Castagne e marroni

Marroni di Castel del RIo FOTO MAURO MONTI

Arrostite, lessate, trasformate in dolci e frittelle, castagne e marroni sono il frutto dell’autunno per antonomasia e in un anno in cui la pandemia ha cancellato molte sagre e mercati, dove di solito a partire da ottobre ci si rifornisce di questo frutto stagionale unendo alla spesa una gita all’aperto, i produttori delle colline e montagne romagnole hanno ricominciato a raccogliere in buona quantità un prodotto che quest’anno è anche di ottima qualità.
Nell’Imolese
I produttori del Consorzio del Marrone Igp di Castel del Rio quest’anno sono abbastanza soddisfatti. «La qualità è eccellente anche se la produzione è ancora scarsa. Comunque molto meglio del 2019 quando di fatto il raccolto non c’è stato –spiega il presidente del Consorzio stesso Giuliano Monti –. In particolare è andato bene il raccolto nei castagneti più in basso, sotto i 500 metri di altitudine. Diciamo che , ora che la raccolta sta finendo, dopo essere cominciata in ritardo intorno al 10 ottobre; siamo intorno al 60% di un anno che giudicavano normale in cui la produzione si attestava sui 5/6000 quintali al massimo». Se il clima è stato clemente, fatta eccezione per il freddo di inizio settembre nelle zone più alte quando ancora i frutti erano acerbi, i castanicoltori (nella vallata del Santerno sono oltre una settantina di cui 33 facenti parte del Consorzio Igp) sono ancora alle prese con la devastazione prodotta dalla vespa cinese che attacca le gemme a primavera e impedisce la fruttificazione. «Bisogna che i castanicoltori non brucino i rami giovani dove vivono gli insetti buoni che poi a primavera tornano utili per combattere la vespa», spiega Sergio Rontini, uno dei maggiori produttori di marrone Igp di Castel del Rio. La sua è un’azienda di 50 ettari di castagneto da cui si produce il fresco, l’essiccato e le farine che da quest’anno vengono macinate a pietra in azienda, inoltre anche la birra, poiché Rontini fornisce le proprie castagne al birrificio Cajun di Marradi. «Il tutto certificato biologico, oltre che vegano e raw –spiega la figlia Monia Rontini –, perché noi essicchiamo in maniera naturale senza superare la temperatura di 40 gradi». Insomma, la voglia di andare avanti e innovare non manca, anche in un anno in cui il prodotto fresco, per la sua ottima qualità “si vende da solo”. «La pezzatura è molto grande quest’anno», spiega Ernesto Bisi, ex presidente del consorzio stesso e oggi castanicoltore per passione, uno dei pochissimi che fra i suoi 300 alberi secolari ha anche alcune piante dell’antica varietà detta “castagnone”, quelle che si usavano preferibilmente per fare i marron glacé. Intanto anche il disciplinare evolve e dall’anno prossimo ci saranno novità. «Abbiamo chiesto di poter considerare Igp anche i cosiddetti marroni medi che oggi finiscono nello scarto –spiega Giuliano Monti –. Inoltre chiediamo di ampliare la gamma delle confezioni per la grande distribuzione, introducendo anche il mezzo chilo e altri pesi intermedi». La grande distribuzione e l’export assorbono circa il 50% della produzione del marrone Igp di Castel del Rio, il resto si compra sul territorio direttamente dai produttori. Anche qui la sagra è saltata e il prossimo week end non si terrà nemmeno l’ultimo mercato agricolo previsto a Castel del Rio, non resta che bussare alle case dei castanicoltori stessi

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...