUR, 2005, ISBN 978-88-170-0895-8. [il cofanetto di 3 volumi contiene: Anni di guerra. 1939-1945; La Seconda Guerra Mondiale. Parlano i protagonisti; 1943. Un anno terribile che segnò la storia d’Italia] L’Italia del ‘900, a cura di Loris Mazzetti, 11 voll., Milano, RCS Quotidiani, 2007. Reportage Modifica La geografia di Biagi, Milano, Rizzoli, 1973-1980. [con immagini di importanti illustratori della Rizzoli] America, disegni di John Alcorn, Milano, Rizzoli, 1973. Russia, disegni di Ferenc Pinter, Milano, Rizzoli, 1974. Italia, disegni di Luciano Francesconi, Milano, Rizzoli, 1975. Germanie, disegni di Paolo Guidotti, Milano, Rizzoli, 1976. Scandinavia, disegni di Ferenc Pinter, Milano, Rizzoli, 1977. Francia, disegni di Giovanni Mulazzani, Milano, Rizzoli, 1978. Cina, disegni di Leonardo Mattioli, Milano, Rizzoli, 1979. Inghilterra, disegni di Adelchi Galloni, Milano, Rizzoli, 1980. I padroni del mondo (America, Cina, Russia), Milano, Rizzoli, 1994. ISBN 88-17-84338-5. Romanzi Modifica Disonora il padre. Il romanzo della generazione che ha perduto tutte le guerre, Milano, Rizzoli, I ed. maggio 1975. Una signora così così. Romanzo, Milano, Rizzoli, I ed. 1979. Fumetti (solo testi e soggetti) Modifica Storia d’Italia a fumetti, Milano, Mondadori, 1978-2004. Dai barbari ai capitani di ventura, Milano, Mondadori, 1978. Da Colombo alla Rivoluzione francese, Milano, Mondadori, 1979. Da Napoleone alla Repubblica italiana, Milano, Mondadori, 1980. 1946-1986: 40 anni di repubblica, Milano, Mondadori, 1986. 1946-1996. Cinquant’anni di repubblica, Milano, Mondadori, 1996. ISBN 88-04-42203-3. La storia d’Italia a fumetti, Milano, Mondadori, 2000. ISBN 88-04-48363-6. La nuova storia d’Italia a fumetti. Dall’impero romano ai nostri giorni, Milano, Mondadori, 2004. ISBN 88-04-53507-5. Storia di Roma a fumetti. Dalle origini alle invasioni barbariche, Milano, Mondadori, 1981. Storia dell’oriente e dei greci a fumetti. Dall’Egitto dei faraoni ad Alessandro Magno, Milano, Mondadori, 1982. Storia delle scoperte e delle invenzioni a fumetti, Milano, Mondadori, 1983. Storia dei popoli a fumetti, Milano, Mondadori, 1983-1985. Americani, Milano, Mondadori, 1983. Russi, Milano, Mondadori, 1984. Italiani, Milano, Mondadori, 1985. Alla scoperta del passato. Storia a fumetti delle civiltà, Milano, Mondadori, 1987. ISBN 88-04-30594-0. La storia dei popoli a fumetti, Milano, Mondadori, 1997; 2001. ISBN 88-04-49676-2. Africa, Asia, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-43325-6. Europa, Americhe, Oceania, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-43326-4. Trama di Topolino e la memoria futura, in “Topolino”, n. 2125, 20 agosto 1996. La nuova storia del mondo a fumetti. Dalla preistoria ai giorni nostri, Milano, Mondadori, 2005. ISBN 88-04-54905-X. 3000 anni di storia dell’uomo La nuova storia d’Italia a fumetti, Milano, Mondadori, 2007. ISBN 978-88-04-57805-5. La nuova storia del mondo a fumetti, Milano, Mondadori, 2007. ISBN 978-88-04-57806-2. Teatro Modifica Noi moriamo sotto la pioggia, 3 atti, Teatro scenario, n.19, 1 ottobre 1952, pp. 17–28 Giulia viene da lontano, 3 atti, Il dramma, n. 190, 1 ottobre 1953, pp. 5–17 con Giancarlo Fusco, …e vissero felici e contenti, 3 atti, Cappelli, Bologna, 1956 con Sergio Zavoli, 50 anni della nostra vita, 2 tempi, 1974 Prefazioni e introduzioni Modifica Franco Cristofori, Il pugnale di alluminio, Bologna, Alfa, 1971. (introduzione) Mario Lenzi, In Vietnam ho visto, Roma, Paese sera, 1972. (prefazione) Le grandi spie, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1973. (introduzione) Alfredo Venturi, Garibaldi in parlamento. Le esperienze di un eroe istintivo alle prese con il meccanismo delle istituzioni, Milano, Longanesi, 1973. (prefazione) Christian Delstanches, Hubert Vierset, Quel giorno a Stalingrado, Firenze, Salani, 1975. (premessa) Umberto Domina, La moglie che ha sbagliato cugino, Milano, Rizzoli, 1975. (introduzione) Domenico Porzio, Primi piani, Milano, A. Mondadori, 1976. (prefazione) Gino Rancati, Ferrari, lui, Milano, Sonzogno, 1977. (prefazione) Stefano Lorenzetto, Fatti in casa, Milano, Sperling & Kupfer, 1992. ISBN 88-200-1722-9. (prefazione) Marcella Andreoli, Romani Cantore, Antonio Carlucci, Maurizio Tortorella (a cura di), Tangentopoli. Le carte che scottano, Milano, A. Mondadori, 1993. (introduzione) Stefano Lorenzetto, Dimenticati. Dove sono finiti gli italiani famosi, Venezia, Marsilio, 2000. ISBN 88-317-7392-5. (prefazione) Loris Mazzetti, Il libro nero della RAI, Milano, BUR, 2007. ISBN 978-88-17-01919-4. (prefazione) Giornali per cui ha lavorato Modifica Corriere della Sera Epoca Il Giornale Il Resto del Carlino La Repubblica La Stampa L’Espresso Oggi Panorama Collaborazioni Programmi televisivi Modifica Telegiornale (Programma Nazionale, 1961) RT Rotocalco Televisivo (Secondo Programma, 1962-1968; Rai 3, 2007) Dicono di lei (Programma Nazionale, 1969) Terza B, facciamo l’appello (Programma Nazionale, 1971) Proibito (Rete 2, 1977) Douce France (Rete 2, 1978) Made in England (Rete 2, 1980) Film Dossier (Rete 1, 1982) Gli speciali di Retequattro – Enzo Biagi intervista (Rete 4, 1982- 1984) La guerra e dintorni (Rai 3, 1983) Linea diretta (Rai 1, 1983-1985, 1989) Il caso (Rai 1, 1985) Spot (Rai 1, 1986) Che succede all’est? (Rai 1, 1990) I dieci comandamenti all’italiana (Rai 1, 1991) Sorrisi 40 anni vissuti insieme (Canale 5, 1991) Una storia (Rai 1, 1992) Processo al processo su Tangentopoli (Rai 1, 1993) Le inchieste di Enzo Biagi (Rai 1, 1993-1994) Il Fatto (Rai 1, 1995-2002) Buon compleanno signor Biagi! Ottant’anni scritti bene (Rai 1, 2000) Cara Italia (Rai, 1998) Note Modifica ^ a b c Corriere della Sera; 7 novembre 2007 ^ Famiglia Cristiana n.46/18 novembre 2007 ^ Enzo Biagi, una personalità eclettica: da giornalista a conduttore televisivo – LASTAMPA.it Archiviato il 23 maggio 2011 in Internet Archive. ^ Corriere della Sera; 9 novembre 2007. ^ Giuseppe Braga, Quello zio burbero che fece grande l’Oriana, in Libero, 2 novembre 2017. ^ Giangiacomo Schiavi, L’abbraccio della gente comune: «Sei stato maestro di vita» Settant’anni di successi ma ha pagato i suoi «no» ai politici, su CORRIERE DELLA SERA.it, 7 novembre 2007. 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Paolo Rossi il golden Boy

Paolo Rossi (calciatore 1956)

calciatore, dirigente sportivo e opinionista sportivo italiano

Italia
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non conosciuta
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Juventus
Juventus
Como
Lanerossi Vicenza
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Juventus
Milan
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Italia
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Paolo Rossi

Paolo Rossi Pallone d'oro.jpg

Paolo Rossi solleva il Pallone d’oro 1982Nazionalità ItaliaAltezza174 cmPeso67 kgCalcio RuoloAttaccanteTermine carriera1987CarrieraGiovanili1961-1967 Santa Lucia1967-1968 Ambrosiana1968-1972 Cattolica Virtus1972-1973 JuventusSquadre di club11973-1975 Juventus0 (0)1975-1976→  Como6 (0)1976-1979 Lanerossi Vicenza94 (60)1979-1980→  Perugia28 (13)1981-1985 Juventus83 (24)1985-1986 Milan20 (2)1986-1987 Verona20 (4)Nazionale1976-1978 Italia U-2110 (5)1977-1986 Italia48 (20)Palmarès Mondiali di calcioOroSpagna 19821 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.

Paolo Rossi (Prato23 settembre 1956 – Siena9 dicembre 2020) è stato un calciatore e opinionista italiano, di ruolo attaccante. Con la nazionale italiana si è laureato campione del mondo nel 1982.

Soprannominato Pablito,[1] lo si ricorda principalmente per le sue prodezze e per i suoi gol ai Mondiali del 1982, dove si aggiudicò il titolo di capocannoniere. Nello stesso anno vinse anche il Pallone d’oro (terzo italiano ad aggiudicarselo). Occupa la 42ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer.[2] Nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione.[3] È risultato 12º nell’UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d’Europa dei cinquant’anni precedenti.[4]

Insieme a Roberto Baggio e Christian Vieri detiene il record italiano di marcature nei Mondiali a quota 9 gol, ed è stato il primo giocatore (eguagliato dal solo Ronaldo) ad aver vinto nello stesso anno il Mondiale, il titolo di capocannoniere di quest’ultima competizione e il Pallone d’oro.[5]

Biografia

Iniziò a giocare a calcio all’età di nove anni con il Santa Lucia, squadra messa in piedi dal medico della frazione, il dottor Paiar;[6] nella stessa squadra militava anche il fratello maggiore Rossano.[6] Al padre Vittorio, ex ala destra del Prato, è dedicato il campo sportivo del Santa Lucia.[7] Dal primo matrimonio nasce il figlio Alessandro; dopo il divorzio, nel 2010 si sposò con la giornalista Federica Cappelletti, dalla quale ebbe due figlie.[8][9]

Come cantante, ha realizzato nel 1980 un 45 giri, con la canzone Domenica, alle tre, il cui testo tratta il tema del rapporto tra i calciatori e le proprie compagne.

Nel 1999 è stato candidato alle elezioni europee per Alleanza Nazionale, nella circoscrizione Nord-Est.[10][11] Nel 2000 si candidò alla presidenza della Lega Pallavolo Serie A femminile[12], senza tuttavia essere eletto.

In televisione è stato opinionista per varie emittenti italiane quali Sky SportPremium Sport e Rai Sport. Nel 2011 partecipò inoltre a Ballando con le stelle come concorrente.[13]

Vicenza gestiva un’agenzia immobiliare insieme all’ex compagno di squadra Giancarlo Salvi. Possedeva inoltre un complesso agrituristico a Bucine, dove abitava, in località Poggio Cennina.

È morto all’ospedale Le Scotte di Siena la sera del 9 dicembre del 2020, all’età di 64 anni, a causa di un tumore ai polmoni.[14][15][16][17]

Il rapporto con Fabbri e Bearzot

Da sinistra, Rossi in nazionale al campionato del mondo 1978, mentre festeggia con il commissario tecnico Enzo Bearzot e Franco Causio

Rossi al Lanerossi Vicenza ebbe un ottimo rapporto con l’allenatore Giovan Battista Fabbri, sia dentro che fuori dal campo. Fabbri fu l’artefice della trasformazione tattica del giocatore da ala a centravanti puro. Il giocatore ricordò così il rapporto col suo mentore: «Fabbri è stato un padre per me, il classico padre di famiglia che ti consiglia, ti prende sotto la sua protezione, è stato proprio così. Teneva le fila di tutto l’ambiente, ha fatto in modo che si creasse una grande unione tra di noi. Era un grande conoscitore e un grande amante del calcio, predicava il fatto che tutti a cominciare dai difensori dovevano giocare a pallone. Io, in particolare, gli devo molto, è stato lui che mi ha trasformato da ala a centravanti, ha visto subito che potevo avere un ruolo diverso e ha cambiato sicuramente la mia carriera».

Da sinistra, il tecnico Giovan Battista Fabbri e Rossi in una pausa d’allenamento

Importante per la carriera di Rossi fu anche il commissario tecnico dell’ItaliaEnzo Bearzot. Il tecnico lo confermò tra i convocati per il campionato del mondo 1978 e fu l’artefice del grande successo del giocatore sul campo. Bearzot, inoltre, fu anche uno dei pochi che credette nell’innocenza di Pablito a seguito dello scandalo scommesse. Nonostante un’opposizione generale, il C.T. decise di convocarlo al campionato del mondo 1982; una chiamata che lo stesso Rossi reputava possibile, conoscendo la stima che Bearzot aveva nei suoi confronti: «La convocazione me l’aspettavo, Bearzot aveva fiducia in me, in Argentina ero andato bene». Al funerale del tecnico, scomparso il 21 dicembre 2010, Rossi lo ricordò con queste parole: «Io a lui devo tutto, senza di lui non avrei fatto quel che ho fatto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell’italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso».[18]

Autobiografie

Nel 2002 pubblicò la sua autobiografia intitolata Ho fatto piangere il Brasile: «L’ho scritto perché i miei tre gol al Brasile, in quel fantastico, indimenticabile tre a due, sono il fiore all’occhiello della mia vita di calciatore. Un ricordo che non si cancellerebbe neanche a distanza di un milione di anni».[19]

Nel 2012 scrisse il libro 1982. Il mio mitico mondiale insieme a sua moglie Federica Cappelletti, giornalista e scrittrice. Rossi spiegò che l’aiuto di sua moglie fu importante per la costruzione del libro: «Mia moglie è stata fondamentale. È lei che ha insistito. Voleva scoprire perché, dopo così tanti anni, la gente mi ferma ancora per strada ricordando l’esperienza spagnola della nostra Nazionale». Rossi riuscì a raccogliere tutti i fatti della sua vita calcistica grazie all’aiuto di un suo amico di Firenze, Renzo Baldacci: «Ha rilegato, in volumi, tutti gli articoli che mi riguardavano. Tutto ciò costituisce la mia memoria storica. Per scrivere il libro abbiamo impiegato sei mesi. Senza l’aiuto di questo prezioso archivio avremmo impiegato anni».[5]

Impegno sociale

Rossi, dopo aver concluso l’attività calcistica, ha contribuito molto all’impegno sociale. Nel 2007, insieme ai ciclisti Matteo Tosatto e Filippo Pozzato, all’avvocato Claudio Pasqualin e a Don Backy, ha preso parte alle registrazioni del disco Voci dal cuore, il cui ricavato è stato devoluto al Progetto Conca d’oro ONLUS di Bassano e all’Associazione bambini cardiopatici del mondo; l’ex attaccante ha cantato la canzone La leva calcistica della classe ’68.[20] Nel 2009 è stato testimonial italiano della FAO per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi in favore della lotta globale contro la fame nel mondo.[21]

Nel 2012 è stato testimonial della seconda edizione della manifestazione “Un mese per l’affido”, organizzata allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica ad accogliere temporaneamente nelle loro case bambini e ragazzi in serie difficoltà.[22] Il 16 maggio 2014 ha preso parte al torneo di calcio benefico “Bambini senza confini”, organizzato da don Paolo De Grandi e giocato allo stadio Città di Arezzo, per raccogliere fondi da destinare ai bambini palestinesi.[23]

Dino, come ci si sente a essere chiamati da tutti per parlare di un dolore?

“Mah… ormai si gira in un terreno minato, devi stare attento, ne esplode una ogni due passi. Sapevo che Paolo non stava bene. Ma vedi, in questi casi, un cosa brutta ti potrebbe offrire il piccolo conforto di ricordarti di cose belle, di grandi momenti. Purtroppo il momento tremendo che stiamo vivendo, soffoca anche quel piccolo conforto lì. Siamo qui a ricordare momenti belli in un momento tragico”.

Dino il filosofo, il “mai banale”, l’uomo che ti dà sempre una visione delle cose da un angolo che non ti aspetti. Ecco la perla alla domanda: chi era Paolo Rossi, Dino?

“Hai presente i bucaneve? Quei fiori che sbocciano nella neve? Ecco, è lui. Solo che in quel caso la neve non era bianca”.

Dino, qui ci vuole un aiutino per decifrare la metafora.

“La neve non era bianca, anzi era nera, perché in quel momento là, in Spagna, andava tutto storto, le critiche, le polemiche, il silenzio stampa, nessuno parlava, parlavo solo io, e a monosillabi… beh, a un certo punto spunta un fiore, all’improvviso e buca la neve sporca. È Paolino, che spara tre gol al Brasile e cambia il mondo. Dal buio una luce”.

Un momento Dino… ma se tu non blocchi quella palla là, sulla linea, a una manciata dalla fine il mondo si ribalta dall’altra parte…

“Sì, ma si ribalta dall’altra parte anche se lui non fa tre gol però…”.

Ah, beh certo. Ma tu prima te l’aspettavi che Paolo Rossi sarebbe diventato quel Paolo Rossi lì?

“Beh sì. Lui era già lui, in Argentina. Aveva avuto un momento di crisi, era giù fisicamente. Ma non dimenticarti che quella squadra del miracolo era più o meno quella del ’78. E che se io giocavo un po’ meglio, sarebbe andata in finale…”.

Sei sempre stato molto autocritico sui 2 gol con l’Olanda.

“Sì, perché quelli sono due gol che un portiere non deve prendere, tutto lì”.

Per gli italiani Pablito è stato il sogno, il lampo a ciel sereno…

“Mica tanto sereno. Eh sì perché in quel momento le cose non andavano mica bene, anche in generale. Io non voglio paragonare noi ai fatti del terrorismo e alle tensioni sociali eccetera sia ben chiaro, ma la sua impresa dei 3 gol al Brasile hanno fatto tornare il sorriso, una specie di sogno… ma reale”.

Una volta dicevi che Paolo ti faceva diventar matto alla Juve, in allenamento…

“Guarda, era incredibile. Nelle partitelle ti faceva gol e non capivi come. La palla pin pum, pam gli picchiava addosso, su un ginocchio, in un garretto e andava dentro. Tutte le volte. Ti dico la differenza con Platini. Platini ti faceva gol perché ti faceva gol. Come dire: adesso te la tiro là e ti faccio gol. Ma Paolo era una roba misteriosa. Il calcio aveva scelto lui per creare uno che ti facesse gol a quel modo”.

La velocità di pensiero.

“Certo. Era più veloce a pensarlo il gol. Un po’ come era stato Pascutti, per dire. Quando giocavo contro il Bologna col Napoli, mi ricordo che Panzanato, sui corner, cominciava chiedere disperato: dov’è Pascutti, dov’è Pascutti? Allora io lo calmavo gli dicevo: “Stai calmo, adesso te lo trovo io…”.

Prima Maradona, poi lui… un anno tremendo…

“Sì, e squilla il telefono. Chiedono a me. Diego era un genio, ma io facevo il portiere ed ero chiamato a parare la sua genialità, Paolino invece la sua genialità la esercitava dall’altra parte e per me era meglio”.

Ti lascio perché sento che ti squilla il telefono Dino. L’hai riacceso?

“Sì, oggi sono come al lavoro. Mi chiamano tutti per parlare di Paolo. Era meglio se il telefono non avesse suonato così tanto oggi. Ti giuro che avrei parlato di Paolo molto più volentieri, se mi avessero chiamato due giorni fa”.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3017754385174453&id=100008197627996

Pablito https://www.facebook.com/tg1raiofficial/videos/410779969966887/

https://fb.watch/2lsY1MwswB/

La dedica https://www.facebook.com/194222486930/posts/10157813106776931/

“Capricorn One “

Capricorn One

film del 1978 diretto da Peter Hyams

Capricorn One

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Una scena del filmTitolo originaleCapricorn OneLingua originaleinglesePaese di produzioneStati Uniti d’AmericaAnno1978Durata123 minRapporto2,20 : 1GenerethrillerfantascienzaRegiaPeter HyamsSoggettoPeter HyamsSceneggiaturaPeter HyamsProduttorePaul N. Lazarus IIIFotografiaBill ButlerMontaggioJames MitchellEffetti specialiBruce MattoxMusicheJerry GoldsmithScenografiaAlbert BrennerDavid HaberRick SimpsonCostumiPatricia NorrisTruccoMichael WestmoreEmma DiVittorioInterpreti e personaggi

Doppiatori italiani

Capricorn One è un film del 1978 diretto da Peter Hyams e prodotto dalla compagnia di produzione ITC Entertainment di Lew Grade per conto della Warner Bros.

Il film è per tematica un tipico thriller anni settanta su una congiura governativa; la trama è ispirata alla teoria del complotto sull’Apollo 11, la quale sostiene che la missione relativa al primo sbarco umano sulla Luna sarebbe stata un inganno orchestrato dalla NASA.

TramaModifica

Cape Canaveral è il conto alla rovescia per il lancio della missione Capricorn One per il pianeta Marte, frutto di quindici anni di ricerca e con grande dispendio di mezzi e di capitale. L’equipaggio è costituito dai militari Charles Brubaker, comandante della missione, Peter Willis e l’afroamericano John Walker.

Il disinteresse della politica, evidenziato dalla presenza al lancio del solo vicepresidente, è motivo di frustrazione per il dottor James Kelloway, patron del progetto. Con alcuni collaboratori, è a conoscenza di un difetto a un componente vitale per la missione, che potrebbe essere letale per gli astronauti. Pur di portare avanti il programma, egli ha architettato una messinscena onde evitare opposizione e la cancellazione.

Pochi minuti prima del lancio, i tre astronauti vengono evacuati in gran segreto dalla capsula, facendo partire il razzo privo di equipaggio. Davanti allo sgomento, essi nei mesi a venire dovranno essere confinati in un luogo segreto in pieno deserto e recitare in un simulatore, pena una ritorsione sulle loro famiglie.

Pubblico e il Controllo Missione a Houston ignorano completamente la macchinazione, mentre un tecnico addetto alla telemetria inizia a notare delle anomalie, riferendolo a un suo amico giornalista Robert Caulfield, per presto sparire misteriosamente. Il cronista, davanti alla forte reticenza dell’ente spaziale e poi una sparizione di ogni traccia del suo amico, subisce alcuni attentati ai quali scampa miracolosamente. Contattando Kay, moglie del comandante Brubaker, nota in lei un sospetto per un precedente dialogo con il marito, dove si menziona un set cinematografico western, e che potrebbe sembrare un indizio per considerare l’idea di una messa in scena.

Al momento del presunto rientro sulla Terra, si riscontra un’avaria allo scudo termico della capsula, che nella realtà porterebbe alla morte certa dell’equipaggio. Consapevoli della loro eliminazione, Brubaker e i compagni fuggono disperatamente con un jet ma sono presto costretti a un atterraggio di fortuna in pieno deserto.

Caulfield nel frattempo viene rilasciato su cauzione in seguito a un arresto con una falsa accusa di possesso di stupefacenti e licenziato dal giornale. Si rivolge così a una collega e amica, Judy Drinkwater, che gli presta dei soldi, la sua auto e lo informa dell’esistenza di una base militare abbandonata, a 300 miglia da Houston, nella quale Caulfield trova il set cinematografico utilizzato per simulare la missione e l’atterraggio su Marte. Il ritrovamento di una medaglietta di Brubaker diventa la conferma definitiva dei suoi sospetti.

Willis e Walker vengono catturati dagli uomini di Kelloway. Caulfield noleggia un aereo adibito alla disinfestazione e riesce a trovare Brubaker, salvandolo dalla cattura. Nella sequenza finale Kelloway, insieme alle vedove degli astronauti, sta assistendo a una cerimonia commemorativa presieduta dal Presidente ma inaspettatamente giungono Brubaker e Caulfield, ponendo fine all’inganno.

Contesto storicoModifica

Con il termine del Programma Apollo nel 1972 e l’ultimo volo americano con equipaggio nel Luglio 1975, rea una politica di tagli al bilancio dell’Ente Aerospaziale Americano NASA, era cessato definitivamente ogni entusiasmo che aveva caratterizzato la Corsa allo Spazio del decennio precedente. L’opinione pubblica americana era colpita da un senso di sfiducia per il fallimento della Guerra del Vietnam e per lo Scandalo Watergate. Prendeva intanto piede la fantomatica Teoria del complotto lunare, in seguito alla pubblicazione del discusso saggio di Bill Kaysing, il quale dubbio sul Programma Apollo diventa il sottotitolo del film.

DoppiaggioModifica

Nella versione televisiva viene riportata quella cinematografica con l’aggiunta di alcuni dialoghi in lingua originale sottotitolati, tra il direttore del programma spaziale e gli astronauti. In quella in DVD vi sono i minuti iniziali con il finto lancio del razzo e il commento dello speaker, anche qui in inglese sottotitolato.

Nella versione italiana, uno degli astronauti, davanti all’assurdo della situazione, spera di trovarsi in uno sketch di Specchio segreto, una trasmissione RAI degli anni sessanta, omologo dell’americano Candid Camera.

Opere derivateModifica

Dalla sceneggiatura del film è stato tratto un romanzo omonimo pubblicato sempre nel 1978 da Ken Follett sotto lo pseudonimo di Bernard L. Ross.[1]

Negli Usa dalla sceneggiatura del film fu tratto un romanzo di Ron Goulart con lo stesso titolo nel 1978, pubblicato in Italia da Sonzogno.

Presunto innocente di Scott Turow

Titolo originalePresumed innocent

Scott Turow.jpg

AutoreScott Turow1ª ed. originale19871ª ed. italiana1991GenereRomanzoSottogenereLegal thrillerLingua originaleingleseSeguito daL’onere della prova

Presunto innocente (Presumed Innocent) è il primo romanzo di Scott Turow.

TramaModifica

Il libro inizia con il ritrovamento del corpo di Carolyn Polhemus, vice procuratore distrettuale della Contea di Kindle, vittima di uno stupro. Il collega Rozat “Rusty” Sabich viene incaricato di svolgere le indagini dal procuratore capo e suo mentore Raymond Horgan. Il caso si presenta molto importante, oltre che delicato, perché a breve ci saranno le elezioni e Horgan si è ricandidato alla carica di procuratore distrettuale, pertanto ha bisogno di un’indagine rapida e che riesca a trovare il colpevole. La faccenda è ulteriormente complicata dal fatto che Rusty, all’insaputa del suo superiore, ha avuto una relazione sentimentale con la Polhemus.

Horgan perde le elezioni e poco dopo Rusty viene convocato da Horgan nel proprio ufficio, gli viene detto che è il principale accusato dell’omicidio Polhemus, in quanto sono state ritrovate alcune prove (impronte, DNA, ecc) che indicano la sua presenza nell’appartamento la sera dell’omicidio.

Rusty, per difendersi, decide di assumere il famoso avvocato Alejandro “Sandy” Stern, che lo aveva impressionato con la sua abilità quando era procuratore. Stern e Sabich, grazie alla loro abilità, riusciranno a dimostrare infine l’innocenza dell’imputato.

Il libro si chiude con la rivelazione shock che ad uccidere Carolyn Polhemus è stata la moglie di Sabich, gelosa per aver scoperto la relazione extraconiugale del marito.

Katrine Engberg Il guardiano di coccodrilli

Trama:
Davanti al corpo tagliuzzato di Julie, giovane studentessa trovata morta nel suo appartamento, la polizia di Copenaghen non ha risposte: la sola traccia lasciata dall’assassino sembra essere il misterioso disegno, simile a un origami, che la lama di un coltello ha inciso sul viso della ragazza. A guidare le indagini è l’investigatore Jeppe Kørner, affiancato da Anette Werner: lui – con l’aria del classico sbirro separato – in profonda crisi di autostima, lei energica e dirompente, sempre di buonumore. La loro attenzione si concentra sulla padrona di casa, che vive al terzo piano della stessa graziosa palazzina in cui è stato rinvenuto il cadavere, nel centro storico della capitale danese. Docente di letteratura in pensione con la tendenza a organizzare scintillanti cene mondano-artistiche, Esther de Laurenti si rivela infatti essere un’aspirante scrittrice di gialli. E, curiosamente, l’omicidio di cui si legge nel manoscritto al quale sta lavorando ricalca esattamente le modalità con cui è stata uccisa la sua inquilina. Un collegamento tra finzione e realtà troppo clamoroso perché possa essere ignorato.

Recensione:
Romanzo d’esordio per Katrine Engberg, questa autrice in poche pagine riesce già ad imprimere un preciso passo alla storia. Da qui, coinvolgere ed avvincere il lettore è una logica conseguenza.
Dall’ispettore incaricato del caso, il problematico Jeppe reduce da una depressione e da una separazione con la quale non è ancora riuscito a scendere a patti, ai colleghi, ai civili coinvolti in un giallo inquietante, tutte le figure che popolano il libro possiedono qualcosa di importante, di fondamentale per l’incastro e sono figure perfettamente delineate e costruite. La scrittrice si è presa il tempo di dare ad ogni attore dell’opera motivazione, carattere e peculiarità, permettendo così al lettore di distinguerli, apprezzarli, detestarli, in un crescendo di comprensione ed empatia. Personaggi così caratterizzati, che ruotano e danno corpo ad un thriller che è una caccia al tesoro di indizi e frasi lasciate direttamente dall’assassino, rendono “Il guardiano dei coccodrilli” un romanzo che si ha costantemente voglia di riprendere in mano, in un richiamo alla lettura piacevole e ricercato.
La trama è ben scandita, dando risalto all’indagine investigativa in primis, senza tralasciare il giusto spazio alla vita privata, soprattutto di Jeppe. Questa impostazione consente di prendere respiro dal noir, senza mai abbandonarlo completamente, e dare spessore realistico al protagonista, rendendo manifesto il suo lato umano, fragile e permettendo così di apprezzarne le cadute, le faticose risalite, tutto il percorso che lo porterà, nelle ultime pagine, a seguire una rotta migliore, fuori dal pantano della disperazione.
Il giallo risulta interessante ed intrigante, tra sorprese e colpi di scena. E’ pur vero che scoprire l’identità del colpevole prima della polizia è possibile ed abbastanza semplice. Nonostante ciò, mettere al giusto posto tutti coloro che hanno un qualche grado di colpevolezza, chiarire il buio che si trova in una mente malleabile e perduta, e mettere a nudo la verità in ogni sua parte, risulta un processo che regala ore di piacevole immersione nei capitoli.
Segreti del passato, azioni svolte con leggerezza che hanno segnato fortemente un’innocenza negata, un super io egoista e distruttivo, viene messo nero su bianco dalla Engberg che ci mostra un lato sociale della Danimarca, quello delle adozioni e degli affidi, non scontato e affatto banale o semplice.
Tocchiamo varie sofferenze, sia quelle dei bambini, che delle madri costrette a dare via le proprie creature, fino all’iter farraginoso delle adozioni, il tutto incastonato in un thriller dove anche il colpevole è prima di tutto una vittima.
Interessante e misteriosa è anche la scelta del titolo: capita infatti di domandarsi il perché di una tale scelta. Anche qui, nulla è lasciato al caso, e quando la spiegazione arriva la troviamo giusta e perfettamente indicata alla trama.
“Il guardiano dei coccodrilli” si rivela opera avvincente, ben costruita e portata avanti con un linguaggio fluido, chiaro, libero da qualsiasi volgarità, sicuramente anche grazie alla traduzione di Claudia Valeria Letizia ed Eva Valvo.

“Bill Conti ~ Gonna Fly Now (Theme From Rocky) 1976 Extended Meow Mix” su YouTube

Rocky Logo.svg

Logo del filmLingua originaleinglesePaese di produzioneStati Uniti d’AmericaAnno1976Durata119 minRapporto1,33:1GeneredrammaticosportivosentimentaleRegiaJohn G. AvildsenSoggettoSylvester StalloneSceneggiaturaSylvester StalloneProduttoreIrwin WinklerRobert ChartoffProduttore esecutivoGene KirkwoodCasa di produzioneUnited ArtistsChartoff-Winkler ProductionsFotografiaJames CrabeMontaggioScott ConradRichard HalseyEffetti specialiGarrett BrownMusicheBill ContiScenografiaBill CassidyCostumiRobert CambelTruccoMike WestmoreInterpreti e personaggi

Doppiatori italiani

Rocky è un film del 1976 diretto da John G. Avildsen.

Sylvester Stallone, allora attore poco conosciuto, ha scritto ed interpretato questo film, grazie al quale è divenuto uno dei volti più amati di Hollywood.[1] Il film vinse tre premi Oscar, tra cui quello per il miglior film e miglior regia. Grazie a Rocky, Stallone diviene il terzo uomo nella storia del cinema, dopo Charlie Chaplin e Orson Welles, a ricevere la nomination all’Oscar sia come sceneggiatore che come attore per lo stesso film.

Realizzato in appena 28 giorni con un budget di 1,1 milioni di dollari[2][3] ne incassò al botteghino 225[4], diventando un successo di pubblico e di critica e dando vita a cinque seguiti: Rocky IIRocky IIIRocky IVRocky VRocky Balboa e due spin-off, Creed – Nato per combattere (2015) e Creed II (2018).

Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al settantottesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[5] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al cinquantasettesimo posto.[6] Nel 2006 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[7][8]

Nell’agosto del 2015Rolling Stone lo mette al secondo posto della classifica dei migliori film sportivi della storia del cinema[9].

Trama

Rocky Balboa (Sylvester Stallone) in una scena del film

Filadelfia1975Rocky Balboa è un pugile italo-americano trentenne che non riesce a sfondare sul ring. Per questo motivo il suo vecchio allenatore Mickey Goldmill gli sequestra l’armadietto negli spogliatoi della palestra nella quale si allena e gli dice che non sarà mai un campione.

Rocky vive la vita giorno per giorno nella periferia della città e abita in un piccolo fatiscente monolocale in una zona residenziale; per guadagnare soldi fa l’esattore per conto di Tony Gasco, un gangster italo-americano.

Il migliore amico di Rocky è Paulie Pennino, italo-americano come lui e con il quale si incontra al bar. Paulie lavora in un mattatoio di Philadelphia e ha una sorella minore, Adriana, molto timida, che lavora in un negozio di animali. Rocky ogni giorno entra nel negozio di animali e cerca continuamente di attaccare bottone ma Adriana, vergognandosi, lo saluta solamente e poi volta la testa da un’altra parte. Il Giorno del ringraziamento, Rocky decide di uscire con Adriana: lei accetta e così i due vanno a pattinare sul ghiaccio insieme. Poi la porta a casa dove riesce a strapparle un bacio; così Adriana vince parte della propria timidezza e qualche giorno dopo decide di fidanzarsi con Rocky.

Nel frattempo, l’imbattuto campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed, proveniente da Los Angeles, giunge a Philadelphia disposto ad un incontro per festeggiare la ricorrenza del Bicentenario degli Stati Uniti d’America, nel quale metterà in palio il suo titolo mondiale, e siccome il pugile ufficiale è infortunato, lui decide comunque di disputare quest’incontro con un pugile a caso che si trova nella stessa città; tra tutti quelli che cerca, trova proprio il nome di Rocky Balboa, soprannominato “Lo stallone italiano”, e decide di sfidarlo.

Avuta la notizia, Rocky riceve una visita da Mickey e, dopo una forte discussione, seguita da un rappacificamento, accetta di farsi allenare da lui per questo match; Mickey lo porta nella vecchia palestra ad allenarsi con i colpi e con gli spostamenti utili per un incontro fondamentale. Così Rocky si prepara per il grande incontro e Mickey, soddisfatto delle sue nuove prestazioni, diventa di fatto il suo manager per quando salirà sul ring.

La notte prima dell’incontro e mentre Adriana dorme, Rocky, che per la prima volta è colmo di dubbi, si dirige allo Spectrum, posto dove si terrà il grande match e qui pensa che dopotutto sarà un’impresa estremamente ardua: sa di non poter riuscire a prevalere su Apollo. Ritornato a casa, Rocky confida ad Adriana, momentaneamente sveglia, che il suo obiettivo sarà esclusivamente rimanere in piedi fino al 15º e ultimo round, cosa che nessun avversario di Apollo è mai riuscito a fare.

Arriva il giorno del match e Rocky sembra in perfetta forma, benché sia preso di mira dai giornalisti e dai tifosi di Apollo che lo danno già per sconfitto. Apollo sale sul ring accompagnato da uno spettacolino ricco di molte attrazioni e musica nel quale egli omaggia l’America nei panni prima di George Washington e poi dello Zio Sam.

Inizia l’incontro e Rocky esordisce nel migliore dei modi mostrando un’incredibile prova di forza nei confronti di Apollo, sorpreso dalla sua resistenza. Quella che doveva essere soltanto una farsa si trasforma in una vera e propria guerra tra pugili: dopo essersi ripreso dal conteggio subito nel primo round, Apollo tempesta di colpi Rocky, che dimostra una grande qualità di incassatore. L’incontro continua con Apollo sempre più stupito dalla caparbietà e resistenza di Rocky, che colpisce come non mai. Nel 14º round Rocky cade esausto al tappeto, ma incredibilmente riesce a rialzarsi.

L’ultimo round è estremamente drammatico, i pugili sono sfiniti e sanguinanti con il pubblico stupefatto dalla loro resistenza. Rocky negli ultimi istanti mette a segno una serie micidiale di colpi che scuotono seriamente Apollo sfiorando il ko. Terminato l’incontro, in un clima di forte tensione e forti emozioni, viene dato il verdetto finale: Creed vince ai punti e conserva il titolo di campione del mondo, ma la folla acclama a gran voce il nome di Rocky per la capacità di aver incassato tutti quei colpi ed essere riuscito a stare in piedi per tutti e 15 i round.

Rocky, dopo aver allontanato i giornalisti radunatiglisi attorno a fine match, chiama a gran voce Adriana, che lo raggiunge sul ring: i due si abbracciano

L’ intervista a Sylvester Stallone di 6 mesi fa

Il trailer

Diego Armando Maradona



Diego Armando Maradona (Lanús, 30 ottobre 1960 – Tigre, 25 novembre 2020[3][4]) è stato un calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo argentino, di ruolo centrocampista. È stato il capitano della nazionale argentina vincitrice del campionato del mondo 1986.

Soprannominato El Pibe de Oro (“il ragazzo d’oro”), è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, se non il migliore in assoluto.[5][6][7][8]

In una carriera da professionista più che ventennale ha militato nell’Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a ben quattro Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994), vincendo da protagonista il torneo del 1986; i 91 incontri disputati e le 34 reti realizzate in nazionale costituirono due record, successivamente battuti.[9] Contro l’Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 segnò una rete considerata il gol del secolo, tre minuti dopo aver segnato un gol con la mano (noto come mano de Dios), altro episodio per cui è spesso ricordato.

Non è mai potuto entrare nelle graduatorie del Pallone d’oro perché fino al 1994 il premio era riservato ai giocatori europei: per questo motivo nel 1995 vinse il Pallone d’oro alla carriera. Ha comunque ricevuto altri numerosi riconoscimenti individuali: condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo,[10] e nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre, tributatogli dalla federazione calcistica dell’Argentina.[11] Nel 2002 è stato inserito nella FIFA World Cup Dream Team,[12] selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali, ottenendo, tra gli undici della squadra ideale, il maggior numero di voti. Nel 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, stilata in occasione del centenario della federazione.[13] Nel 2012 viene premiato come Miglior Calciatore del Secolo ai Globe Soccer Awards e nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i giocatori stranieri.[14]

Tra le figure più controverse della storia del calcio per la sua personalità eccentrica dentro e fuori il campo, fu sospeso due volte dal calcio giocato per differenti motivi: una volta per uso di cocaina nel 1991 e un’altra volta per positività ai test antidoping, al mondiale degli Stati Uniti 1994 (per uso di efedrina, sostanza non legale spesso usata per perdere peso). Commissario tecnico dell’Argentina per un breve periodo alla fine degli anni duemila, dopo il suo ritiro ufficiale dal calcio nel 1997, Maradona ha subito un aumento eccessivo di peso (risolto con l’aiuto di un bypass gastrico) e le conseguenze della dipendenza dalla cocaina, dalla quale si è liberato dopo lunghi soggiorni in centri di disintossicazione.[15]

Biografia

Il figlio naturale Diego Sinagra nel 2008
Nato a Lanús da Diego e Dalma,[16] è padre di cinque figli: Dalma Nerea (1987) e Gianinna Dinorah (1989), nate dal matrimonio con Claudia Villafañe – sposata nel 1984 e dalla quale ha poi divorziato nel 2004 –, Diego Sinagra (1986), nato dalla relazione con Cristiana Sinagra e non riconosciuto da Maradona fino al 2007,[17] Jana (1996), dalla relazione con Valeria Sabalaín e Diego Fernando (2013), nato dalla relazione con Veronica Ojeda. Nel 2009 nasce Benjamin, figlio del calciatore Sergio Agüero e di Gianinna e primo nipote di Maradona.[18]

Anche suo figlio Diego jr. è calciatore, così come lo sono stati i suoi fratelli Hugo e Raúl (detto Lalo)[16] e come lo sono i suoi nipoti Diego Hernán Valeri e i gemelli Nicolás e Santiago Villafañe.

Durante la sua vita ha stretto forti amicizie con diversi politici di spicco tra cui il peronista di sinistra ed ex presidente dell’Argentina Carlos Saúl Menem,[19][20][21] il leader cubano Fidel Castro,[22] il presidente venezuelano Hugo Chávez,[23] e Cristina Fernández de Kirchner.[24] Ha inoltre espresso ammirazione per Ernesto ‘Che’ Guevara[25] e avversione per George W. Bush.[26][27][28] Maradona è stato coinvolto in diversi problemi con la giustizia[29][30][31][32][33] e controversie legali,[34] in particolare con il fisco italiano che l’ha accusato di evasione per 39 milioni di euro: nell’ottobre 2013 Maradona ha firmato l’atto per il recupero del credito[35] e nel maggio 2014, Equitalia decide la sospensione dei pignoramenti presso terzi delle somme di cui risulta creditore.[36]

Il 5 luglio 2017 ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Napoli.[37]

Maradona nel 2010 alla Casa Rosada alle esequie di Néstor Kirchner, assieme alla vedova Cristina e al presidente boliviano Evo Morales.
Problemi di salute
Dai primi anni ottanta fino al 2004 Maradona fu dipendente dalla cocaina: egli ammise, nella sua autobiografia pubblicata nel 2000, di aver iniziato a farne uso dal 1982, quando giocava nel Barcellona.[38] Durante il suo soggiorno a Napoli il consumo divenne una vera e propria tossicodipendenza, che cominciava ad interferire con la sua capacità di giocare a calcio.[39]

Negli anni successivi al suo ritiro, a causa degli eccessi con alcol, cibo e cocaina la sua salute peggiorò progressivamente, costringendolo a diversi ricoveri ospedalieri,[40][41] interventi chirurgici,[42] oltre a piani di riabilitazione e disintossicazione[43][44][45][46][47][48] tra gli anni duemila e gli anni duemiladieci. A causa del vertiginoso aumento di peso subito all’inizio degli anni duemila, è costretto a due bypass gastrici, uno nel 2005 e uno nel 2015.[49]

Circolarono alcune notizie riguardo alla sua morte[50] che furono subito smentite, così come le voci precedenti che lo dichiaravano morto in un incidente automobilistico.[51]

Morte
Qualche giorno dopo aver compiuto 60 anni, viene portato d’urgenza in ospedale;[52] operato al cervello per la rimozione di un ematoma il 4 novembre 2020 a Buenos Aires,[53] è poi tornato a casa per un lungo periodo di convalescenza.[54] Nonostante la buona riuscita dell’intervento, muore qualche giorno dopo, il 25 novembre 2020, nella sua casa di Tigre a causa di un arresto cardiaco.[4][55]

Nella cultura di massa

Graffito raffigurante Maradona nei Mondiali dell’86
Sin dalla vittoria del Mondiale 1986, gli argentini usano il nome di Maradona per farsi riconoscere come suoi compatrioti in tutte le parti del mondo: in Argentina e a Napoli il campione argentino è indicato come simbolo ed eroe dello sport[56] (lo sportivo è infatti un mito “democratico”, in quanto pone le sue basi nella gente comune: è infatti rappresentante del popolo e dei suoi valori[56]). Maradona incarnò perfettamente questo spirito, date le sue umili origini e la sua originaria bassa condizione sociale: i molteplici guadagni non gli fecero perdere i modi di esprimere e il vocabolario proprio della frangia meno agiata della popolazione. A ciò si aggiunse il suo schierarsi contro i “poteri forti”: in particolar modo con i napoletani che lo videro come un rappresentante degli “oppressi” del Sud Italia che lottava contro lo “strapotere” delle squadre del Nord.[56] Numerose furono anche le “battaglie” combattute contro i “poteri forti” come la FIFA (e il suo presidente Havelange), e la AFA presieduta da Grondona.[57][58]

Fu anche per questo e non solo per le sue prodezze nei campi di calcio che Maradona venne in pratica idolatrato sia dagli argentini che dai napoletani.[59] A Rosario, in Argentina, i suoi tifosi fondarono nel 1998 la Iglesia Maradoniana (Chiesa di Maradona),[60] dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita: il suo quarantatreesimo compleanno, nel 2003, rappresentò l’inizio dell’anno 43 d.D. – después de Diego (dopo Diego). Se alla sua nascita la chiesa contava 200 membri, i fedeli raccolti anche tramite il sito ufficiale raggiunsero gli 80.000, tra cui alcuni giocatori famosi come Michael Owen, Ronaldinho e Juan Román Riquelme.[60] Il 26 dicembre 2003 la sua prima squadra, l’Argentinos Juniors, inaugurando il nuovo stadio costruito nel quartiere di La Paternal a Buenos Aires, decise di dedicarglielo chiamandolo Estadio Diego Armando Maradona: il nome fu ufficializzato il 10 agosto 2004.[61] Inoltre ha un monumento situato nel museo del Boca Juniors, all’interno della Bombonera,[62] una statua nella cittadina di Bahía Blanca[63] e numerose altre sculture in diverse parti del mondo.

L’altarino dedicato a Maradona, in via San Biagio dei Librai a Napoli.
A Napoli, in una via pubblica, gli fu dedicato addirittura un altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli e un suo capello in una teca, dove i tifosi si recavano prima delle partite a chiedere la “grazia calcistica”. L’11 maggio 1991 fu celebrato nella città partenopea un convegno in onore di Maradona, intitolato Te Diegum, al quale presero parte molti intellettuali tifosi della squadra azzurra. Il report di questa esperienza (oltre che della sua preparazione) è riportato in un libro omonimo, pubblicato nello stesso anno.[64]

Il 15 agosto 2005 debuttò come conduttore del programma televisivo argentino La Noche del 10, che fu molto seguito.

Oltre a ciò e alla sua autobiografia Yo soy el Diego, pubblicata nel 2000 e subito diventata un bestseller, Maradona è stato citato in numerosi libri, fumetti e film, oltre ad aver recitato in diversi camei in serie televisive. A lui furono dedicate diverse canzoni da artisti più o meno famosi, come Rodrigo Bueno, che interpretò La mano de Dios. Altri furono i Mano Negra con Santa Maradona, Charly García con Maradona blues, i Teflon Brothers con Maradona (kesä ’86), gli Attaque 77 con Francotirador, Manu Chao con La vida tombola, Pino Daniele con Tango della buena suerte e altri.

Caratteristiche tecniche
«Diego era capace di cose che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Le cose che io potrei fare con un pallone, lui potrebbe farle con un’arancia.»

(Michel Platini[65])

Maradona segna il “Gol del secolo” contro l’Inghilterra a Messico 1986
Maradona era un centrocampista offensivo[66][67] dotato di grande carisma[68][69] e personalità estroversa.[70] Mancino,[68] era rinomato per la visione di gioco,[67][68] il controllo di palla,[71] la precisione nei passaggi[71] e l’eccezionale abilità nel dribbling;[68][71][72][73] secondo Johan Cruijff, la maestria di Maradona era tale da infondere l’impressione che la sfera gli restasse incollata al piede.[74]

Pur non raggiungendo i 170 cm di altezza, aveva comunque una struttura fisica compatta e, grazie alle sue gambe forti[68] e al baricentro basso, era in grado di resistere efficacemente alla pressione fisica avversaria durante la sua corsa col pallone tra i piedi.[75] Dotato di grande fantasia[66][67] e intelligenza tattica,[69] specialista della rabona,[76] era inoltre un ottimo finalizzatore,[68][71] nonché abilissimo esecutore di calci piazzati.[71][77][78] Alle eccellenti doti tecniche univa un notevole spirito di sacrificio che, all’occorrenza, gli permetteva di contribuire con profitto alla fase difensiva della propria squadra.[8]

Sapeva imprimere alla palla curvature estreme, riuscendo a segnare direttamente da calcio d’angolo[79] o dal dischetto di centrocampo appena dopo il fischio d’inizio.[80]

Carriera
Giocatore
Club
Formazione calcistica e primi passi in Argentina
Maradona iniziò a giocare a calcio nella squadra del padre, l’Estrella Roja, di cui Diego era il talento più apprezzato. L’acerrima antagonista era la squadra del miglior amico di Maradona: Goyo Carrizo.[16] Fu proprio questi a farlo partecipare ad una selezione nelle giovanili dell’Argentinos Juniors di Buenos Aires.[16] Entrò così a far parte delle Cebollitas (Cipolline),[16] la squadra giovanile dell’Argentinos, il 5 dicembre 1970 a 10 anni.[81] Il suo primo allenatore fu Francisco Cornejo,[16] che all’inizio non credette alla giovane età di Maradona (gli fu addirittura richiesto un documento, che però non aveva con sé al momento del provino).[16][82] Con lui e Carrizo in rosa, la squadra giovanile raggiunse una striscia di 136 risultati utili consecutivi.[16][82]

Maradona iniziò la sua carriera da professionista nell’Argentinos Juniors nel 1976, debuttando con la maglia numero 16 il 20 ottobre nella partita contro il Talleres,[83][84] dieci giorni prima di compiere sedici anni,[83] diventando il più giovane di sempre a esordire nella prima divisione argentina,[6] record battuto da Sergio Agüero[6] nel 2003. Poco prima di farlo esordire l’allora allenatore dell’Argentinos Juniors, Juan Carlos Montes, disse a Maradona: “Vai Diego, gioca come sai”.[85] In tutta risposta, Diego fece subito un tunnel al primo avversario che gli si parò davanti, Juan Domingo Patricio Cabrera.[83][85] L’Argentinos perse 1-0,[83] tuttavia Maradona iniziò a giocare spezzoni di partite fino a diventare titolare. I primi gol nell’Argentinos arrivarono il 14 novembre dello stesso anno, con una doppietta al San Lorenzo.[86] Nel 1978 divenne capocannoniere del campionato argentino con 22 reti,[87] di cui una dal dischetto di centrocampo dopo il fischio d’inizio.[80]

Nel 1979 e nel 1980 vinse il Pallone d’Oro sudamericano, il premio che spetta al miglior giocatore del continente.[88][89] Sempre nel 1980 mise già a segno uno dei più bei gol della sua carriera nella partita contro il Deportivo Pereira disputata il 19 febbraio. Lui stesso ha affermato che si tratta del più bel gol in assoluto da lui realizzato.[90][91][92][93]

Boca Juniors

Un giovane Maradona esultante al Boca Juniors nel 1981
Trasferitosi al Boca Juniors, la squadra per la quale tifava il padre, nella trattativa, oltre a un conguaglio pari a 2 milioni di dollari, hanno fatto il percorso inverso Salinas, Santos, Bordón, Zanabria e Randazzo.[94] Per il passaggio alla nuova squadra fu organizzata un’amichevole con l’Argentinos, il 20 febbraio 1981. Maradona giocò il primo tempo con i vecchi compagni e la ripresa con il Boca Juniors. L’amichevole finì 3-2 per l’Argentinos, con un gol di Maradona. Due giorni dopo il debutto ufficiale alla Bombonera, il Boca vinse contro il Talleres per 4-1, con doppietta di Maradona. Un infortunio lo fermò per quattro giornate, e al suo rientro segnò 28 gol in 40 partite e guidando il Boca Juniors alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura 1981.

L’anno successivo, a causa di problemi economici, il Boca Juniors dovette privarsi di Maradona, non essendo in grado di pagare il suo trasferimento definitivo (Maradona era arrivato in prestito). Si fece quindi avanti il Barcellona, con l’offerta di un milione e duecentomila peseta spagnole (pari a circa dodici miliardi di lire). L’ufficializzazione poté arrivare solo dopo i Mondiali del 1982, disputati proprio in Spagna e per i quali Maradona – al contrario di quattro anni prima – venne convocato.

In un’intervista del 2013 ha raccontato: “Prima che io andassi al Barcellona la Juventus mi ha contattato attraverso Omar Sivori, ma io in quel momento ero troppo piccolo e non avevo voglia di andarmene dall’Argentina, e poi l’avvocato Agnelli aveva un grosso problema con la Fiat, e portare un giocatore come me, con quello che costavo, poteva far restare male tutti gli operai della Fiat e non ne abbiamo parlato più. Sono rimasto in Argentina”.[95]

Barcellona
Il 5 giugno 1982 diventò un giocatore del Barça dell’allora presidente Josep Lluís Núñez;[96] rimediò diversi infortuni sino a che un’epatite virale lo allontanò dai campi per oltre tre mesi. In Coppa delle Coppe i catalani furono eliminati ai quarti di finale dall’Austria Vienna, e Maradona poté giocare solo la partita di ritorno allo stadio Camp Nou di Barcellona a causa dell’epatite che ancora lo debilitava. A fine annata il Barça ottenne il quarto posto nel campionato spagnolo, vincendo la Coppa del Re, sconfiggendo il 4 giugno 1983 in finale il Real Madrid, e la Copa de la Liga nella doppia finale sempre contro il Real Madrid (2-2 all’andata il 26 giugno 1983 e 2-1 al ritorno il 29 giugno 1983), con un gol di Maradona in entrambe le partite.

Maglia autografata di Maradona al museo del Barcellona
La stagione 1983-1984, con César Luis Menotti sulla panchina del Barça, cominciò meglio: a settembre, alla prima partita di Coppa delle Coppe contro la squadra tedesca del Magdeburgo, Maradona segnò una tripletta e la partita terminò 5-1. Alla quarta giornata di campionato, durante l’incontro fra Barcellona e Athletic Bilbao, mentre la partita era sul 4-0 a favore del Barça, Maradona subì un infortunio per un fallo del difensore dell’Athletic Andoni Goikoetxea Olaskoaga. Durante il suo infortunio il Barça vinse la Supercoppa spagnola nella doppia finale con l’Athletic Bilbao (1-3 all’andata il 26 ottobre 1983 e 0-1 al ritorno il 30 novembre 1983).

Rientrato all’inizio del 1984, grazie alle cure del suo medico di fiducia Ruben Dario Oliva,[97] Maradona condusse il Barcellona a sei risultati utili consecutivi, fino a quando una sconfitta di 2-1 contro il Real Madrid fermò i blaugrana. Intanto a marzo riprese la Coppa delle Coppe: il Barcellona contro il Manchester Utd vinse 2-0 la gara d’andata, ma il 3-0 del ritorno per gli inglesi lo condannò all’eliminazione.

La stagione 1983-1984 vide di nuovo il Barça lontano dal primo posto nella Liga. Maradona giocò 16 partite in cui segnò 11 gol. A maggio si tenne la finale di Coppa del Re fra Barça e Athletic Club, gara che segnava l’occasione per Maradona per rincontrare Goikoetxea. Alla fine della partita, vinta dal Bilbao per 1-0, Maradona si avventò contro il giocatore basco, innescando una rissa tra le due squadre. In seguito si scusò personalmente in un incontro ufficiale con il re di Spagna Juan Carlos.

Ripresosi completamente dall’infortunio, al termine di una complessa trattativa,[98] Maradona fu ingaggiato dalla società italiana del Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire.[98] Il contratto fu firmato senza che il Napoli avesse la liquidità per regolarizzare l’acquisto;[98] il denaro venne versato solo in un secondo momento.[98]

Vittorie con il Napoli

Maradona fa il suo ingresso in un San Paolo gremito per la presentazione come nuovo acquisto del Napoli, 5 luglio 1984.
Il 5 luglio 1984 Maradona venne presentato ufficialmente allo stadio San Paolo e fu accolto da circa ottantamila persone, che pagarono la quota simbolica di mille lire per vederlo.[99] Nella prima stagione il Napoli raggiunse una posizione di centro classifica, mentre l’anno successivo ottenne il terzo posto.

Sotto la guida dell’allenatore Ottavio Bianchi, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986-1987, stagione in cui batté dopo trentadue anni la Juventus al Comunale di Torino. Il 10 maggio 1987 il club partenopeo pareggiò per 1-1 la partita casalinga con la Fiorentina, aggiudicandosi aritmeticamente il suo primo scudetto. Il Napoli vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l’Atalanta. L’accoppiata scudetto/coppa fu un’impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino e alla Juventus.

Nella stagione 1987-1988 il Napoli di Ottavio Bianchi partecipò per la prima volta alla Coppa dei Campioni, da cui fu eliminato dopo un doppio confronto con il Real Madrid. In campionato il Napoli, fino alla ventesima giornata, mantenne cinque punti di vantaggio sulla seconda, quindi si fece superare dal Milan, perdendo quattro delle ultime cinque partite. Maradona fu capocannoniere del torneo con 15 reti all’attivo. Nel 1994 un pentito camorrista sostenne che Maradona e compagni avessero venduto lo scudetto su pressioni del Clan Giuliano di Forcella che, in caso di vittoria dello scudetto da parte dei partenopei, avrebbe perso decine di miliardi nelle scommesse clandestine,[100] accuse che successivamente si riveleranno infondate.[101]

Maradona e lo juventino Michel Platini nel campionato 1986-1987
Nel 1989 il Napoli sfiorò la tripletta, concludendo il campionato ancora al secondo posto, dietro l’Inter dei record, arrivando in finale di Coppa Italia e vincendo la Coppa UEFA (terzo titolo internazionale) dopo aver battuto nella doppia finale lo Stoccarda (2-1 all’andata e 3-3 al ritorno). Durante l’estate del 1989, Maradona fu quasi sul punto di trasferirsi all’Olympique Marsiglia: aveva già firmato il contratto, ma poi il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, bloccò la trattativa.[102]

Nella stagione 1989-1990 a Bianchi subentrò Albertino Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione e venne sostituito da Gianfranco Zola, rientrando presto in squadra. Il campionato fu riconquistato dal Napoli con Maradona pronto a presentarsi al mondiale di Italia 1990 fregiandosi del titolo di campione d’Italia.

Ultima stagione italiana
La stagione 1990-1991 cominciò con la vittoria nella Supercoppa italiana del 1990 ottenuta battendo la Juventus per 5-1. Nelle prime tre partite di campionato, invece, la squadra ottiene un punto. In Coppa dei Campioni, dopo la doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpest, al secondo turno il Napoli incontrò lo Spartak Mosca; l’andata al San Paolo finì in parità, 0-0, e in occasione della partita di ritorno in Russia Maradona non partì con la squadra, bensì noleggiò un aereo privato ed arrivò a Mosca solo la sera successiva; il caso fu ampiamente affrontato dalla stampa italiana, che tra l’altro riportò alcune dichiarazioni di Luciano Moggi (allora dirigente del Napoli) e Albertino Bigon. Maradona entrò in campo solo nel secondo tempo, l’incontro finì 0-0 anche dopo i supplementari e i russi vinsero la partita ai rigori (nonostante Maradona avesse siglato il suo).

Maradona, capitano del Napoli, solleva la Supercoppa italiana 1990
L’esperienza italiana di Maradona finì il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari (1-0) che diede il responso di positività alla cocaina.[103][104] Il Napoli chiuse la stagione 1990-1991 al settimo posto.

Nel 2000 il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero 10 appartenuto a Maradona. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e per il regolamento della numerazione delle maglie di quest’ultima, il Napoli fu comunque costretto a ristampare la maglia con quel numero, fino al nuovo ritiro nel 2006, grazie alla promozione in Serie B.

Cessione al Siviglia e ritorno in patria
Dopo un anno e mezzo di squalifica per doping,[104] nel 1992, la carriera di Maradona riprese nel Siviglia. Dei 7,5 milioni di dollari dovuti al Napoli dalla squadra spagnola, la società italiana ne ricevette solo quattro: la FIFA, infatti, autorizzò il Siviglia a non completare il pagamento.[105][106]

Al Siviglia Maradona incontrò nuovamente Carlos Bilardo, l’allenatore dell’Argentina ai mondiali del 1986 e del 1990. Maradona debuttò il 28 settembre 1992 contro il Bayern Monaco e il 4 ottobre giocò la sua prima partita nella Liga, in cui il Siviglia fu sconfitto dall’Athletic Bilbao per 2-1. Tornato anche nella nazionale argentina come capitano, vinse, nel 1993, il Trofeo Artemio Franchi, ovvero la coppa intercontinentale per nazioni (disputata, nella storia, per due volte; l’altra coppa fu vinta nel 1985 dalla Francia), superando la Danimarca vincitrice del campionato d’Europa 1992.

Il Siviglia fallì la qualificazione per la Coppa UEFA; in 25 partite Maradona segnò 5 gol e fu autore di 12 assist. Dopo solo una stagione, la sua esperienza sivigliana giunse al capolinea.

Maradona tornò a giocare in Argentina nel Newell’s Old Boys. Il 31 ottobre 1993, un giorno dopo il suo compleanno, ritornò a giocare con la nazionale, a Sydney contro l’Australia per l’andata dello spareggio interzona di qualificazione al mondiale di Stati Uniti 1994. La partita finì 1-1 e la rete argentina di Abel Balbo fu propiziata da un cross di Maradona. Nella gara di ritorno del 17 novembre, al Monumental di Buenos Aires, l’Argentina vinse per 1-0, qualificandosi al mondiale statunitense.

Dopo 5 partite disputate, a seguito della partita contro l’Huracán, il 12 febbraio 1994, Maradona sciolse il contratto con il Newell’s, recependo un milione e mezzo di dollari, la metà di quanto previsto dal contratto.[107] In seguito si ritirò per alcuni mesi dalle competizioni in attesa del mondiale di USA ’94, tornando a giocare in nazionale il 20 aprile 1994.

Parentesi da allenatore e ritiro
A seguito della squalifica per doping rimediata durante il mondiale statunitense per positività all’efedrina, Maradona provò a lavorare come allenatore in due brevi periodi, guidando il Dep. Mandiyú di Corrientes (dal 3 ottobre al 30 dicembre 1994) e il Racing Club (dal 6 gennaio al 26 marzo 1995), senza successo. Nel primo caso le dimissioni furono dovute ad uno scontro con la dirigenza della squadra;[108] al momento delle dimissioni il Deportivo Mandiyú non era ancora in zona retrocessione, poi concretizzatasi alla fine della stagione 1994-1995. Nel secondo caso Maradona lasciò la conduzione tecnica quando l’allora presidente del Racing perse le elezioni per rimanere a capo della società.[109]

Nel 1995 gli venne assegnato il Pallone d’oro alla carriera.[83] In attività non poté concorrere all’assegnazione del premio perché i calciatori non europei erano allora esclusi dalla competizione.

Il 7 ottobre dello stesso anno tornò a giocare con la maglia del Boca Juniors nella partita contro il Colón (SF) (1-0). Rimase nel Boca Juniors per due anni prima di ritirarsi dal calcio al termine del superclásico contro il River Plate[83] disputato il 25 ottobre 1997.[83]

Nazionale
Esordio e Mondiale 1982

Maradona con la maglia dell’Under-20 nel 1979, contro l’Unione Sovietica, nella vittoriosa finale del mondiale di categoria
Pochi mesi dopo il debutto in campionato per Maradona arrivò anche il debutto internazionale: il 27 febbraio 1977 l’allora allenatore della Nazionale maggiore César Luis Menotti lo convocò per un’amichevole contro l’Ungheria allo stadio La Bombonera di Buenos Aires.[110] Successivamente esordì anche con la Nazionale giovanile il 3 aprile dello stesso anno.[111]

Diventato capocannoniere del campionato argentino,[87] non venne inserito nella rosa della Selección (che divenne campione del mondo per la prima volta nella sua storia), in quanto il CT Menotti gli preferì René Houseman.[6]

Subito dopo la vittoria mondiale, Maradona divenne titolare della Nazionale; nell’amichevole fra Argentina e Resto del Mondo allo stadio Monumental di Buenos Aires, il 25 giugno 1979, finita 2-1 per gli avversari, fu suo l’unico gol degli argentini. Contemporaneamente continuò a giocare con la Nazionale Juniores, vincendo nello stesso anno i Mondiali di calcio giovanili in Giappone (finale vinta contro l’URSS 3-1, segnando un gol), durante il torneo segnò 6 reti diventando il secondo miglior marcatore del torneo dietro il compagno di squadra Ramón Díaz.

Maradona venne convocato per i Mondiali del 1982, disputati in Spagna. Complessivamente collezionò 5 presenze e fece 2 gol, venendo anche espulso contro il Brasile all’85’ minuto per un fallo di reazione su João Batista da Silva.

Messico 1986: Argentina campione

Maradona con la Coppa del Mondo vinta dall’Argentina a Mexico ’86.
Nel 1986 Maradona vinse i Mondiali in Messico:[6] segnò 5 gol e realizzò 5 assist nelle 7 partite giocate nel torneo (tutte vinte, tranne l’1-1 contro l’Italia nella prima fase a gironi). In particolare, nel corso del secondo tempo dei quarti di finale contro l’Inghilterra,[6] realizza due gol passati alla storia del calcio rispettivamente come «la mano de Dios» e «il gol del secolo»[6] apre le marcature segnando un gol di mano nel tentativo di anticipare il portiere avversario Peter Shilton in uscita[6] – la terna arbitrale guidata da Ali Bennaceur non si accorge dell’infrazione e convalida erroneamente la rete[6] (poi rivendicata da Maradona come atto di giustizia a seguito della sconfitta patita dagli argentini contro i britannici nella guerra delle Falkland del 1982)[6][112] – e firma il 2-0 dopo aver dribblato tutti gli avversari che hanno provato ad ostacolarlo nella sua corsa dalla linea di centrocampo alla porta difesa da Shilton.[6][113] Il secondo è stato inoltre votato come il più grande gol nella storia della Coppa del Mondo, in un sondaggio indetto dalla FIFA nel 2002.

L’Argentina affronta il Belgio in semifinale e Maradona sigla una doppietta nel 2-0 che vale la finale contro la Germania Ovest:[6] nell’ultimo atto, i tedeschi non gli lasciano libertà di manovra,[6] tuttavia la mezzala riesce a inventarsi l’assist per il 3-2 finale realizzato da Jorge Burruchaga.[6] Per l’Argentina si tratta del secondo Mondiale, l’unico vinto da Maradona.

Italia 1990
Maradona capitanò l’Argentina anche nei campionati del Mondo 1990, svoltisi in Italia. Un infortunio alla caviglia pregiudicò le sue prestazioni.

Negli ottavi di finale contro il Brasile, Maradona fu autore dell’assist a Claudio Caniggia per il gol vincente. Nei quarti di finale l’Argentina affrontò la Jugoslavia; dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano chiusi a reti inviolate, gli argentini superarono gli jugoslavi 3-2 ai calci di rigore nonostante l’errore dello stesso Maradona (e del compagno di squadra Troglio).[114] Si giunse così alla partita successiva contro l’Italia, padrona di casa, allo Stadio San Paolo del suo Napoli, dove il pubblico si divise a metà tra il sostegno alla Selección e agli Azzurri guidati da Azeglio Vicini. La gara si risolse anch’essa ai rigori dopo un 1-1 all’overtime; questa volta Maradona segnò il suo tiro dal dischetto, e l’Argentina si qualificò per la finale.

Maradona contrastato dai tedeschi Matthäus e Völler durante la finale del Mondiale 1990
Nella gara decisiva, a Roma, l’Albiceleste perse contro la Germania Ovest per 1-0 con un calcio di rigore trasformato da Andreas Brehme all’85’, a seguito di un fallo di Néstor Sensini su Rudi Völler. In quest’occasione, Maradona si rese protagonista di un discusso episodio extracalcistico: prima della partita, il pubblico dell’Olimpico fischiò l’intera esecuzione dell’inno nazionale argentino e il giocatore, ripreso dalle telecamere, rispose con l’esclamazione «hijos de puta» (in lingua italiana figli di puttana), rivolta agli spalti.[115]

USA 1994 e squalifica per doping
In attesa dei Mondiali per alcuni mesi Maradona si ritirò dalle competizioni di club e tornò a giocare il 20 aprile, in un’amichevole tra Argentina e Marocco che terminò 3-1 per l’Argentina, con una rete di Maradona su rigore (dopo 1.255 minuti di gioco di “digiuno”). Maradona non avrebbe potuto partecipare alla prevista tournée pre-mondiale in Giappone in quanto gli fu negato il visto di ingresso a causa dei precedenti con la droga.[116] La Nazionale argentina decise di non recarsi in Giappone senza Maradona, cambiò quindi il programma di incontri sfidando Israele (3-0), Ecuador (1-0) e Croazia (0-0).

Ai Mondiali, iniziati a metà giugno, l’Argentina vinse 4-0 la prima partita a Boston contro la Grecia, in cui Maradona realizzò il terzo gol. Gli argentini vinsero (2-1) anche la seconda partita contro la Nigeria. Ancora una volta l’esito positivo di un controllo antidoping fermò la carriera di Maradona, che fu trovato positivo all’efedrina, sostanza stimolante proibita. La FIFA lo espulse dal campionato[117] e l’Argentina fu eliminata agli ottavi contro la Romania di Gheorghe Hagi.

Maradona si è sempre difeso affermando che la positività al test era dovuta all’ingestione di una bevanda energetica, la Ripped Fuel, datagli dal suo allenatore personale in sostituzione della Ripped Fast, che in Argentina usava regolarmente e che era permessa dalla FIFA, a differenza della Ripped Fuel, versione statunitense che, all’insaputa dell’allenatore, disse conteneva efedrina.[118]

Allenatore
Nazionale argentina

Maradona nel 2009 sulla panchina della Selecciòn
Dopo alcune brevi esperienze a metà anni novanta, il 28 ottobre 2008 viene nominato nuovo CT dell’Argentina, subentrando ad Alfio Basile. Dopo il vittorioso esordio, 1-0 alla Scozia, sotto la sua gestione l’Albiceleste subisce la sconfitta più pesante nella storia delle qualificazioni mondiali, un 6-1 contro la Bolivia penultima in classifica: ciononostante, la selezione si qualifica per il Mondiale sudafricano all’ultimo turno, battendo l’Uruguay in trasferta per 1-0.[119] Seguono due mesi di squalifica inflitti dalla FIFA al CT, reo di aver insultato i giornalisti che avevano messo in dubbio le sue capacità da tecnico.[120] In Sudafrica, dopo un inizio convincente grazie a quattro vittorie consecutive,[121][122][123][124] Maradona esce dalla rassegna ai quarti di finale per mano della Germania (4-0) ed è esonerato da CT.[125]

Emirati Arabi Uniti e Dorados
Il 14 maggio 2011, dopo 10 mesi di inattività, Maradona viene ingaggiato dall’Al-Wasl di Dubai, firmando un contratto biennale da $ 4,5 milioni a stagione più un jet privato a disposizione come benefit.[126][127] Il 15 settembre seguente perde la sua prima partita di Emirates Cup per 4-3 contro l’Al-Jazira.[128]

Maradona nel 2012
Debutta in campionato il 16 ottobre con la vittoria contro lo Sharjah per 3-0. Dalla Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti viene eliminato nei quarti di finale dopo la sconfitta per 3-2 contro l’Al-Wahda del 10 gennaio 2012. Debutta poi anche nella Coppa dei Campioni del Golfo il 6 marzo vincendo contro l’Al-Nahda dell’Oman per 0-2. L’11 marzo esce dall’Emirates Cup eliminato in semifinale dall’Al-Ahli di Fabio Cannavaro con il risultato di 1-0. Vincendo tutte e quattro le partite del girone della Coppa dei Campioni del Golfo si qualifica ai quarti di finale dove il 15 maggio elimina i connazionali dell’Al-Wahda per 5-3 ai calci di rigore dopo che i tempi regolamentari erano terminati con il risultato di 1-1. Il 26 maggio all’ultima giornata di campionato perde per 2-6 in casa contro l’Al-Alhi terminando il campionato all’ottavo posto con 26 punti. Conquista poi la finale della Coppa dei Campioni del Golfo il 30 maggio dopo aver superato i qatariani dell’Al-Khor in semifinale. Il 5 giugno vince la gara d’andata della finale per 1-3 contro l’Al-Muharraq del Bahrain. Il 10 giugno perde però la gara di ritorno ai rigori per 4-5 dopo che i tempi regolamentari erano terminati con il punteggio di 1-3 per gli ospiti.

Il 10 luglio seguente dopo alcuni attriti con la dirigenza e con alcuni giocatori, viene sollevato dall’incarico.[129]

Il 7 maggio 2017 viene nominato allenatore dell’Al-Fujairah, tornando così in panchina dopo cinque anni. La squadra gioca nella seconda divisione degli Emirati Arabi, firma un contratto annuale.[130] Il 27 aprile 2018 si dimette dopo aver fallito la promozione in prima divisione: la sua squadra è stata l’unica a non aver perso neppure una partita in stagione.[131]

Il 7 settembre 2018 viene annunciato come nuovo tecnico dei Dorados.[132] Perde due volte il campionato di seconda divisione messicana, entrambe le volte nella doppia finale contro l’Atlético San Luis, rassegnando le dimissioni il 14 giugno 2019 per motivi di salute.[133]

Dopo il ritiro dall’attività agonistica
Nel 2000 Maradona pubblicò la sua autobiografia, intitolata Yo Soy El Diego (Io sono il Diego), che in Argentina divenne subito un bestseller.

Maradona dopo una dieta rigorosa che gli fece perdere peso
In seguito il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia con il numero 10 appartenuto a Maradona, ritirandone la maglia. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e visto il regolamento della numerazione delle maglie di quest’ultima, il club sarà costretto a ristampare la maglia con il 10, fino al nuovo ritiro nel 2006 grazie alla promozione in Serie B.
Nel 2001 anche l’AFA chiese alla FIFA l’autorizzazione a ritirare la maglia numero 10 della Nazionale argentina in onore di Maradona, ma la FIFA dichiarò respinta la richiesta nel 2002[134] poiché in vista dei Mondiali 2002 la lista dei giocatori doveva essere numerata dall’1 al 23.[135] La Federazione argentina annunciò che l’avrebbe assegnato al terzo portiere, Roberto Bonano, ma ai Mondiali la maglia fu vestita da Ariel Ortega e a Bonano andò il numero 23.[136]

L’11 dicembre dello stesso anno, all’Auditorium del Foro Italico di Roma al FIFA World Player 2000 condotto da Massimo Giletti, viene premiato con il FIFA Internet Century Awards come Calciatore del Secolo secondo un sondaggio popolare (53,6%) mentre Pelé, presente anch’esso in sala, ottiene lo stesso premio da una giuria della FIFA.

Il 10 novembre 2001 diede ufficialmente l’addio al calcio giocato nell’amichevole fra l’Argentina e una selezione di Stelle Mondiali, conclusasi sul 6-3 con doppietta di Maradona su rigore.[135] Il 26 dicembre 2003, l’Argentinos Juniors rinominò il suo stadio Stadio Diego Armando Maradona, in onore al campione argentino.

Il 27 aprile 2005 fu nominato direttore sportivo del Boca Juniors, il primo agosto successivo divenne vicepresidente onorario del club.[83] Tra le sue prime decisioni assunse Alfio Basile come nuovo allenatore. In quell’anno il Boca vinse il campionato di Apertura, la Copa Sudamericana e la Recopa Sudamericana e nel 2006 vinse invece il campionato di Clausura e nuovamente la Recopa Sudamericana. Il 26 agosto 2006 Maradona abbandonò la carica per disaccordi con l’AFA, che scelse proprio Basile come nuovo allenatore della Nazionale argentina. Il Boca Juniors ha voluto inoltre onorare Maradona con una statua posta all’interno dello stadio Bombonera.

Il 15 agosto 2005 esordì come conduttore del programma televisivo argentino La Noche del 10 che fu molto seguito. In una puntata ospitò e intervistò Pelé, uno dei calciatori che gli contende la palma di miglior giocatore di ogni tempo. Altri ospiti furono Zidane, Ronaldo, Hernán Crespo, Fidel Castro, Mike Tyson, Raffaella Carrà e Robbie Williams. Inoltre, durante una puntata incentrata sul tema dei talenti calcistici più promettenti dell’Argentina, tra i vari Messi e Agüero, spuntava anche Ezequiel Lavezzi, che in quel periodo giocava nel San Lorenzo.

Diego Maradona durante il Soccer Aid del 27 maggio 2006
Nel maggio 2006 ha accettato di partecipare al Soccer Aid, un programma di sostegno all’UNICEF.[137] Nello specifico, Maradona giocò nel Resto del Mondo contro l’Inghilterra il 27 maggio: segnò su calcio di rigore per la rappresentativa mondiale e la partita finì 2-1 per l’Inghilterra.[138]

Nel corso degli anni ha partecipato a diverse trasmissione televisive.[83] In seguito sponsorizzò e partecipò in prima persona, in Sudamerica, a incontri amichevoli di showbol tra ex stelle del calcio, che riscossero un buon successo.[139]

L’11 maggio 2011 ha partecipato alla partita d’inaugurazione del nuovo stadio della squadra cecena Terek Groznyj di proprietà del dittatore Ramzan Kadyrov. La squadra di Maradona era composta da elementi come Jean-Pierre Papin, Alessandro Costacurta, Christian Vieri, Iván Zamorano, Fabien Barthez, Franco Baresi, Luís Figo, Roberto Ayala, Alain Boghossian, Manuel Amoros, Robbie Fowler, Nelson Dida e Enzo Francescoli. La partita è stata vinta per 5-2 dalla formazione del Caucaso del Nord con anche tre gol del presidente Kadyrov tra cui uno segnato dopo aver dribblato Maradona che si è poi riscattato segnando su punizione.[140][141] Nel dicembre 2012 a Dubai viene premiato come miglior calciatore del secolo ai Globe Soccer Awards.

In seguito a Dubai ha sfidato amichevolmente il connazionale Juan Martín del Potro, 7º tennista al mondo.[142] Nello stesso periodo sempre nella città degli emirati ha disputato un match di un torneo di esibizione di calcio a 7 trascinando nella prima partita la sua squadra, il Dubai Sports Council, alla vittoria per 3-2 contro il Dubai Courts con 2 gol, uno su punizione e l’altro su rigore.[143][144]

Il 17 ottobre a Milano ha presentato una collana di DVD a lui dedicata e curata dell’amico Gianni Minà per La Gazzetta dello Sport.

Il 1º settembre 2014 partecipa alla Partita per la Pace organizzata da Papa Francesco e Javier Zanetti allo Stadio Olimpico di Roma: gioca per tutti i 90 minuti servendo anche un assist al compagno di squadra Roberto Baggio.[145] A dicembre, all’età di 54 anni, torna in campo in occasione del Dubai National Day Match, una maratona calcistica da 36 ore no-stop.[146]

Il 22 giugno 2015 Maradona, tramite lo storico telecronista celebre per aver commentato in diretta il gol del secolo,[6] Víctor Hugo Morales, annuncia di volersi candidare alla presidenza della FIFA al posto di Joseph Blatter.[147]

Il 15 maggio 2018 viene nominato presidente onorario della squadra bielorussa Dinamo Brėst.[148]

Statistiche
Tra club, nazionale maggiore e nazionale Under-20 (escluse le partite non ufficiali), Maradona ha giocato globalmente 694 partite segnando 354 reti, alla media di 0,51 gol a partita.[149][150][151]

Presenze e reti nei club
Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1976 Argentina Argentinos Juniors N 11 2 – – – – – – – – – 11 2
1977 M+N 37+12 13+6 – – – – – – – – – 49 19
1978 M+N 31+4 22+4 – – – – – – – – – 35 26
1979 M+N 14+12 14+12 – – – – – – – – – 26 26
1980 M+N 32+13 25+18 – – – – – – – – – 45 43
Totale Argentinos Juniors 166 116 – – – – – – 166 116
1981 Argentina Boca Juniors M+N 28+12 17+11 – – – – – – – – – 40 28
1982-1983 Spagna Barcellona PD 20 11 CR 5 3 CdC 4 5 CdL 6 4 35 23
1983-1984 PD 16 11 CR 4 1 CdC 3 3 – – – 23 15
Totale Barcellona 36 22 9 4 7 8 6 4 58 38
1984-1985 Italia Napoli A 30 14 CI 6 3 – – – – – – 36 17
1985-1986 A 29 11 CI 2 2 – – – – – – 31 13
1986-1987 A 29 10 CI 10 7 CU 2 0 – – – 41 17
1987-1988 A 28 15 CI 9 6 CC 2 0 – – – 39 21
1988-1989 A 26 9 CI 12 7 CU 12 3 – – – 50 19
1989-1990 A 28 16 CI 3 2 CU 5 0 – – – 36 18
1990-1991 A 18 6 CI 3 2 CC 4 2 SI 1 0 26 10
Totale Napoli 188 81 45 29 25 5 1 0 259 115
1992-1993 Spagna Siviglia PD 26 5 CR 3 3 – – – – – – 29 8
1993-1994 Argentina Newell’s Old Boys A 5 0 – – – – – – – – – 5 0
1995-1996 Argentina Boca Juniors A+C 11+13 3+2 – – – – – – – – – 24 5
1996-1997 A+C 0+1 0 – – – – – – SS 1 0 2 0
1997-1998 A 5 2 – – – – – – – – – 5 2
Totale Boca Juniors 70 33 – – – – 1 0 71 33
Totale carriera 491 259 57 36 32 13 8 4 588 312
Cronologia presenze e reti in nazionale
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
27-2-1977 Buenos Aires Argentina Argentina 5 – 1 Ungheria Ungheria Amichevole –
24-8-1977 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Paraguay Paraguay Amichevole – Coppa Félix Bogado
31-8-1977 Asunción Paraguay Paraguay 2 – 0
(1 – 3 dcr) Argentina Argentina Amichevole – Coppa Félix Bogado
19-4-1978 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 1 Irlanda Irlanda Amichevole –
25-4-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
22-5-1979 Berna Argentina Argentina 0 – 0
(8 – 7 dcr) Paesi Bassi Paesi Bassi Amichevole – 75º Anniversario FIFA
26-5-1979 Roma Italia Italia 2 – 2 Argentina Argentina Amichevole –
29-5-1979 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
2-6-1979 Glasgow Scozia Scozia 1 – 3 Argentina Argentina Amichevole 1
25-6-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 2 World Stars World Stars Amichevole 1
2-8-1979 Rio de Janeiro Brasile Brasile 2 – 1 Argentina Argentina Coppa America 1979 – 1º turno –
8-8-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Bolivia Bolivia Coppa America 1979 – 1º turno 1
30-4-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Irlanda Irlanda Amichevole 1
13-5-1980 Londra Inghilterra Inghilterra 3 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
16-5-1980 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
21-5-1980 Vienna Austria Austria 1 – 5 Argentina Argentina Amichevole 3
18-9-1980 Mendoza Argentina Argentina 2 – 2 Cile Cile Amichevole –
9-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 0 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
12-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Polonia Polonia Amichevole 1
15-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole –
4-12-1980 Mar del Plata Argentina Argentina 1 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Amichevole 1
16-12-1980 Córdoba Argentina Argentina 5 – 0 Svizzera Svizzera Amichevole 1
1-1-1981 Montevideo Argentina Argentina 2 – 1 Germania Ovest Germania Ovest Mundialito –
4-1-1981 Montevideo Argentina Argentina 1 – 1 Brasile Brasile Mundialito 1
9-3-1982 Mar del Plata Argentina Argentina 0 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole –
24-3-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Germania Ovest Germania Ovest Amichevole –
14-4-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Amichevole –
5-5-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
12-5-1982 Rosario Argentina Argentina 1 – 0 Romania Romania Amichevole –
13-6-1982 Barcellona Argentina Argentina 0 – 1 Belgio Belgio Mondiali 1982 – 1º turno –
18-6-1982 Alicante Argentina Argentina 4 – 1 Ungheria Ungheria Mondiali 1982 – 1º turno 2
23-6-1982 Alicante Argentina Argentina 2 – 0 El Salvador El Salvador Mondiali 1982 – 1º turno –
29-6-1982 Barcellona Italia Italia 2 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1982 – 2º turno –
2-7-1982 Barcellona Argentina Argentina 1 – 3 Brasile Brasile Mondiali 1982 – 2º turno –
9-5-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Paraguay Paraguay Amichevole 1
14-5-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 0 Cile Cile Amichevole 1
26-5-1985 San Cristóbal Venezuela Venezuela 2 – 3 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 2
2-6-1985 Bogotà Colombia Colombia 1 – 3 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 –
9-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Venezuela Venezuela Qual. Mondiali 1986 1
16-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Colombia Colombia Qual. Mondiali 1986 –
23-6-1985 Lima Perù Perù 1 – 0 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 –
30-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 2 Perù Perù Qual. Mondiali 1986 –
14-11-1985 Los Angeles Messico Messico 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole 1
17-11-1985 Puebla Messico Messico 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
26-3-1986 Parigi Francia Francia 2 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
30-4-1986 Oslo Norvegia Norvegia 1 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
4-5-1986 Tel Aviv Israele Israele 2 – 7 Argentina Argentina Amichevole 2
2-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 3 – 1 Corea del Sud Corea del Sud Mondiali 1986 – 1º turno –
5-6-1986 Puebla Italia Italia 1 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1986 – 1º turno 1
10-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 0 Bulgaria Bulgaria Mondiali 1986 – 1º turno –
16-6-1986 Puebla Argentina Argentina 1 – 0 Uruguay Uruguay Mondiali 1986 – Ottavi di finale –
22-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 1 Inghilterra Inghilterra Mondiali 1986 – Quarti di finale 2
25-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 0 Belgio Belgio Mondiali 1986 – Semifinale 2
29-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 3 – 2 Germania Ovest Germania Ovest Mondiali 1986 – Finale – 2º titolo mondiale
10-6-1987 Zurigo Italia Italia 3 – 1 Argentina Argentina Amichevole 1
27-6-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Perù Perù Coppa America 1987 – 1º turno 1
2-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Ecuador Ecuador Coppa America 1987 – 1º turno 2
9-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 0 – 1 Uruguay Uruguay Coppa America 1987 – Semifinale –
11-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 2 Colombia Colombia Coppa America 1987 – Finale 3º posto –
16-12-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Germania Ovest Germania Ovest Amichevole –
31-3-1988 Berlino Unione Sovietica Unione Sovietica 4 – 2 Argentina Argentina Torneo 4 Nazioni 1
2-4-1988 Berlino Germania Ovest Germania Ovest 1 – 0 Argentina Argentina Torneo 4 Nazioni –
12-10-1988 Siviglia Spagna Spagna 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole – Coppa Hispanidad
2-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 1 – 0 Cile Cile Coppa America 1989 – 1º turno –
4-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 0 – 0 Ecuador Ecuador Coppa America 1989 – 1º turno –
8-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 1 – 0 Uruguay Uruguay Coppa America 1989 – 1º turno –
10-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 0 – 0 Bolivia Bolivia Coppa America 1989 – 1º turno –
12-7-1989 Rio de Janeiro Argentina Argentina 0 – 2 Brasile Brasile Coppa America 1989 – Girone finale –
14-7-1989 Rio de Janeiro Argentina Argentina 0 – 2 Uruguay Uruguay Coppa America 1989 – Girone finale –
21-12-1989 Cagliari Italia Italia 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
3-5-1990 Vienna Austria Austria 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
8-5-1990 Berna Svizzera Svizzera 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
22-5-1990 Tel Aviv Israele Israele 1 – 2 Argentina Argentina Amichevole 1
8-6-1990 Milano Argentina Argentina 0 – 1 Camerun Camerun Mondiali 1990 – 1º turno –
13-6-1990 Napoli Argentina Argentina 2 – 0 Unione Sovietica Unione Sovietica Mondiali 1990 – 1º turno –
18-6-1990 Napoli Argentina Argentina 1 – 1 Romania Romania Mondiali 1990 – 1º turno –
24-6-1990 Torino Brasile Brasile 0 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1990 – Ottavi di finale –
30-6-1990 Firenze Argentina Argentina 0 – 0 dts
(3 – 2 dcr) Jugoslavia Jugoslavia Mondiali 1990 – Quarti di finale –
3-7-1990 Napoli Italia Italia 1 – 1 dts
(3 – 4 dcr) Argentina Argentina Mondiali 1990 – Semifinale –
8-7-1990 Roma Germania Ovest Germania Ovest 1 – 0 Argentina Argentina Mondiali 1990 – Finale –
18-2-1993 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Brasile Brasile Amichevole – 100º anniversario AFA
24-2-1993 Mar del Plata Argentina Argentina 1 – 1
(5 – 4 dcr) Danimarca Danimarca Coppa Artemio Franchi –
31-10-1993 Sydney Australia Australia 1 – 1 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1994 –
17-11-1993 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Australia Australia Qual. Mondiali 1994 –
20-4-1994 Salta Argentina Argentina 3 – 1 Marocco Marocco Amichevole 1
18-5-1994 Santiago del Cile Cile Cile 3 – 3 Argentina Argentina Amichevole –
25-5-1994 Guayaquil Ecuador Ecuador 1 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
31-5-1994 Tel Aviv Israele Israele 0 – 3 Argentina Argentina Amichevole –
4-6-1994 Zagabria Croazia Croazia 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
21-6-1994 Boston Argentina Argentina 4 – 0 Grecia Grecia Mondiali 1994 – 1º turno 1
25-6-1994 Boston Argentina Argentina 2 – 1 Nigeria Nigeria Mondiali 1994 – 1º turno –
Totale Presenze (10º posto) 91 Reti (5º posto) 34
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina Under-20
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
16-4-1977 Valencia Argentina Under-20 Argentina 1 – 1 Uruguay Uruguay Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
18-4-1977 Valencia Paraguay Under-20 Paraguay 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
21-4-1977 Valencia Perù Under-20 Perù 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
13-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 4 – 1 Perù Perù Under-20 Sudamericano Under-20 1979 1
18-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Ecuador Ecuador Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
25-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 0 – 0 Paraguay Paraguay Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
28-1-1979 Montevideo Uruguay Under-20 Uruguay 0 – 0 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
31-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 1 – 0 Brasile Brasile Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
18-8-1979 – Messico Under-20 Messico 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
26-8-1979 Omiya Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Indonesia Indonesia Under-20 Mondiali Under-20 1979 2
28-8-1979 Omiya Jugoslavia Under-20 Jugoslavia 0 – 1 Argentina Argentina Under-20 Mondiali Under-20 1979 –
30-8-1979 Omiya Polonia Under-20 Polonia 1 – 4 Argentina Argentina Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
2-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Algeria Algeria Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
4-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 2 – 0 Uruguay Uruguay Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
7-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 3 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
Totale Presenze 15 Reti 8
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale (partite non ufficiali) ― Argentina Under-20
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
3-4-1977 – Chascomús Noflag2.svg 2 – 3 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
8-4-1977 – Cipolletti Noflag2.svg 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
3-11-1978 – N.Y. Cosmos N.Y. Cosmos 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
5-11-1978 – San Rafael Noflag2.svg 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
14-11-1978 – San José de Mayo Noflag2.svg 0 – 4 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 2
5-12-1978 – Pergamino Noflag2.svg 3 – 3 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
8-12-1978 Córdoba Talleres (C) Talleres (C) 2 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
25-7-1979 Tucumán Atl. Tucumán Atl. Tucumán 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
14-11-1979 Valencia Valencia Valencia – Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
Totale Presenze 9 Reti 5
Statistiche da allenatore
Club
Statistiche aggiornate al 16 maggio 2018.

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale % Vittorie Piazz.
Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1994-1995 Argentina Textil Mandiyú A+C 12 1 5 6 – – – – – – – – – – – – – – – 12 1 5 6 8,33 Dimiss.
1995-1996 Argentina Racing Club A+C 11 2 3 6 – – – – – – – – – – – – – – – 11 2 3 6 18,18 Dimiss.
2011-2012 Emirati Arabi Uniti Al-Wasl UFL 22 7 5 10 EC+CPE 11+2 6+1 0+0 5+1 CCG 8 5 1 2 – – – – – 43 19 6 18 44,19 8º
2017-2018 Emirati Arabi Uniti Dibba Al-Fujairah UD1 22 11 11 0 CPE 2 0 1 1 – – – – – – – – – – 24 11 12 1 45,83 3º
Totale carriera 67 21 24 22 15 7 1 7 8 5 1 2 – – – – 90 33 26 31 36,67
Nazionale
Squadra Naz dal al Record
G V N P GF GS DR % Vittorie
Argentina Argentina Argentina 28 ottobre 2008 29 luglio 2010 24 18 0 6 47 27 +20 75,00
Nazionale nel dettaglio
Stagione Squadra Competizione Piazzamento Andamento Reti
Giocate Vittorie Pareggi Sconfitte % Vittorie GF GS DR
2008 Argentina Argentina Qual. Mondiale 4º 0 0 0 0 — – – –
2009 8 4 0 4 50,00 10 11 -1
2010 Mondiale Quarti di finale 5 4 0 1 80,00 10 6 +4
Dal 2008 al 2010 Amichevoli 11 10 0 1 90,91 27 8 +19
Totale Argentina 24 18 0 6 75,00 47 27 +20
Panchine da commissario tecnico della nazionale argentina
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
19-11-2008 Glasgow Scozia Scozia 0 – 1 Argentina Amichevole Maxi Rodríguez
11-2-2009 Marsiglia Francia Francia 0 – 2 Argentina Amichevole Jonás Gutiérrez
Lionel Messi
28-3-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 4 – 0 Venezuela Qual. Mondiali 2010 Lionel Messi
Carlos Tévez
Maxi Rodríguez
Sergio Agüero
1-4-2009 La Paz Bolivia Bolivia 6 – 1 Argentina Qual. Mondiali 2010 Luis González
20-5-2009 Santa Fe Argentina Argentina 3 – 1 Panama Amichevole Matías Defederico
2 Gonzalo Bergessio
6-6-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Colombia Qual. Mondiali 2010 Daniel Díaz
10-6-2009 Quito Ecuador Ecuador 2 – 0 Argentina Qual. Mondiali 2010 –
12-8-2009 Mosca Russia Russia 2 – 3 Argentina Amichevole Sergio Agüero
Lisandro López
Jesús Dátolo
5-9-2009 Rosario Argentina Argentina 1 – 3 Brasile Qual. Mondiali 2010 Jesús Dátolo
9-9-2009 Asunción Paraguay Paraguay 1 – 0 Argentina Qual. Mondiali 2010 –
30-9-2009 Córdoba Argentina Argentina 2 – 0 Ghana Amichevole 2 Martín Palermo
10-10-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Perù Qual. Mondiali 2010 Gonzalo Higuaín
Martín Palermo
14-10-2009 Montevideo Uruguay Uruguay 0 – 1 Argentina Qual. Mondiali 2010 Mario Bolatti
14-11-2009 Madrid Spagna Spagna 2 – 1 Argentina Amichevole Lionel Messi
26-1-2010 San Juan Argentina Argentina 3 – 2 Costa Rica Amichevole José Ernesto Sosa
Guillermo Burdisso
Franco Jara
10-2-2010 Mar del Plata Argentina Argentina 2 – 1 Giamaica Amichevole Martín Palermo
Ignacio Canuto
3-3-2010 Monaco di Baviera Germania Germania 0 – 1 Argentina Amichevole Gonzalo Higuaín
5-5-2010 Cutral-Co Argentina Argentina 4 – 0 Haiti Amichevole 2 Facundo Bertoglio
Martín Palermo
Sebastián Blanco
24-5-2010 Buenos Aires Argentina Argentina 5 – 0 Canada Amichevole 2 Maxi Rodríguez
Ángel Di María
Carlos Tévez
Sergio Agüero
12-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 1 – 0 Nigeria Mondiali 2010 – 1º turno Gabriel Heinze
17-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 4 – 1 Corea del Sud Corea del Sud Mondiali 2010 – 1º turno autorete
3 Gonzalo Higuaín
22-6-2010 Polokwane Grecia Grecia 0 – 2 Argentina Argentina Mondiali 2010 – 1º turno Martín Demichelis
Martín Palermo
27-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 3 – 1 Messico Messico Mondiali 2010 – Ottavi di finale 2 Carlos Tévez
Gonzalo Higuaín
3-7-2010 Città del Capo Argentina Argentina 0 – 4 Germania Germania Mondiali 2010 – Quarti di finale –
Totale Presenze 24 Reti 47
Opere
Io sono el Diego, Roma, Fandango libri, 2002. ISBN 88-87517-31-2.
La mano di Dio. Messico ’86. Storia della mia vittoria più grande, con Daniel Arcucci, Milano, Mondadori, 2016. ISBN 978-88-04-66327-0.
Palmarès
Club
Competizioni nazionali
Campionato argentino: 1
Boca Juniors: Metropolitano 1981
RFEF – Copa del Rey.svg Coppa di Spagna: 1
Barcellona: 1983
Coppa di Lega spagnola.svg Coppa della Liga: 1
Barcellona: 1983
Supercoppa di Spagna: 1
Barcellona: 1983
Scudetto.svg Campionato italiano: 2
Napoli: 1986-1987, 1989-1990
Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 1
Napoli: 1986-1987
Supercoppa Italiana.svg Supercoppa italiana: 1
Napoli: 1990
Competizioni internazionali
UEFA Cup (adjusted).png Coppa UEFA: 1
Napoli: 1988-1989
Nazionale
FIFA U-20 World Cup 1977.svg Campionato mondiale Under-20: 1
Giappone 1979
FIFA World Cup Icon (Campionato mondiale di calcio).svg Campionato mondiale: 1
Messico 1986
Coppa Artemio Franchi: 1
Argentina 1993
Individuale
Capocannoniere del Campionato Metropolitano: 3
1978 (22 gol), 1979 (14 gol), 1980 (25 gol)
Capocannoniere del Campionato Nacional: 2
1979 (12 gol), 1980 (18 gol)
Calciatore sudamericano dell’anno: 2
1979, 1980
Calciatore sudamericano dell’anno secondo il Centro dei Giornalisti Accreditati dalla AFA (CEPA): 3
1979, 1980, 1981
Pallone d’oro del Mondiale Under-20: 1
Giappone 1979
Olimpia de Plata al miglior calciatore argentino dell’anno: 4
1979, 1980, 1981, 1986
Olimpia de Oro al Miglior Sportivo argentino dell’anno – 1979, 1986
Miglior calciatore sudamericano dell’anno per la rivista El Mundo, di Caracas: 6
1979, 1980, 1986, 1989, 1990, 1992
Guerin d’oro: 1
1984-85
Pallone d’Oro al Mondiale: 1
1986
Calciatore dell’anno per la rivista World Soccer: 1
1986
Onze d’or al miglior calciatore in Europa, secondo la rivista francese Onze Mondial: 2
1986, 1987
Onze de bronze al terzo miglior calciatore in Europa, secondo la rivista francese Onze Mondial: 2
1985, 1988
Capocannoniere della Serie A: 1
1987-1988 (15 gol)
Capocannoniere della Coppa Italia: 1
1987-1988 (6 gol)
Pallone di Bronzo al Mondiale: 1
1990
Eletto “miglior calciatore argentino di tutti i tempi” dalla AFA: 1
1993
Pallone d’oro alla carriera: 1
1995
Olimpia de Platino al miglior sportivo argentino del secolo
FIFA Player of the Century come miglior calciatore del XX secolo attraverso un sondaggio ufficiale aperto dalla FIFA via web a livello mondiale:
2000
Calciatori del XX secolo IFFHS:
2000
Inserito nelle “Leggende del calcio” del Golden Foot (2003)
Hall of Fame del calcio italiano come giocatore straniero (2014)
Candidato al Dream Team del Pallone d’oro (2020)

La maglia di Franco Baresi

Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino

https://youtu.be/5U5cndGNCV0

Un libro che racconta il suicidio in prima persona, un libro che parla di malattia mentale

Il libro Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino

«E poi sono caduta, ma non sono morta». Una giovane donna, da poco diventata madre, decide di togliersi la vita gettandosi dall’ultimo piano di una palazzina. Perché l’ha fatto? Non lo sappiamo. E forse, in quel momento, non lo sa nemmeno lei. Ma quel tentativo di suicidio non ha avuto successo e oggi, quella giovane donna, vuole capire. Fuani Marino decide di usare gli strumenti della letteratura per ricostruire una storia vera, la propria. Svegliami a mezzanotte è un libro incandescente: una storia di luce scritta da chi ha attraversato la notte.

Giulio Einaudi Editore

Una ringhiera sul vuoto, le ciabatte che scivolano via dai piedi, lasciarsi andare. Fuani Marino cade dal quarto piano in un pomeriggio di luglio durante una vacanza al mare. Ha 32 anni, una bambina di 4 mesi e un disturbo bipolare che nessuno ha avuto il coraggio di riconoscere e affrontare.

Svegliami a mezzanotte è la storia di un suicidio dal punto di vista del suicida, per paradossale che appaia. Perché chi sopravvive è comunque riuscito a compiere il passo verso l’indicibile.

E poi sono caduta, ma non sono morta.

Il bambino col pigiama a righe The Boy in the Striped

https://youtu.be/_EfD5VaTX0A

Il bambino con il pigiama a righe (film)

film del 2008 diretto da Mark Herman

Il bambino con il pigiama a righe.jpg

Bruno e Shmuel giocano a dama in una scena del filmTitolo originaleThe Boy in the Striped PyjamasLingua originaleinglesePaese di produzioneStati Uniti d’AmericaRegno UnitoUngheriaAnno2008Durata91 minRapporto1,85:1GeneredrammaticostoricoRegiaMark HermanSoggettoJohn BoyneSceneggiaturaMark HermanProduttoreDavid HeymanCasa di produzioneMiramax FilmsBBC FilmsHeyday FilmsFotografiaBenoît DelhommeMontaggioMichael EllisMusicheJames HornerScenografiaMartin ChildsInterpreti e personaggi

Doppiatori italiani

Il bambino con il pigiama a righe (The Boy in the Striped Pajamas) è un film del 2008 diretto e sceneggiato da Mark Herman, adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo di John Boyne.

Il film è stato distribuito nelle sale italiane il 19 dicembre 2008.

Trama

Bruno è un bambino tedesco di otto anni, curioso, intraprendente e appassionato d’avventura. Vive a Berlino, durante la seconda guerra mondiale, con suo padre Ralf, un ufficiale nazista, sua madre Elsa, sua sorella Gretel e una giovane domestica, Maria.

Un giorno, a seguito della promozione del padre, Bruno viene costretto a lasciare la città e tutti i suoi amici per trasferirsi in una casa di campagna insieme alla famiglia.

Poco dopo il suo arrivo, il bambino scopre per caso che vicino alla sua nuova abitazione, sorge un campo di concentramento. Improvvisamente catapultato in una vita monotona e solitaria, circondato solo da domestici e soldati, il bambino inizia ben presto a esplorare i dintorni della tenuta; riesce così a scoprire un passaggio, che lo conduce fino ai confini del campo di concentramento.

Lì, conosce Shmuel, un bambino ebreo, suo coetaneo. Nonostante tra i due vi sia del filo spinato e il tentativo degli adulti di infondere odio verso la razza ebraica, Bruno si dimostra fin da subito estraneo ai condizionamenti. Tra i due bambini nasce infatti una profonda amicizia, benché i due possano giocare nei limiti fisici del possibile, dato il filo spinato.

Un giorno, appena prima di trasferirsi di nuovo, Bruno si “traveste” da ebreo, scava una fossa e raggiunge Shmuel. I due andranno alla ricerca del padre di Shmuel, quando però vengono rastrellati all’interno del campo e sottoposti a un’apparente doccia in una camerata, che è in realtà una camera a gas, nella quale moriranno.

The Verve

Tra il 1998 e il 2007 Nick McCabe collaborò con diversi artisti tra cui John MartynNeotropic, e i The Nova Saint. Nel 2007 i Verve si riunirono e nell’agosto 2008 esce un nuovo album dal titolo Forth, in cui la band mischia il sound che lo aveva caratterizzato nei primi anni grazie proprio alle stesure di McCabe, col Pop Rock più classico di Ashcroft.

Nel 2009 McCabe ha fondato un nuovo gruppo chiamato “The Black Ships” con l’ex bassista dei The Verve Simon Jones, il batterista Mig Schillace, ed il violinista Davide Rossi. I Black Ships realizzarono il loro primo EP, Kurofune, nel maggio 2011, e hanno debuttato dal vivo al Kings College Student Union il 2 giugno dello stesso anno, prima di cambiare i loro nome in Black Submarine a metà 2012, per problemi con un gruppo omonimo americano.

Karin Slaughter in ” La moglie silenziosa “

Una ragazza corre sola nella foresta. È convinta che non ci sia ragione di avere paura, ma si sbaglia. Un silenzioso predatore sta perseguitando le donne della contea di Grant. Si nasconde nell’ombra, aspetta fino a quando non arriva il momento giusto per aggredire le sue vittime. Ed è così anche stavolta. Dieci anni dopo, il caso è ormai stato chiuso. Il killer, Daryl Nesbitt, è dietro le sbarre. Ma poi, all’improvviso, un’altra giovane donna viene aggredita e uccisa con lo stesso, brutale modus operandi. È soltanto una coincidenza, oppure la polizia potrebbe essersi sbagliata? Nesbitt viene interrogato in carcere, e si professa per l’ennesima volta innocente: dice di essere stato incastrato da una squadra di poliziotti corrotti guidata da Jeffrey Tolliver, l’ex capo del dipartimento. Riaprire il caso significherebbe disturbare la memoria di Tolliver, morto anni prima e considerato da tutti un eroe. Ma i giorni passano, e lì fuori c’è un serial killer alla ricerca di nuove vittime. L’agente speciale del GBI Will Trent deve riuscire a fermarlo, e in fretta. Rimettersi sulla pista dopo molti anni non è semplice: il tempo fa svanire i ricordi, scomparire i testimoni, perdere le prove… Il tempo trasforma le bugie in verità. E poi, Will non potrà risolvere il mistero senza chiedere aiuto all’unica persona che non vorrebbe coinvolgere nell’indagine: la sua fidanzata e vedova di Jeffrey Tolliver, la dottoressa Sara Linton. Quando il passato e il presente iniziano a sovrapporsi, Will capisce che tutto ciò che ama è in grande pericolo…

“I personaggi, la trama, il ritmo sono impareggiabili.” Michael Connelly “Un romanzo non può essere meglio di così.” Jeffery Deaver “Passione, intensità e umanità.” Lee Child “Con cuore e tecnica Karin Slaughter sa coinvolgerti dalla prima all’ultima pagina”. Camilla Läckberg “Tutti i libri di Slaughter sono sorprendenti e realistici, ma a farla spiccare tra i più grandi scrittori di thriller è il suo prodigioso dono per la caratterizzazione dei personaggi.” Washington Post “Slaughter è come un’atleta professionista che si esibisce sul campo da gioco per mostrare ai ragazzini come si gioca davvero.” RT Book Reviews

Karin Slaughter (6 gennaio 1971) è una scrittrice statunitense.

Karin Slaughter

Nata in Georgia, vive attualmente ad Atlanta.

Opere

Serie di Grant County

  1. 2001 – La morte è cieca (Blindsighted), Sonzogno (ISBN 978-88-454-2374-1)
  2. 2002 – Tagli (Kisscut), Piemme (ISBN 978-88-384-7666-2)
  3. 2003 – Corpi (A Faint Cold Fear), Piemme (ISBN 978-88-384-7681-5)
  4. 2004 – Indelebile (Indelible), Piemme (ISBN 978-88-384-8676-0)
  5. 2005 – Faithless
  6. 2007 – Beyond Reach

Serie di Will Trent

Altri titoliModifica

  • 2004 – Like a charm
  • 2008 – Martin misunderstood
  • 2011 – First thrills, vol. 3
  • 2011 – Thorn in my side
  • 2012 – The unremarkable heart
  • 2013 – Cop Town – (L’orlo del baratro), TimeCrime, ISBN 978-88-6688-174-2
  • 2015 – Pretty Girls – (Quelle belle ragazze), HarperCollins, ISBN 978-88-6905-057-2
  • 2016 – Cold, cold heart witness impulse – (La mia vendetta), HarperCollins, ISBN 978-88-589-6252-7 – Solo ebook)
  • 2017 – Last breath – (A ogni costo – prequel de La figlia modello) HarperCollins, ISBN 978-88-589-7124-6 – Solo ebook)
  • 2017 – The good daughter – (La figlia modello), HarperCollins, ISBN 978-88-6905-265-1
  • 2018 – Pieces of her – (Frammenti di lei), HarperCollins