Gregory David Roberts in Shantaram traduzione di Vincenzo Mingiardi

Shantaram

romanzo scritto da Gregory David Roberts

ShantaramTitolo originaleShantaramAutoreGregory David Roberts1ª ed. originale20031ª ed. italiana2005GenereromanzoSottogenereautobiograficoLingua originaleingleseSeguito daL’ombra della montagna

Shantaram è un romanzo autobiografico del 2003 scritto dallo scrittore australiano Gregory David Roberts.

Shantaram è la storia schietta e anti-retorica di un latitante, basata sull’esperienza di Roberts, al tempo rapinatoreeroinomane, evaso dal carcere di Pentridge e rifugiatosi in India, dove ha poi vissuto per dieci anni. In fuga a Bombay, apre un piccolo ambulatorio gratuito in uno slum (baraccopoli) del terzo mondo, lavora per il principale boss della mafia di Bombay, opera come riciclatore di denaro sporco e come “soldato di strada”,[1] affronta le armi russe nelle montagne dell’Afghanistan e si guadagna il soprannome – attribuitogli con acume dalla madre della prima persona, ritenuta affidabile, incontrata a Bombay – di Shantaram, che in lingua marathi significa “uomo di pace” ovvero “uomo della pace di Dio“.

Trama

Nel 1978, Roberts viene condannato a 19 anni di reclusione per alcune rapine commesse quando era tossicodipendente, ma nel luglio del 1980 evade dal carcere di massima sicurezza dello Stato di Victoria in pieno giorno, divenendo da quel momento uno degli uomini più ricercati dell’Australia per tutto il decennio successivo.

Per la maggior parte del periodo di latitanza, Roberts vive a Bombay. Dopo aver conosciuto un uomo del posto, Prabaker, che diventerà il suo miglior amico, organizza una clinica gratuita negli slum, le baraccopoli indiane, in cui impara a conoscere la cultura indiana e le caratteristiche della gente che avrebbe poi finito per amare intensamente.

A causa della sua attività subisce la vendetta della più famosa e influente maîtresse di Bombay, che lo fa arrestare senza un reale capo d’accusa. Rimarrà rinchiuso in carcere, picchiato selvaggiamente e maltrattato, per circa quattro mesi finché un suo amico, su richiesta di Abdel Khader Khan, il capo di uno dei clan mafiosi più potenti di Bombay, lo farà liberare.

Successivamente inizia a lavorare per lo stesso Abdel Khader Khan, operando nel riciclaggio di valuta e nella contraffazione di passaporti. Al contempo, condivide le responsabilità dei suoi nuovi amici, incontrati nel lavoro che svolge presso gli slums. Vivrà poi molte avventure, tra cui parecchi scontri con gang criminali del luogo e l’ingresso negli affari di Bollywood (l’industria cinematografica indiana).

Più avanti si dedicherà ad una missione finalizzata al contrabbando d’armi in favore dei mujaheddin afghani e nel corso di questa lunga spedizione, durante la quale il suo gruppo sarà coinvolto in alcuni episodi di guerriglia, arriva fino alle porte di Kandahar. In tale contesto avviene l’uccisione del suo mentore Khan. Da quel momento tutto gli appare sbagliato e orrendo, e cade in depressione, ritenendo che tutti i suoi amici, Prabaker compreso, siano morti.

Conclude acquisendo la consapevolezza di dover combattere per ciò che crede giusto, e costruirsi una vita onesta a Bombay

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