Cuore di De Amicis

Il libro Cuore di Edmondo De Amicis rappresenta, in particolare per coloro che sono negli …anta, il romanzo di formazione tra i più famosi e funzionali.

Purtroppo, come accaduto per altri classici quali i Promessi Sposi e Pinocchio, il fatto di essere stato una lettura quasi obbligata nel corso della formazione scolastica non ha nè contribuito alla sua completa comprensione nè, salvo eccezioni, si è potuto giovare di una rilettura “adulta” risultando confinato, per lo più, ad uggiosa reminiscenza scolastica.

In realtà ragione di riflessione quel testo ancora oggi ne offre molta. Vediamo di analizzarla.

Il libro viene scritto nell’anno 1886 e quindi in un periodo tra i più complessi della nostra storia a ridosso del Risorgimento e soprattutto dell’Italia post unitaria unificata dal Regno Sabaudo.

Il testo viene commissionato direttamente dal governo (i cui Parlamentari erano cooptati per classe e per censo tra la nobiltà di nascita o acquisita) alle prese con la gravissima situazione strutturale di un Regno formalmente unificato nella monarchia sabauda ma sostanzialmente non amalgamato nelle sue componenti originarie (basti pensare agli effetti territoriali duraturi del Reame Borbonico).

La scelta di De Amicis fortunato autore di romanzi “d’appendice” di vocazione socialista con un forte radicamento sulla realtà degli ultimi (classi subalterne ed impiegati) non fu certo unanime.

Come furono oggetto di grandi discussioni sia l’entità del compenso richiesto dall’autore sia la natura “rivoluzionaria” dell’impianto letterario.

Siamo in pieno Ottocento quando, salvo importantissime eccezioni soprattutto d’oltralpe, gli eroi o le eroine dei libri e dei romanzi sono per lo più re, regine, principi, duchi, contesse, baroni e marchesi e, ove non lo siano all’inizio del libro, attraverso un procedimento di agnizione, si verrà comunque a scoprire che sono comunque, al peggio, figli naturali dei suddetti titolati.

De Amicis, con un’intuizione folgorante, scuote la scena strutturandola dal punto di vista oggettivo in un luogo assolutamente inedito (la Scuola) e dal punto di vista soggettivo rendendo protagonisti due “eroi borghesi”: la Maestrina dalla penna rossa ed il Preside.

De Amicis ebbe lo straordinario merito di comprendere che l’elemento fondante del nuovo regno sabaudo esteso all’intera Italia avrebbe dovuto necessariamente strutturarsi nel pubblico insegnamento, nella scuola pubblica. E che i veri soldati dell’unificazione non sarebbero stati gli armigeri bensì i Maestri.

Impossibilitato ad avere un “modello ideale di italiano”, al di là da venire, De Amicis ebbe inoltre la straordinaria idea di esaltare virtù (vere o presunte) delle singole regioni componenti il regno per elevarle, con una transizione di fase più emotiva che letteraria, ad unità ideale di sintesi.

Così il Tamburino è sardo, la Vedetta è lombarda e via descrivendo per far sì che le realtà territoriali regionali non sentissero il peso della annessione militare in favore di un “orgoglio nazionale” unitario retto da vincoli di terra, sangue e diritto.

Nè manca, con spirito anticipatore, di descrivere il complesso mondo dell’emigrazione in una sorta di “globalizzazione ante litteram” dagli Appennini alle Ande.

Nonostante il titolo il libro è una straordinaria operazione di “marketing” politico perseguito con intelligenza da una classe politica cui tutto poteva venir rimproverato tranne che la cultura.

Classe politica che seppe capire l’importanza della sfera “pubblica” quale elemento di coesione e di appartenenza in superamento degli individualismi personali e locali.

Certo non si può chiedere a De Amicis di essere Marx (e non lo era) nè di essere Bakunin (e non lo era).

Ma non si può non notare, tralasciando per un momento la fotografia di una struttura sociale sostanzialmente statica, il rilievo dato alla funzione del pubblico, nella specie della scuola pubblica, alla formazione di un comune sentire che sarebbe poi diventato un sentire di patria.

Rivedere oggi, nel mezzo di un’emergenza epidemica ed economica senza precedenti, ad oltre 150 anni da allora la dissoluzione del sentire in senso unitario il Paese e lo Stato attraverso le voci, disarmoniche, delle singole regioni fa capire molto di noi e dell’Italia.

Dopo il libro Cuore ci fu la grande guerra, ci fu Caporetto ma ci fu anche Vittorio Veneto. Ma ci fu soprattutto uno straordinario comune sentire.

E forse un sottile filo conduttore lega il patriottismo, un po’ ingenuo e senza malizia, di Cuore a quello che portò poi a Vittorio Veneto.

Nel famoso discorso della vittoria del Generale Diaz un passaggio, ancora oggi, risuona emblematico “…l’Esercito Italiano inferiore per uomini e mezzi…” ecco siamo stati veramente inferiori per uomini e mezzi allora come oggi. Allora vincemmo.

Myanmar

Colpo di Stato in Birmania del 2021
parte del Conflitto interno in Birmania

Aung San Suu Kyi & Min Aung Hlaing collage.jpg

Aung San Suu Kyi (a sinistra) e Min Aung Hlaing (a destra)Data1º febbraio 2021LuogoBirmaniaCausa

  • Accuse di brogli elettorali e instabilità politica tra il governo e i vertici dell’esercito

Esito

  • Destituzione e arresto del presidente Win Myint e della consigliere di Stato Aung San Suu Kyi
  • Scioglimento del parlamento
  • Dichiarazione dello stato d’emergenza per un anno

Schieramenti

Birmania
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg

Governo della BirmaniaTatmadawComandanti

Birmania
Birmania
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg
Flag of the Myanmar Armed Forces.svg

Min Aung Hlaing (Comandante in Capo delle Forze Armate della Birmania) Myint Swe (Vice Presidente della Birmania)Voci di colpi di Stato presenti su Wikipedia

Il colpo di Stato in Birmania del 2021 o colpo di Stato in Myanmar del 2021[1][2] è stato un colpo di Stato militare messo in atto dalle forze armate birmane la mattina del 1º febbraio 2021 per rovesciare il governo di Aung San Suu Kyi, che è stata arrestata[3][4].

AntefattiModifica

Le elezioni legislative birmane del 2020 sono vinte come le precedenti dalla Lega Nazionale per la Democrazia, guidata da Aung San Suu Kyi, mentre il Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, vicino all’esercito, ha conquistato solo poche decine di seggi.

Il 26 gennaio 2021, il generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate, ha contestato i risultati del ballottaggio e ne ha chiesto la riverifica, altrimenti l’esercito sarebbe intervenuto per risolvere la crisi politica in corso. La commissione elettorale ha però negato queste accuse[5].

EventiModifica

Un blocco militare lungo la strada che porta all’ufficio governativo della regione di Mandalay.

Il consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e altri leader del partito al governo sono stati arrestati e detenuti dal Tatmadaw, l’esercito del Myanmar. In seguito, l’esercito del Myanmar ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di un anno e ha affermato che il potere era stato consegnato al comandante in capo delle forze armate Min Aung Hlaing[6][7][8].

In una dichiarazione televisiva, i militari hanno giustificato questo colpo di Stato con la necessità di preservare la “stabilità” dello Stato. Hanno accusato la commissione elettorale di non aver posto rimedio a “enormi irregolarità” che sarebbero avvenute, secondo loro, durante le ultime elezioni. L’esercito ha comunicato inoltre che verrà istituita una “vera democrazia multipartitica” e che il trasferimento dei poteri averrà solo dopo “lo svolgimento di elezioni generali libere ed eque”[9].

Le telecomunicazioni nel Paese hanno risentito gravemente degli eventi: le linee telefoniche nella capitale sono state tagliate,[10] la televisione pubblica ha interrotto le trasmissioni per “problemi tecnici”[11] e l’accesso a Internet è stato bloccato.[12]

ProtesteModifica

Un gruppo di circa 200 immigrati birmani e alcuni attivisti pro-democrazia thailandesi tra cui Parit Chiwarak e Panusaya Sithijirawattanakul hanno organizzato una protesta contro il colpo di Stato presso l’ambasciata birmana a Bangkok, in Thailandia. Secondo quanto riferito, alcuni manifestanti hanno mostrato il saluto con tre dita, il simbolo usato durante le proteste pro-democrazia thailandesi.[13] La protesta si è conclusa con una repressione da parte della polizia; due manifestanti sono stati feriti e ricoverati in ospedale, e altri due sono stati arrestati.[14]

Proteste a Bangkok

Anche a Tokyo, in Giappone dei cittadini birmani si sono riuniti davanti all’ufficio delle Nazioni Unite per protestare contro il colpo di Stato.[15]

Anche nei giorni successivi al golpe si sono susseguite manifestazioni pacifiche in Myanmar, che, tuttavia, sono state represse duramente dalla polizia e che hanno portato alla dichiarazione della legge marziale in buona parte del Paese.

Reazioni internazionaliModifica

Diversi paesi (tra cui India,[16] Indonesia,[17] Giappone,[18] Malaysia,[19] e Singapore)[20] hanno espresso preoccupazioni per l’evoluzione del colpo di Stato e hanno invitato il governo e l’esercito al dialogo. Australia,[21] Nuova Zelanda,[22] Turchia[23] Regno Unito,[24] e Stati Uniti[25] hanno condannato il colpo di Stato e hanno chiesto il rilascio dei detenuti; la Casa Bianca ha anche minacciato di imporre sanzioni agli autori del colpo di Stato.[26][27] CambogiaFilippine e Thailandia hanno rifiutato esplicitamente di sostenere una parte, classificando il colpo di Stato come una questione interna.[28][29][30] Il presidente degli USA Joe Biden ha condannato il colpo di Stato definendolo “un attacco diretto alla transizione del paese verso la democrazia e lo stato di diritto”.[31][32]

L’Organizzazione delle Nazioni Unite attraverso il proprio Segretario generale António Guterres, ha condannato fermamente la detenzione dei leader e ha descritto il colpo di Stato come “un grave colpo alla democrazia in Birmania” e ha aggiunto che i risultati delle elezioni generali di novembre avevano fornito un “forte mandato” alla Lega Nazionale per la Democrazia.[33][33]

Anche l’Unione europea e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico hanno condannato il colpo di Stato.[34][35][36]

Note

L’ ercito del Myanmar ha preso il potere dopo aver arrestato Aung San Suu Kyi e altri leader democraticamente eletti.

Le truppe pattugliano le strade ed è in vigore il coprifuoco notturno, con lo stato di emergenza dichiarato di un anno.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha sollevato la minaccia di nuove sanzioni, con l’ONU e il Regno Unito che hanno anche condannato il colpo di stato.

L’esercito sostiene che la recente schiacciante vittoria elettorale del partito della sig.ra Suu Kyi è stata viziata da una frode. Ha esortato i sostenitori a “protestare contro il colpo di stato”.

In una lettera scritta in preparazione della sua imminente detenzione, ha affermato che le azioni dei militari avrebbero riportato il paese sotto una dittatura.

L’esercito ha già annunciato la sostituzione di un certo numero di ministri.

Per le strade della città principale, Yangon (Rangoon), la gente diceva di sentire che la loro dura battaglia per la democrazia era andata persa.

Un residente di 25 anni, che ha chiesto di non essere nominato, ha detto alla BBC: “Svegliarsi per sapere che il tuo mondo è stato completamente capovolto durante la notte non era una sensazione nuova, ma una sensazione che pensavo che fossimo andati avanti da, e uno che non avrei mai pensato che saremmo stati costretti a provare di nuovo. “

Il Myanmar, noto anche come Birmania, è stato governato dalle forze armate dal 1962 al 2011, quando un nuovo governo ha iniziato a inaugurare un ritorno al governo civile


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Automatic gunfire has been heard at a protest in northern Myanmar amid signs that the military is preparing a crackdown on opposition to the coup it carried out on 1 February.

Western embassies in Myanmar urged the military not to use violence as troops were reported on the streets of the largest city, Yangon.

Telecoms companies have been ordered to shut off the internet from 18:30 GMT.

The US advised its citizens in Myanmar to “shelter in place”.

Meanwhile, a statement signed by the European Union, United States and Britain said: “We call on security forces to refrain from violence against demonstrators, who are protesting the overthrow of their legitimate government.”https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

The coup in Myanmar (also known as Burma) removed the civilian government led by Aung San Suu Kyi. Her party won a resounding victory at the election in November, but the military said the vote was fraudulent.

Ms Suu Kyi is now under house arrest. Hundreds of activists and opposition leaders have been detained.

What are the signs that the military could crack down?

At a protest in Kachin state, in the north, automatic gunfire could be heard as security forces clashed with anti-coup demonstrators in the city of Myitkyina. It was not clear whether rubber bullets or live rounds were being fired.https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

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In Yangon, there is a heavy military presence, reports the BBC’s South East Asia correspondent, Jonathan Head. Earlier on Sunday, armoured vehicles were seen on the streets for the first time since the coup.

Across the country, hundreds of thousands of protesters rallied against the military for the ninth day in a row.

Telecoms operators in Myanmar are advising their customers that they have been told to shut off internet services from 01:00 to 09:00 local time, Sunday into Monday (18:30 to 02:30 GMT).

An office of the US embassy in Yangon warned US nationals to stay indoors during curfew hours.https://d-28824907723572462810.ampproject.net/2101300534005/frame.html

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On Saturday, the military said arrest warrants had been issued for seven prominent opposition campaigners and warned the public not to harbour opposition activists fleeing arrest.

Video footage showed people reacting with defiance, banging pots and pans to warn their neighbours of night-time raids by the security forces.

The military on Saturday also suspended laws requiring court orders for detaining people longer than 24 hours and for searching private property.

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Myanmar – the basics

  • Myanmar, also known as Burma, was long considered a pariah state while under the rule of an oppressive military junta from 1962 to 2011
  • A gradual liberalisation began in 2010, leading to free elections in 2015 and the installation of a government led by veteran opposition leader Aung San Suu Kyi the following year
  • In 2017, Rohingya militants attacked police posts, and Myanmar’s army and local Buddhist mobs responded with a deadly crackdown, reportedly killing thousands of Rohingya and burning villages. More than half a million Rohingya fled across the border into Bangladesh, and the UN later called it a “textbook example of ethnic cleansing”
  • Aung San Suu Kyi and her government were overthrown in an army coup on 1 February following a landslide NLD win in November’s elections
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Gregory David Roberts in Shantaram traduzione di Vincenzo Mingiardi

Shantaram

romanzo scritto da Gregory David Roberts

ShantaramTitolo originaleShantaramAutoreGregory David Roberts1ª ed. originale20031ª ed. italiana2005GenereromanzoSottogenereautobiograficoLingua originaleingleseSeguito daL’ombra della montagna

Shantaram è un romanzo autobiografico del 2003 scritto dallo scrittore australiano Gregory David Roberts.

Shantaram è la storia schietta e anti-retorica di un latitante, basata sull’esperienza di Roberts, al tempo rapinatoreeroinomane, evaso dal carcere di Pentridge e rifugiatosi in India, dove ha poi vissuto per dieci anni. In fuga a Bombay, apre un piccolo ambulatorio gratuito in uno slum (baraccopoli) del terzo mondo, lavora per il principale boss della mafia di Bombay, opera come riciclatore di denaro sporco e come “soldato di strada”,[1] affronta le armi russe nelle montagne dell’Afghanistan e si guadagna il soprannome – attribuitogli con acume dalla madre della prima persona, ritenuta affidabile, incontrata a Bombay – di Shantaram, che in lingua marathi significa “uomo di pace” ovvero “uomo della pace di Dio“.

Trama

Nel 1978, Roberts viene condannato a 19 anni di reclusione per alcune rapine commesse quando era tossicodipendente, ma nel luglio del 1980 evade dal carcere di massima sicurezza dello Stato di Victoria in pieno giorno, divenendo da quel momento uno degli uomini più ricercati dell’Australia per tutto il decennio successivo.

Per la maggior parte del periodo di latitanza, Roberts vive a Bombay. Dopo aver conosciuto un uomo del posto, Prabaker, che diventerà il suo miglior amico, organizza una clinica gratuita negli slum, le baraccopoli indiane, in cui impara a conoscere la cultura indiana e le caratteristiche della gente che avrebbe poi finito per amare intensamente.

A causa della sua attività subisce la vendetta della più famosa e influente maîtresse di Bombay, che lo fa arrestare senza un reale capo d’accusa. Rimarrà rinchiuso in carcere, picchiato selvaggiamente e maltrattato, per circa quattro mesi finché un suo amico, su richiesta di Abdel Khader Khan, il capo di uno dei clan mafiosi più potenti di Bombay, lo farà liberare.

Successivamente inizia a lavorare per lo stesso Abdel Khader Khan, operando nel riciclaggio di valuta e nella contraffazione di passaporti. Al contempo, condivide le responsabilità dei suoi nuovi amici, incontrati nel lavoro che svolge presso gli slums. Vivrà poi molte avventure, tra cui parecchi scontri con gang criminali del luogo e l’ingresso negli affari di Bollywood (l’industria cinematografica indiana).

Più avanti si dedicherà ad una missione finalizzata al contrabbando d’armi in favore dei mujaheddin afghani e nel corso di questa lunga spedizione, durante la quale il suo gruppo sarà coinvolto in alcuni episodi di guerriglia, arriva fino alle porte di Kandahar. In tale contesto avviene l’uccisione del suo mentore Khan. Da quel momento tutto gli appare sbagliato e orrendo, e cade in depressione, ritenendo che tutti i suoi amici, Prabaker compreso, siano morti.

Conclude acquisendo la consapevolezza di dover combattere per ciò che crede giusto, e costruirsi una vita onesta a Bombay

Paolo Rossi il golden Boy

Paolo Rossi (calciatore 1956)

calciatore, dirigente sportivo e opinionista sportivo italiano

Italia
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non conosciuta
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Juventus
Juventus
Como
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Perugia
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Italia
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Paolo Rossi

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Paolo Rossi solleva il Pallone d’oro 1982Nazionalità ItaliaAltezza174 cmPeso67 kgCalcio RuoloAttaccanteTermine carriera1987CarrieraGiovanili1961-1967 Santa Lucia1967-1968 Ambrosiana1968-1972 Cattolica Virtus1972-1973 JuventusSquadre di club11973-1975 Juventus0 (0)1975-1976→  Como6 (0)1976-1979 Lanerossi Vicenza94 (60)1979-1980→  Perugia28 (13)1981-1985 Juventus83 (24)1985-1986 Milan20 (2)1986-1987 Verona20 (4)Nazionale1976-1978 Italia U-2110 (5)1977-1986 Italia48 (20)Palmarès Mondiali di calcioOroSpagna 19821 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.

Paolo Rossi (Prato23 settembre 1956 – Siena9 dicembre 2020) è stato un calciatore e opinionista italiano, di ruolo attaccante. Con la nazionale italiana si è laureato campione del mondo nel 1982.

Soprannominato Pablito,[1] lo si ricorda principalmente per le sue prodezze e per i suoi gol ai Mondiali del 1982, dove si aggiudicò il titolo di capocannoniere. Nello stesso anno vinse anche il Pallone d’oro (terzo italiano ad aggiudicarselo). Occupa la 42ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer.[2] Nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione.[3] È risultato 12º nell’UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d’Europa dei cinquant’anni precedenti.[4]

Insieme a Roberto Baggio e Christian Vieri detiene il record italiano di marcature nei Mondiali a quota 9 gol, ed è stato il primo giocatore (eguagliato dal solo Ronaldo) ad aver vinto nello stesso anno il Mondiale, il titolo di capocannoniere di quest’ultima competizione e il Pallone d’oro.[5]

Biografia

Iniziò a giocare a calcio all’età di nove anni con il Santa Lucia, squadra messa in piedi dal medico della frazione, il dottor Paiar;[6] nella stessa squadra militava anche il fratello maggiore Rossano.[6] Al padre Vittorio, ex ala destra del Prato, è dedicato il campo sportivo del Santa Lucia.[7] Dal primo matrimonio nasce il figlio Alessandro; dopo il divorzio, nel 2010 si sposò con la giornalista Federica Cappelletti, dalla quale ebbe due figlie.[8][9]

Come cantante, ha realizzato nel 1980 un 45 giri, con la canzone Domenica, alle tre, il cui testo tratta il tema del rapporto tra i calciatori e le proprie compagne.

Nel 1999 è stato candidato alle elezioni europee per Alleanza Nazionale, nella circoscrizione Nord-Est.[10][11] Nel 2000 si candidò alla presidenza della Lega Pallavolo Serie A femminile[12], senza tuttavia essere eletto.

In televisione è stato opinionista per varie emittenti italiane quali Sky SportPremium Sport e Rai Sport. Nel 2011 partecipò inoltre a Ballando con le stelle come concorrente.[13]

Vicenza gestiva un’agenzia immobiliare insieme all’ex compagno di squadra Giancarlo Salvi. Possedeva inoltre un complesso agrituristico a Bucine, dove abitava, in località Poggio Cennina.

È morto all’ospedale Le Scotte di Siena la sera del 9 dicembre del 2020, all’età di 64 anni, a causa di un tumore ai polmoni.[14][15][16][17]

Il rapporto con Fabbri e Bearzot

Da sinistra, Rossi in nazionale al campionato del mondo 1978, mentre festeggia con il commissario tecnico Enzo Bearzot e Franco Causio

Rossi al Lanerossi Vicenza ebbe un ottimo rapporto con l’allenatore Giovan Battista Fabbri, sia dentro che fuori dal campo. Fabbri fu l’artefice della trasformazione tattica del giocatore da ala a centravanti puro. Il giocatore ricordò così il rapporto col suo mentore: «Fabbri è stato un padre per me, il classico padre di famiglia che ti consiglia, ti prende sotto la sua protezione, è stato proprio così. Teneva le fila di tutto l’ambiente, ha fatto in modo che si creasse una grande unione tra di noi. Era un grande conoscitore e un grande amante del calcio, predicava il fatto che tutti a cominciare dai difensori dovevano giocare a pallone. Io, in particolare, gli devo molto, è stato lui che mi ha trasformato da ala a centravanti, ha visto subito che potevo avere un ruolo diverso e ha cambiato sicuramente la mia carriera».

Da sinistra, il tecnico Giovan Battista Fabbri e Rossi in una pausa d’allenamento

Importante per la carriera di Rossi fu anche il commissario tecnico dell’ItaliaEnzo Bearzot. Il tecnico lo confermò tra i convocati per il campionato del mondo 1978 e fu l’artefice del grande successo del giocatore sul campo. Bearzot, inoltre, fu anche uno dei pochi che credette nell’innocenza di Pablito a seguito dello scandalo scommesse. Nonostante un’opposizione generale, il C.T. decise di convocarlo al campionato del mondo 1982; una chiamata che lo stesso Rossi reputava possibile, conoscendo la stima che Bearzot aveva nei suoi confronti: «La convocazione me l’aspettavo, Bearzot aveva fiducia in me, in Argentina ero andato bene». Al funerale del tecnico, scomparso il 21 dicembre 2010, Rossi lo ricordò con queste parole: «Io a lui devo tutto, senza di lui non avrei fatto quel che ho fatto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell’italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso».[18]

Autobiografie

Nel 2002 pubblicò la sua autobiografia intitolata Ho fatto piangere il Brasile: «L’ho scritto perché i miei tre gol al Brasile, in quel fantastico, indimenticabile tre a due, sono il fiore all’occhiello della mia vita di calciatore. Un ricordo che non si cancellerebbe neanche a distanza di un milione di anni».[19]

Nel 2012 scrisse il libro 1982. Il mio mitico mondiale insieme a sua moglie Federica Cappelletti, giornalista e scrittrice. Rossi spiegò che l’aiuto di sua moglie fu importante per la costruzione del libro: «Mia moglie è stata fondamentale. È lei che ha insistito. Voleva scoprire perché, dopo così tanti anni, la gente mi ferma ancora per strada ricordando l’esperienza spagnola della nostra Nazionale». Rossi riuscì a raccogliere tutti i fatti della sua vita calcistica grazie all’aiuto di un suo amico di Firenze, Renzo Baldacci: «Ha rilegato, in volumi, tutti gli articoli che mi riguardavano. Tutto ciò costituisce la mia memoria storica. Per scrivere il libro abbiamo impiegato sei mesi. Senza l’aiuto di questo prezioso archivio avremmo impiegato anni».[5]

Impegno sociale

Rossi, dopo aver concluso l’attività calcistica, ha contribuito molto all’impegno sociale. Nel 2007, insieme ai ciclisti Matteo Tosatto e Filippo Pozzato, all’avvocato Claudio Pasqualin e a Don Backy, ha preso parte alle registrazioni del disco Voci dal cuore, il cui ricavato è stato devoluto al Progetto Conca d’oro ONLUS di Bassano e all’Associazione bambini cardiopatici del mondo; l’ex attaccante ha cantato la canzone La leva calcistica della classe ’68.[20] Nel 2009 è stato testimonial italiano della FAO per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi in favore della lotta globale contro la fame nel mondo.[21]

Nel 2012 è stato testimonial della seconda edizione della manifestazione “Un mese per l’affido”, organizzata allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica ad accogliere temporaneamente nelle loro case bambini e ragazzi in serie difficoltà.[22] Il 16 maggio 2014 ha preso parte al torneo di calcio benefico “Bambini senza confini”, organizzato da don Paolo De Grandi e giocato allo stadio Città di Arezzo, per raccogliere fondi da destinare ai bambini palestinesi.[23]

Dino, come ci si sente a essere chiamati da tutti per parlare di un dolore?

“Mah… ormai si gira in un terreno minato, devi stare attento, ne esplode una ogni due passi. Sapevo che Paolo non stava bene. Ma vedi, in questi casi, un cosa brutta ti potrebbe offrire il piccolo conforto di ricordarti di cose belle, di grandi momenti. Purtroppo il momento tremendo che stiamo vivendo, soffoca anche quel piccolo conforto lì. Siamo qui a ricordare momenti belli in un momento tragico”.

Dino il filosofo, il “mai banale”, l’uomo che ti dà sempre una visione delle cose da un angolo che non ti aspetti. Ecco la perla alla domanda: chi era Paolo Rossi, Dino?

“Hai presente i bucaneve? Quei fiori che sbocciano nella neve? Ecco, è lui. Solo che in quel caso la neve non era bianca”.

Dino, qui ci vuole un aiutino per decifrare la metafora.

“La neve non era bianca, anzi era nera, perché in quel momento là, in Spagna, andava tutto storto, le critiche, le polemiche, il silenzio stampa, nessuno parlava, parlavo solo io, e a monosillabi… beh, a un certo punto spunta un fiore, all’improvviso e buca la neve sporca. È Paolino, che spara tre gol al Brasile e cambia il mondo. Dal buio una luce”.

Un momento Dino… ma se tu non blocchi quella palla là, sulla linea, a una manciata dalla fine il mondo si ribalta dall’altra parte…

“Sì, ma si ribalta dall’altra parte anche se lui non fa tre gol però…”.

Ah, beh certo. Ma tu prima te l’aspettavi che Paolo Rossi sarebbe diventato quel Paolo Rossi lì?

“Beh sì. Lui era già lui, in Argentina. Aveva avuto un momento di crisi, era giù fisicamente. Ma non dimenticarti che quella squadra del miracolo era più o meno quella del ’78. E che se io giocavo un po’ meglio, sarebbe andata in finale…”.

Sei sempre stato molto autocritico sui 2 gol con l’Olanda.

“Sì, perché quelli sono due gol che un portiere non deve prendere, tutto lì”.

Per gli italiani Pablito è stato il sogno, il lampo a ciel sereno…

“Mica tanto sereno. Eh sì perché in quel momento le cose non andavano mica bene, anche in generale. Io non voglio paragonare noi ai fatti del terrorismo e alle tensioni sociali eccetera sia ben chiaro, ma la sua impresa dei 3 gol al Brasile hanno fatto tornare il sorriso, una specie di sogno… ma reale”.

Una volta dicevi che Paolo ti faceva diventar matto alla Juve, in allenamento…

“Guarda, era incredibile. Nelle partitelle ti faceva gol e non capivi come. La palla pin pum, pam gli picchiava addosso, su un ginocchio, in un garretto e andava dentro. Tutte le volte. Ti dico la differenza con Platini. Platini ti faceva gol perché ti faceva gol. Come dire: adesso te la tiro là e ti faccio gol. Ma Paolo era una roba misteriosa. Il calcio aveva scelto lui per creare uno che ti facesse gol a quel modo”.

La velocità di pensiero.

“Certo. Era più veloce a pensarlo il gol. Un po’ come era stato Pascutti, per dire. Quando giocavo contro il Bologna col Napoli, mi ricordo che Panzanato, sui corner, cominciava chiedere disperato: dov’è Pascutti, dov’è Pascutti? Allora io lo calmavo gli dicevo: “Stai calmo, adesso te lo trovo io…”.

Prima Maradona, poi lui… un anno tremendo…

“Sì, e squilla il telefono. Chiedono a me. Diego era un genio, ma io facevo il portiere ed ero chiamato a parare la sua genialità, Paolino invece la sua genialità la esercitava dall’altra parte e per me era meglio”.

Ti lascio perché sento che ti squilla il telefono Dino. L’hai riacceso?

“Sì, oggi sono come al lavoro. Mi chiamano tutti per parlare di Paolo. Era meglio se il telefono non avesse suonato così tanto oggi. Ti giuro che avrei parlato di Paolo molto più volentieri, se mi avessero chiamato due giorni fa”.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3017754385174453&id=100008197627996

Pablito https://www.facebook.com/tg1raiofficial/videos/410779969966887/

https://fb.watch/2lsY1MwswB/

La dedica https://www.facebook.com/194222486930/posts/10157813106776931/

“Capricorn One “

Capricorn One

film del 1978 diretto da Peter Hyams

Capricorn One

Capricorn One.png

Una scena del filmTitolo originaleCapricorn OneLingua originaleinglesePaese di produzioneStati Uniti d’AmericaAnno1978Durata123 minRapporto2,20 : 1GenerethrillerfantascienzaRegiaPeter HyamsSoggettoPeter HyamsSceneggiaturaPeter HyamsProduttorePaul N. Lazarus IIIFotografiaBill ButlerMontaggioJames MitchellEffetti specialiBruce MattoxMusicheJerry GoldsmithScenografiaAlbert BrennerDavid HaberRick SimpsonCostumiPatricia NorrisTruccoMichael WestmoreEmma DiVittorioInterpreti e personaggi

Doppiatori italiani

Capricorn One è un film del 1978 diretto da Peter Hyams e prodotto dalla compagnia di produzione ITC Entertainment di Lew Grade per conto della Warner Bros.

Il film è per tematica un tipico thriller anni settanta su una congiura governativa; la trama è ispirata alla teoria del complotto sull’Apollo 11, la quale sostiene che la missione relativa al primo sbarco umano sulla Luna sarebbe stata un inganno orchestrato dalla NASA.

TramaModifica

Cape Canaveral è il conto alla rovescia per il lancio della missione Capricorn One per il pianeta Marte, frutto di quindici anni di ricerca e con grande dispendio di mezzi e di capitale. L’equipaggio è costituito dai militari Charles Brubaker, comandante della missione, Peter Willis e l’afroamericano John Walker.

Il disinteresse della politica, evidenziato dalla presenza al lancio del solo vicepresidente, è motivo di frustrazione per il dottor James Kelloway, patron del progetto. Con alcuni collaboratori, è a conoscenza di un difetto a un componente vitale per la missione, che potrebbe essere letale per gli astronauti. Pur di portare avanti il programma, egli ha architettato una messinscena onde evitare opposizione e la cancellazione.

Pochi minuti prima del lancio, i tre astronauti vengono evacuati in gran segreto dalla capsula, facendo partire il razzo privo di equipaggio. Davanti allo sgomento, essi nei mesi a venire dovranno essere confinati in un luogo segreto in pieno deserto e recitare in un simulatore, pena una ritorsione sulle loro famiglie.

Pubblico e il Controllo Missione a Houston ignorano completamente la macchinazione, mentre un tecnico addetto alla telemetria inizia a notare delle anomalie, riferendolo a un suo amico giornalista Robert Caulfield, per presto sparire misteriosamente. Il cronista, davanti alla forte reticenza dell’ente spaziale e poi una sparizione di ogni traccia del suo amico, subisce alcuni attentati ai quali scampa miracolosamente. Contattando Kay, moglie del comandante Brubaker, nota in lei un sospetto per un precedente dialogo con il marito, dove si menziona un set cinematografico western, e che potrebbe sembrare un indizio per considerare l’idea di una messa in scena.

Al momento del presunto rientro sulla Terra, si riscontra un’avaria allo scudo termico della capsula, che nella realtà porterebbe alla morte certa dell’equipaggio. Consapevoli della loro eliminazione, Brubaker e i compagni fuggono disperatamente con un jet ma sono presto costretti a un atterraggio di fortuna in pieno deserto.

Caulfield nel frattempo viene rilasciato su cauzione in seguito a un arresto con una falsa accusa di possesso di stupefacenti e licenziato dal giornale. Si rivolge così a una collega e amica, Judy Drinkwater, che gli presta dei soldi, la sua auto e lo informa dell’esistenza di una base militare abbandonata, a 300 miglia da Houston, nella quale Caulfield trova il set cinematografico utilizzato per simulare la missione e l’atterraggio su Marte. Il ritrovamento di una medaglietta di Brubaker diventa la conferma definitiva dei suoi sospetti.

Willis e Walker vengono catturati dagli uomini di Kelloway. Caulfield noleggia un aereo adibito alla disinfestazione e riesce a trovare Brubaker, salvandolo dalla cattura. Nella sequenza finale Kelloway, insieme alle vedove degli astronauti, sta assistendo a una cerimonia commemorativa presieduta dal Presidente ma inaspettatamente giungono Brubaker e Caulfield, ponendo fine all’inganno.

Contesto storicoModifica

Con il termine del Programma Apollo nel 1972 e l’ultimo volo americano con equipaggio nel Luglio 1975, rea una politica di tagli al bilancio dell’Ente Aerospaziale Americano NASA, era cessato definitivamente ogni entusiasmo che aveva caratterizzato la Corsa allo Spazio del decennio precedente. L’opinione pubblica americana era colpita da un senso di sfiducia per il fallimento della Guerra del Vietnam e per lo Scandalo Watergate. Prendeva intanto piede la fantomatica Teoria del complotto lunare, in seguito alla pubblicazione del discusso saggio di Bill Kaysing, il quale dubbio sul Programma Apollo diventa il sottotitolo del film.

DoppiaggioModifica

Nella versione televisiva viene riportata quella cinematografica con l’aggiunta di alcuni dialoghi in lingua originale sottotitolati, tra il direttore del programma spaziale e gli astronauti. In quella in DVD vi sono i minuti iniziali con il finto lancio del razzo e il commento dello speaker, anche qui in inglese sottotitolato.

Nella versione italiana, uno degli astronauti, davanti all’assurdo della situazione, spera di trovarsi in uno sketch di Specchio segreto, una trasmissione RAI degli anni sessanta, omologo dell’americano Candid Camera.

Opere derivateModifica

Dalla sceneggiatura del film è stato tratto un romanzo omonimo pubblicato sempre nel 1978 da Ken Follett sotto lo pseudonimo di Bernard L. Ross.[1]

Negli Usa dalla sceneggiatura del film fu tratto un romanzo di Ron Goulart con lo stesso titolo nel 1978, pubblicato in Italia da Sonzogno.

“Bill Conti ~ Gonna Fly Now (Theme From Rocky) 1976 Extended Meow Mix” su YouTube

Rocky Logo.svg

Logo del filmLingua originaleinglesePaese di produzioneStati Uniti d’AmericaAnno1976Durata119 minRapporto1,33:1GeneredrammaticosportivosentimentaleRegiaJohn G. AvildsenSoggettoSylvester StalloneSceneggiaturaSylvester StalloneProduttoreIrwin WinklerRobert ChartoffProduttore esecutivoGene KirkwoodCasa di produzioneUnited ArtistsChartoff-Winkler ProductionsFotografiaJames CrabeMontaggioScott ConradRichard HalseyEffetti specialiGarrett BrownMusicheBill ContiScenografiaBill CassidyCostumiRobert CambelTruccoMike WestmoreInterpreti e personaggi

Doppiatori italiani

Rocky è un film del 1976 diretto da John G. Avildsen.

Sylvester Stallone, allora attore poco conosciuto, ha scritto ed interpretato questo film, grazie al quale è divenuto uno dei volti più amati di Hollywood.[1] Il film vinse tre premi Oscar, tra cui quello per il miglior film e miglior regia. Grazie a Rocky, Stallone diviene il terzo uomo nella storia del cinema, dopo Charlie Chaplin e Orson Welles, a ricevere la nomination all’Oscar sia come sceneggiatore che come attore per lo stesso film.

Realizzato in appena 28 giorni con un budget di 1,1 milioni di dollari[2][3] ne incassò al botteghino 225[4], diventando un successo di pubblico e di critica e dando vita a cinque seguiti: Rocky IIRocky IIIRocky IVRocky VRocky Balboa e due spin-off, Creed – Nato per combattere (2015) e Creed II (2018).

Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al settantottesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[5] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al cinquantasettesimo posto.[6] Nel 2006 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[7][8]

Nell’agosto del 2015Rolling Stone lo mette al secondo posto della classifica dei migliori film sportivi della storia del cinema[9].

Trama

Rocky Balboa (Sylvester Stallone) in una scena del film

Filadelfia1975Rocky Balboa è un pugile italo-americano trentenne che non riesce a sfondare sul ring. Per questo motivo il suo vecchio allenatore Mickey Goldmill gli sequestra l’armadietto negli spogliatoi della palestra nella quale si allena e gli dice che non sarà mai un campione.

Rocky vive la vita giorno per giorno nella periferia della città e abita in un piccolo fatiscente monolocale in una zona residenziale; per guadagnare soldi fa l’esattore per conto di Tony Gasco, un gangster italo-americano.

Il migliore amico di Rocky è Paulie Pennino, italo-americano come lui e con il quale si incontra al bar. Paulie lavora in un mattatoio di Philadelphia e ha una sorella minore, Adriana, molto timida, che lavora in un negozio di animali. Rocky ogni giorno entra nel negozio di animali e cerca continuamente di attaccare bottone ma Adriana, vergognandosi, lo saluta solamente e poi volta la testa da un’altra parte. Il Giorno del ringraziamento, Rocky decide di uscire con Adriana: lei accetta e così i due vanno a pattinare sul ghiaccio insieme. Poi la porta a casa dove riesce a strapparle un bacio; così Adriana vince parte della propria timidezza e qualche giorno dopo decide di fidanzarsi con Rocky.

Nel frattempo, l’imbattuto campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed, proveniente da Los Angeles, giunge a Philadelphia disposto ad un incontro per festeggiare la ricorrenza del Bicentenario degli Stati Uniti d’America, nel quale metterà in palio il suo titolo mondiale, e siccome il pugile ufficiale è infortunato, lui decide comunque di disputare quest’incontro con un pugile a caso che si trova nella stessa città; tra tutti quelli che cerca, trova proprio il nome di Rocky Balboa, soprannominato “Lo stallone italiano”, e decide di sfidarlo.

Avuta la notizia, Rocky riceve una visita da Mickey e, dopo una forte discussione, seguita da un rappacificamento, accetta di farsi allenare da lui per questo match; Mickey lo porta nella vecchia palestra ad allenarsi con i colpi e con gli spostamenti utili per un incontro fondamentale. Così Rocky si prepara per il grande incontro e Mickey, soddisfatto delle sue nuove prestazioni, diventa di fatto il suo manager per quando salirà sul ring.

La notte prima dell’incontro e mentre Adriana dorme, Rocky, che per la prima volta è colmo di dubbi, si dirige allo Spectrum, posto dove si terrà il grande match e qui pensa che dopotutto sarà un’impresa estremamente ardua: sa di non poter riuscire a prevalere su Apollo. Ritornato a casa, Rocky confida ad Adriana, momentaneamente sveglia, che il suo obiettivo sarà esclusivamente rimanere in piedi fino al 15º e ultimo round, cosa che nessun avversario di Apollo è mai riuscito a fare.

Arriva il giorno del match e Rocky sembra in perfetta forma, benché sia preso di mira dai giornalisti e dai tifosi di Apollo che lo danno già per sconfitto. Apollo sale sul ring accompagnato da uno spettacolino ricco di molte attrazioni e musica nel quale egli omaggia l’America nei panni prima di George Washington e poi dello Zio Sam.

Inizia l’incontro e Rocky esordisce nel migliore dei modi mostrando un’incredibile prova di forza nei confronti di Apollo, sorpreso dalla sua resistenza. Quella che doveva essere soltanto una farsa si trasforma in una vera e propria guerra tra pugili: dopo essersi ripreso dal conteggio subito nel primo round, Apollo tempesta di colpi Rocky, che dimostra una grande qualità di incassatore. L’incontro continua con Apollo sempre più stupito dalla caparbietà e resistenza di Rocky, che colpisce come non mai. Nel 14º round Rocky cade esausto al tappeto, ma incredibilmente riesce a rialzarsi.

L’ultimo round è estremamente drammatico, i pugili sono sfiniti e sanguinanti con il pubblico stupefatto dalla loro resistenza. Rocky negli ultimi istanti mette a segno una serie micidiale di colpi che scuotono seriamente Apollo sfiorando il ko. Terminato l’incontro, in un clima di forte tensione e forti emozioni, viene dato il verdetto finale: Creed vince ai punti e conserva il titolo di campione del mondo, ma la folla acclama a gran voce il nome di Rocky per la capacità di aver incassato tutti quei colpi ed essere riuscito a stare in piedi per tutti e 15 i round.

Rocky, dopo aver allontanato i giornalisti radunatiglisi attorno a fine match, chiama a gran voce Adriana, che lo raggiunge sul ring: i due si abbracciano

L’ intervista a Sylvester Stallone di 6 mesi fa

Il trailer

Diego Armando Maradona



Diego Armando Maradona (Lanús, 30 ottobre 1960 – Tigre, 25 novembre 2020[3][4]) è stato un calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo argentino, di ruolo centrocampista. È stato il capitano della nazionale argentina vincitrice del campionato del mondo 1986.

Soprannominato El Pibe de Oro (“il ragazzo d’oro”), è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, se non il migliore in assoluto.[5][6][7][8]

In una carriera da professionista più che ventennale ha militato nell’Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a ben quattro Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994), vincendo da protagonista il torneo del 1986; i 91 incontri disputati e le 34 reti realizzate in nazionale costituirono due record, successivamente battuti.[9] Contro l’Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 segnò una rete considerata il gol del secolo, tre minuti dopo aver segnato un gol con la mano (noto come mano de Dios), altro episodio per cui è spesso ricordato.

Non è mai potuto entrare nelle graduatorie del Pallone d’oro perché fino al 1994 il premio era riservato ai giocatori europei: per questo motivo nel 1995 vinse il Pallone d’oro alla carriera. Ha comunque ricevuto altri numerosi riconoscimenti individuali: condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo,[10] e nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre, tributatogli dalla federazione calcistica dell’Argentina.[11] Nel 2002 è stato inserito nella FIFA World Cup Dream Team,[12] selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali, ottenendo, tra gli undici della squadra ideale, il maggior numero di voti. Nel 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, stilata in occasione del centenario della federazione.[13] Nel 2012 viene premiato come Miglior Calciatore del Secolo ai Globe Soccer Awards e nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i giocatori stranieri.[14]

Tra le figure più controverse della storia del calcio per la sua personalità eccentrica dentro e fuori il campo, fu sospeso due volte dal calcio giocato per differenti motivi: una volta per uso di cocaina nel 1991 e un’altra volta per positività ai test antidoping, al mondiale degli Stati Uniti 1994 (per uso di efedrina, sostanza non legale spesso usata per perdere peso). Commissario tecnico dell’Argentina per un breve periodo alla fine degli anni duemila, dopo il suo ritiro ufficiale dal calcio nel 1997, Maradona ha subito un aumento eccessivo di peso (risolto con l’aiuto di un bypass gastrico) e le conseguenze della dipendenza dalla cocaina, dalla quale si è liberato dopo lunghi soggiorni in centri di disintossicazione.[15]

Biografia

Il figlio naturale Diego Sinagra nel 2008
Nato a Lanús da Diego e Dalma,[16] è padre di cinque figli: Dalma Nerea (1987) e Gianinna Dinorah (1989), nate dal matrimonio con Claudia Villafañe – sposata nel 1984 e dalla quale ha poi divorziato nel 2004 –, Diego Sinagra (1986), nato dalla relazione con Cristiana Sinagra e non riconosciuto da Maradona fino al 2007,[17] Jana (1996), dalla relazione con Valeria Sabalaín e Diego Fernando (2013), nato dalla relazione con Veronica Ojeda. Nel 2009 nasce Benjamin, figlio del calciatore Sergio Agüero e di Gianinna e primo nipote di Maradona.[18]

Anche suo figlio Diego jr. è calciatore, così come lo sono stati i suoi fratelli Hugo e Raúl (detto Lalo)[16] e come lo sono i suoi nipoti Diego Hernán Valeri e i gemelli Nicolás e Santiago Villafañe.

Durante la sua vita ha stretto forti amicizie con diversi politici di spicco tra cui il peronista di sinistra ed ex presidente dell’Argentina Carlos Saúl Menem,[19][20][21] il leader cubano Fidel Castro,[22] il presidente venezuelano Hugo Chávez,[23] e Cristina Fernández de Kirchner.[24] Ha inoltre espresso ammirazione per Ernesto ‘Che’ Guevara[25] e avversione per George W. Bush.[26][27][28] Maradona è stato coinvolto in diversi problemi con la giustizia[29][30][31][32][33] e controversie legali,[34] in particolare con il fisco italiano che l’ha accusato di evasione per 39 milioni di euro: nell’ottobre 2013 Maradona ha firmato l’atto per il recupero del credito[35] e nel maggio 2014, Equitalia decide la sospensione dei pignoramenti presso terzi delle somme di cui risulta creditore.[36]

Il 5 luglio 2017 ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Napoli.[37]

Maradona nel 2010 alla Casa Rosada alle esequie di Néstor Kirchner, assieme alla vedova Cristina e al presidente boliviano Evo Morales.
Problemi di salute
Dai primi anni ottanta fino al 2004 Maradona fu dipendente dalla cocaina: egli ammise, nella sua autobiografia pubblicata nel 2000, di aver iniziato a farne uso dal 1982, quando giocava nel Barcellona.[38] Durante il suo soggiorno a Napoli il consumo divenne una vera e propria tossicodipendenza, che cominciava ad interferire con la sua capacità di giocare a calcio.[39]

Negli anni successivi al suo ritiro, a causa degli eccessi con alcol, cibo e cocaina la sua salute peggiorò progressivamente, costringendolo a diversi ricoveri ospedalieri,[40][41] interventi chirurgici,[42] oltre a piani di riabilitazione e disintossicazione[43][44][45][46][47][48] tra gli anni duemila e gli anni duemiladieci. A causa del vertiginoso aumento di peso subito all’inizio degli anni duemila, è costretto a due bypass gastrici, uno nel 2005 e uno nel 2015.[49]

Circolarono alcune notizie riguardo alla sua morte[50] che furono subito smentite, così come le voci precedenti che lo dichiaravano morto in un incidente automobilistico.[51]

Morte
Qualche giorno dopo aver compiuto 60 anni, viene portato d’urgenza in ospedale;[52] operato al cervello per la rimozione di un ematoma il 4 novembre 2020 a Buenos Aires,[53] è poi tornato a casa per un lungo periodo di convalescenza.[54] Nonostante la buona riuscita dell’intervento, muore qualche giorno dopo, il 25 novembre 2020, nella sua casa di Tigre a causa di un arresto cardiaco.[4][55]

Nella cultura di massa

Graffito raffigurante Maradona nei Mondiali dell’86
Sin dalla vittoria del Mondiale 1986, gli argentini usano il nome di Maradona per farsi riconoscere come suoi compatrioti in tutte le parti del mondo: in Argentina e a Napoli il campione argentino è indicato come simbolo ed eroe dello sport[56] (lo sportivo è infatti un mito “democratico”, in quanto pone le sue basi nella gente comune: è infatti rappresentante del popolo e dei suoi valori[56]). Maradona incarnò perfettamente questo spirito, date le sue umili origini e la sua originaria bassa condizione sociale: i molteplici guadagni non gli fecero perdere i modi di esprimere e il vocabolario proprio della frangia meno agiata della popolazione. A ciò si aggiunse il suo schierarsi contro i “poteri forti”: in particolar modo con i napoletani che lo videro come un rappresentante degli “oppressi” del Sud Italia che lottava contro lo “strapotere” delle squadre del Nord.[56] Numerose furono anche le “battaglie” combattute contro i “poteri forti” come la FIFA (e il suo presidente Havelange), e la AFA presieduta da Grondona.[57][58]

Fu anche per questo e non solo per le sue prodezze nei campi di calcio che Maradona venne in pratica idolatrato sia dagli argentini che dai napoletani.[59] A Rosario, in Argentina, i suoi tifosi fondarono nel 1998 la Iglesia Maradoniana (Chiesa di Maradona),[60] dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita: il suo quarantatreesimo compleanno, nel 2003, rappresentò l’inizio dell’anno 43 d.D. – después de Diego (dopo Diego). Se alla sua nascita la chiesa contava 200 membri, i fedeli raccolti anche tramite il sito ufficiale raggiunsero gli 80.000, tra cui alcuni giocatori famosi come Michael Owen, Ronaldinho e Juan Román Riquelme.[60] Il 26 dicembre 2003 la sua prima squadra, l’Argentinos Juniors, inaugurando il nuovo stadio costruito nel quartiere di La Paternal a Buenos Aires, decise di dedicarglielo chiamandolo Estadio Diego Armando Maradona: il nome fu ufficializzato il 10 agosto 2004.[61] Inoltre ha un monumento situato nel museo del Boca Juniors, all’interno della Bombonera,[62] una statua nella cittadina di Bahía Blanca[63] e numerose altre sculture in diverse parti del mondo.

L’altarino dedicato a Maradona, in via San Biagio dei Librai a Napoli.
A Napoli, in una via pubblica, gli fu dedicato addirittura un altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli e un suo capello in una teca, dove i tifosi si recavano prima delle partite a chiedere la “grazia calcistica”. L’11 maggio 1991 fu celebrato nella città partenopea un convegno in onore di Maradona, intitolato Te Diegum, al quale presero parte molti intellettuali tifosi della squadra azzurra. Il report di questa esperienza (oltre che della sua preparazione) è riportato in un libro omonimo, pubblicato nello stesso anno.[64]

Il 15 agosto 2005 debuttò come conduttore del programma televisivo argentino La Noche del 10, che fu molto seguito.

Oltre a ciò e alla sua autobiografia Yo soy el Diego, pubblicata nel 2000 e subito diventata un bestseller, Maradona è stato citato in numerosi libri, fumetti e film, oltre ad aver recitato in diversi camei in serie televisive. A lui furono dedicate diverse canzoni da artisti più o meno famosi, come Rodrigo Bueno, che interpretò La mano de Dios. Altri furono i Mano Negra con Santa Maradona, Charly García con Maradona blues, i Teflon Brothers con Maradona (kesä ’86), gli Attaque 77 con Francotirador, Manu Chao con La vida tombola, Pino Daniele con Tango della buena suerte e altri.

Caratteristiche tecniche
«Diego era capace di cose che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Le cose che io potrei fare con un pallone, lui potrebbe farle con un’arancia.»

(Michel Platini[65])

Maradona segna il “Gol del secolo” contro l’Inghilterra a Messico 1986
Maradona era un centrocampista offensivo[66][67] dotato di grande carisma[68][69] e personalità estroversa.[70] Mancino,[68] era rinomato per la visione di gioco,[67][68] il controllo di palla,[71] la precisione nei passaggi[71] e l’eccezionale abilità nel dribbling;[68][71][72][73] secondo Johan Cruijff, la maestria di Maradona era tale da infondere l’impressione che la sfera gli restasse incollata al piede.[74]

Pur non raggiungendo i 170 cm di altezza, aveva comunque una struttura fisica compatta e, grazie alle sue gambe forti[68] e al baricentro basso, era in grado di resistere efficacemente alla pressione fisica avversaria durante la sua corsa col pallone tra i piedi.[75] Dotato di grande fantasia[66][67] e intelligenza tattica,[69] specialista della rabona,[76] era inoltre un ottimo finalizzatore,[68][71] nonché abilissimo esecutore di calci piazzati.[71][77][78] Alle eccellenti doti tecniche univa un notevole spirito di sacrificio che, all’occorrenza, gli permetteva di contribuire con profitto alla fase difensiva della propria squadra.[8]

Sapeva imprimere alla palla curvature estreme, riuscendo a segnare direttamente da calcio d’angolo[79] o dal dischetto di centrocampo appena dopo il fischio d’inizio.[80]

Carriera
Giocatore
Club
Formazione calcistica e primi passi in Argentina
Maradona iniziò a giocare a calcio nella squadra del padre, l’Estrella Roja, di cui Diego era il talento più apprezzato. L’acerrima antagonista era la squadra del miglior amico di Maradona: Goyo Carrizo.[16] Fu proprio questi a farlo partecipare ad una selezione nelle giovanili dell’Argentinos Juniors di Buenos Aires.[16] Entrò così a far parte delle Cebollitas (Cipolline),[16] la squadra giovanile dell’Argentinos, il 5 dicembre 1970 a 10 anni.[81] Il suo primo allenatore fu Francisco Cornejo,[16] che all’inizio non credette alla giovane età di Maradona (gli fu addirittura richiesto un documento, che però non aveva con sé al momento del provino).[16][82] Con lui e Carrizo in rosa, la squadra giovanile raggiunse una striscia di 136 risultati utili consecutivi.[16][82]

Maradona iniziò la sua carriera da professionista nell’Argentinos Juniors nel 1976, debuttando con la maglia numero 16 il 20 ottobre nella partita contro il Talleres,[83][84] dieci giorni prima di compiere sedici anni,[83] diventando il più giovane di sempre a esordire nella prima divisione argentina,[6] record battuto da Sergio Agüero[6] nel 2003. Poco prima di farlo esordire l’allora allenatore dell’Argentinos Juniors, Juan Carlos Montes, disse a Maradona: “Vai Diego, gioca come sai”.[85] In tutta risposta, Diego fece subito un tunnel al primo avversario che gli si parò davanti, Juan Domingo Patricio Cabrera.[83][85] L’Argentinos perse 1-0,[83] tuttavia Maradona iniziò a giocare spezzoni di partite fino a diventare titolare. I primi gol nell’Argentinos arrivarono il 14 novembre dello stesso anno, con una doppietta al San Lorenzo.[86] Nel 1978 divenne capocannoniere del campionato argentino con 22 reti,[87] di cui una dal dischetto di centrocampo dopo il fischio d’inizio.[80]

Nel 1979 e nel 1980 vinse il Pallone d’Oro sudamericano, il premio che spetta al miglior giocatore del continente.[88][89] Sempre nel 1980 mise già a segno uno dei più bei gol della sua carriera nella partita contro il Deportivo Pereira disputata il 19 febbraio. Lui stesso ha affermato che si tratta del più bel gol in assoluto da lui realizzato.[90][91][92][93]

Boca Juniors

Un giovane Maradona esultante al Boca Juniors nel 1981
Trasferitosi al Boca Juniors, la squadra per la quale tifava il padre, nella trattativa, oltre a un conguaglio pari a 2 milioni di dollari, hanno fatto il percorso inverso Salinas, Santos, Bordón, Zanabria e Randazzo.[94] Per il passaggio alla nuova squadra fu organizzata un’amichevole con l’Argentinos, il 20 febbraio 1981. Maradona giocò il primo tempo con i vecchi compagni e la ripresa con il Boca Juniors. L’amichevole finì 3-2 per l’Argentinos, con un gol di Maradona. Due giorni dopo il debutto ufficiale alla Bombonera, il Boca vinse contro il Talleres per 4-1, con doppietta di Maradona. Un infortunio lo fermò per quattro giornate, e al suo rientro segnò 28 gol in 40 partite e guidando il Boca Juniors alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura 1981.

L’anno successivo, a causa di problemi economici, il Boca Juniors dovette privarsi di Maradona, non essendo in grado di pagare il suo trasferimento definitivo (Maradona era arrivato in prestito). Si fece quindi avanti il Barcellona, con l’offerta di un milione e duecentomila peseta spagnole (pari a circa dodici miliardi di lire). L’ufficializzazione poté arrivare solo dopo i Mondiali del 1982, disputati proprio in Spagna e per i quali Maradona – al contrario di quattro anni prima – venne convocato.

In un’intervista del 2013 ha raccontato: “Prima che io andassi al Barcellona la Juventus mi ha contattato attraverso Omar Sivori, ma io in quel momento ero troppo piccolo e non avevo voglia di andarmene dall’Argentina, e poi l’avvocato Agnelli aveva un grosso problema con la Fiat, e portare un giocatore come me, con quello che costavo, poteva far restare male tutti gli operai della Fiat e non ne abbiamo parlato più. Sono rimasto in Argentina”.[95]

Barcellona
Il 5 giugno 1982 diventò un giocatore del Barça dell’allora presidente Josep Lluís Núñez;[96] rimediò diversi infortuni sino a che un’epatite virale lo allontanò dai campi per oltre tre mesi. In Coppa delle Coppe i catalani furono eliminati ai quarti di finale dall’Austria Vienna, e Maradona poté giocare solo la partita di ritorno allo stadio Camp Nou di Barcellona a causa dell’epatite che ancora lo debilitava. A fine annata il Barça ottenne il quarto posto nel campionato spagnolo, vincendo la Coppa del Re, sconfiggendo il 4 giugno 1983 in finale il Real Madrid, e la Copa de la Liga nella doppia finale sempre contro il Real Madrid (2-2 all’andata il 26 giugno 1983 e 2-1 al ritorno il 29 giugno 1983), con un gol di Maradona in entrambe le partite.

Maglia autografata di Maradona al museo del Barcellona
La stagione 1983-1984, con César Luis Menotti sulla panchina del Barça, cominciò meglio: a settembre, alla prima partita di Coppa delle Coppe contro la squadra tedesca del Magdeburgo, Maradona segnò una tripletta e la partita terminò 5-1. Alla quarta giornata di campionato, durante l’incontro fra Barcellona e Athletic Bilbao, mentre la partita era sul 4-0 a favore del Barça, Maradona subì un infortunio per un fallo del difensore dell’Athletic Andoni Goikoetxea Olaskoaga. Durante il suo infortunio il Barça vinse la Supercoppa spagnola nella doppia finale con l’Athletic Bilbao (1-3 all’andata il 26 ottobre 1983 e 0-1 al ritorno il 30 novembre 1983).

Rientrato all’inizio del 1984, grazie alle cure del suo medico di fiducia Ruben Dario Oliva,[97] Maradona condusse il Barcellona a sei risultati utili consecutivi, fino a quando una sconfitta di 2-1 contro il Real Madrid fermò i blaugrana. Intanto a marzo riprese la Coppa delle Coppe: il Barcellona contro il Manchester Utd vinse 2-0 la gara d’andata, ma il 3-0 del ritorno per gli inglesi lo condannò all’eliminazione.

La stagione 1983-1984 vide di nuovo il Barça lontano dal primo posto nella Liga. Maradona giocò 16 partite in cui segnò 11 gol. A maggio si tenne la finale di Coppa del Re fra Barça e Athletic Club, gara che segnava l’occasione per Maradona per rincontrare Goikoetxea. Alla fine della partita, vinta dal Bilbao per 1-0, Maradona si avventò contro il giocatore basco, innescando una rissa tra le due squadre. In seguito si scusò personalmente in un incontro ufficiale con il re di Spagna Juan Carlos.

Ripresosi completamente dall’infortunio, al termine di una complessa trattativa,[98] Maradona fu ingaggiato dalla società italiana del Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire.[98] Il contratto fu firmato senza che il Napoli avesse la liquidità per regolarizzare l’acquisto;[98] il denaro venne versato solo in un secondo momento.[98]

Vittorie con il Napoli

Maradona fa il suo ingresso in un San Paolo gremito per la presentazione come nuovo acquisto del Napoli, 5 luglio 1984.
Il 5 luglio 1984 Maradona venne presentato ufficialmente allo stadio San Paolo e fu accolto da circa ottantamila persone, che pagarono la quota simbolica di mille lire per vederlo.[99] Nella prima stagione il Napoli raggiunse una posizione di centro classifica, mentre l’anno successivo ottenne il terzo posto.

Sotto la guida dell’allenatore Ottavio Bianchi, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986-1987, stagione in cui batté dopo trentadue anni la Juventus al Comunale di Torino. Il 10 maggio 1987 il club partenopeo pareggiò per 1-1 la partita casalinga con la Fiorentina, aggiudicandosi aritmeticamente il suo primo scudetto. Il Napoli vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l’Atalanta. L’accoppiata scudetto/coppa fu un’impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino e alla Juventus.

Nella stagione 1987-1988 il Napoli di Ottavio Bianchi partecipò per la prima volta alla Coppa dei Campioni, da cui fu eliminato dopo un doppio confronto con il Real Madrid. In campionato il Napoli, fino alla ventesima giornata, mantenne cinque punti di vantaggio sulla seconda, quindi si fece superare dal Milan, perdendo quattro delle ultime cinque partite. Maradona fu capocannoniere del torneo con 15 reti all’attivo. Nel 1994 un pentito camorrista sostenne che Maradona e compagni avessero venduto lo scudetto su pressioni del Clan Giuliano di Forcella che, in caso di vittoria dello scudetto da parte dei partenopei, avrebbe perso decine di miliardi nelle scommesse clandestine,[100] accuse che successivamente si riveleranno infondate.[101]

Maradona e lo juventino Michel Platini nel campionato 1986-1987
Nel 1989 il Napoli sfiorò la tripletta, concludendo il campionato ancora al secondo posto, dietro l’Inter dei record, arrivando in finale di Coppa Italia e vincendo la Coppa UEFA (terzo titolo internazionale) dopo aver battuto nella doppia finale lo Stoccarda (2-1 all’andata e 3-3 al ritorno). Durante l’estate del 1989, Maradona fu quasi sul punto di trasferirsi all’Olympique Marsiglia: aveva già firmato il contratto, ma poi il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, bloccò la trattativa.[102]

Nella stagione 1989-1990 a Bianchi subentrò Albertino Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione e venne sostituito da Gianfranco Zola, rientrando presto in squadra. Il campionato fu riconquistato dal Napoli con Maradona pronto a presentarsi al mondiale di Italia 1990 fregiandosi del titolo di campione d’Italia.

Ultima stagione italiana
La stagione 1990-1991 cominciò con la vittoria nella Supercoppa italiana del 1990 ottenuta battendo la Juventus per 5-1. Nelle prime tre partite di campionato, invece, la squadra ottiene un punto. In Coppa dei Campioni, dopo la doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpest, al secondo turno il Napoli incontrò lo Spartak Mosca; l’andata al San Paolo finì in parità, 0-0, e in occasione della partita di ritorno in Russia Maradona non partì con la squadra, bensì noleggiò un aereo privato ed arrivò a Mosca solo la sera successiva; il caso fu ampiamente affrontato dalla stampa italiana, che tra l’altro riportò alcune dichiarazioni di Luciano Moggi (allora dirigente del Napoli) e Albertino Bigon. Maradona entrò in campo solo nel secondo tempo, l’incontro finì 0-0 anche dopo i supplementari e i russi vinsero la partita ai rigori (nonostante Maradona avesse siglato il suo).

Maradona, capitano del Napoli, solleva la Supercoppa italiana 1990
L’esperienza italiana di Maradona finì il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari (1-0) che diede il responso di positività alla cocaina.[103][104] Il Napoli chiuse la stagione 1990-1991 al settimo posto.

Nel 2000 il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero 10 appartenuto a Maradona. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e per il regolamento della numerazione delle maglie di quest’ultima, il Napoli fu comunque costretto a ristampare la maglia con quel numero, fino al nuovo ritiro nel 2006, grazie alla promozione in Serie B.

Cessione al Siviglia e ritorno in patria
Dopo un anno e mezzo di squalifica per doping,[104] nel 1992, la carriera di Maradona riprese nel Siviglia. Dei 7,5 milioni di dollari dovuti al Napoli dalla squadra spagnola, la società italiana ne ricevette solo quattro: la FIFA, infatti, autorizzò il Siviglia a non completare il pagamento.[105][106]

Al Siviglia Maradona incontrò nuovamente Carlos Bilardo, l’allenatore dell’Argentina ai mondiali del 1986 e del 1990. Maradona debuttò il 28 settembre 1992 contro il Bayern Monaco e il 4 ottobre giocò la sua prima partita nella Liga, in cui il Siviglia fu sconfitto dall’Athletic Bilbao per 2-1. Tornato anche nella nazionale argentina come capitano, vinse, nel 1993, il Trofeo Artemio Franchi, ovvero la coppa intercontinentale per nazioni (disputata, nella storia, per due volte; l’altra coppa fu vinta nel 1985 dalla Francia), superando la Danimarca vincitrice del campionato d’Europa 1992.

Il Siviglia fallì la qualificazione per la Coppa UEFA; in 25 partite Maradona segnò 5 gol e fu autore di 12 assist. Dopo solo una stagione, la sua esperienza sivigliana giunse al capolinea.

Maradona tornò a giocare in Argentina nel Newell’s Old Boys. Il 31 ottobre 1993, un giorno dopo il suo compleanno, ritornò a giocare con la nazionale, a Sydney contro l’Australia per l’andata dello spareggio interzona di qualificazione al mondiale di Stati Uniti 1994. La partita finì 1-1 e la rete argentina di Abel Balbo fu propiziata da un cross di Maradona. Nella gara di ritorno del 17 novembre, al Monumental di Buenos Aires, l’Argentina vinse per 1-0, qualificandosi al mondiale statunitense.

Dopo 5 partite disputate, a seguito della partita contro l’Huracán, il 12 febbraio 1994, Maradona sciolse il contratto con il Newell’s, recependo un milione e mezzo di dollari, la metà di quanto previsto dal contratto.[107] In seguito si ritirò per alcuni mesi dalle competizioni in attesa del mondiale di USA ’94, tornando a giocare in nazionale il 20 aprile 1994.

Parentesi da allenatore e ritiro
A seguito della squalifica per doping rimediata durante il mondiale statunitense per positività all’efedrina, Maradona provò a lavorare come allenatore in due brevi periodi, guidando il Dep. Mandiyú di Corrientes (dal 3 ottobre al 30 dicembre 1994) e il Racing Club (dal 6 gennaio al 26 marzo 1995), senza successo. Nel primo caso le dimissioni furono dovute ad uno scontro con la dirigenza della squadra;[108] al momento delle dimissioni il Deportivo Mandiyú non era ancora in zona retrocessione, poi concretizzatasi alla fine della stagione 1994-1995. Nel secondo caso Maradona lasciò la conduzione tecnica quando l’allora presidente del Racing perse le elezioni per rimanere a capo della società.[109]

Nel 1995 gli venne assegnato il Pallone d’oro alla carriera.[83] In attività non poté concorrere all’assegnazione del premio perché i calciatori non europei erano allora esclusi dalla competizione.

Il 7 ottobre dello stesso anno tornò a giocare con la maglia del Boca Juniors nella partita contro il Colón (SF) (1-0). Rimase nel Boca Juniors per due anni prima di ritirarsi dal calcio al termine del superclásico contro il River Plate[83] disputato il 25 ottobre 1997.[83]

Nazionale
Esordio e Mondiale 1982

Maradona con la maglia dell’Under-20 nel 1979, contro l’Unione Sovietica, nella vittoriosa finale del mondiale di categoria
Pochi mesi dopo il debutto in campionato per Maradona arrivò anche il debutto internazionale: il 27 febbraio 1977 l’allora allenatore della Nazionale maggiore César Luis Menotti lo convocò per un’amichevole contro l’Ungheria allo stadio La Bombonera di Buenos Aires.[110] Successivamente esordì anche con la Nazionale giovanile il 3 aprile dello stesso anno.[111]

Diventato capocannoniere del campionato argentino,[87] non venne inserito nella rosa della Selección (che divenne campione del mondo per la prima volta nella sua storia), in quanto il CT Menotti gli preferì René Houseman.[6]

Subito dopo la vittoria mondiale, Maradona divenne titolare della Nazionale; nell’amichevole fra Argentina e Resto del Mondo allo stadio Monumental di Buenos Aires, il 25 giugno 1979, finita 2-1 per gli avversari, fu suo l’unico gol degli argentini. Contemporaneamente continuò a giocare con la Nazionale Juniores, vincendo nello stesso anno i Mondiali di calcio giovanili in Giappone (finale vinta contro l’URSS 3-1, segnando un gol), durante il torneo segnò 6 reti diventando il secondo miglior marcatore del torneo dietro il compagno di squadra Ramón Díaz.

Maradona venne convocato per i Mondiali del 1982, disputati in Spagna. Complessivamente collezionò 5 presenze e fece 2 gol, venendo anche espulso contro il Brasile all’85’ minuto per un fallo di reazione su João Batista da Silva.

Messico 1986: Argentina campione

Maradona con la Coppa del Mondo vinta dall’Argentina a Mexico ’86.
Nel 1986 Maradona vinse i Mondiali in Messico:[6] segnò 5 gol e realizzò 5 assist nelle 7 partite giocate nel torneo (tutte vinte, tranne l’1-1 contro l’Italia nella prima fase a gironi). In particolare, nel corso del secondo tempo dei quarti di finale contro l’Inghilterra,[6] realizza due gol passati alla storia del calcio rispettivamente come «la mano de Dios» e «il gol del secolo»[6] apre le marcature segnando un gol di mano nel tentativo di anticipare il portiere avversario Peter Shilton in uscita[6] – la terna arbitrale guidata da Ali Bennaceur non si accorge dell’infrazione e convalida erroneamente la rete[6] (poi rivendicata da Maradona come atto di giustizia a seguito della sconfitta patita dagli argentini contro i britannici nella guerra delle Falkland del 1982)[6][112] – e firma il 2-0 dopo aver dribblato tutti gli avversari che hanno provato ad ostacolarlo nella sua corsa dalla linea di centrocampo alla porta difesa da Shilton.[6][113] Il secondo è stato inoltre votato come il più grande gol nella storia della Coppa del Mondo, in un sondaggio indetto dalla FIFA nel 2002.

L’Argentina affronta il Belgio in semifinale e Maradona sigla una doppietta nel 2-0 che vale la finale contro la Germania Ovest:[6] nell’ultimo atto, i tedeschi non gli lasciano libertà di manovra,[6] tuttavia la mezzala riesce a inventarsi l’assist per il 3-2 finale realizzato da Jorge Burruchaga.[6] Per l’Argentina si tratta del secondo Mondiale, l’unico vinto da Maradona.

Italia 1990
Maradona capitanò l’Argentina anche nei campionati del Mondo 1990, svoltisi in Italia. Un infortunio alla caviglia pregiudicò le sue prestazioni.

Negli ottavi di finale contro il Brasile, Maradona fu autore dell’assist a Claudio Caniggia per il gol vincente. Nei quarti di finale l’Argentina affrontò la Jugoslavia; dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano chiusi a reti inviolate, gli argentini superarono gli jugoslavi 3-2 ai calci di rigore nonostante l’errore dello stesso Maradona (e del compagno di squadra Troglio).[114] Si giunse così alla partita successiva contro l’Italia, padrona di casa, allo Stadio San Paolo del suo Napoli, dove il pubblico si divise a metà tra il sostegno alla Selección e agli Azzurri guidati da Azeglio Vicini. La gara si risolse anch’essa ai rigori dopo un 1-1 all’overtime; questa volta Maradona segnò il suo tiro dal dischetto, e l’Argentina si qualificò per la finale.

Maradona contrastato dai tedeschi Matthäus e Völler durante la finale del Mondiale 1990
Nella gara decisiva, a Roma, l’Albiceleste perse contro la Germania Ovest per 1-0 con un calcio di rigore trasformato da Andreas Brehme all’85’, a seguito di un fallo di Néstor Sensini su Rudi Völler. In quest’occasione, Maradona si rese protagonista di un discusso episodio extracalcistico: prima della partita, il pubblico dell’Olimpico fischiò l’intera esecuzione dell’inno nazionale argentino e il giocatore, ripreso dalle telecamere, rispose con l’esclamazione «hijos de puta» (in lingua italiana figli di puttana), rivolta agli spalti.[115]

USA 1994 e squalifica per doping
In attesa dei Mondiali per alcuni mesi Maradona si ritirò dalle competizioni di club e tornò a giocare il 20 aprile, in un’amichevole tra Argentina e Marocco che terminò 3-1 per l’Argentina, con una rete di Maradona su rigore (dopo 1.255 minuti di gioco di “digiuno”). Maradona non avrebbe potuto partecipare alla prevista tournée pre-mondiale in Giappone in quanto gli fu negato il visto di ingresso a causa dei precedenti con la droga.[116] La Nazionale argentina decise di non recarsi in Giappone senza Maradona, cambiò quindi il programma di incontri sfidando Israele (3-0), Ecuador (1-0) e Croazia (0-0).

Ai Mondiali, iniziati a metà giugno, l’Argentina vinse 4-0 la prima partita a Boston contro la Grecia, in cui Maradona realizzò il terzo gol. Gli argentini vinsero (2-1) anche la seconda partita contro la Nigeria. Ancora una volta l’esito positivo di un controllo antidoping fermò la carriera di Maradona, che fu trovato positivo all’efedrina, sostanza stimolante proibita. La FIFA lo espulse dal campionato[117] e l’Argentina fu eliminata agli ottavi contro la Romania di Gheorghe Hagi.

Maradona si è sempre difeso affermando che la positività al test era dovuta all’ingestione di una bevanda energetica, la Ripped Fuel, datagli dal suo allenatore personale in sostituzione della Ripped Fast, che in Argentina usava regolarmente e che era permessa dalla FIFA, a differenza della Ripped Fuel, versione statunitense che, all’insaputa dell’allenatore, disse conteneva efedrina.[118]

Allenatore
Nazionale argentina

Maradona nel 2009 sulla panchina della Selecciòn
Dopo alcune brevi esperienze a metà anni novanta, il 28 ottobre 2008 viene nominato nuovo CT dell’Argentina, subentrando ad Alfio Basile. Dopo il vittorioso esordio, 1-0 alla Scozia, sotto la sua gestione l’Albiceleste subisce la sconfitta più pesante nella storia delle qualificazioni mondiali, un 6-1 contro la Bolivia penultima in classifica: ciononostante, la selezione si qualifica per il Mondiale sudafricano all’ultimo turno, battendo l’Uruguay in trasferta per 1-0.[119] Seguono due mesi di squalifica inflitti dalla FIFA al CT, reo di aver insultato i giornalisti che avevano messo in dubbio le sue capacità da tecnico.[120] In Sudafrica, dopo un inizio convincente grazie a quattro vittorie consecutive,[121][122][123][124] Maradona esce dalla rassegna ai quarti di finale per mano della Germania (4-0) ed è esonerato da CT.[125]

Emirati Arabi Uniti e Dorados
Il 14 maggio 2011, dopo 10 mesi di inattività, Maradona viene ingaggiato dall’Al-Wasl di Dubai, firmando un contratto biennale da $ 4,5 milioni a stagione più un jet privato a disposizione come benefit.[126][127] Il 15 settembre seguente perde la sua prima partita di Emirates Cup per 4-3 contro l’Al-Jazira.[128]

Maradona nel 2012
Debutta in campionato il 16 ottobre con la vittoria contro lo Sharjah per 3-0. Dalla Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti viene eliminato nei quarti di finale dopo la sconfitta per 3-2 contro l’Al-Wahda del 10 gennaio 2012. Debutta poi anche nella Coppa dei Campioni del Golfo il 6 marzo vincendo contro l’Al-Nahda dell’Oman per 0-2. L’11 marzo esce dall’Emirates Cup eliminato in semifinale dall’Al-Ahli di Fabio Cannavaro con il risultato di 1-0. Vincendo tutte e quattro le partite del girone della Coppa dei Campioni del Golfo si qualifica ai quarti di finale dove il 15 maggio elimina i connazionali dell’Al-Wahda per 5-3 ai calci di rigore dopo che i tempi regolamentari erano terminati con il risultato di 1-1. Il 26 maggio all’ultima giornata di campionato perde per 2-6 in casa contro l’Al-Alhi terminando il campionato all’ottavo posto con 26 punti. Conquista poi la finale della Coppa dei Campioni del Golfo il 30 maggio dopo aver superato i qatariani dell’Al-Khor in semifinale. Il 5 giugno vince la gara d’andata della finale per 1-3 contro l’Al-Muharraq del Bahrain. Il 10 giugno perde però la gara di ritorno ai rigori per 4-5 dopo che i tempi regolamentari erano terminati con il punteggio di 1-3 per gli ospiti.

Il 10 luglio seguente dopo alcuni attriti con la dirigenza e con alcuni giocatori, viene sollevato dall’incarico.[129]

Il 7 maggio 2017 viene nominato allenatore dell’Al-Fujairah, tornando così in panchina dopo cinque anni. La squadra gioca nella seconda divisione degli Emirati Arabi, firma un contratto annuale.[130] Il 27 aprile 2018 si dimette dopo aver fallito la promozione in prima divisione: la sua squadra è stata l’unica a non aver perso neppure una partita in stagione.[131]

Il 7 settembre 2018 viene annunciato come nuovo tecnico dei Dorados.[132] Perde due volte il campionato di seconda divisione messicana, entrambe le volte nella doppia finale contro l’Atlético San Luis, rassegnando le dimissioni il 14 giugno 2019 per motivi di salute.[133]

Dopo il ritiro dall’attività agonistica
Nel 2000 Maradona pubblicò la sua autobiografia, intitolata Yo Soy El Diego (Io sono il Diego), che in Argentina divenne subito un bestseller.

Maradona dopo una dieta rigorosa che gli fece perdere peso
In seguito il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia con il numero 10 appartenuto a Maradona, ritirandone la maglia. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e visto il regolamento della numerazione delle maglie di quest’ultima, il club sarà costretto a ristampare la maglia con il 10, fino al nuovo ritiro nel 2006 grazie alla promozione in Serie B.
Nel 2001 anche l’AFA chiese alla FIFA l’autorizzazione a ritirare la maglia numero 10 della Nazionale argentina in onore di Maradona, ma la FIFA dichiarò respinta la richiesta nel 2002[134] poiché in vista dei Mondiali 2002 la lista dei giocatori doveva essere numerata dall’1 al 23.[135] La Federazione argentina annunciò che l’avrebbe assegnato al terzo portiere, Roberto Bonano, ma ai Mondiali la maglia fu vestita da Ariel Ortega e a Bonano andò il numero 23.[136]

L’11 dicembre dello stesso anno, all’Auditorium del Foro Italico di Roma al FIFA World Player 2000 condotto da Massimo Giletti, viene premiato con il FIFA Internet Century Awards come Calciatore del Secolo secondo un sondaggio popolare (53,6%) mentre Pelé, presente anch’esso in sala, ottiene lo stesso premio da una giuria della FIFA.

Il 10 novembre 2001 diede ufficialmente l’addio al calcio giocato nell’amichevole fra l’Argentina e una selezione di Stelle Mondiali, conclusasi sul 6-3 con doppietta di Maradona su rigore.[135] Il 26 dicembre 2003, l’Argentinos Juniors rinominò il suo stadio Stadio Diego Armando Maradona, in onore al campione argentino.

Il 27 aprile 2005 fu nominato direttore sportivo del Boca Juniors, il primo agosto successivo divenne vicepresidente onorario del club.[83] Tra le sue prime decisioni assunse Alfio Basile come nuovo allenatore. In quell’anno il Boca vinse il campionato di Apertura, la Copa Sudamericana e la Recopa Sudamericana e nel 2006 vinse invece il campionato di Clausura e nuovamente la Recopa Sudamericana. Il 26 agosto 2006 Maradona abbandonò la carica per disaccordi con l’AFA, che scelse proprio Basile come nuovo allenatore della Nazionale argentina. Il Boca Juniors ha voluto inoltre onorare Maradona con una statua posta all’interno dello stadio Bombonera.

Il 15 agosto 2005 esordì come conduttore del programma televisivo argentino La Noche del 10 che fu molto seguito. In una puntata ospitò e intervistò Pelé, uno dei calciatori che gli contende la palma di miglior giocatore di ogni tempo. Altri ospiti furono Zidane, Ronaldo, Hernán Crespo, Fidel Castro, Mike Tyson, Raffaella Carrà e Robbie Williams. Inoltre, durante una puntata incentrata sul tema dei talenti calcistici più promettenti dell’Argentina, tra i vari Messi e Agüero, spuntava anche Ezequiel Lavezzi, che in quel periodo giocava nel San Lorenzo.

Diego Maradona durante il Soccer Aid del 27 maggio 2006
Nel maggio 2006 ha accettato di partecipare al Soccer Aid, un programma di sostegno all’UNICEF.[137] Nello specifico, Maradona giocò nel Resto del Mondo contro l’Inghilterra il 27 maggio: segnò su calcio di rigore per la rappresentativa mondiale e la partita finì 2-1 per l’Inghilterra.[138]

Nel corso degli anni ha partecipato a diverse trasmissione televisive.[83] In seguito sponsorizzò e partecipò in prima persona, in Sudamerica, a incontri amichevoli di showbol tra ex stelle del calcio, che riscossero un buon successo.[139]

L’11 maggio 2011 ha partecipato alla partita d’inaugurazione del nuovo stadio della squadra cecena Terek Groznyj di proprietà del dittatore Ramzan Kadyrov. La squadra di Maradona era composta da elementi come Jean-Pierre Papin, Alessandro Costacurta, Christian Vieri, Iván Zamorano, Fabien Barthez, Franco Baresi, Luís Figo, Roberto Ayala, Alain Boghossian, Manuel Amoros, Robbie Fowler, Nelson Dida e Enzo Francescoli. La partita è stata vinta per 5-2 dalla formazione del Caucaso del Nord con anche tre gol del presidente Kadyrov tra cui uno segnato dopo aver dribblato Maradona che si è poi riscattato segnando su punizione.[140][141] Nel dicembre 2012 a Dubai viene premiato come miglior calciatore del secolo ai Globe Soccer Awards.

In seguito a Dubai ha sfidato amichevolmente il connazionale Juan Martín del Potro, 7º tennista al mondo.[142] Nello stesso periodo sempre nella città degli emirati ha disputato un match di un torneo di esibizione di calcio a 7 trascinando nella prima partita la sua squadra, il Dubai Sports Council, alla vittoria per 3-2 contro il Dubai Courts con 2 gol, uno su punizione e l’altro su rigore.[143][144]

Il 17 ottobre a Milano ha presentato una collana di DVD a lui dedicata e curata dell’amico Gianni Minà per La Gazzetta dello Sport.

Il 1º settembre 2014 partecipa alla Partita per la Pace organizzata da Papa Francesco e Javier Zanetti allo Stadio Olimpico di Roma: gioca per tutti i 90 minuti servendo anche un assist al compagno di squadra Roberto Baggio.[145] A dicembre, all’età di 54 anni, torna in campo in occasione del Dubai National Day Match, una maratona calcistica da 36 ore no-stop.[146]

Il 22 giugno 2015 Maradona, tramite lo storico telecronista celebre per aver commentato in diretta il gol del secolo,[6] Víctor Hugo Morales, annuncia di volersi candidare alla presidenza della FIFA al posto di Joseph Blatter.[147]

Il 15 maggio 2018 viene nominato presidente onorario della squadra bielorussa Dinamo Brėst.[148]

Statistiche
Tra club, nazionale maggiore e nazionale Under-20 (escluse le partite non ufficiali), Maradona ha giocato globalmente 694 partite segnando 354 reti, alla media di 0,51 gol a partita.[149][150][151]

Presenze e reti nei club
Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1976 Argentina Argentinos Juniors N 11 2 – – – – – – – – – 11 2
1977 M+N 37+12 13+6 – – – – – – – – – 49 19
1978 M+N 31+4 22+4 – – – – – – – – – 35 26
1979 M+N 14+12 14+12 – – – – – – – – – 26 26
1980 M+N 32+13 25+18 – – – – – – – – – 45 43
Totale Argentinos Juniors 166 116 – – – – – – 166 116
1981 Argentina Boca Juniors M+N 28+12 17+11 – – – – – – – – – 40 28
1982-1983 Spagna Barcellona PD 20 11 CR 5 3 CdC 4 5 CdL 6 4 35 23
1983-1984 PD 16 11 CR 4 1 CdC 3 3 – – – 23 15
Totale Barcellona 36 22 9 4 7 8 6 4 58 38
1984-1985 Italia Napoli A 30 14 CI 6 3 – – – – – – 36 17
1985-1986 A 29 11 CI 2 2 – – – – – – 31 13
1986-1987 A 29 10 CI 10 7 CU 2 0 – – – 41 17
1987-1988 A 28 15 CI 9 6 CC 2 0 – – – 39 21
1988-1989 A 26 9 CI 12 7 CU 12 3 – – – 50 19
1989-1990 A 28 16 CI 3 2 CU 5 0 – – – 36 18
1990-1991 A 18 6 CI 3 2 CC 4 2 SI 1 0 26 10
Totale Napoli 188 81 45 29 25 5 1 0 259 115
1992-1993 Spagna Siviglia PD 26 5 CR 3 3 – – – – – – 29 8
1993-1994 Argentina Newell’s Old Boys A 5 0 – – – – – – – – – 5 0
1995-1996 Argentina Boca Juniors A+C 11+13 3+2 – – – – – – – – – 24 5
1996-1997 A+C 0+1 0 – – – – – – SS 1 0 2 0
1997-1998 A 5 2 – – – – – – – – – 5 2
Totale Boca Juniors 70 33 – – – – 1 0 71 33
Totale carriera 491 259 57 36 32 13 8 4 588 312
Cronologia presenze e reti in nazionale
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
27-2-1977 Buenos Aires Argentina Argentina 5 – 1 Ungheria Ungheria Amichevole –
24-8-1977 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Paraguay Paraguay Amichevole – Coppa Félix Bogado
31-8-1977 Asunción Paraguay Paraguay 2 – 0
(1 – 3 dcr) Argentina Argentina Amichevole – Coppa Félix Bogado
19-4-1978 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 1 Irlanda Irlanda Amichevole –
25-4-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
22-5-1979 Berna Argentina Argentina 0 – 0
(8 – 7 dcr) Paesi Bassi Paesi Bassi Amichevole – 75º Anniversario FIFA
26-5-1979 Roma Italia Italia 2 – 2 Argentina Argentina Amichevole –
29-5-1979 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
2-6-1979 Glasgow Scozia Scozia 1 – 3 Argentina Argentina Amichevole 1
25-6-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 2 World Stars World Stars Amichevole 1
2-8-1979 Rio de Janeiro Brasile Brasile 2 – 1 Argentina Argentina Coppa America 1979 – 1º turno –
8-8-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Bolivia Bolivia Coppa America 1979 – 1º turno 1
30-4-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Irlanda Irlanda Amichevole 1
13-5-1980 Londra Inghilterra Inghilterra 3 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
16-5-1980 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
21-5-1980 Vienna Austria Austria 1 – 5 Argentina Argentina Amichevole 3
18-9-1980 Mendoza Argentina Argentina 2 – 2 Cile Cile Amichevole –
9-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 0 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
12-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Polonia Polonia Amichevole 1
15-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole –
4-12-1980 Mar del Plata Argentina Argentina 1 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Amichevole 1
16-12-1980 Córdoba Argentina Argentina 5 – 0 Svizzera Svizzera Amichevole 1
1-1-1981 Montevideo Argentina Argentina 2 – 1 Germania Ovest Germania Ovest Mundialito –
4-1-1981 Montevideo Argentina Argentina 1 – 1 Brasile Brasile Mundialito 1
9-3-1982 Mar del Plata Argentina Argentina 0 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole –
24-3-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Germania Ovest Germania Ovest Amichevole –
14-4-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Amichevole –
5-5-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
12-5-1982 Rosario Argentina Argentina 1 – 0 Romania Romania Amichevole –
13-6-1982 Barcellona Argentina Argentina 0 – 1 Belgio Belgio Mondiali 1982 – 1º turno –
18-6-1982 Alicante Argentina Argentina 4 – 1 Ungheria Ungheria Mondiali 1982 – 1º turno 2
23-6-1982 Alicante Argentina Argentina 2 – 0 El Salvador El Salvador Mondiali 1982 – 1º turno –
29-6-1982 Barcellona Italia Italia 2 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1982 – 2º turno –
2-7-1982 Barcellona Argentina Argentina 1 – 3 Brasile Brasile Mondiali 1982 – 2º turno –
9-5-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Paraguay Paraguay Amichevole 1
14-5-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 0 Cile Cile Amichevole 1
26-5-1985 San Cristóbal Venezuela Venezuela 2 – 3 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 2
2-6-1985 Bogotà Colombia Colombia 1 – 3 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 –
9-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Venezuela Venezuela Qual. Mondiali 1986 1
16-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Colombia Colombia Qual. Mondiali 1986 –
23-6-1985 Lima Perù Perù 1 – 0 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 –
30-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 2 Perù Perù Qual. Mondiali 1986 –
14-11-1985 Los Angeles Messico Messico 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole 1
17-11-1985 Puebla Messico Messico 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
26-3-1986 Parigi Francia Francia 2 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
30-4-1986 Oslo Norvegia Norvegia 1 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
4-5-1986 Tel Aviv Israele Israele 2 – 7 Argentina Argentina Amichevole 2
2-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 3 – 1 Corea del Sud Corea del Sud Mondiali 1986 – 1º turno –
5-6-1986 Puebla Italia Italia 1 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1986 – 1º turno 1
10-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 0 Bulgaria Bulgaria Mondiali 1986 – 1º turno –
16-6-1986 Puebla Argentina Argentina 1 – 0 Uruguay Uruguay Mondiali 1986 – Ottavi di finale –
22-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 1 Inghilterra Inghilterra Mondiali 1986 – Quarti di finale 2
25-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 0 Belgio Belgio Mondiali 1986 – Semifinale 2
29-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 3 – 2 Germania Ovest Germania Ovest Mondiali 1986 – Finale – 2º titolo mondiale
10-6-1987 Zurigo Italia Italia 3 – 1 Argentina Argentina Amichevole 1
27-6-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Perù Perù Coppa America 1987 – 1º turno 1
2-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Ecuador Ecuador Coppa America 1987 – 1º turno 2
9-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 0 – 1 Uruguay Uruguay Coppa America 1987 – Semifinale –
11-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 2 Colombia Colombia Coppa America 1987 – Finale 3º posto –
16-12-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Germania Ovest Germania Ovest Amichevole –
31-3-1988 Berlino Unione Sovietica Unione Sovietica 4 – 2 Argentina Argentina Torneo 4 Nazioni 1
2-4-1988 Berlino Germania Ovest Germania Ovest 1 – 0 Argentina Argentina Torneo 4 Nazioni –
12-10-1988 Siviglia Spagna Spagna 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole – Coppa Hispanidad
2-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 1 – 0 Cile Cile Coppa America 1989 – 1º turno –
4-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 0 – 0 Ecuador Ecuador Coppa America 1989 – 1º turno –
8-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 1 – 0 Uruguay Uruguay Coppa America 1989 – 1º turno –
10-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 0 – 0 Bolivia Bolivia Coppa America 1989 – 1º turno –
12-7-1989 Rio de Janeiro Argentina Argentina 0 – 2 Brasile Brasile Coppa America 1989 – Girone finale –
14-7-1989 Rio de Janeiro Argentina Argentina 0 – 2 Uruguay Uruguay Coppa America 1989 – Girone finale –
21-12-1989 Cagliari Italia Italia 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
3-5-1990 Vienna Austria Austria 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
8-5-1990 Berna Svizzera Svizzera 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
22-5-1990 Tel Aviv Israele Israele 1 – 2 Argentina Argentina Amichevole 1
8-6-1990 Milano Argentina Argentina 0 – 1 Camerun Camerun Mondiali 1990 – 1º turno –
13-6-1990 Napoli Argentina Argentina 2 – 0 Unione Sovietica Unione Sovietica Mondiali 1990 – 1º turno –
18-6-1990 Napoli Argentina Argentina 1 – 1 Romania Romania Mondiali 1990 – 1º turno –
24-6-1990 Torino Brasile Brasile 0 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1990 – Ottavi di finale –
30-6-1990 Firenze Argentina Argentina 0 – 0 dts
(3 – 2 dcr) Jugoslavia Jugoslavia Mondiali 1990 – Quarti di finale –
3-7-1990 Napoli Italia Italia 1 – 1 dts
(3 – 4 dcr) Argentina Argentina Mondiali 1990 – Semifinale –
8-7-1990 Roma Germania Ovest Germania Ovest 1 – 0 Argentina Argentina Mondiali 1990 – Finale –
18-2-1993 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Brasile Brasile Amichevole – 100º anniversario AFA
24-2-1993 Mar del Plata Argentina Argentina 1 – 1
(5 – 4 dcr) Danimarca Danimarca Coppa Artemio Franchi –
31-10-1993 Sydney Australia Australia 1 – 1 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1994 –
17-11-1993 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Australia Australia Qual. Mondiali 1994 –
20-4-1994 Salta Argentina Argentina 3 – 1 Marocco Marocco Amichevole 1
18-5-1994 Santiago del Cile Cile Cile 3 – 3 Argentina Argentina Amichevole –
25-5-1994 Guayaquil Ecuador Ecuador 1 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
31-5-1994 Tel Aviv Israele Israele 0 – 3 Argentina Argentina Amichevole –
4-6-1994 Zagabria Croazia Croazia 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
21-6-1994 Boston Argentina Argentina 4 – 0 Grecia Grecia Mondiali 1994 – 1º turno 1
25-6-1994 Boston Argentina Argentina 2 – 1 Nigeria Nigeria Mondiali 1994 – 1º turno –
Totale Presenze (10º posto) 91 Reti (5º posto) 34
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina Under-20
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
16-4-1977 Valencia Argentina Under-20 Argentina 1 – 1 Uruguay Uruguay Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
18-4-1977 Valencia Paraguay Under-20 Paraguay 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
21-4-1977 Valencia Perù Under-20 Perù 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
13-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 4 – 1 Perù Perù Under-20 Sudamericano Under-20 1979 1
18-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Ecuador Ecuador Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
25-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 0 – 0 Paraguay Paraguay Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
28-1-1979 Montevideo Uruguay Under-20 Uruguay 0 – 0 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
31-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 1 – 0 Brasile Brasile Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
18-8-1979 – Messico Under-20 Messico 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
26-8-1979 Omiya Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Indonesia Indonesia Under-20 Mondiali Under-20 1979 2
28-8-1979 Omiya Jugoslavia Under-20 Jugoslavia 0 – 1 Argentina Argentina Under-20 Mondiali Under-20 1979 –
30-8-1979 Omiya Polonia Under-20 Polonia 1 – 4 Argentina Argentina Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
2-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Algeria Algeria Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
4-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 2 – 0 Uruguay Uruguay Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
7-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 3 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
Totale Presenze 15 Reti 8
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale (partite non ufficiali) ― Argentina Under-20
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
3-4-1977 – Chascomús Noflag2.svg 2 – 3 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
8-4-1977 – Cipolletti Noflag2.svg 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
3-11-1978 – N.Y. Cosmos N.Y. Cosmos 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
5-11-1978 – San Rafael Noflag2.svg 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
14-11-1978 – San José de Mayo Noflag2.svg 0 – 4 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 2
5-12-1978 – Pergamino Noflag2.svg 3 – 3 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
8-12-1978 Córdoba Talleres (C) Talleres (C) 2 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
25-7-1979 Tucumán Atl. Tucumán Atl. Tucumán 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
14-11-1979 Valencia Valencia Valencia – Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
Totale Presenze 9 Reti 5
Statistiche da allenatore
Club
Statistiche aggiornate al 16 maggio 2018.

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale % Vittorie Piazz.
Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1994-1995 Argentina Textil Mandiyú A+C 12 1 5 6 – – – – – – – – – – – – – – – 12 1 5 6 8,33 Dimiss.
1995-1996 Argentina Racing Club A+C 11 2 3 6 – – – – – – – – – – – – – – – 11 2 3 6 18,18 Dimiss.
2011-2012 Emirati Arabi Uniti Al-Wasl UFL 22 7 5 10 EC+CPE 11+2 6+1 0+0 5+1 CCG 8 5 1 2 – – – – – 43 19 6 18 44,19 8º
2017-2018 Emirati Arabi Uniti Dibba Al-Fujairah UD1 22 11 11 0 CPE 2 0 1 1 – – – – – – – – – – 24 11 12 1 45,83 3º
Totale carriera 67 21 24 22 15 7 1 7 8 5 1 2 – – – – 90 33 26 31 36,67
Nazionale
Squadra Naz dal al Record
G V N P GF GS DR % Vittorie
Argentina Argentina Argentina 28 ottobre 2008 29 luglio 2010 24 18 0 6 47 27 +20 75,00
Nazionale nel dettaglio
Stagione Squadra Competizione Piazzamento Andamento Reti
Giocate Vittorie Pareggi Sconfitte % Vittorie GF GS DR
2008 Argentina Argentina Qual. Mondiale 4º 0 0 0 0 — – – –
2009 8 4 0 4 50,00 10 11 -1
2010 Mondiale Quarti di finale 5 4 0 1 80,00 10 6 +4
Dal 2008 al 2010 Amichevoli 11 10 0 1 90,91 27 8 +19
Totale Argentina 24 18 0 6 75,00 47 27 +20
Panchine da commissario tecnico della nazionale argentina
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
19-11-2008 Glasgow Scozia Scozia 0 – 1 Argentina Amichevole Maxi Rodríguez
11-2-2009 Marsiglia Francia Francia 0 – 2 Argentina Amichevole Jonás Gutiérrez
Lionel Messi
28-3-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 4 – 0 Venezuela Qual. Mondiali 2010 Lionel Messi
Carlos Tévez
Maxi Rodríguez
Sergio Agüero
1-4-2009 La Paz Bolivia Bolivia 6 – 1 Argentina Qual. Mondiali 2010 Luis González
20-5-2009 Santa Fe Argentina Argentina 3 – 1 Panama Amichevole Matías Defederico
2 Gonzalo Bergessio
6-6-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Colombia Qual. Mondiali 2010 Daniel Díaz
10-6-2009 Quito Ecuador Ecuador 2 – 0 Argentina Qual. Mondiali 2010 –
12-8-2009 Mosca Russia Russia 2 – 3 Argentina Amichevole Sergio Agüero
Lisandro López
Jesús Dátolo
5-9-2009 Rosario Argentina Argentina 1 – 3 Brasile Qual. Mondiali 2010 Jesús Dátolo
9-9-2009 Asunción Paraguay Paraguay 1 – 0 Argentina Qual. Mondiali 2010 –
30-9-2009 Córdoba Argentina Argentina 2 – 0 Ghana Amichevole 2 Martín Palermo
10-10-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Perù Qual. Mondiali 2010 Gonzalo Higuaín
Martín Palermo
14-10-2009 Montevideo Uruguay Uruguay 0 – 1 Argentina Qual. Mondiali 2010 Mario Bolatti
14-11-2009 Madrid Spagna Spagna 2 – 1 Argentina Amichevole Lionel Messi
26-1-2010 San Juan Argentina Argentina 3 – 2 Costa Rica Amichevole José Ernesto Sosa
Guillermo Burdisso
Franco Jara
10-2-2010 Mar del Plata Argentina Argentina 2 – 1 Giamaica Amichevole Martín Palermo
Ignacio Canuto
3-3-2010 Monaco di Baviera Germania Germania 0 – 1 Argentina Amichevole Gonzalo Higuaín
5-5-2010 Cutral-Co Argentina Argentina 4 – 0 Haiti Amichevole 2 Facundo Bertoglio
Martín Palermo
Sebastián Blanco
24-5-2010 Buenos Aires Argentina Argentina 5 – 0 Canada Amichevole 2 Maxi Rodríguez
Ángel Di María
Carlos Tévez
Sergio Agüero
12-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 1 – 0 Nigeria Mondiali 2010 – 1º turno Gabriel Heinze
17-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 4 – 1 Corea del Sud Corea del Sud Mondiali 2010 – 1º turno autorete
3 Gonzalo Higuaín
22-6-2010 Polokwane Grecia Grecia 0 – 2 Argentina Argentina Mondiali 2010 – 1º turno Martín Demichelis
Martín Palermo
27-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 3 – 1 Messico Messico Mondiali 2010 – Ottavi di finale 2 Carlos Tévez
Gonzalo Higuaín
3-7-2010 Città del Capo Argentina Argentina 0 – 4 Germania Germania Mondiali 2010 – Quarti di finale –
Totale Presenze 24 Reti 47
Opere
Io sono el Diego, Roma, Fandango libri, 2002. ISBN 88-87517-31-2.
La mano di Dio. Messico ’86. Storia della mia vittoria più grande, con Daniel Arcucci, Milano, Mondadori, 2016. ISBN 978-88-04-66327-0.
Palmarès
Club
Competizioni nazionali
Campionato argentino: 1
Boca Juniors: Metropolitano 1981
RFEF – Copa del Rey.svg Coppa di Spagna: 1
Barcellona: 1983
Coppa di Lega spagnola.svg Coppa della Liga: 1
Barcellona: 1983
Supercoppa di Spagna: 1
Barcellona: 1983
Scudetto.svg Campionato italiano: 2
Napoli: 1986-1987, 1989-1990
Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 1
Napoli: 1986-1987
Supercoppa Italiana.svg Supercoppa italiana: 1
Napoli: 1990
Competizioni internazionali
UEFA Cup (adjusted).png Coppa UEFA: 1
Napoli: 1988-1989
Nazionale
FIFA U-20 World Cup 1977.svg Campionato mondiale Under-20: 1
Giappone 1979
FIFA World Cup Icon (Campionato mondiale di calcio).svg Campionato mondiale: 1
Messico 1986
Coppa Artemio Franchi: 1
Argentina 1993
Individuale
Capocannoniere del Campionato Metropolitano: 3
1978 (22 gol), 1979 (14 gol), 1980 (25 gol)
Capocannoniere del Campionato Nacional: 2
1979 (12 gol), 1980 (18 gol)
Calciatore sudamericano dell’anno: 2
1979, 1980
Calciatore sudamericano dell’anno secondo il Centro dei Giornalisti Accreditati dalla AFA (CEPA): 3
1979, 1980, 1981
Pallone d’oro del Mondiale Under-20: 1
Giappone 1979
Olimpia de Plata al miglior calciatore argentino dell’anno: 4
1979, 1980, 1981, 1986
Olimpia de Oro al Miglior Sportivo argentino dell’anno – 1979, 1986
Miglior calciatore sudamericano dell’anno per la rivista El Mundo, di Caracas: 6
1979, 1980, 1986, 1989, 1990, 1992
Guerin d’oro: 1
1984-85
Pallone d’Oro al Mondiale: 1
1986
Calciatore dell’anno per la rivista World Soccer: 1
1986
Onze d’or al miglior calciatore in Europa, secondo la rivista francese Onze Mondial: 2
1986, 1987
Onze de bronze al terzo miglior calciatore in Europa, secondo la rivista francese Onze Mondial: 2
1985, 1988
Capocannoniere della Serie A: 1
1987-1988 (15 gol)
Capocannoniere della Coppa Italia: 1
1987-1988 (6 gol)
Pallone di Bronzo al Mondiale: 1
1990
Eletto “miglior calciatore argentino di tutti i tempi” dalla AFA: 1
1993
Pallone d’oro alla carriera: 1
1995
Olimpia de Platino al miglior sportivo argentino del secolo
FIFA Player of the Century come miglior calciatore del XX secolo attraverso un sondaggio ufficiale aperto dalla FIFA via web a livello mondiale:
2000
Calciatori del XX secolo IFFHS:
2000
Inserito nelle “Leggende del calcio” del Golden Foot (2003)
Hall of Fame del calcio italiano come giocatore straniero (2014)
Candidato al Dream Team del Pallone d’oro (2020)

La maglia di Franco Baresi

Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino

https://youtu.be/5U5cndGNCV0

Un libro che racconta il suicidio in prima persona, un libro che parla di malattia mentale

Il libro Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino

«E poi sono caduta, ma non sono morta». Una giovane donna, da poco diventata madre, decide di togliersi la vita gettandosi dall’ultimo piano di una palazzina. Perché l’ha fatto? Non lo sappiamo. E forse, in quel momento, non lo sa nemmeno lei. Ma quel tentativo di suicidio non ha avuto successo e oggi, quella giovane donna, vuole capire. Fuani Marino decide di usare gli strumenti della letteratura per ricostruire una storia vera, la propria. Svegliami a mezzanotte è un libro incandescente: una storia di luce scritta da chi ha attraversato la notte.

Giulio Einaudi Editore

Una ringhiera sul vuoto, le ciabatte che scivolano via dai piedi, lasciarsi andare. Fuani Marino cade dal quarto piano in un pomeriggio di luglio durante una vacanza al mare. Ha 32 anni, una bambina di 4 mesi e un disturbo bipolare che nessuno ha avuto il coraggio di riconoscere e affrontare.

Svegliami a mezzanotte è la storia di un suicidio dal punto di vista del suicida, per paradossale che appaia. Perché chi sopravvive è comunque riuscito a compiere il passo verso l’indicibile.

E poi sono caduta, ma non sono morta.

Il bambino col pigiama a righe The Boy in the Striped

https://youtu.be/_EfD5VaTX0A

Il bambino con il pigiama a righe (film)

film del 2008 diretto da Mark Herman

Il bambino con il pigiama a righe.jpg

Bruno e Shmuel giocano a dama in una scena del filmTitolo originaleThe Boy in the Striped PyjamasLingua originaleinglesePaese di produzioneStati Uniti d’AmericaRegno UnitoUngheriaAnno2008Durata91 minRapporto1,85:1GeneredrammaticostoricoRegiaMark HermanSoggettoJohn BoyneSceneggiaturaMark HermanProduttoreDavid HeymanCasa di produzioneMiramax FilmsBBC FilmsHeyday FilmsFotografiaBenoît DelhommeMontaggioMichael EllisMusicheJames HornerScenografiaMartin ChildsInterpreti e personaggi

Doppiatori italiani

Il bambino con il pigiama a righe (The Boy in the Striped Pajamas) è un film del 2008 diretto e sceneggiato da Mark Herman, adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo di John Boyne.

Il film è stato distribuito nelle sale italiane il 19 dicembre 2008.

Trama

Bruno è un bambino tedesco di otto anni, curioso, intraprendente e appassionato d’avventura. Vive a Berlino, durante la seconda guerra mondiale, con suo padre Ralf, un ufficiale nazista, sua madre Elsa, sua sorella Gretel e una giovane domestica, Maria.

Un giorno, a seguito della promozione del padre, Bruno viene costretto a lasciare la città e tutti i suoi amici per trasferirsi in una casa di campagna insieme alla famiglia.

Poco dopo il suo arrivo, il bambino scopre per caso che vicino alla sua nuova abitazione, sorge un campo di concentramento. Improvvisamente catapultato in una vita monotona e solitaria, circondato solo da domestici e soldati, il bambino inizia ben presto a esplorare i dintorni della tenuta; riesce così a scoprire un passaggio, che lo conduce fino ai confini del campo di concentramento.

Lì, conosce Shmuel, un bambino ebreo, suo coetaneo. Nonostante tra i due vi sia del filo spinato e il tentativo degli adulti di infondere odio verso la razza ebraica, Bruno si dimostra fin da subito estraneo ai condizionamenti. Tra i due bambini nasce infatti una profonda amicizia, benché i due possano giocare nei limiti fisici del possibile, dato il filo spinato.

Un giorno, appena prima di trasferirsi di nuovo, Bruno si “traveste” da ebreo, scava una fossa e raggiunge Shmuel. I due andranno alla ricerca del padre di Shmuel, quando però vengono rastrellati all’interno del campo e sottoposti a un’apparente doccia in una camerata, che è in realtà una camera a gas, nella quale moriranno.

” The Undoing ” con Matilda De Angelis

Attrice Modifica
Cinema Modifica
Veloce come il vento, regia di Matteo Rovere (2016)
Radice di 9, regia di Daniele Barbiero (2016) – cortometraggio
Una famiglia, regia di Sebastiano Riso (2017)
Il premio, regia di Alessandro Gassman (2017)
Youtopia, regia di Berardo Carboni (2018)
Una vita spericolata, regia di Marco Ponti (2018)
Der göttliche Andere, regia di Jan Schomburg (2020)
L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, regia di Sydney Sibilia (2020)
Televisione Modifica
Tutto può succedere – serie TV (2015-2018)
I ragazzi dello Zecchino d’Oro – film TV, regia di Ambrogio Lo Giudice (2019)
The Undoing – Le verità non dette (The Undoing) – miniserie TV (2020)
Leonardo – serie TV (2021)
Videoclip Modifica
Tutto qui accade, brano dei Negramaro (2016)
Elephant and Castle, brano degli OAK (2017)
Donne e Pace per Rai Storia (2017)
Felicità puttana, brano dei Thegiornalisti (2018)
Doppiatrice Modifica
Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina (2017) – Tía Victoria
Riconoscimenti Modifica
David di Donatello
2017 – Candidatura per la migliore attrice protagonista per Veloce come il vento[7]
2017 – Candidatura per la miglior canzone originale per Veloce come il vento (Seventeen)[7]
Festival internazionale del cinema di Berlino
2018 – Premio Bacco [8]
Nastro d’argento
2016 – Premio Biraghi alla rivelazione per Veloce come il vento[9]
Premio Flaiano
2016 – Miglior attrice esordiente per Veloce come il vento[10]
Taormina Film Fest
2016 – Attrice rivelazione dell’anno per Veloce come il vento e Tutto può succedere

” L’ appello ” di Alessandro D’ Avenia

E se l’appello non fosse un semplice elenco? Se pronunciare un nome significasse far esistere un po’ di più chi lo porta? Allora la risposta “presente!” conterrebbe il segreto per un’adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna.

Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere. Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l’appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky… Nessuno li vedeva, eppure il professore che non ci vede ce la fa.

A dieci anni dalla rivelazione di Bianca come il latte, rossa come il sangue, Alessandro D’Avenia torna a raccontare la scuola come solo chi ci vive dentro può fare. E nella vicenda di Omero e dei suoi ragazzi distilla l’essenza del rapporto tra maestro e discepolo, una relazione dinamica in cui entrambi insegnano e imparano, disponibili a mettersi in gioco e a guardare il mondo con occhi nuovi. È l’inizio di una rivoluzione?

L’Appello è un romanzo dirompente che, attingendo a forme letterarie e linguaggi diversi – dalla rappresentazione scenica alla meditazione filosofica, dal diario all’allegoria politico-sociale e alla storia di formazione -, racconta di una classe che da accozzaglia di strumenti isolati diventa un’orchestra diretta da un maestro cieco. Proprio lui, costretto ad accogliere le voci stonate del mondo, scoprirà che sono tutte legate da un unico respiro