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Il buddismo

Caro,

I tempi erano terribili e molti hanno dovuto soffrire. Questo è un momento in cui molte persone cercano conforto e pace interiore. Anche se non possiamo cambiare molto di ciò che sta accadendo intorno a noi. Ma possiamo calibrare il nostro io interiore.

Personalmente trovo il buddismo (il modo di vivere) davvero utile.

Prenditi del tempo libero per esplorare il buddismo nel breve video qui sotto (incluso il mantra che calma le nostre anime).

Il buddismo è uno stile di vita – dalla pasta.
https://www.youtube.com/watch?v=pbngKOUgCDY

Il percorso per diventare un buddista – Di Emma Slade
https://www.youtube.com/watch?v=QnJIjEAE41w

Se sei curioso di Il “grande mantra della misericordia” come menzionato nel video sopra, puoi ascoltarlo qui e calmare la tua anima.
https://www.youtube.com/watch?v=72luMobA_vI

Il buddismo è uno stile di vita piuttosto che una religione. Indipendentemente dal tuo background, crediamo che tutti possano incorporare il buddismo nella loro vita quotidiana.

Come praticare il buddismo per principianti e occidentali. (Daily Practice) di Alan Peto
https://www.youtube.com/watch?v=89gM2g0KOYU

Se lo trovi utile e conosci qualcuno da condividere

Alter Ego Droga e cervello

“Alter Ego” di Stefano Canali

Ricercatore dell’Area Neuroscienze e del Laboratorio Interdisciplinare della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati, dove dirige la Scuola di Neuroetica. E’ presidente del Comitato Scientifico della Società Italiana Tossicodipendenze e redattore della rivista Medicina delle Tossicodipendenze – Italian Journal of Addiction. E’ autore di circa un centinaio di pubblicazioni sul tema delle sostanze e delle dipendenze e del blog Psicoattivo

http://www.edscuola.it/archivio/handicap/droga06.html

Alla scoperta delle emozioni con il neuroscienziato Stefano Canali – giovedi’ 4 ottobre parte all’IRSE “Affascinati dal cervello” 2018

Affascinati dal cervello
11^ edizione
Pordenone, 4/25 ottobre 2018
Auditorium Centro Culturale
Casa A. Zanussi Pordenone
AFFASCINATI DAL CERVELLO: ALLA SCOPERTA DELLE EMOZIONI CON IL NEUROSCIENZIATO STEFANO CANALI.
GIOVEDI’ 4 OTTOBRE ALLE 15.30 A CASA ZANUSSI IL PRIMO INCONTRO DEL CICLO IRSE.

Danno un senso, un valore e il giusto sapore alla percezione di noi stessi e del mondo, alle relazioni con gli altri, ai nostri obiettivi e alle nostre aspettative. Ma cosa sono esattamente le emozioni, impulsi capaci di guidare ogni giorno le nostre azioni? Come e perché condizionano le percezioni, i ricordi, i nostri giudizi, le decisioni che prendiamo, le nostre scelte morali? Una risposta a questi interrogativi arriverà con il primo incontro in cartellone a Pordenone per il ciclo “Affascinati dal cervello”, l’annuale format promosso dall’IRSE, l’Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia a cura di Laura Zuzzi. Giovedì 4 ottobre, alle 15.30, nell’Auditorium Centro Culturale Casa A. Zanussi Pordenone (via Concordia 7) appuntamento con il neuroscienziato, Stefano Canali, ricercatore del Laboratorio Interdisciplinare della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati SISSA, di Trieste. Sarà lui a guidarci nella prima tappa – con ingresso aperto alla città – fra scienza e cultura, sul filo rosso 2018 che indaga “Il cervello e le emozioni, tra adattamenti e malattia”. «Senza emozioni – spiega Canali – tutto ci apparirebbe indifferente, remoto, privo di significato. Ma cosa sono realmente le emozioni? Sono espressioni biologiche, funzioni innate determinate dai nostri geni oppure reazioni apprese, modellate dalla cultura e dalle nostre esperienze? Spesso – prosegue Canali – le emozioni si impongono sulla ragione, sfuggono al controllo della volontà. La loro espressione nel volto e nel corpo degli altri ci racconta così tanto della loro vita interiore e di frequente non riusciamo a nasconderle o a dissimularle. Ma in che modo il cervello coordina e modula le molte facce delle emozioni? L’incontro cercherà di dimostrare che la risposta a queste diverse domande passa in realtà attraverso una comune spiegazione. Un’interpretazione storico-evoluzionistica, compresa tra biologia, neuroscienze, arte, filosofia e politica. In effetti, e lo vediamo chiaramente oggi, pur dipendendo dal cervello e pur essendo vissute soggettivamente, le emozioni sono molto di più che un processo biologico o un fatto individuale. Il loro senso è nella società e la civiltà stessa si poggia sulle emozioni, sulla loro comunicazione e sul loro controllo. Se pensiamo alla giustizia, alla fiducia, alla lealtà, all’uguaglianza, al rispetto, all’onestà, ci riferiamo fondamentalmente all’imperfetta democrazia delle emozioni che gli uomini stanno tentando con fatica di costruire nel corso della storia. Così, per migliorare la qualità della nostra vita e delle sofferenti democrazie politiche contemporanee, servono oggi, e con urgenza, una più compiuta comprensione delle emozioni e una vera democrazia dei processi emotivi». Si prosegue giovedì 11 ottobre con Michela Balconi, docente di neuropsicologia e neuroscienze cognitive: approfondiremo nuovi metodi per l’analisi e la comprensione della relazione tra processi affettivi e indici fisiologici, con applicazioni a casi clinici e contesti sperimentali. Siamo “solo” infelici e tristi o malati di depressione? Ne tratterà, giovedì 25 ottobre, il biologo e psicologo Tullio Giraldi, Quanto il disagio individuale è costituito da difficoltà di adattamento ad eventi della vita e da emozioni e sentimenti che non costituiscono una malattia, per i quali l’esclusiva prescrizione di psicofarmaci può essere una risposta inappropriata.
Stefano Canali è coordinatore del comitato scientifico della Società Italiana Tossicodipendenze. Cofondatore della Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle neuroscienze. Condirettore della collana MeFiSto – Medicina, Filosofia e Storia ETS editore Pisa. Editor della rivista Medicina & Storia e di Medicina delle Dipendenze – Italian Journal of Addiction. Più volte Fellow presso il Centre for the History of Medicine, University College London. Autore di numerosi articoli e monografie sulla storia delle neuroscienze e la filosofia delle scienze mediche, in particolare sul tema delle dipendenze e per il quale ha realizzato anche mostre e documentari tradotti in più lingue. Su etica e politica delle dipendenze ha scritto per Le Scienze, Mente & Cervello, Sapere, Prometeo. Cura il sito http://www.psicoattivo.com di informazione scientifica sulle dipendenze.
Info IRSE – Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia tel 0434 365326

http://www.centroculturapordenone.it/irse

Reazioni emotive al Covid-19 e aumento del consumo di alcol e droghe

By Stefano Canali | 5 Febbraio 2021

Walter Gramatté, Bevitore, 1922 (particolare)

Un numero sempre più cospicuo di ricerche sta dimostrando che c’è stato un aumento sostanziale nell’uso e nell’abuso di sostanze psicoattive, alcol, tabacco, droghe illegali durante la pandemia di COVID-19, e che i consumatori descrivono l’uso/abuso di sostanze come un modo, seppur problematico e potenzialmente patogeno, di far fronte all’ansia riguardante COVID-19 (Rodriguez et al., 2020). Diverse ricerche indicano aumenti sostanziali nel consumo di alcol (10-23%), cannabis (6-8%), altre droghe (3%) (Ipsos, 2020a,b,c; Morning Consult, 2020; Rotermann, 2020).

Le indagini empiriche hanno identificato due tipi estremi di reazioni emotive e comportamentali alla pandemia COVID-19 (Taylor et al., 2020a,b,c). Un tipo estremo è quello in cui le persone hanno reagito con elevati livelli di ansia o angoscia, un altro tipo è quello delle persone con comportamenti di disinteresse e negazionismo. Entrambe queste reazioni sono accompagnate da un aumento del consumo di alcol e droghe.

Sindrome da stress traumatico da Covid-19

L’ansia per il COVID-19 è più di una semplice preoccupazione per l’infezione. La ricerca scientifica sembra fornire prove che questa sia una sindrome da stress, una condizione disturbante con una sua possibile fisionomia. La sindrome da stress da COVID-19 sembra caratterizzata da: 1) preoccupazione per i pericoli legati al COVID-19 e preoccupazione di entrare in contatto con oggetti o superfici contaminate dal coronavirus; 2) ansia per l’impatto socioeconomico personale del COVID-19; 3) preoccupazione xenofoba che gli stranieri stiano diffondendo il COVID-19; 4) sintomi di stress traumatico legati al COVID-19 (per esempio, alterazione del sonno, incubi, alterazione del comportamento alimentare, ritiro, apatia); e 5) ricerca compulsiva di informazioni legate alla COVID-19 nel tentativo di rendere i rischi più predicibili e controllabili. Questo ultimo comportamento ha un effetto paradosso perché nei cittadini l’aumento delle informazioni, dei dati sulla pandemia e le infezioni tende ad aumentare le paure, lo stress e gli elementi traumatici ad essi associati.

Sindrome da disinteresse per il Covid-19

La reazione estrema opposta a questa di tipo ansioso e traumatico è quella in cui le persone hanno risposto in modo negligente alle regole di distanziamento interpersonale, rifiutandole e trasgredendo le altre restrizioni come il lockdown, il coprifuoco serale, credendo che il pericolo del COVID-19 sia stato strumentalmente esagerato.

Secondo taluni studiosi, questa costellazione di tratti comportamentali è configurabile come una specifica “sindrome”, caratterizzata da (1) convinzione di avere una solida salute fisica contro il COVID-19, (2) convinzione che la minaccia del COVID-19 sia stata esagerata, e (3) disinteresse per la distanza sociale. Questi formerebbero anche una rete di tratti comportamentali problematici che si è proposto di chiamare “sindrome da disinteresse per il COVID-19”.

L’aumento dell’uso di alcol e droghe si ritrova in entrambe le sindromi

In questi due gruppi che hanno manifestato opposte ed estreme reazioni al Covid-19 si sono rilevati aumenti del consumo di alcol e altre sostanze psicoattive. Un recentissimo studio su un campione di oltre 3000 adulti ha provato a comprendere in che modo queste due opposte reazioni emotive alla pandemia siano correlate all’aumento del consumo di sostanze psicoattive legali e di droghe (Taylor et al, 2021).

Lo studio ha dimostrato che l’aumento dell’uso di sostanze psicoattive correla più fortemente con la sindrome da stress traumatico, tra i due tipi di sindromi descritte sopra. Questo aumento è determinato dall’uso delle sostanze psicoattive e dell’alcol per attenuare lo stress associato all’isolamento sociale, alle emozioni negative, ai forti livelli di ansia e di preoccupazioni che la pandemia ha determinato in un vasto gruppo di persone, in particolare le paure per la pericolosità del covid-19. Questo suggerirebbe di lavorare a livello pubblico con campagne informative volte a ridurre la preoccupazione per il covid, perché attenuando le emozioni negative si potrebbe ottenere una riduzione dell’abuso di sostanze psicoattive. Purtroppo in una situazione di emergenza sanitaria come questa le cose non possono essere semplici e lineari. Lo studio dimostra infatti che più basi sono i livelli di preoccupazione per il covid e maggiori sono i comportamenti di violazione delle regole per prevenire il contagio.

D’altra parte, un’altra forte correlazione con l’aumento dell’uso di alcol e sostanze psicoattive riguarda la sindrome reattiva al covid-19 opposta a quella da stress traumatico: la sindrome da disinteresse da covid-19. In questo caso lo studio ha notato che maggiore è il consumo dichiarato di sostanze psicoattive e alcol per finalità voluttuarie più elevate sono la negligenza e la negazione delle disposizioni per il distanziamento.

Questi risultati evidenziano le complessità nella gestione delle pandemie a livello di comunità. I messaggi delle autorità sanitarie che alleviano le preoccupazioni per le persone altamente ansiose potrebbero esacerbare il disinteresse per il distanziamento interpersonale e le misure di prevenzione tra le persone che vedono i rischi del COVID-19 come esagerati.

Le analisi di rete in ogni caso suggeriscono che prendere di mira sia i sintomi di stress traumatico legati al COVID-19 (per esempio, attraverso la terapia cognitivo-comportamentale) che il disinteresse per il distanziamento interpersonale e le misure di prevenzione del contagio (attraverso campagne pubbliche sui media) potrebbero avere entrambi un impatto benefico sull’abuso di sostanze legato alla COVID-19.

Stefano Canali

Riferimenti bibliografici

Ipsos (2020a). CMHO/AMHO mental health week poll. Addictions and mental health Ontario. https://amho.ca/wp-content/uploads/CMHO-AMHO-Ipsos-SLIDES_-May-6.pdf, accessed September 28, 2020.

Ipsos (2020b). US COVID-19 aggregated topline report. https://www.google.com/search?client=firefox-b-e&q=Ipsos+US+COVID19+aggregated+topline+report, accessed September 28, 2020.

Ipsos (2020c). More suffering from under exercising, anxiety than other health concerns due to COVID-19: Poll. https://www.ipsos.com/en/more-suffering-under-exercising-anxietyother-health-concerns-due-covid-19-poll, accessed September 28, 2020.

Morning Consult (2020). Cooped up at home, millennials most likely among all adults to turn to food, alcohol. https://morningconsult.com/2020/04/06/coronavirus-social-distancingmillennials-eating-drinking/, accessed September 28, 2020.

Rodriguez, L. M., Litt, D. M., & Stewart, S. H. (2020). Drinking to cope with the pandemic: The unique associations of COVID-19-related perceived threat and psychological distress to drinking behaviors in American men and women. Addictive Behaviors, 110, 106532. https://doi.org/10.1016/j.addbeh.2020.106532

Rotermann, M. (2020). Canadians who report lower self-perceived mental health during the COVID-19 pandemic more likely to report increased use of cannabis, alcohol and tobacco. Ottawa: Statistics Canada.

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., & Asmundson, G. J. G. (2020a). Reactions to COVID-19: Differential predictors of distress, avoidance, and disregard for social distancing. Journal of Affective Disorders, 277, 94-98. https://doi.org/10.1016/j.jad.2020.08.002

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., Fergus, T. A., McKay, D., & Asmundson, G. J. G. (2020b). Development and initial validation of the COVID Stress Scales. Journal of Anxiety Disorders, 72, 102232. https://doi.org/10.1016/j.janxdis.2020.102232

Taylor, S., Landry, C. A., Paluszek, M. M., Fergus, T. A., McKay, D., & Asmundson, G. J. G. (2020c). COVID Stress Syndrome: Concept, structure, and correlates. Depression and Anxiety, 37, 706-714. https://doi.org/10.1002/da.23071.

Taylor S, Paluszek MM, Rachor GS, McKay D, Asmundson GJG. Substance use and abuse, COVID-19-related distress, and disregard for social distancing: A network analysis. Addict Behav. 2021 Mar;114:106754. doi: 10.1016/j.addbeh.2020.106754

Lorraine Nicolle e Christine Bailey in Mantieniti giovane mangiando

Il Giardino dei Libri Magazine Logo

Mantieniti Giovane Mangiando – Anteprima del libro di Christine Bailey e Lorraine Nicolle

Christine Bailey

Scritto da:
Christine Bailey

Lorraine Nicolle

Scritto da:
Lorraine Nicolle

La vita nelle vostre mani

La vita nelle vostre mani

Immaginatevi tra dieci anni. Quanti anni avrete: 40, 60, 80 o addirittura 90? Pensate a come sarà il vostro aspetto e a come vi sentirete, come saranno la vostra pelle, i capelli, il fisico. Provate anche a immaginare come sarà il vostro umore, la memoria e la lucidità mentale e se starete attraversando un periodo difficile.

Il processo di invecchiamento è inevitabile ma, qualunque sia la vostra attuale età anagrafica, potete ancora agire in modo da rallentare la degenerazione che accompagna il passare degli anni.

Forse si tratta di un’affermazione un po’ provocatoria e vi chiederete se sia possibile che alcune strategie nutritive e di vita possano avere il potere di aiutarci a combattere l’età che avanza. Ebbene, ecco cosa dicono gli scienziati più all’avanguardia in questo campo…

Potete modificare il processo di invecchiamento

È normale preoccuparsi di contrarre le stesse malattie da cui sono stati affetti i vostri genitori e prima ancora i vostri nonni, ma il destino dei vostri antenati non è necessariamente anche il vostro. Sebbene alcune malattie possano essere presenti nei nostri geni, “aspettando di svilupparsi”, la maggior parte dei geni è silente a meno che qualcosa nell’ambiente non la attivi. Per questa ragione, il patrimonio genetico non è un fattore così determinante per condizionare il processo di invecchiamento.

Una maggiore rilevanza è da attribuire ai cambiamenti epigenetici che i geni accumulano nel corso della vita di una persona e che ne modificano il funzionamento. Ciò che viene alterato non è necessariamente la struttura del DNA, ma l’attività dei geni (“espressione genica”) che crea effetti di vasta portata sia sulla velocità che sul tipo di invecchiamento.

Quei cambiamenti che, ad esempio, disattivano i geni che controllano il cancro, tendono ad avere risultati catastrofici. Se un gene soppressore del tumore viene epigeneticamente silenziato, le cellule cancerose sono in grado di moltiplicarsi senza alcun controllo. I cambiamenti epigenetici possono anche accelerare la morte cellulare: le estremità dei cromosomi contenenti il DNA cellulare sono ricoperte da piccolissime strutture chiamate telomeri che, con l’età, si erodono diventando sempre più corte. Se però lo diventano troppo, la cellula può fermarsi o autodistruggersi. Secondo gli scienziati, questo porta alla graduale perdita della funzione degli organi e quindi a patologie croniche come malattie cardiovascolari, cancro, Alzheimer e diabete. Gli scienziati ritengono che i cambiamenti epigenetici possano accelerare il processo di erosione dei telomeri.

Quindi, tali alterazioni possono attivare i geni che velocizzano l’invecchiamento e, al tempo stesso, disattivare quelli che impediscono lo sviluppo del cancro e di altre malattie degenerative.

A che cosa serve sapere tutto questo? Il motivo è che questi cambiamenti epigenetici sono causati da fattori ambientali – aspetti della vostra alimentazione e stile di vita. Il tipo e la quantità di cibo che solitamente assumete, le bevande alcoliche che bevete, se fumate, a quali integratori alimentari ricorrete, quanto siete attivi a livello fisico, quali sono i vostri livelli di stress, la vostra esposizione all’inquinamento atmosferico e ad altre tossine, quanto spesso vi sentite felici e affettuosi verso gli altri oppure tristi, arrabbiati o frustrati – sono questi i fattori che determinano i geni attivi e quelli silenti. Questo, a sua volta, stabilisce la velocità del processo di invecchiamento e in che misura soffrirete la disabilità di malattie croniche nel corso della vostra vita.

Le alterazioni epigenetiche sono probabilmente reversibili: attraverso una giusta alimentazione e opportune modifiche dello stile di vita è possibile far regredire i cambiamenti nocivi della funzionalità genica.

Strategie epigenetiche e di contrasto

All’invecchiamento Non deve sorprendere che la “nutri-epigenetica” sia diventata l’oggetto di importanti ricerche scientifiche. Si ritiene che ridurre l’apporto calorico, ad esempio, annulli alcuni cambiamenti epigenetici che causano l’invecchiamento precoce. (il meccanismo proposto prevede che la limitazione delle calorie attivi i geni antiinvecchiamento chiamati “sirtuine”). Di fatto, questa pratica ha suscitato così tanto interesse per la sua capacità di promuovere un invecchiamento sano che il governo statunitense sta attualmente finanziando un programma di ricerca sugli effetti di una riduzione calorica del 25 percento per un periodo di tempo di due anni. Potete trovare maggiori informazioni su questo argomento ai Capitoli 2 e 3.

Altri studi sono basati sui cosiddetti “nutrienti epigenetici”, ovvero vitamine, minerali e composti fitochimici le cui ottime proprietà in grado di ridurre il rischio di sviluppare forme di cancro e altre malattie legate all’invecchiamento potrebbero rivelarsi non in grado di far regredire le alterazioni epigenetiche. I nutrienti che ad oggi presentano queste proprietà includono la curcumina (derivante dalla curcuma), l’epigallocatechina gallato (EGCG, presente nel tè verde), il sulforafano (presente nella famiglia delle crucifere come broccoli, cavolo e cavolfiore), il resveratrolo (contenuto nella buccia dell’uva e in particolar modo nel vino rosso), il folato (vitamina del complesso B) e il minerale selenio. Nel corso di questo libro, osserverete che questi particolari nutrienti agiscono continuamente come potenzialmente utili in tutte le questioni di salute legate all’invecchiamento.

Altri processi coinvolti nell’invecchiamento

I cambiamenti epigenetici possono anche causare infiammazione e altri processi dannosi in grado di accelerare l’invecchiamento, tra cui cattiva funzione digestiva, insufficiente disintossicazione, eccessiva ossidazione e glicazione, squilibri ormonali, problemi del metabolismo lipidico, scarsa produzione di energia, metilazione lenta e interruzioni delle trasmissioni da parte delle sostanze chimiche cerebrali. È probabile che ancora non riconosciate tutti questi termini ma vi saranno spiegati nel corso del libro e allora comincerete a vedere come siano in grado di portare a malattie e invecchiamento prematuri.

Questi fattori sono, in realtà, normali processi corporei che non funzionano più in maniera corretta. Come la maggior parte delle persone, forse tenderete a ignorare i sintomi di malessere più leggeri come interruzione del sonno, emicranie frequenti, raffreddori che sembrano durare secoli, articolazioni che scricchiolano, naso chiuso, scarsa memoria o gas e gonfiori gastrointestinali. Questi tipi di sintomi indicano squilibri nei processi corporei che possono essere relativamente facili da correggere. Tuttavia, se ignorati, possono radicarsi e diventare piuttosto gravi e portare a malattie degenerative.

Invecchiare in modo sano significa osservare questi sintomi, in apparenza di secondaria importanza, così da identificare i processi corporei che necessitano di un aiuto e, prima lo farete, meglio sarà – altrimenti le cose potrebbero arrivare a un punto tale in cui è difficile recuperarle.

Questo tipo di approccio alla salute è una forma di prevenzione proattiva ed è spesso più efficace del trattamento reattivo. Se riuscite a fare funzionare in modo corretto tutti vostri processi corporei, identificare e supportare quelli che ne hanno bisogno, invecchierete meglio e avrete minori probabilità di sviluppare malattie degenerative.

Tutte le strade portano all’infiammazione

Un altro motivo per cui è necessario occuparsi dei processi corporei che non funzionano in modo corretto è che alla fine causano una reazione infiammatoria – leggera, sistemica, cronica che non si vede dall’esterno ma è dannosa a livello fisico e cerebrale. Si è giunti a ritenere che questo tipo di infiammazione sia la base della maggior parte delle malattie legate all’invecchiamento, come le malattie cardiovascolari, l’Alzheimer, il Parkinson, alcuni tipi di cancrol’osteoporosiil diabete e persino la depressione. Inoltre, l’infiammazione accelera il tasso di erosione dei telomeri e, come abbiamo visto, prosegue di pari passo con l’invecchiamento precoce.

Per tale ragione, nel corso del libro troverete molti riferimenti all’infiammazione, a come quella cronica conduca a un invecchiamento precoce e vi mostreremo quali sono le cause potenziali di questa “inflammageing”. In questo modo, potrete identificarle meglio e affrontarle per condurre una vita più lunga e più sana.

Invecchiare in buona salute richiede livelli nutritivi ottimali

Far regredire i cambiamenti epigenetici e l’infiammazione cronica consente di riportare i processi corporei alle condizioni ottimali e, per farlo, è necessario eliminare un’alimentazione e uno stile di vita che ostacolano le loro funzioni e sostenerli con i nutrienti di cui hanno bisogno.

Ora, se seguite una dieta classica, “sana”, potreste supporre che sia improbabile avere bassi livelli di nutrienti. Tuttavia, sapete che non è necessario mostrare una “carenza” di un qualsiasi nutriente per registrare livelli che siano bassi al fine di far funzionare in modo completo i vostri sistemi corporei?

La maggior parte degli enti governativi stabilisce dei livelli consigliati per l’assunzione di vitamine e minerali – dose giornaliera raccomandata (RDA) – ritenuti, però, da alcuni scienziati forse troppo bassi per invecchiare in buona salute. Se si assumono le RDA di nutrienti ogni giorno, è possibile prevenire malattie a breve termine come lo scorbuto (mancanza di vitamina C) ma, come vedrete nel corso del libro, questi livelli potrebbero non essere del tutto sufficienti affinché ogni pathway biologico sia perfettamente funzionante.

Potreste andare avanti per anni, o addirittura decenni, senza rendervi conto di avere una leggera mancanza di nutrienti molto importanti che, anche se in apparenza insignificante, può gravare su uno o più sistemi corporei. Come abbiamo visto, non appena questi processi si attivano, promuovono l’infiammazione e altri problemi che accelerano il processo di invecchiamento e aumentano il rischio di malattie degenerative.

Non è mai troppo tardi per cambiare

Dunque, abbiamo detto che il ritmo di invecchiamento è determinato non tanto dai geni ereditati ma dai cambiamenti della loro funzione causati dagli aspetti della dieta e dello stile di vita e che, per invecchiare bene, prevenire è meglio che curare. Tuttavia, è anche importante sapere che non è mai troppo tardi per cambiare le cose.

Uno studio pilota su scala ridotta, condotto su uomini con un basso rischio di sviluppare un cancro alla prostata, ha dimostrato che coloro che hanno apportato dei cambiamenti al loro stile di vita per cinque anni hanno allungato i telomeri nelle cellule del sistema immunitario, mentre i telomeri di chi non ha apportato alcun cambiamento sono, al contrario, divenuti più corti. (I cambiamenti allo stile di vita comprendono: dieta sana, buoni livelli di attività fisica, gestione dello stress e sostegno sociale). Senza dubbio, per confermare questi risultati sono necessarie ulteriori analisi ma quello che finora è emerso si è rivelato promettente.

Tra coloro che si rivolgono a noi, abbiamo persone di 40, 50, 60 anni e oltre che si sentono molto più in buona salute e piene di energia rispetto a 10 o 20 anni prima. Forse le loro cellule non sono diventate fisiologicamente più giovani ma i loro sistemi corporei lavorano sicuramente meglio. Questi individui ne raccolgono i frutti, in termini di maggiore energia, miglior umore e riposo, meno emicranie, raffreddori, influenza e altre infezioni, mantenendo un peso ottimale e ricorrendo sempre meno all’uso di farmaci.

Perché il medico non me l’ha detto?

Molti medici danno consigli sulla dieta e lo stile di vita da seguire ma l’approccio più comune relativo ai problemi legati all’invecchiamento è quello di prescrivere farmaci che vengono messi sul mercato dopo essersi “dimostrati” sicuri ed efficaci in grandi studi randomizzati controllati (RCT). Molte sono le discussioni circa l’efficacia di questi studi ma quello che vogliamo sottolineare è che gli RCT sono, in generale, l’unico tipo di prova scientifica riconosciuta dai medici.

Le variazioni nell’alimentazione e nello stile di vita non comportano i rischi dei farmaci. Di conseguenza, non è così impellente ricorrere agli RCT, anche perche non c’è un riscontro economico (la maggior parte degli interventi sulla dieta e sullo stile di vita non possono essere commercializzati per trarre un profitto finanziario dai farmaci in quanto non brevettabili).

Dov’è la prova?

Poiché l’alimentazione, lo stile di vita e gli integratori alimentari sono mancanti di prove da RCT che giustifichino la prescrizione di farmaci, il vostro medico potrebbe non essere sempre consapevole delle posizioni più innovative su questi interventi. Tuttavia, esistono molte prove scientifiche per mettere in pratica i cambiamenti che noi consigliamo all’interno di questo libro, come potrete vedere dalle note che abbiamo incluso. La maggior parte di queste fonti sono studi peer-reviewed pubblicati su riviste scientifiche che includono: osservazione di diverse popolazioni, piccoli esperimenti preliminari sugli esseri umani (come quello sui telomeri negli uomini con stadi iniziali di tumore prostatico sopra citato), studi su animali, esperimenti di laboratorio per verificare gli effetti dei nutrienti sulle cellule umane, o persino opinioni di esperti scientifici riconosciuti a livello internazionale.

Se lo desiderate, potete leggere il riassunto (“abstract”) di questi documenti, accedendo al database dell’US National Institutes of Health database, Pubmed. Se non riuscite ad avere accesso a questi documenti, perché potrebbero essere a pagamento, un numero sempre maggiore di articoli è ora “a libera consultazione”, ovvero può essere scaricato completamente senza alcun costo.

Molti esempi dell’immenso potere che l’alimentazione e lo stile di vita hanno sull’invecchiamento possono essere ritrovati negli studi delle comunità del mondo che mostrano la maggiore aspettativa di vita e la minore incidenza di malattie senili. Nonostante le disparità geografiche (queste comunità si trovano in Europa, Stati Uniti, Giappone e America Centrale), esistono alcune pratiche comuni a tutte, tra cui quella di seguire una dieta ipocalorica a base di cibi integrali, prevalentemente vegetali, essere fisicamente attivi ed esporsi alla luce del sole, adottare strumenti per la gestione dello stress, provare un senso di appartenenza comunitario e religioso, avere forti valori familiari e vivere dando un senso e uno scopo alla propria vita.

Queste pratiche, condivise da tutte queste persone longeve, sono probabilmente fattori determinanti nel rallentamento del processo di invecchiamento.

Qual è dunque il segreto per invecchiare in Buona salute?

Grazie a tutte queste informazioni, speriamo possiate rendervi conto che la vostra storia familiare non delinea necessariamente il vostro destino ma che avete un certo controllo su come si svolgerà il resto della vostra vita.

Uno dei percorsi da seguire per avere una vita lunga e sana è porre fine a qualsiasi infiammazione cronica e di basso grado e, per arrivare a questo, è necessario osservare attentamente il vostro stato di salute per valutare quale sistema corporeo ha bisogno di maggiore sostegno. Riportare questi sistemi a un funzionamento corretto è un’azione importantissima, in quanto promuove un invecchiamento sano e aiuta anche a rimuovere ciò che alimenta l’infiammazione.

Come detto in precedenza, ripristinare il perfetto funzionamento dei sistemi corporei significa eliminare quelle abitudini alimentari e di vita che ne ostacolano l’attività e nutrirli con i nutrienti necessari – con un dosaggio che non sia appena sufficiente ma ottimale. Secondo il pensiero scientifico attuale, queste strategie potrebbero avere il potere di far regredire i dannosi cambiamenti epigenetici accumulati durante il corso della vita – il genere di alterazione indesiderata in grado di attivare i geni che accelerano il processo di invecchiamento e disattivare quelli che impediscono l’insorgenza del cancro e altre malattie degenerative.

Le informazioni contenute in ciascuno dei seguenti capitoli sono concepite per aiutarvi a prendere le giuste decisioni in modo da raggiungere questi obiettivi. Includono le varie spiegazioni dei processi coinvolti nei più comuni segni e sintomi associati all’invecchiamento e presentano precisi programmi di azione per migliorare il funzionamento dei sistemi corporei di primaria importanza, tra cui piani alimentari, consigli sullo stile di vita e suggerimenti per l’assunzione di integratori alimentari. Inoltre, abbiamo incluso le ricette per preparare gli oltre 100 piatti salutari per invecchiare in buona salute.

Adesso non vi resta che continuare a leggere e scoprire come cambiare la vostra vita per sempre… 

...abitando la distanza

il cambiamento ci coinvolge quando guardiamo in modo nuovo

Istituto di Mindfulness Interpersonale

Corsi di mindfulness a Roma e oltre

The Journal

La voce di ASP

La Mia Costante

Scrivo per dimenticare le cose che non hanno senso...

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