Torta paradiso fredda

TORTA PARADISO FREDDA

Torta Paradiso Fredda

Torta Paradiso Fredda
PER LA BASE:

4 uova

100 gr di zucchero

100 gr di farina

50 gr di maizena 8

80 gr di burro sciolto 2 cucchiaini di lievito

1 pizzico di sale

qualche goccia di aroma al limone vanillina

PER LA CREMA:

400 gr di latte

50 gr di maizena

100 gr di zucchero

vanillina

200 ml di panna da montare

PREPARARE LA BASE:Torta Paradiso Fredda

Montare a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale. In una terrina montare i tuorli con lo zucchero, la vanillina e l’aroma al limone fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere poco alla volta la farina, la maizena, il sale e il lievito. Infine unire il burro sciolto e gli albumi montati aggiungendoli poco per volta sempre mescolando dal basso verso l’alto, con un mestolo di legno per non smontare. Versare il composto in uno stampo del diam. di cm. 28 oppure una teglia da circa cm. 20×30 foderata con carta forno. Infornare a 180° per circa 20 minuti, lasciare in forno spento per altri 5 minuti, sfornare e lasciare raffreddare.

PREPARARE LA CREMA:

In una pentola mettere la maizena, lo zucchero, la vanillina e versare un po’ di latte a filo. Mescolare bene fino a ottenere una crema liscia ed omogenea, infine versare il rimanente latte, mescolare e mettere sul fuoco. Continuare a mescolare con il fuoco a fiamma bassa. Quando la crema si sarà addensata, togliere dal fuoco e lasciare raffreddare. Riporre in frigo alcune ore prima di utilizzare, coperta con la pellicola. Montare la panna e mescolare la panna alla crema (devono avere la stessa temperatura altrimenti la panna potrebbe smontare un po’).

Tagliare la torta a metà e farcire con la crema. Livellare con un cucchiaio, coprire con l’altra parte di torta e mettere in frigo almeno un’ora (io l’ho preparata la sera prima e lasciata in frigo tutta la notte). Quando la torta sarà ben fredda, spolverare con zucchero a velo e con un coltello seghettato tagliare a fette

Diego Armando Maradona



Diego Armando Maradona (Lanús, 30 ottobre 1960 – Tigre, 25 novembre 2020[3][4]) è stato un calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo argentino, di ruolo centrocampista. È stato il capitano della nazionale argentina vincitrice del campionato del mondo 1986.

Soprannominato El Pibe de Oro (“il ragazzo d’oro”), è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, se non il migliore in assoluto.[5][6][7][8]

In una carriera da professionista più che ventennale ha militato nell’Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a ben quattro Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994), vincendo da protagonista il torneo del 1986; i 91 incontri disputati e le 34 reti realizzate in nazionale costituirono due record, successivamente battuti.[9] Contro l’Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 segnò una rete considerata il gol del secolo, tre minuti dopo aver segnato un gol con la mano (noto come mano de Dios), altro episodio per cui è spesso ricordato.

Non è mai potuto entrare nelle graduatorie del Pallone d’oro perché fino al 1994 il premio era riservato ai giocatori europei: per questo motivo nel 1995 vinse il Pallone d’oro alla carriera. Ha comunque ricevuto altri numerosi riconoscimenti individuali: condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo,[10] e nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre, tributatogli dalla federazione calcistica dell’Argentina.[11] Nel 2002 è stato inserito nella FIFA World Cup Dream Team,[12] selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali, ottenendo, tra gli undici della squadra ideale, il maggior numero di voti. Nel 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, stilata in occasione del centenario della federazione.[13] Nel 2012 viene premiato come Miglior Calciatore del Secolo ai Globe Soccer Awards e nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i giocatori stranieri.[14]

Tra le figure più controverse della storia del calcio per la sua personalità eccentrica dentro e fuori il campo, fu sospeso due volte dal calcio giocato per differenti motivi: una volta per uso di cocaina nel 1991 e un’altra volta per positività ai test antidoping, al mondiale degli Stati Uniti 1994 (per uso di efedrina, sostanza non legale spesso usata per perdere peso). Commissario tecnico dell’Argentina per un breve periodo alla fine degli anni duemila, dopo il suo ritiro ufficiale dal calcio nel 1997, Maradona ha subito un aumento eccessivo di peso (risolto con l’aiuto di un bypass gastrico) e le conseguenze della dipendenza dalla cocaina, dalla quale si è liberato dopo lunghi soggiorni in centri di disintossicazione.[15]

Biografia

Il figlio naturale Diego Sinagra nel 2008
Nato a Lanús da Diego e Dalma,[16] è padre di cinque figli: Dalma Nerea (1987) e Gianinna Dinorah (1989), nate dal matrimonio con Claudia Villafañe – sposata nel 1984 e dalla quale ha poi divorziato nel 2004 –, Diego Sinagra (1986), nato dalla relazione con Cristiana Sinagra e non riconosciuto da Maradona fino al 2007,[17] Jana (1996), dalla relazione con Valeria Sabalaín e Diego Fernando (2013), nato dalla relazione con Veronica Ojeda. Nel 2009 nasce Benjamin, figlio del calciatore Sergio Agüero e di Gianinna e primo nipote di Maradona.[18]

Anche suo figlio Diego jr. è calciatore, così come lo sono stati i suoi fratelli Hugo e Raúl (detto Lalo)[16] e come lo sono i suoi nipoti Diego Hernán Valeri e i gemelli Nicolás e Santiago Villafañe.

Durante la sua vita ha stretto forti amicizie con diversi politici di spicco tra cui il peronista di sinistra ed ex presidente dell’Argentina Carlos Saúl Menem,[19][20][21] il leader cubano Fidel Castro,[22] il presidente venezuelano Hugo Chávez,[23] e Cristina Fernández de Kirchner.[24] Ha inoltre espresso ammirazione per Ernesto ‘Che’ Guevara[25] e avversione per George W. Bush.[26][27][28] Maradona è stato coinvolto in diversi problemi con la giustizia[29][30][31][32][33] e controversie legali,[34] in particolare con il fisco italiano che l’ha accusato di evasione per 39 milioni di euro: nell’ottobre 2013 Maradona ha firmato l’atto per il recupero del credito[35] e nel maggio 2014, Equitalia decide la sospensione dei pignoramenti presso terzi delle somme di cui risulta creditore.[36]

Il 5 luglio 2017 ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Napoli.[37]

Maradona nel 2010 alla Casa Rosada alle esequie di Néstor Kirchner, assieme alla vedova Cristina e al presidente boliviano Evo Morales.
Problemi di salute
Dai primi anni ottanta fino al 2004 Maradona fu dipendente dalla cocaina: egli ammise, nella sua autobiografia pubblicata nel 2000, di aver iniziato a farne uso dal 1982, quando giocava nel Barcellona.[38] Durante il suo soggiorno a Napoli il consumo divenne una vera e propria tossicodipendenza, che cominciava ad interferire con la sua capacità di giocare a calcio.[39]

Negli anni successivi al suo ritiro, a causa degli eccessi con alcol, cibo e cocaina la sua salute peggiorò progressivamente, costringendolo a diversi ricoveri ospedalieri,[40][41] interventi chirurgici,[42] oltre a piani di riabilitazione e disintossicazione[43][44][45][46][47][48] tra gli anni duemila e gli anni duemiladieci. A causa del vertiginoso aumento di peso subito all’inizio degli anni duemila, è costretto a due bypass gastrici, uno nel 2005 e uno nel 2015.[49]

Circolarono alcune notizie riguardo alla sua morte[50] che furono subito smentite, così come le voci precedenti che lo dichiaravano morto in un incidente automobilistico.[51]

Morte
Qualche giorno dopo aver compiuto 60 anni, viene portato d’urgenza in ospedale;[52] operato al cervello per la rimozione di un ematoma il 4 novembre 2020 a Buenos Aires,[53] è poi tornato a casa per un lungo periodo di convalescenza.[54] Nonostante la buona riuscita dell’intervento, muore qualche giorno dopo, il 25 novembre 2020, nella sua casa di Tigre a causa di un arresto cardiaco.[4][55]

Nella cultura di massa

Graffito raffigurante Maradona nei Mondiali dell’86
Sin dalla vittoria del Mondiale 1986, gli argentini usano il nome di Maradona per farsi riconoscere come suoi compatrioti in tutte le parti del mondo: in Argentina e a Napoli il campione argentino è indicato come simbolo ed eroe dello sport[56] (lo sportivo è infatti un mito “democratico”, in quanto pone le sue basi nella gente comune: è infatti rappresentante del popolo e dei suoi valori[56]). Maradona incarnò perfettamente questo spirito, date le sue umili origini e la sua originaria bassa condizione sociale: i molteplici guadagni non gli fecero perdere i modi di esprimere e il vocabolario proprio della frangia meno agiata della popolazione. A ciò si aggiunse il suo schierarsi contro i “poteri forti”: in particolar modo con i napoletani che lo videro come un rappresentante degli “oppressi” del Sud Italia che lottava contro lo “strapotere” delle squadre del Nord.[56] Numerose furono anche le “battaglie” combattute contro i “poteri forti” come la FIFA (e il suo presidente Havelange), e la AFA presieduta da Grondona.[57][58]

Fu anche per questo e non solo per le sue prodezze nei campi di calcio che Maradona venne in pratica idolatrato sia dagli argentini che dai napoletani.[59] A Rosario, in Argentina, i suoi tifosi fondarono nel 1998 la Iglesia Maradoniana (Chiesa di Maradona),[60] dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita: il suo quarantatreesimo compleanno, nel 2003, rappresentò l’inizio dell’anno 43 d.D. – después de Diego (dopo Diego). Se alla sua nascita la chiesa contava 200 membri, i fedeli raccolti anche tramite il sito ufficiale raggiunsero gli 80.000, tra cui alcuni giocatori famosi come Michael Owen, Ronaldinho e Juan Román Riquelme.[60] Il 26 dicembre 2003 la sua prima squadra, l’Argentinos Juniors, inaugurando il nuovo stadio costruito nel quartiere di La Paternal a Buenos Aires, decise di dedicarglielo chiamandolo Estadio Diego Armando Maradona: il nome fu ufficializzato il 10 agosto 2004.[61] Inoltre ha un monumento situato nel museo del Boca Juniors, all’interno della Bombonera,[62] una statua nella cittadina di Bahía Blanca[63] e numerose altre sculture in diverse parti del mondo.

L’altarino dedicato a Maradona, in via San Biagio dei Librai a Napoli.
A Napoli, in una via pubblica, gli fu dedicato addirittura un altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli e un suo capello in una teca, dove i tifosi si recavano prima delle partite a chiedere la “grazia calcistica”. L’11 maggio 1991 fu celebrato nella città partenopea un convegno in onore di Maradona, intitolato Te Diegum, al quale presero parte molti intellettuali tifosi della squadra azzurra. Il report di questa esperienza (oltre che della sua preparazione) è riportato in un libro omonimo, pubblicato nello stesso anno.[64]

Il 15 agosto 2005 debuttò come conduttore del programma televisivo argentino La Noche del 10, che fu molto seguito.

Oltre a ciò e alla sua autobiografia Yo soy el Diego, pubblicata nel 2000 e subito diventata un bestseller, Maradona è stato citato in numerosi libri, fumetti e film, oltre ad aver recitato in diversi camei in serie televisive. A lui furono dedicate diverse canzoni da artisti più o meno famosi, come Rodrigo Bueno, che interpretò La mano de Dios. Altri furono i Mano Negra con Santa Maradona, Charly García con Maradona blues, i Teflon Brothers con Maradona (kesä ’86), gli Attaque 77 con Francotirador, Manu Chao con La vida tombola, Pino Daniele con Tango della buena suerte e altri.

Caratteristiche tecniche
«Diego era capace di cose che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Le cose che io potrei fare con un pallone, lui potrebbe farle con un’arancia.»

(Michel Platini[65])

Maradona segna il “Gol del secolo” contro l’Inghilterra a Messico 1986
Maradona era un centrocampista offensivo[66][67] dotato di grande carisma[68][69] e personalità estroversa.[70] Mancino,[68] era rinomato per la visione di gioco,[67][68] il controllo di palla,[71] la precisione nei passaggi[71] e l’eccezionale abilità nel dribbling;[68][71][72][73] secondo Johan Cruijff, la maestria di Maradona era tale da infondere l’impressione che la sfera gli restasse incollata al piede.[74]

Pur non raggiungendo i 170 cm di altezza, aveva comunque una struttura fisica compatta e, grazie alle sue gambe forti[68] e al baricentro basso, era in grado di resistere efficacemente alla pressione fisica avversaria durante la sua corsa col pallone tra i piedi.[75] Dotato di grande fantasia[66][67] e intelligenza tattica,[69] specialista della rabona,[76] era inoltre un ottimo finalizzatore,[68][71] nonché abilissimo esecutore di calci piazzati.[71][77][78] Alle eccellenti doti tecniche univa un notevole spirito di sacrificio che, all’occorrenza, gli permetteva di contribuire con profitto alla fase difensiva della propria squadra.[8]

Sapeva imprimere alla palla curvature estreme, riuscendo a segnare direttamente da calcio d’angolo[79] o dal dischetto di centrocampo appena dopo il fischio d’inizio.[80]

Carriera
Giocatore
Club
Formazione calcistica e primi passi in Argentina
Maradona iniziò a giocare a calcio nella squadra del padre, l’Estrella Roja, di cui Diego era il talento più apprezzato. L’acerrima antagonista era la squadra del miglior amico di Maradona: Goyo Carrizo.[16] Fu proprio questi a farlo partecipare ad una selezione nelle giovanili dell’Argentinos Juniors di Buenos Aires.[16] Entrò così a far parte delle Cebollitas (Cipolline),[16] la squadra giovanile dell’Argentinos, il 5 dicembre 1970 a 10 anni.[81] Il suo primo allenatore fu Francisco Cornejo,[16] che all’inizio non credette alla giovane età di Maradona (gli fu addirittura richiesto un documento, che però non aveva con sé al momento del provino).[16][82] Con lui e Carrizo in rosa, la squadra giovanile raggiunse una striscia di 136 risultati utili consecutivi.[16][82]

Maradona iniziò la sua carriera da professionista nell’Argentinos Juniors nel 1976, debuttando con la maglia numero 16 il 20 ottobre nella partita contro il Talleres,[83][84] dieci giorni prima di compiere sedici anni,[83] diventando il più giovane di sempre a esordire nella prima divisione argentina,[6] record battuto da Sergio Agüero[6] nel 2003. Poco prima di farlo esordire l’allora allenatore dell’Argentinos Juniors, Juan Carlos Montes, disse a Maradona: “Vai Diego, gioca come sai”.[85] In tutta risposta, Diego fece subito un tunnel al primo avversario che gli si parò davanti, Juan Domingo Patricio Cabrera.[83][85] L’Argentinos perse 1-0,[83] tuttavia Maradona iniziò a giocare spezzoni di partite fino a diventare titolare. I primi gol nell’Argentinos arrivarono il 14 novembre dello stesso anno, con una doppietta al San Lorenzo.[86] Nel 1978 divenne capocannoniere del campionato argentino con 22 reti,[87] di cui una dal dischetto di centrocampo dopo il fischio d’inizio.[80]

Nel 1979 e nel 1980 vinse il Pallone d’Oro sudamericano, il premio che spetta al miglior giocatore del continente.[88][89] Sempre nel 1980 mise già a segno uno dei più bei gol della sua carriera nella partita contro il Deportivo Pereira disputata il 19 febbraio. Lui stesso ha affermato che si tratta del più bel gol in assoluto da lui realizzato.[90][91][92][93]

Boca Juniors

Un giovane Maradona esultante al Boca Juniors nel 1981
Trasferitosi al Boca Juniors, la squadra per la quale tifava il padre, nella trattativa, oltre a un conguaglio pari a 2 milioni di dollari, hanno fatto il percorso inverso Salinas, Santos, Bordón, Zanabria e Randazzo.[94] Per il passaggio alla nuova squadra fu organizzata un’amichevole con l’Argentinos, il 20 febbraio 1981. Maradona giocò il primo tempo con i vecchi compagni e la ripresa con il Boca Juniors. L’amichevole finì 3-2 per l’Argentinos, con un gol di Maradona. Due giorni dopo il debutto ufficiale alla Bombonera, il Boca vinse contro il Talleres per 4-1, con doppietta di Maradona. Un infortunio lo fermò per quattro giornate, e al suo rientro segnò 28 gol in 40 partite e guidando il Boca Juniors alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura 1981.

L’anno successivo, a causa di problemi economici, il Boca Juniors dovette privarsi di Maradona, non essendo in grado di pagare il suo trasferimento definitivo (Maradona era arrivato in prestito). Si fece quindi avanti il Barcellona, con l’offerta di un milione e duecentomila peseta spagnole (pari a circa dodici miliardi di lire). L’ufficializzazione poté arrivare solo dopo i Mondiali del 1982, disputati proprio in Spagna e per i quali Maradona – al contrario di quattro anni prima – venne convocato.

In un’intervista del 2013 ha raccontato: “Prima che io andassi al Barcellona la Juventus mi ha contattato attraverso Omar Sivori, ma io in quel momento ero troppo piccolo e non avevo voglia di andarmene dall’Argentina, e poi l’avvocato Agnelli aveva un grosso problema con la Fiat, e portare un giocatore come me, con quello che costavo, poteva far restare male tutti gli operai della Fiat e non ne abbiamo parlato più. Sono rimasto in Argentina”.[95]

Barcellona
Il 5 giugno 1982 diventò un giocatore del Barça dell’allora presidente Josep Lluís Núñez;[96] rimediò diversi infortuni sino a che un’epatite virale lo allontanò dai campi per oltre tre mesi. In Coppa delle Coppe i catalani furono eliminati ai quarti di finale dall’Austria Vienna, e Maradona poté giocare solo la partita di ritorno allo stadio Camp Nou di Barcellona a causa dell’epatite che ancora lo debilitava. A fine annata il Barça ottenne il quarto posto nel campionato spagnolo, vincendo la Coppa del Re, sconfiggendo il 4 giugno 1983 in finale il Real Madrid, e la Copa de la Liga nella doppia finale sempre contro il Real Madrid (2-2 all’andata il 26 giugno 1983 e 2-1 al ritorno il 29 giugno 1983), con un gol di Maradona in entrambe le partite.

Maglia autografata di Maradona al museo del Barcellona
La stagione 1983-1984, con César Luis Menotti sulla panchina del Barça, cominciò meglio: a settembre, alla prima partita di Coppa delle Coppe contro la squadra tedesca del Magdeburgo, Maradona segnò una tripletta e la partita terminò 5-1. Alla quarta giornata di campionato, durante l’incontro fra Barcellona e Athletic Bilbao, mentre la partita era sul 4-0 a favore del Barça, Maradona subì un infortunio per un fallo del difensore dell’Athletic Andoni Goikoetxea Olaskoaga. Durante il suo infortunio il Barça vinse la Supercoppa spagnola nella doppia finale con l’Athletic Bilbao (1-3 all’andata il 26 ottobre 1983 e 0-1 al ritorno il 30 novembre 1983).

Rientrato all’inizio del 1984, grazie alle cure del suo medico di fiducia Ruben Dario Oliva,[97] Maradona condusse il Barcellona a sei risultati utili consecutivi, fino a quando una sconfitta di 2-1 contro il Real Madrid fermò i blaugrana. Intanto a marzo riprese la Coppa delle Coppe: il Barcellona contro il Manchester Utd vinse 2-0 la gara d’andata, ma il 3-0 del ritorno per gli inglesi lo condannò all’eliminazione.

La stagione 1983-1984 vide di nuovo il Barça lontano dal primo posto nella Liga. Maradona giocò 16 partite in cui segnò 11 gol. A maggio si tenne la finale di Coppa del Re fra Barça e Athletic Club, gara che segnava l’occasione per Maradona per rincontrare Goikoetxea. Alla fine della partita, vinta dal Bilbao per 1-0, Maradona si avventò contro il giocatore basco, innescando una rissa tra le due squadre. In seguito si scusò personalmente in un incontro ufficiale con il re di Spagna Juan Carlos.

Ripresosi completamente dall’infortunio, al termine di una complessa trattativa,[98] Maradona fu ingaggiato dalla società italiana del Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire.[98] Il contratto fu firmato senza che il Napoli avesse la liquidità per regolarizzare l’acquisto;[98] il denaro venne versato solo in un secondo momento.[98]

Vittorie con il Napoli

Maradona fa il suo ingresso in un San Paolo gremito per la presentazione come nuovo acquisto del Napoli, 5 luglio 1984.
Il 5 luglio 1984 Maradona venne presentato ufficialmente allo stadio San Paolo e fu accolto da circa ottantamila persone, che pagarono la quota simbolica di mille lire per vederlo.[99] Nella prima stagione il Napoli raggiunse una posizione di centro classifica, mentre l’anno successivo ottenne il terzo posto.

Sotto la guida dell’allenatore Ottavio Bianchi, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986-1987, stagione in cui batté dopo trentadue anni la Juventus al Comunale di Torino. Il 10 maggio 1987 il club partenopeo pareggiò per 1-1 la partita casalinga con la Fiorentina, aggiudicandosi aritmeticamente il suo primo scudetto. Il Napoli vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l’Atalanta. L’accoppiata scudetto/coppa fu un’impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino e alla Juventus.

Nella stagione 1987-1988 il Napoli di Ottavio Bianchi partecipò per la prima volta alla Coppa dei Campioni, da cui fu eliminato dopo un doppio confronto con il Real Madrid. In campionato il Napoli, fino alla ventesima giornata, mantenne cinque punti di vantaggio sulla seconda, quindi si fece superare dal Milan, perdendo quattro delle ultime cinque partite. Maradona fu capocannoniere del torneo con 15 reti all’attivo. Nel 1994 un pentito camorrista sostenne che Maradona e compagni avessero venduto lo scudetto su pressioni del Clan Giuliano di Forcella che, in caso di vittoria dello scudetto da parte dei partenopei, avrebbe perso decine di miliardi nelle scommesse clandestine,[100] accuse che successivamente si riveleranno infondate.[101]

Maradona e lo juventino Michel Platini nel campionato 1986-1987
Nel 1989 il Napoli sfiorò la tripletta, concludendo il campionato ancora al secondo posto, dietro l’Inter dei record, arrivando in finale di Coppa Italia e vincendo la Coppa UEFA (terzo titolo internazionale) dopo aver battuto nella doppia finale lo Stoccarda (2-1 all’andata e 3-3 al ritorno). Durante l’estate del 1989, Maradona fu quasi sul punto di trasferirsi all’Olympique Marsiglia: aveva già firmato il contratto, ma poi il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, bloccò la trattativa.[102]

Nella stagione 1989-1990 a Bianchi subentrò Albertino Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione e venne sostituito da Gianfranco Zola, rientrando presto in squadra. Il campionato fu riconquistato dal Napoli con Maradona pronto a presentarsi al mondiale di Italia 1990 fregiandosi del titolo di campione d’Italia.

Ultima stagione italiana
La stagione 1990-1991 cominciò con la vittoria nella Supercoppa italiana del 1990 ottenuta battendo la Juventus per 5-1. Nelle prime tre partite di campionato, invece, la squadra ottiene un punto. In Coppa dei Campioni, dopo la doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpest, al secondo turno il Napoli incontrò lo Spartak Mosca; l’andata al San Paolo finì in parità, 0-0, e in occasione della partita di ritorno in Russia Maradona non partì con la squadra, bensì noleggiò un aereo privato ed arrivò a Mosca solo la sera successiva; il caso fu ampiamente affrontato dalla stampa italiana, che tra l’altro riportò alcune dichiarazioni di Luciano Moggi (allora dirigente del Napoli) e Albertino Bigon. Maradona entrò in campo solo nel secondo tempo, l’incontro finì 0-0 anche dopo i supplementari e i russi vinsero la partita ai rigori (nonostante Maradona avesse siglato il suo).

Maradona, capitano del Napoli, solleva la Supercoppa italiana 1990
L’esperienza italiana di Maradona finì il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari (1-0) che diede il responso di positività alla cocaina.[103][104] Il Napoli chiuse la stagione 1990-1991 al settimo posto.

Nel 2000 il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero 10 appartenuto a Maradona. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e per il regolamento della numerazione delle maglie di quest’ultima, il Napoli fu comunque costretto a ristampare la maglia con quel numero, fino al nuovo ritiro nel 2006, grazie alla promozione in Serie B.

Cessione al Siviglia e ritorno in patria
Dopo un anno e mezzo di squalifica per doping,[104] nel 1992, la carriera di Maradona riprese nel Siviglia. Dei 7,5 milioni di dollari dovuti al Napoli dalla squadra spagnola, la società italiana ne ricevette solo quattro: la FIFA, infatti, autorizzò il Siviglia a non completare il pagamento.[105][106]

Al Siviglia Maradona incontrò nuovamente Carlos Bilardo, l’allenatore dell’Argentina ai mondiali del 1986 e del 1990. Maradona debuttò il 28 settembre 1992 contro il Bayern Monaco e il 4 ottobre giocò la sua prima partita nella Liga, in cui il Siviglia fu sconfitto dall’Athletic Bilbao per 2-1. Tornato anche nella nazionale argentina come capitano, vinse, nel 1993, il Trofeo Artemio Franchi, ovvero la coppa intercontinentale per nazioni (disputata, nella storia, per due volte; l’altra coppa fu vinta nel 1985 dalla Francia), superando la Danimarca vincitrice del campionato d’Europa 1992.

Il Siviglia fallì la qualificazione per la Coppa UEFA; in 25 partite Maradona segnò 5 gol e fu autore di 12 assist. Dopo solo una stagione, la sua esperienza sivigliana giunse al capolinea.

Maradona tornò a giocare in Argentina nel Newell’s Old Boys. Il 31 ottobre 1993, un giorno dopo il suo compleanno, ritornò a giocare con la nazionale, a Sydney contro l’Australia per l’andata dello spareggio interzona di qualificazione al mondiale di Stati Uniti 1994. La partita finì 1-1 e la rete argentina di Abel Balbo fu propiziata da un cross di Maradona. Nella gara di ritorno del 17 novembre, al Monumental di Buenos Aires, l’Argentina vinse per 1-0, qualificandosi al mondiale statunitense.

Dopo 5 partite disputate, a seguito della partita contro l’Huracán, il 12 febbraio 1994, Maradona sciolse il contratto con il Newell’s, recependo un milione e mezzo di dollari, la metà di quanto previsto dal contratto.[107] In seguito si ritirò per alcuni mesi dalle competizioni in attesa del mondiale di USA ’94, tornando a giocare in nazionale il 20 aprile 1994.

Parentesi da allenatore e ritiro
A seguito della squalifica per doping rimediata durante il mondiale statunitense per positività all’efedrina, Maradona provò a lavorare come allenatore in due brevi periodi, guidando il Dep. Mandiyú di Corrientes (dal 3 ottobre al 30 dicembre 1994) e il Racing Club (dal 6 gennaio al 26 marzo 1995), senza successo. Nel primo caso le dimissioni furono dovute ad uno scontro con la dirigenza della squadra;[108] al momento delle dimissioni il Deportivo Mandiyú non era ancora in zona retrocessione, poi concretizzatasi alla fine della stagione 1994-1995. Nel secondo caso Maradona lasciò la conduzione tecnica quando l’allora presidente del Racing perse le elezioni per rimanere a capo della società.[109]

Nel 1995 gli venne assegnato il Pallone d’oro alla carriera.[83] In attività non poté concorrere all’assegnazione del premio perché i calciatori non europei erano allora esclusi dalla competizione.

Il 7 ottobre dello stesso anno tornò a giocare con la maglia del Boca Juniors nella partita contro il Colón (SF) (1-0). Rimase nel Boca Juniors per due anni prima di ritirarsi dal calcio al termine del superclásico contro il River Plate[83] disputato il 25 ottobre 1997.[83]

Nazionale
Esordio e Mondiale 1982

Maradona con la maglia dell’Under-20 nel 1979, contro l’Unione Sovietica, nella vittoriosa finale del mondiale di categoria
Pochi mesi dopo il debutto in campionato per Maradona arrivò anche il debutto internazionale: il 27 febbraio 1977 l’allora allenatore della Nazionale maggiore César Luis Menotti lo convocò per un’amichevole contro l’Ungheria allo stadio La Bombonera di Buenos Aires.[110] Successivamente esordì anche con la Nazionale giovanile il 3 aprile dello stesso anno.[111]

Diventato capocannoniere del campionato argentino,[87] non venne inserito nella rosa della Selección (che divenne campione del mondo per la prima volta nella sua storia), in quanto il CT Menotti gli preferì René Houseman.[6]

Subito dopo la vittoria mondiale, Maradona divenne titolare della Nazionale; nell’amichevole fra Argentina e Resto del Mondo allo stadio Monumental di Buenos Aires, il 25 giugno 1979, finita 2-1 per gli avversari, fu suo l’unico gol degli argentini. Contemporaneamente continuò a giocare con la Nazionale Juniores, vincendo nello stesso anno i Mondiali di calcio giovanili in Giappone (finale vinta contro l’URSS 3-1, segnando un gol), durante il torneo segnò 6 reti diventando il secondo miglior marcatore del torneo dietro il compagno di squadra Ramón Díaz.

Maradona venne convocato per i Mondiali del 1982, disputati in Spagna. Complessivamente collezionò 5 presenze e fece 2 gol, venendo anche espulso contro il Brasile all’85’ minuto per un fallo di reazione su João Batista da Silva.

Messico 1986: Argentina campione

Maradona con la Coppa del Mondo vinta dall’Argentina a Mexico ’86.
Nel 1986 Maradona vinse i Mondiali in Messico:[6] segnò 5 gol e realizzò 5 assist nelle 7 partite giocate nel torneo (tutte vinte, tranne l’1-1 contro l’Italia nella prima fase a gironi). In particolare, nel corso del secondo tempo dei quarti di finale contro l’Inghilterra,[6] realizza due gol passati alla storia del calcio rispettivamente come «la mano de Dios» e «il gol del secolo»[6] apre le marcature segnando un gol di mano nel tentativo di anticipare il portiere avversario Peter Shilton in uscita[6] – la terna arbitrale guidata da Ali Bennaceur non si accorge dell’infrazione e convalida erroneamente la rete[6] (poi rivendicata da Maradona come atto di giustizia a seguito della sconfitta patita dagli argentini contro i britannici nella guerra delle Falkland del 1982)[6][112] – e firma il 2-0 dopo aver dribblato tutti gli avversari che hanno provato ad ostacolarlo nella sua corsa dalla linea di centrocampo alla porta difesa da Shilton.[6][113] Il secondo è stato inoltre votato come il più grande gol nella storia della Coppa del Mondo, in un sondaggio indetto dalla FIFA nel 2002.

L’Argentina affronta il Belgio in semifinale e Maradona sigla una doppietta nel 2-0 che vale la finale contro la Germania Ovest:[6] nell’ultimo atto, i tedeschi non gli lasciano libertà di manovra,[6] tuttavia la mezzala riesce a inventarsi l’assist per il 3-2 finale realizzato da Jorge Burruchaga.[6] Per l’Argentina si tratta del secondo Mondiale, l’unico vinto da Maradona.

Italia 1990
Maradona capitanò l’Argentina anche nei campionati del Mondo 1990, svoltisi in Italia. Un infortunio alla caviglia pregiudicò le sue prestazioni.

Negli ottavi di finale contro il Brasile, Maradona fu autore dell’assist a Claudio Caniggia per il gol vincente. Nei quarti di finale l’Argentina affrontò la Jugoslavia; dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano chiusi a reti inviolate, gli argentini superarono gli jugoslavi 3-2 ai calci di rigore nonostante l’errore dello stesso Maradona (e del compagno di squadra Troglio).[114] Si giunse così alla partita successiva contro l’Italia, padrona di casa, allo Stadio San Paolo del suo Napoli, dove il pubblico si divise a metà tra il sostegno alla Selección e agli Azzurri guidati da Azeglio Vicini. La gara si risolse anch’essa ai rigori dopo un 1-1 all’overtime; questa volta Maradona segnò il suo tiro dal dischetto, e l’Argentina si qualificò per la finale.

Maradona contrastato dai tedeschi Matthäus e Völler durante la finale del Mondiale 1990
Nella gara decisiva, a Roma, l’Albiceleste perse contro la Germania Ovest per 1-0 con un calcio di rigore trasformato da Andreas Brehme all’85’, a seguito di un fallo di Néstor Sensini su Rudi Völler. In quest’occasione, Maradona si rese protagonista di un discusso episodio extracalcistico: prima della partita, il pubblico dell’Olimpico fischiò l’intera esecuzione dell’inno nazionale argentino e il giocatore, ripreso dalle telecamere, rispose con l’esclamazione «hijos de puta» (in lingua italiana figli di puttana), rivolta agli spalti.[115]

USA 1994 e squalifica per doping
In attesa dei Mondiali per alcuni mesi Maradona si ritirò dalle competizioni di club e tornò a giocare il 20 aprile, in un’amichevole tra Argentina e Marocco che terminò 3-1 per l’Argentina, con una rete di Maradona su rigore (dopo 1.255 minuti di gioco di “digiuno”). Maradona non avrebbe potuto partecipare alla prevista tournée pre-mondiale in Giappone in quanto gli fu negato il visto di ingresso a causa dei precedenti con la droga.[116] La Nazionale argentina decise di non recarsi in Giappone senza Maradona, cambiò quindi il programma di incontri sfidando Israele (3-0), Ecuador (1-0) e Croazia (0-0).

Ai Mondiali, iniziati a metà giugno, l’Argentina vinse 4-0 la prima partita a Boston contro la Grecia, in cui Maradona realizzò il terzo gol. Gli argentini vinsero (2-1) anche la seconda partita contro la Nigeria. Ancora una volta l’esito positivo di un controllo antidoping fermò la carriera di Maradona, che fu trovato positivo all’efedrina, sostanza stimolante proibita. La FIFA lo espulse dal campionato[117] e l’Argentina fu eliminata agli ottavi contro la Romania di Gheorghe Hagi.

Maradona si è sempre difeso affermando che la positività al test era dovuta all’ingestione di una bevanda energetica, la Ripped Fuel, datagli dal suo allenatore personale in sostituzione della Ripped Fast, che in Argentina usava regolarmente e che era permessa dalla FIFA, a differenza della Ripped Fuel, versione statunitense che, all’insaputa dell’allenatore, disse conteneva efedrina.[118]

Allenatore
Nazionale argentina

Maradona nel 2009 sulla panchina della Selecciòn
Dopo alcune brevi esperienze a metà anni novanta, il 28 ottobre 2008 viene nominato nuovo CT dell’Argentina, subentrando ad Alfio Basile. Dopo il vittorioso esordio, 1-0 alla Scozia, sotto la sua gestione l’Albiceleste subisce la sconfitta più pesante nella storia delle qualificazioni mondiali, un 6-1 contro la Bolivia penultima in classifica: ciononostante, la selezione si qualifica per il Mondiale sudafricano all’ultimo turno, battendo l’Uruguay in trasferta per 1-0.[119] Seguono due mesi di squalifica inflitti dalla FIFA al CT, reo di aver insultato i giornalisti che avevano messo in dubbio le sue capacità da tecnico.[120] In Sudafrica, dopo un inizio convincente grazie a quattro vittorie consecutive,[121][122][123][124] Maradona esce dalla rassegna ai quarti di finale per mano della Germania (4-0) ed è esonerato da CT.[125]

Emirati Arabi Uniti e Dorados
Il 14 maggio 2011, dopo 10 mesi di inattività, Maradona viene ingaggiato dall’Al-Wasl di Dubai, firmando un contratto biennale da $ 4,5 milioni a stagione più un jet privato a disposizione come benefit.[126][127] Il 15 settembre seguente perde la sua prima partita di Emirates Cup per 4-3 contro l’Al-Jazira.[128]

Maradona nel 2012
Debutta in campionato il 16 ottobre con la vittoria contro lo Sharjah per 3-0. Dalla Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti viene eliminato nei quarti di finale dopo la sconfitta per 3-2 contro l’Al-Wahda del 10 gennaio 2012. Debutta poi anche nella Coppa dei Campioni del Golfo il 6 marzo vincendo contro l’Al-Nahda dell’Oman per 0-2. L’11 marzo esce dall’Emirates Cup eliminato in semifinale dall’Al-Ahli di Fabio Cannavaro con il risultato di 1-0. Vincendo tutte e quattro le partite del girone della Coppa dei Campioni del Golfo si qualifica ai quarti di finale dove il 15 maggio elimina i connazionali dell’Al-Wahda per 5-3 ai calci di rigore dopo che i tempi regolamentari erano terminati con il risultato di 1-1. Il 26 maggio all’ultima giornata di campionato perde per 2-6 in casa contro l’Al-Alhi terminando il campionato all’ottavo posto con 26 punti. Conquista poi la finale della Coppa dei Campioni del Golfo il 30 maggio dopo aver superato i qatariani dell’Al-Khor in semifinale. Il 5 giugno vince la gara d’andata della finale per 1-3 contro l’Al-Muharraq del Bahrain. Il 10 giugno perde però la gara di ritorno ai rigori per 4-5 dopo che i tempi regolamentari erano terminati con il punteggio di 1-3 per gli ospiti.

Il 10 luglio seguente dopo alcuni attriti con la dirigenza e con alcuni giocatori, viene sollevato dall’incarico.[129]

Il 7 maggio 2017 viene nominato allenatore dell’Al-Fujairah, tornando così in panchina dopo cinque anni. La squadra gioca nella seconda divisione degli Emirati Arabi, firma un contratto annuale.[130] Il 27 aprile 2018 si dimette dopo aver fallito la promozione in prima divisione: la sua squadra è stata l’unica a non aver perso neppure una partita in stagione.[131]

Il 7 settembre 2018 viene annunciato come nuovo tecnico dei Dorados.[132] Perde due volte il campionato di seconda divisione messicana, entrambe le volte nella doppia finale contro l’Atlético San Luis, rassegnando le dimissioni il 14 giugno 2019 per motivi di salute.[133]

Dopo il ritiro dall’attività agonistica
Nel 2000 Maradona pubblicò la sua autobiografia, intitolata Yo Soy El Diego (Io sono il Diego), che in Argentina divenne subito un bestseller.

Maradona dopo una dieta rigorosa che gli fece perdere peso
In seguito il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia con il numero 10 appartenuto a Maradona, ritirandone la maglia. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e visto il regolamento della numerazione delle maglie di quest’ultima, il club sarà costretto a ristampare la maglia con il 10, fino al nuovo ritiro nel 2006 grazie alla promozione in Serie B.
Nel 2001 anche l’AFA chiese alla FIFA l’autorizzazione a ritirare la maglia numero 10 della Nazionale argentina in onore di Maradona, ma la FIFA dichiarò respinta la richiesta nel 2002[134] poiché in vista dei Mondiali 2002 la lista dei giocatori doveva essere numerata dall’1 al 23.[135] La Federazione argentina annunciò che l’avrebbe assegnato al terzo portiere, Roberto Bonano, ma ai Mondiali la maglia fu vestita da Ariel Ortega e a Bonano andò il numero 23.[136]

L’11 dicembre dello stesso anno, all’Auditorium del Foro Italico di Roma al FIFA World Player 2000 condotto da Massimo Giletti, viene premiato con il FIFA Internet Century Awards come Calciatore del Secolo secondo un sondaggio popolare (53,6%) mentre Pelé, presente anch’esso in sala, ottiene lo stesso premio da una giuria della FIFA.

Il 10 novembre 2001 diede ufficialmente l’addio al calcio giocato nell’amichevole fra l’Argentina e una selezione di Stelle Mondiali, conclusasi sul 6-3 con doppietta di Maradona su rigore.[135] Il 26 dicembre 2003, l’Argentinos Juniors rinominò il suo stadio Stadio Diego Armando Maradona, in onore al campione argentino.

Il 27 aprile 2005 fu nominato direttore sportivo del Boca Juniors, il primo agosto successivo divenne vicepresidente onorario del club.[83] Tra le sue prime decisioni assunse Alfio Basile come nuovo allenatore. In quell’anno il Boca vinse il campionato di Apertura, la Copa Sudamericana e la Recopa Sudamericana e nel 2006 vinse invece il campionato di Clausura e nuovamente la Recopa Sudamericana. Il 26 agosto 2006 Maradona abbandonò la carica per disaccordi con l’AFA, che scelse proprio Basile come nuovo allenatore della Nazionale argentina. Il Boca Juniors ha voluto inoltre onorare Maradona con una statua posta all’interno dello stadio Bombonera.

Il 15 agosto 2005 esordì come conduttore del programma televisivo argentino La Noche del 10 che fu molto seguito. In una puntata ospitò e intervistò Pelé, uno dei calciatori che gli contende la palma di miglior giocatore di ogni tempo. Altri ospiti furono Zidane, Ronaldo, Hernán Crespo, Fidel Castro, Mike Tyson, Raffaella Carrà e Robbie Williams. Inoltre, durante una puntata incentrata sul tema dei talenti calcistici più promettenti dell’Argentina, tra i vari Messi e Agüero, spuntava anche Ezequiel Lavezzi, che in quel periodo giocava nel San Lorenzo.

Diego Maradona durante il Soccer Aid del 27 maggio 2006
Nel maggio 2006 ha accettato di partecipare al Soccer Aid, un programma di sostegno all’UNICEF.[137] Nello specifico, Maradona giocò nel Resto del Mondo contro l’Inghilterra il 27 maggio: segnò su calcio di rigore per la rappresentativa mondiale e la partita finì 2-1 per l’Inghilterra.[138]

Nel corso degli anni ha partecipato a diverse trasmissione televisive.[83] In seguito sponsorizzò e partecipò in prima persona, in Sudamerica, a incontri amichevoli di showbol tra ex stelle del calcio, che riscossero un buon successo.[139]

L’11 maggio 2011 ha partecipato alla partita d’inaugurazione del nuovo stadio della squadra cecena Terek Groznyj di proprietà del dittatore Ramzan Kadyrov. La squadra di Maradona era composta da elementi come Jean-Pierre Papin, Alessandro Costacurta, Christian Vieri, Iván Zamorano, Fabien Barthez, Franco Baresi, Luís Figo, Roberto Ayala, Alain Boghossian, Manuel Amoros, Robbie Fowler, Nelson Dida e Enzo Francescoli. La partita è stata vinta per 5-2 dalla formazione del Caucaso del Nord con anche tre gol del presidente Kadyrov tra cui uno segnato dopo aver dribblato Maradona che si è poi riscattato segnando su punizione.[140][141] Nel dicembre 2012 a Dubai viene premiato come miglior calciatore del secolo ai Globe Soccer Awards.

In seguito a Dubai ha sfidato amichevolmente il connazionale Juan Martín del Potro, 7º tennista al mondo.[142] Nello stesso periodo sempre nella città degli emirati ha disputato un match di un torneo di esibizione di calcio a 7 trascinando nella prima partita la sua squadra, il Dubai Sports Council, alla vittoria per 3-2 contro il Dubai Courts con 2 gol, uno su punizione e l’altro su rigore.[143][144]

Il 17 ottobre a Milano ha presentato una collana di DVD a lui dedicata e curata dell’amico Gianni Minà per La Gazzetta dello Sport.

Il 1º settembre 2014 partecipa alla Partita per la Pace organizzata da Papa Francesco e Javier Zanetti allo Stadio Olimpico di Roma: gioca per tutti i 90 minuti servendo anche un assist al compagno di squadra Roberto Baggio.[145] A dicembre, all’età di 54 anni, torna in campo in occasione del Dubai National Day Match, una maratona calcistica da 36 ore no-stop.[146]

Il 22 giugno 2015 Maradona, tramite lo storico telecronista celebre per aver commentato in diretta il gol del secolo,[6] Víctor Hugo Morales, annuncia di volersi candidare alla presidenza della FIFA al posto di Joseph Blatter.[147]

Il 15 maggio 2018 viene nominato presidente onorario della squadra bielorussa Dinamo Brėst.[148]

Statistiche
Tra club, nazionale maggiore e nazionale Under-20 (escluse le partite non ufficiali), Maradona ha giocato globalmente 694 partite segnando 354 reti, alla media di 0,51 gol a partita.[149][150][151]

Presenze e reti nei club
Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1976 Argentina Argentinos Juniors N 11 2 – – – – – – – – – 11 2
1977 M+N 37+12 13+6 – – – – – – – – – 49 19
1978 M+N 31+4 22+4 – – – – – – – – – 35 26
1979 M+N 14+12 14+12 – – – – – – – – – 26 26
1980 M+N 32+13 25+18 – – – – – – – – – 45 43
Totale Argentinos Juniors 166 116 – – – – – – 166 116
1981 Argentina Boca Juniors M+N 28+12 17+11 – – – – – – – – – 40 28
1982-1983 Spagna Barcellona PD 20 11 CR 5 3 CdC 4 5 CdL 6 4 35 23
1983-1984 PD 16 11 CR 4 1 CdC 3 3 – – – 23 15
Totale Barcellona 36 22 9 4 7 8 6 4 58 38
1984-1985 Italia Napoli A 30 14 CI 6 3 – – – – – – 36 17
1985-1986 A 29 11 CI 2 2 – – – – – – 31 13
1986-1987 A 29 10 CI 10 7 CU 2 0 – – – 41 17
1987-1988 A 28 15 CI 9 6 CC 2 0 – – – 39 21
1988-1989 A 26 9 CI 12 7 CU 12 3 – – – 50 19
1989-1990 A 28 16 CI 3 2 CU 5 0 – – – 36 18
1990-1991 A 18 6 CI 3 2 CC 4 2 SI 1 0 26 10
Totale Napoli 188 81 45 29 25 5 1 0 259 115
1992-1993 Spagna Siviglia PD 26 5 CR 3 3 – – – – – – 29 8
1993-1994 Argentina Newell’s Old Boys A 5 0 – – – – – – – – – 5 0
1995-1996 Argentina Boca Juniors A+C 11+13 3+2 – – – – – – – – – 24 5
1996-1997 A+C 0+1 0 – – – – – – SS 1 0 2 0
1997-1998 A 5 2 – – – – – – – – – 5 2
Totale Boca Juniors 70 33 – – – – 1 0 71 33
Totale carriera 491 259 57 36 32 13 8 4 588 312
Cronologia presenze e reti in nazionale
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
27-2-1977 Buenos Aires Argentina Argentina 5 – 1 Ungheria Ungheria Amichevole –
24-8-1977 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Paraguay Paraguay Amichevole – Coppa Félix Bogado
31-8-1977 Asunción Paraguay Paraguay 2 – 0
(1 – 3 dcr) Argentina Argentina Amichevole – Coppa Félix Bogado
19-4-1978 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 1 Irlanda Irlanda Amichevole –
25-4-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
22-5-1979 Berna Argentina Argentina 0 – 0
(8 – 7 dcr) Paesi Bassi Paesi Bassi Amichevole – 75º Anniversario FIFA
26-5-1979 Roma Italia Italia 2 – 2 Argentina Argentina Amichevole –
29-5-1979 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
2-6-1979 Glasgow Scozia Scozia 1 – 3 Argentina Argentina Amichevole 1
25-6-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 2 World Stars World Stars Amichevole 1
2-8-1979 Rio de Janeiro Brasile Brasile 2 – 1 Argentina Argentina Coppa America 1979 – 1º turno –
8-8-1979 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Bolivia Bolivia Coppa America 1979 – 1º turno 1
30-4-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Irlanda Irlanda Amichevole 1
13-5-1980 Londra Inghilterra Inghilterra 3 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
16-5-1980 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
21-5-1980 Vienna Austria Austria 1 – 5 Argentina Argentina Amichevole 3
18-9-1980 Mendoza Argentina Argentina 2 – 2 Cile Cile Amichevole –
9-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 0 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
12-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Polonia Polonia Amichevole 1
15-10-1980 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole –
4-12-1980 Mar del Plata Argentina Argentina 1 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Amichevole 1
16-12-1980 Córdoba Argentina Argentina 5 – 0 Svizzera Svizzera Amichevole 1
1-1-1981 Montevideo Argentina Argentina 2 – 1 Germania Ovest Germania Ovest Mundialito –
4-1-1981 Montevideo Argentina Argentina 1 – 1 Brasile Brasile Mundialito 1
9-3-1982 Mar del Plata Argentina Argentina 0 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole –
24-3-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Germania Ovest Germania Ovest Amichevole –
14-4-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Amichevole –
5-5-1982 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Bulgaria Bulgaria Amichevole –
12-5-1982 Rosario Argentina Argentina 1 – 0 Romania Romania Amichevole –
13-6-1982 Barcellona Argentina Argentina 0 – 1 Belgio Belgio Mondiali 1982 – 1º turno –
18-6-1982 Alicante Argentina Argentina 4 – 1 Ungheria Ungheria Mondiali 1982 – 1º turno 2
23-6-1982 Alicante Argentina Argentina 2 – 0 El Salvador El Salvador Mondiali 1982 – 1º turno –
29-6-1982 Barcellona Italia Italia 2 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1982 – 2º turno –
2-7-1982 Barcellona Argentina Argentina 1 – 3 Brasile Brasile Mondiali 1982 – 2º turno –
9-5-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Paraguay Paraguay Amichevole 1
14-5-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 0 Cile Cile Amichevole 1
26-5-1985 San Cristóbal Venezuela Venezuela 2 – 3 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 2
2-6-1985 Bogotà Colombia Colombia 1 – 3 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 –
9-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Venezuela Venezuela Qual. Mondiali 1986 1
16-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Colombia Colombia Qual. Mondiali 1986 –
23-6-1985 Lima Perù Perù 1 – 0 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1986 –
30-6-1985 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 2 Perù Perù Qual. Mondiali 1986 –
14-11-1985 Los Angeles Messico Messico 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole 1
17-11-1985 Puebla Messico Messico 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
26-3-1986 Parigi Francia Francia 2 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
30-4-1986 Oslo Norvegia Norvegia 1 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
4-5-1986 Tel Aviv Israele Israele 2 – 7 Argentina Argentina Amichevole 2
2-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 3 – 1 Corea del Sud Corea del Sud Mondiali 1986 – 1º turno –
5-6-1986 Puebla Italia Italia 1 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1986 – 1º turno 1
10-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 0 Bulgaria Bulgaria Mondiali 1986 – 1º turno –
16-6-1986 Puebla Argentina Argentina 1 – 0 Uruguay Uruguay Mondiali 1986 – Ottavi di finale –
22-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 1 Inghilterra Inghilterra Mondiali 1986 – Quarti di finale 2
25-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 0 Belgio Belgio Mondiali 1986 – Semifinale 2
29-6-1986 Città del Messico Argentina Argentina 3 – 2 Germania Ovest Germania Ovest Mondiali 1986 – Finale – 2º titolo mondiale
10-6-1987 Zurigo Italia Italia 3 – 1 Argentina Argentina Amichevole 1
27-6-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Perù Perù Coppa America 1987 – 1º turno 1
2-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 3 – 0 Ecuador Ecuador Coppa America 1987 – 1º turno 2
9-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 0 – 1 Uruguay Uruguay Coppa America 1987 – Semifinale –
11-7-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 2 Colombia Colombia Coppa America 1987 – Finale 3º posto –
16-12-1987 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Germania Ovest Germania Ovest Amichevole –
31-3-1988 Berlino Unione Sovietica Unione Sovietica 4 – 2 Argentina Argentina Torneo 4 Nazioni 1
2-4-1988 Berlino Germania Ovest Germania Ovest 1 – 0 Argentina Argentina Torneo 4 Nazioni –
12-10-1988 Siviglia Spagna Spagna 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole – Coppa Hispanidad
2-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 1 – 0 Cile Cile Coppa America 1989 – 1º turno –
4-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 0 – 0 Ecuador Ecuador Coppa America 1989 – 1º turno –
8-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 1 – 0 Uruguay Uruguay Coppa America 1989 – 1º turno –
10-7-1989 Goiânia Argentina Argentina 0 – 0 Bolivia Bolivia Coppa America 1989 – 1º turno –
12-7-1989 Rio de Janeiro Argentina Argentina 0 – 2 Brasile Brasile Coppa America 1989 – Girone finale –
14-7-1989 Rio de Janeiro Argentina Argentina 0 – 2 Uruguay Uruguay Coppa America 1989 – Girone finale –
21-12-1989 Cagliari Italia Italia 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
3-5-1990 Vienna Austria Austria 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
8-5-1990 Berna Svizzera Svizzera 1 – 1 Argentina Argentina Amichevole –
22-5-1990 Tel Aviv Israele Israele 1 – 2 Argentina Argentina Amichevole 1
8-6-1990 Milano Argentina Argentina 0 – 1 Camerun Camerun Mondiali 1990 – 1º turno –
13-6-1990 Napoli Argentina Argentina 2 – 0 Unione Sovietica Unione Sovietica Mondiali 1990 – 1º turno –
18-6-1990 Napoli Argentina Argentina 1 – 1 Romania Romania Mondiali 1990 – 1º turno –
24-6-1990 Torino Brasile Brasile 0 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1990 – Ottavi di finale –
30-6-1990 Firenze Argentina Argentina 0 – 0 dts
(3 – 2 dcr) Jugoslavia Jugoslavia Mondiali 1990 – Quarti di finale –
3-7-1990 Napoli Italia Italia 1 – 1 dts
(3 – 4 dcr) Argentina Argentina Mondiali 1990 – Semifinale –
8-7-1990 Roma Germania Ovest Germania Ovest 1 – 0 Argentina Argentina Mondiali 1990 – Finale –
18-2-1993 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 1 Brasile Brasile Amichevole – 100º anniversario AFA
24-2-1993 Mar del Plata Argentina Argentina 1 – 1
(5 – 4 dcr) Danimarca Danimarca Coppa Artemio Franchi –
31-10-1993 Sydney Australia Australia 1 – 1 Argentina Argentina Qual. Mondiali 1994 –
17-11-1993 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Australia Australia Qual. Mondiali 1994 –
20-4-1994 Salta Argentina Argentina 3 – 1 Marocco Marocco Amichevole 1
18-5-1994 Santiago del Cile Cile Cile 3 – 3 Argentina Argentina Amichevole –
25-5-1994 Guayaquil Ecuador Ecuador 1 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
31-5-1994 Tel Aviv Israele Israele 0 – 3 Argentina Argentina Amichevole –
4-6-1994 Zagabria Croazia Croazia 0 – 0 Argentina Argentina Amichevole –
21-6-1994 Boston Argentina Argentina 4 – 0 Grecia Grecia Mondiali 1994 – 1º turno 1
25-6-1994 Boston Argentina Argentina 2 – 1 Nigeria Nigeria Mondiali 1994 – 1º turno –
Totale Presenze (10º posto) 91 Reti (5º posto) 34
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina Under-20
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
16-4-1977 Valencia Argentina Under-20 Argentina 1 – 1 Uruguay Uruguay Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
18-4-1977 Valencia Paraguay Under-20 Paraguay 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
21-4-1977 Valencia Perù Under-20 Perù 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1977 –
13-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 4 – 1 Perù Perù Under-20 Sudamericano Under-20 1979 1
18-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Ecuador Ecuador Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
25-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 0 – 0 Paraguay Paraguay Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
28-1-1979 Montevideo Uruguay Under-20 Uruguay 0 – 0 Argentina Argentina Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
31-1-1979 Montevideo Argentina Under-20 Argentina 1 – 0 Brasile Brasile Under-20 Sudamericano Under-20 1979 –
18-8-1979 – Messico Under-20 Messico 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
26-8-1979 Omiya Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Indonesia Indonesia Under-20 Mondiali Under-20 1979 2
28-8-1979 Omiya Jugoslavia Under-20 Jugoslavia 0 – 1 Argentina Argentina Under-20 Mondiali Under-20 1979 –
30-8-1979 Omiya Polonia Under-20 Polonia 1 – 4 Argentina Argentina Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
2-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 5 – 0 Algeria Algeria Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
4-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 2 – 0 Uruguay Uruguay Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
7-9-1979 Tokyo Argentina Under-20 Argentina 3 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Under-20 Mondiali Under-20 1979 1
Totale Presenze 15 Reti 8
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale (partite non ufficiali) ― Argentina Under-20
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
3-4-1977 – Chascomús Noflag2.svg 2 – 3 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
8-4-1977 – Cipolletti Noflag2.svg 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
3-11-1978 – N.Y. Cosmos N.Y. Cosmos 1 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
5-11-1978 – San Rafael Noflag2.svg 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
14-11-1978 – San José de Mayo Noflag2.svg 0 – 4 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 2
5-12-1978 – Pergamino Noflag2.svg 3 – 3 Argentina Argentina Under-20 Amichevole 1
8-12-1978 Córdoba Talleres (C) Talleres (C) 2 – 2 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
25-7-1979 Tucumán Atl. Tucumán Atl. Tucumán 2 – 1 Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
14-11-1979 Valencia Valencia Valencia – Argentina Argentina Under-20 Amichevole –
Totale Presenze 9 Reti 5
Statistiche da allenatore
Club
Statistiche aggiornate al 16 maggio 2018.

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale % Vittorie Piazz.
Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1994-1995 Argentina Textil Mandiyú A+C 12 1 5 6 – – – – – – – – – – – – – – – 12 1 5 6 8,33 Dimiss.
1995-1996 Argentina Racing Club A+C 11 2 3 6 – – – – – – – – – – – – – – – 11 2 3 6 18,18 Dimiss.
2011-2012 Emirati Arabi Uniti Al-Wasl UFL 22 7 5 10 EC+CPE 11+2 6+1 0+0 5+1 CCG 8 5 1 2 – – – – – 43 19 6 18 44,19 8º
2017-2018 Emirati Arabi Uniti Dibba Al-Fujairah UD1 22 11 11 0 CPE 2 0 1 1 – – – – – – – – – – 24 11 12 1 45,83 3º
Totale carriera 67 21 24 22 15 7 1 7 8 5 1 2 – – – – 90 33 26 31 36,67
Nazionale
Squadra Naz dal al Record
G V N P GF GS DR % Vittorie
Argentina Argentina Argentina 28 ottobre 2008 29 luglio 2010 24 18 0 6 47 27 +20 75,00
Nazionale nel dettaglio
Stagione Squadra Competizione Piazzamento Andamento Reti
Giocate Vittorie Pareggi Sconfitte % Vittorie GF GS DR
2008 Argentina Argentina Qual. Mondiale 4º 0 0 0 0 — – – –
2009 8 4 0 4 50,00 10 11 -1
2010 Mondiale Quarti di finale 5 4 0 1 80,00 10 6 +4
Dal 2008 al 2010 Amichevoli 11 10 0 1 90,91 27 8 +19
Totale Argentina 24 18 0 6 75,00 47 27 +20
Panchine da commissario tecnico della nazionale argentina
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Argentina
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
19-11-2008 Glasgow Scozia Scozia 0 – 1 Argentina Amichevole Maxi Rodríguez
11-2-2009 Marsiglia Francia Francia 0 – 2 Argentina Amichevole Jonás Gutiérrez
Lionel Messi
28-3-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 4 – 0 Venezuela Qual. Mondiali 2010 Lionel Messi
Carlos Tévez
Maxi Rodríguez
Sergio Agüero
1-4-2009 La Paz Bolivia Bolivia 6 – 1 Argentina Qual. Mondiali 2010 Luis González
20-5-2009 Santa Fe Argentina Argentina 3 – 1 Panama Amichevole Matías Defederico
2 Gonzalo Bergessio
6-6-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Colombia Qual. Mondiali 2010 Daniel Díaz
10-6-2009 Quito Ecuador Ecuador 2 – 0 Argentina Qual. Mondiali 2010 –
12-8-2009 Mosca Russia Russia 2 – 3 Argentina Amichevole Sergio Agüero
Lisandro López
Jesús Dátolo
5-9-2009 Rosario Argentina Argentina 1 – 3 Brasile Qual. Mondiali 2010 Jesús Dátolo
9-9-2009 Asunción Paraguay Paraguay 1 – 0 Argentina Qual. Mondiali 2010 –
30-9-2009 Córdoba Argentina Argentina 2 – 0 Ghana Amichevole 2 Martín Palermo
10-10-2009 Buenos Aires Argentina Argentina 2 – 1 Perù Qual. Mondiali 2010 Gonzalo Higuaín
Martín Palermo
14-10-2009 Montevideo Uruguay Uruguay 0 – 1 Argentina Qual. Mondiali 2010 Mario Bolatti
14-11-2009 Madrid Spagna Spagna 2 – 1 Argentina Amichevole Lionel Messi
26-1-2010 San Juan Argentina Argentina 3 – 2 Costa Rica Amichevole José Ernesto Sosa
Guillermo Burdisso
Franco Jara
10-2-2010 Mar del Plata Argentina Argentina 2 – 1 Giamaica Amichevole Martín Palermo
Ignacio Canuto
3-3-2010 Monaco di Baviera Germania Germania 0 – 1 Argentina Amichevole Gonzalo Higuaín
5-5-2010 Cutral-Co Argentina Argentina 4 – 0 Haiti Amichevole 2 Facundo Bertoglio
Martín Palermo
Sebastián Blanco
24-5-2010 Buenos Aires Argentina Argentina 5 – 0 Canada Amichevole 2 Maxi Rodríguez
Ángel Di María
Carlos Tévez
Sergio Agüero
12-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 1 – 0 Nigeria Mondiali 2010 – 1º turno Gabriel Heinze
17-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 4 – 1 Corea del Sud Corea del Sud Mondiali 2010 – 1º turno autorete
3 Gonzalo Higuaín
22-6-2010 Polokwane Grecia Grecia 0 – 2 Argentina Argentina Mondiali 2010 – 1º turno Martín Demichelis
Martín Palermo
27-6-2010 Johannesburg Argentina Argentina 3 – 1 Messico Messico Mondiali 2010 – Ottavi di finale 2 Carlos Tévez
Gonzalo Higuaín
3-7-2010 Città del Capo Argentina Argentina 0 – 4 Germania Germania Mondiali 2010 – Quarti di finale –
Totale Presenze 24 Reti 47
Opere
Io sono el Diego, Roma, Fandango libri, 2002. ISBN 88-87517-31-2.
La mano di Dio. Messico ’86. Storia della mia vittoria più grande, con Daniel Arcucci, Milano, Mondadori, 2016. ISBN 978-88-04-66327-0.
Palmarès
Club
Competizioni nazionali
Campionato argentino: 1
Boca Juniors: Metropolitano 1981
RFEF – Copa del Rey.svg Coppa di Spagna: 1
Barcellona: 1983
Coppa di Lega spagnola.svg Coppa della Liga: 1
Barcellona: 1983
Supercoppa di Spagna: 1
Barcellona: 1983
Scudetto.svg Campionato italiano: 2
Napoli: 1986-1987, 1989-1990
Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 1
Napoli: 1986-1987
Supercoppa Italiana.svg Supercoppa italiana: 1
Napoli: 1990
Competizioni internazionali
UEFA Cup (adjusted).png Coppa UEFA: 1
Napoli: 1988-1989
Nazionale
FIFA U-20 World Cup 1977.svg Campionato mondiale Under-20: 1
Giappone 1979
FIFA World Cup Icon (Campionato mondiale di calcio).svg Campionato mondiale: 1
Messico 1986
Coppa Artemio Franchi: 1
Argentina 1993
Individuale
Capocannoniere del Campionato Metropolitano: 3
1978 (22 gol), 1979 (14 gol), 1980 (25 gol)
Capocannoniere del Campionato Nacional: 2
1979 (12 gol), 1980 (18 gol)
Calciatore sudamericano dell’anno: 2
1979, 1980
Calciatore sudamericano dell’anno secondo il Centro dei Giornalisti Accreditati dalla AFA (CEPA): 3
1979, 1980, 1981
Pallone d’oro del Mondiale Under-20: 1
Giappone 1979
Olimpia de Plata al miglior calciatore argentino dell’anno: 4
1979, 1980, 1981, 1986
Olimpia de Oro al Miglior Sportivo argentino dell’anno – 1979, 1986
Miglior calciatore sudamericano dell’anno per la rivista El Mundo, di Caracas: 6
1979, 1980, 1986, 1989, 1990, 1992
Guerin d’oro: 1
1984-85
Pallone d’Oro al Mondiale: 1
1986
Calciatore dell’anno per la rivista World Soccer: 1
1986
Onze d’or al miglior calciatore in Europa, secondo la rivista francese Onze Mondial: 2
1986, 1987
Onze de bronze al terzo miglior calciatore in Europa, secondo la rivista francese Onze Mondial: 2
1985, 1988
Capocannoniere della Serie A: 1
1987-1988 (15 gol)
Capocannoniere della Coppa Italia: 1
1987-1988 (6 gol)
Pallone di Bronzo al Mondiale: 1
1990
Eletto “miglior calciatore argentino di tutti i tempi” dalla AFA: 1
1993
Pallone d’oro alla carriera: 1
1995
Olimpia de Platino al miglior sportivo argentino del secolo
FIFA Player of the Century come miglior calciatore del XX secolo attraverso un sondaggio ufficiale aperto dalla FIFA via web a livello mondiale:
2000
Calciatori del XX secolo IFFHS:
2000
Inserito nelle “Leggende del calcio” del Golden Foot (2003)
Hall of Fame del calcio italiano come giocatore straniero (2014)
Candidato al Dream Team del Pallone d’oro (2020)

La maglia di Franco Baresi

Chiari Nasti

Nome: Chiara Nasti
Data di nascita: 22 gennaio 1998
Età: 22 anni
Altezza: 1,63 m
Peso: 45 kg
Segno Zodiacale: Acquario
Luogo di nascita: Napoli
Professione: Fashion influencer
Tatuaggi: una stella sotto il braccio sinistro, un cuore sul polso destro, una croce sulla natica destra, una scritta sulla coscia sinistra, un fiore tribale sul braccio destro, una piuma sotto il seno sinistro, una decorazione tribale in mezzo al seno, una scritta sulla caviglia destra e una cavigliera su quella sinistra e molti altri

https://www.facebook.com/ChiaraNastiOfficial/

https://www.instagram.com/nastilove/

https://www.youtube.com/user/chiaranasti

Una lettera per Sara di Maurizio de Giovanni

Mentre una timida primavera si affaccia sulla città, i fantasmi del passato tornano a regolare conti rimasti in sospeso, come colpi di coda di un inverno ostinato. Che aprile sia il più crudele dei mesi, l’ispettore Davide Pardo, a cui non ne va bene una, lo scopre una mattina al bancone del solito bar, trovandosi davanti il vicecommissario Angelo Fusco. Afflitto e fiaccato nel fisico, il vecchio superiore di Davide assomiglia proprio a uno spettro. È riapparso dall’ombra di giorni lontani perché vuole un favore. Antonino Lombardo, un detenuto che sta morendo, ha chiesto di incontrarlo e lui deve ottenere un colloquio. La procedura non è per niente ortodossa, il rito del caffè delle undici è andato in malora: così ci sono tutti gli estremi per tergiversare. E infatti Pardo esita. Esita, sbaglia, e succede un disastro. Per riparare al danno, il poliziotto si rivolge a Sara Morozzi, la donna invisibile che legge le labbra e interpreta il linguaggio del corpo, ex agente della più segreta unità dei Servizi. Dopo tanta sofferenza, nella vita di Sara è arrivata una stagione serena, ora che Viola, la compagna del figlio morto, le ha regalato un nipotino. Il nome di Lombardo, però, è il soffio di un vento gelido che colpisce a tradimento nel tepore di aprile, e lascia affiorare ricordi che sarebbe meglio dimenticare. In un viaggio a ritroso nel tempo, Maurizio de Giovanni dipana il filo dell’indagine più pericolosa, quella che scivola nei territori insidiosi della memoria collettiva e criminale di un intero Paese, per sciogliere il mistero di chi crediamo d’essere, e scoprire chi siamo davvero.

Maurizio de Giovanni (Napoli31 marzo 1958) è uno scrittoresceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.

Maurizio de Giovanni

Biografia

Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 partecipa a un concorso riservato a giallisti emergenti indetto da Porsche Italia presso il Gran Caffè Gambrinus, ideando un racconto ambientato nella Napoli degli anni trenta intitolato I vivi e i morti, con protagonista il commissario Ricciardi. Il racconto è la base di un romanzo edito da Graus Editore nel 2006Le lacrime del pagliaccio, poi riedito l’anno successivo con il titolo Il senso del dolore: ha così inizio la serie di inchieste del Commissario Ricciardi.

Nel 2007 Fandango pubblica Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, la prima opera ispirata alle quattro stagioni, cui seguono nel 2008 La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, nel 2009 Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi e nel 2010 Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi.

Nel 2011 esce in libreria, questa volta per Einaudi Stile LiberoPer mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi; nel 2012 l’autore si cimenta in un noir ambientato nella Napoli contemporanea e pubblica con Mondadori il libro intitolato Il metodo del coccodrillo che vede protagonista l’Ispettore Lojacono, un nuovo personaggio.

Nello stesso anno con Einaudi, oltre a pubblicare le stagioni del commissario Ricciardi in versione tascabile, pubblica il romanzo Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi, ambientato nella Pasqua del 1932.

Nel 2013 torna in libreria con il romanzo I bastardi di Pizzofalcone, ispirato all’87º Distretto di Ed McBain, segnando la transizione del personaggio dal genere noir al police procedural. Non molto tempo dopo De Giovanni dà alle stampe Buio per i bastardi di Pizzofalcone; da questa serie di romanzi sarà tratta una fiction televisiva.[1]

Nello stesso mese all’interno dell’antologia Regalo di Natale edito da Sellerio esce un suo racconto dal titolo Un giorno di Settembre a Natale.

Nel 2014 per le Edizioni Cento Autori esce in libreria l’antologia intitolata Le mani insanguinate, una raccolta di quindici tra i suoi migliori racconti noir.

Esce a luglio 2014 In fondo al tuo cuore, sempre per Einaudi, nuovo romanzo del commissario Ricciardi e nello stesso anno Gelo per i bastardi di Pizzofalcone, un nuovo racconto incentrato sulla squadra dell’Ispettore Lojacono.

Nel luglio 2015 esce Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi e l’anno successivo Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi.

Nel dicembre 2016 esce Pane per i bastardi di Pizzofalcone.

L’anno 2017 vede la pubblicazione del primo di una nuova trilogia di libri di genere mistery chiamata ‘I guardiani’.

Nel dicembre 2015 il comune di Cervinara gli conferisce la cittadinanza onoraria.[2]

Molti dei suoi romanzi sono stati tradotti in inglesespagnolo e catalano, in tedesco e francese.

Fa parte del gruppo di scrittori che conducono il laboratorio di scrittura con i ragazzi reclusi nell’Istituto Penale Minorile di Nisida.

Nel luglio 2020 Maurizio de Giovanni è stato nominato Presidente del “Comitato scientifico per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio linguistico napoletano”.

OpereModifica

Serie di Mina SettembreModifica

  1. 2013 – Un giorno di Settembre a Natale (racconto contenuto nell’antologia Regalo di Natale[3], Sellerio editore)
  2. 2014 – Un telegramma da Settembre (racconto contenuto nell’antologia La scuola in giallo, Sellerio editore)
  3. 2019 – Dodici rose a Settembre, Sellerio editore
  4. 2020 – Troppo freddo per Settembre, Einaudi

La serie del commissario Ricciardi

  1. 2006 – Le lacrime del pagliaccio, Graus Editore (ripubblicato nel 2007 da Fandango col titolo Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi)
  2. 2008 – La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, Fandango
  3. 2009 – Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi, Fandango
  4. 2010 – Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi, Fandango
  5. 2011 – Per mano mia. Il Natale del commissario RicciardiEinaudi
  6. 2012 – Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi[4]Einaudi
  7. 2014 – In fondo al tuo cuore. Inferno per il commissario Ricciardi[5]Einaudi
  8. 2015 – Anime di vetro. Falene per il commissario RicciardiEinaudi
  9. 2016 – Serenata senza nome. Notturno per il commissario RicciardiEinaudi
  10. 2017 – Rondini d’inverno. Sipario per il commissario RicciardiEinaudi
  11. 2018 – Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario RicciardiEinaudi
  12. 2019 – Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario RicciardiEinaudi

Altri racconti del commissario Ricciardi

  1. 2012 – L’omicidio Carosino. Le prime indagini del commissario Ricciardi[6], Cento Autori
  2. 2014 – Febbre (racconto contenuto nell’antologia Giochi criminali[7]Einaudi)
  3. 2015 – Una domenica con il commissario Ricciardi, Skirà (libro fotografico)
  4. 2017 – L’ultimo passo di tango, Rizzoli

La serie dell’Ispettore LojaconoModifica

  1. 2012 – Il metodo del coccodrilloMondadori
  2. 2013 – I Bastardi di PizzofalconeEinaudi
  3. 2013 – Buio per i Bastardi di PizzofalconeEinaudi
  4. 2014 – Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi
  5. 2015 – Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi
  6. 2016 – Pane per i Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi
  7. 2017 – Vita quotidiana dei Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi
  8. 2017 – Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi
  9. 2018 – Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi
  10. 2019 – Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi

I GuardianiModifica

  • 2017 – I Guardiani, Rizzoli

SaraModifica

  • 2018 – Sara al tramonto, Rizzoli
  • 2018 – Sara che aspetta (racconto contenuto in “Sbirre”, con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo), Rizzoli
  • 2019 – Le parole di Sara, Rizzoli
  • 2020 – Una Lettera per Sara, Rizzoli

La serie sportiva

  1. 2008 – Juve-Napoli 1-3 – la presa di Torino, Cento Autori
  2. 2009 – Ti racconto il 10 maggio, Cento Autori,
  3. 2010 – Miracolo a Torino – Juve Napoli 2-3, Cento Autori
  4. 2010 – Storie azzurre, Cento Autori (antologia di racconti)
  5. 2010 – Maradona è meglio ‘e Pelé (racconto contenuto nell’antologia Per segnare bisogna tirare in portaSpartaco)
  6. 2014 – La partita di pallone – Storie di calcio[8], Sellerio editore (antologia di racconti di autori diversi)
  7. 2015 – Il resto della settimana, Rizzoli

Altre opere

  • 2005 – Il maschio dominante, Graus & Boniello
  • 2007 – Le beffe della cena ovvero piccolo manuale dell’intrattenimento in piediKairòs
  • 2010 – L’ombra nello specchio, Kairòs
  • 2010 – Mammarella, Cagliostro ePress
  • 2011 – Scusi, un ricordo del terremoto dell’ottanta? (racconto contenuto nelle antologie Trema la terra, Neo edizioni e Una lunga notte, Cento Autori)
  • 2012 – Gli altri fantasmi, Spartaco
  • 2012 – Respirando in discesa, Senza Patria
  • 2012 – Per amore di NamiZefiro
  • 2013 – Gli altri, Tunué (fumetto tratto dall’opera teatrale Gli altri fantasmi)
  • 2013 – Il tappo del 128 (racconto contenuto nell’antologia Racconti in sala d’attesa[9], Caracò)
  • 2013 – Le voci dal muro in “Nessuna più: quaranta autori contro il femminicidio”, Elliot
  • 2014 – Le mani insanguinate[10], Cento Autori (antologia di racconti)
  • 2014 – Verità imperfette[11], Del Vecchio Editore (scritto con altri autori)
  • 2015 – Ti voglio bene in Roberto Colonna (a cura di), Il fantastico. Tradizioni a confronto, in ”Pagine Inattuali”, Salerno, Edizioni Arcoiris, 2014
  • 2015 – Istantanee in “Nessuno ci ridurrà al silenzio” (a cura di Maurizio de Giovanni)[12], Cento Autori (antologia di racconti)
  • 2015 – Una mano sul volto, Ed. Ad est dell’equatore (a cura di, con un racconto di Maurizio de Giovanni)[13], antologia contro la violenza sulle donne
  • 2015 – Le solitudini dell’anima, Cento Autori (antologia di racconti) ISBN 9788868720360, nella quale è contenuto un racconto inedito sul giovane Alfredo Ricciardi
  • 2016 – Nove volte per amore, Cento autori (antologia di racconti)
  • 2020 – Tre passi per un delitto, Einaudi, con Giancarlo De Cataldo e Cristina Cassar Scalia
  • 2020 – Il concerto dei destini fragili, Solferino

Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino

https://youtu.be/5U5cndGNCV0

Un libro che racconta il suicidio in prima persona, un libro che parla di malattia mentale

Il libro Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino

«E poi sono caduta, ma non sono morta». Una giovane donna, da poco diventata madre, decide di togliersi la vita gettandosi dall’ultimo piano di una palazzina. Perché l’ha fatto? Non lo sappiamo. E forse, in quel momento, non lo sa nemmeno lei. Ma quel tentativo di suicidio non ha avuto successo e oggi, quella giovane donna, vuole capire. Fuani Marino decide di usare gli strumenti della letteratura per ricostruire una storia vera, la propria. Svegliami a mezzanotte è un libro incandescente: una storia di luce scritta da chi ha attraversato la notte.

Giulio Einaudi Editore

Una ringhiera sul vuoto, le ciabatte che scivolano via dai piedi, lasciarsi andare. Fuani Marino cade dal quarto piano in un pomeriggio di luglio durante una vacanza al mare. Ha 32 anni, una bambina di 4 mesi e un disturbo bipolare che nessuno ha avuto il coraggio di riconoscere e affrontare.

Svegliami a mezzanotte è la storia di un suicidio dal punto di vista del suicida, per paradossale che appaia. Perché chi sopravvive è comunque riuscito a compiere il passo verso l’indicibile.

E poi sono caduta, ma non sono morta.

Il bambino col pigiama a righe The Boy in the Striped

https://youtu.be/_EfD5VaTX0A

Il bambino con il pigiama a righe (film)

film del 2008 diretto da Mark Herman

Il bambino con il pigiama a righe.jpg

Bruno e Shmuel giocano a dama in una scena del filmTitolo originaleThe Boy in the Striped PyjamasLingua originaleinglesePaese di produzioneStati Uniti d’AmericaRegno UnitoUngheriaAnno2008Durata91 minRapporto1,85:1GeneredrammaticostoricoRegiaMark HermanSoggettoJohn BoyneSceneggiaturaMark HermanProduttoreDavid HeymanCasa di produzioneMiramax FilmsBBC FilmsHeyday FilmsFotografiaBenoît DelhommeMontaggioMichael EllisMusicheJames HornerScenografiaMartin ChildsInterpreti e personaggi

Doppiatori italiani

Il bambino con il pigiama a righe (The Boy in the Striped Pajamas) è un film del 2008 diretto e sceneggiato da Mark Herman, adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo di John Boyne.

Il film è stato distribuito nelle sale italiane il 19 dicembre 2008.

Trama

Bruno è un bambino tedesco di otto anni, curioso, intraprendente e appassionato d’avventura. Vive a Berlino, durante la seconda guerra mondiale, con suo padre Ralf, un ufficiale nazista, sua madre Elsa, sua sorella Gretel e una giovane domestica, Maria.

Un giorno, a seguito della promozione del padre, Bruno viene costretto a lasciare la città e tutti i suoi amici per trasferirsi in una casa di campagna insieme alla famiglia.

Poco dopo il suo arrivo, il bambino scopre per caso che vicino alla sua nuova abitazione, sorge un campo di concentramento. Improvvisamente catapultato in una vita monotona e solitaria, circondato solo da domestici e soldati, il bambino inizia ben presto a esplorare i dintorni della tenuta; riesce così a scoprire un passaggio, che lo conduce fino ai confini del campo di concentramento.

Lì, conosce Shmuel, un bambino ebreo, suo coetaneo. Nonostante tra i due vi sia del filo spinato e il tentativo degli adulti di infondere odio verso la razza ebraica, Bruno si dimostra fin da subito estraneo ai condizionamenti. Tra i due bambini nasce infatti una profonda amicizia, benché i due possano giocare nei limiti fisici del possibile, dato il filo spinato.

Un giorno, appena prima di trasferirsi di nuovo, Bruno si “traveste” da ebreo, scava una fossa e raggiunge Shmuel. I due andranno alla ricerca del padre di Shmuel, quando però vengono rastrellati all’interno del campo e sottoposti a un’apparente doccia in una camerata, che è in realtà una camera a gas, nella quale moriranno.

The Verve

Tra il 1998 e il 2007 Nick McCabe collaborò con diversi artisti tra cui John MartynNeotropic, e i The Nova Saint. Nel 2007 i Verve si riunirono e nell’agosto 2008 esce un nuovo album dal titolo Forth, in cui la band mischia il sound che lo aveva caratterizzato nei primi anni grazie proprio alle stesure di McCabe, col Pop Rock più classico di Ashcroft.

Nel 2009 McCabe ha fondato un nuovo gruppo chiamato “The Black Ships” con l’ex bassista dei The Verve Simon Jones, il batterista Mig Schillace, ed il violinista Davide Rossi. I Black Ships realizzarono il loro primo EP, Kurofune, nel maggio 2011, e hanno debuttato dal vivo al Kings College Student Union il 2 giugno dello stesso anno, prima di cambiare i loro nome in Black Submarine a metà 2012, per problemi con un gruppo omonimo americano.

Castagne e marroni

Marroni di Castel del RIo FOTO MAURO MONTI

Arrostite, lessate, trasformate in dolci e frittelle, castagne e marroni sono il frutto dell’autunno per antonomasia e in un anno in cui la pandemia ha cancellato molte sagre e mercati, dove di solito a partire da ottobre ci si rifornisce di questo frutto stagionale unendo alla spesa una gita all’aperto, i produttori delle colline e montagne romagnole hanno ricominciato a raccogliere in buona quantità un prodotto che quest’anno è anche di ottima qualità.
Nell’Imolese
I produttori del Consorzio del Marrone Igp di Castel del Rio quest’anno sono abbastanza soddisfatti. «La qualità è eccellente anche se la produzione è ancora scarsa. Comunque molto meglio del 2019 quando di fatto il raccolto non c’è stato –spiega il presidente del Consorzio stesso Giuliano Monti –. In particolare è andato bene il raccolto nei castagneti più in basso, sotto i 500 metri di altitudine. Diciamo che , ora che la raccolta sta finendo, dopo essere cominciata in ritardo intorno al 10 ottobre; siamo intorno al 60% di un anno che giudicavano normale in cui la produzione si attestava sui 5/6000 quintali al massimo». Se il clima è stato clemente, fatta eccezione per il freddo di inizio settembre nelle zone più alte quando ancora i frutti erano acerbi, i castanicoltori (nella vallata del Santerno sono oltre una settantina di cui 33 facenti parte del Consorzio Igp) sono ancora alle prese con la devastazione prodotta dalla vespa cinese che attacca le gemme a primavera e impedisce la fruttificazione. «Bisogna che i castanicoltori non brucino i rami giovani dove vivono gli insetti buoni che poi a primavera tornano utili per combattere la vespa», spiega Sergio Rontini, uno dei maggiori produttori di marrone Igp di Castel del Rio. La sua è un’azienda di 50 ettari di castagneto da cui si produce il fresco, l’essiccato e le farine che da quest’anno vengono macinate a pietra in azienda, inoltre anche la birra, poiché Rontini fornisce le proprie castagne al birrificio Cajun di Marradi. «Il tutto certificato biologico, oltre che vegano e raw –spiega la figlia Monia Rontini –, perché noi essicchiamo in maniera naturale senza superare la temperatura di 40 gradi». Insomma, la voglia di andare avanti e innovare non manca, anche in un anno in cui il prodotto fresco, per la sua ottima qualità “si vende da solo”. «La pezzatura è molto grande quest’anno», spiega Ernesto Bisi, ex presidente del consorzio stesso e oggi castanicoltore per passione, uno dei pochissimi che fra i suoi 300 alberi secolari ha anche alcune piante dell’antica varietà detta “castagnone”, quelle che si usavano preferibilmente per fare i marron glacé. Intanto anche il disciplinare evolve e dall’anno prossimo ci saranno novità. «Abbiamo chiesto di poter considerare Igp anche i cosiddetti marroni medi che oggi finiscono nello scarto –spiega Giuliano Monti –. Inoltre chiediamo di ampliare la gamma delle confezioni per la grande distribuzione, introducendo anche il mezzo chilo e altri pesi intermedi». La grande distribuzione e l’export assorbono circa il 50% della produzione del marrone Igp di Castel del Rio, il resto si compra sul territorio direttamente dai produttori. Anche qui la sagra è saltata e il prossimo week end non si terrà nemmeno l’ultimo mercato agricolo previsto a Castel del Rio, non resta che bussare alle case dei castanicoltori stessi

Lions for Lambs Leoni per Agnelli con Tom Cruise, Robert Retford e Meryl Streep

Leoni per agnelli» in una lezione di democrazia Usa

di Alberto Crespi L’Unità

Ci sono film. che si prestano al dibattito e film che provocano la famosa invettiva «no, il dibattito no!». Leoni per agnelii, settima regia del grande Robert Redford, non è un film da dibattito, è «il» dibattito. Dura 90 minuti (meno di una puntata di Porta a porta) ed è perfettamente tripartito: tre luoghi, tre situazioni incrociate dal montaggio alternato. Situazione numero 1: in un’università californiana il professor Robert. Redford convoca lo studente Andrew Garfield per impartirgli una paterna lezione sull’impegno; il ragazzo è disamorato della politica e Redford, per convertirlo, gli racconta la storia di due suoi studenti partiti volontari per l’Afghanistan

Leoni per agnelli

film del 2007 diretto da Robert Redford

Leoni per agnelli

Leoni per agnelli.JPG

Tom Cruise in una scena del filmTitolo originaleLions for LambsPaese di produzioneStati Uniti d’AmericaAnno2007Durata92 minRapporto2,35:1GeneredrammaticoRegiaRobert RedfordSoggettoMatthew Michael CarnahanSceneggiaturaMatthew Michael CarnahanCasa di produzioneUnited ArtistsFotografiaPhilippe RousselotMontaggioJoe HutshingMusicheMark IshamScenografiaJan RoelfsCostumiMary ZophresInterpreti e personaggi

Doppiatori italiani

Leoni per agnelli (Lions for Lambs) è un film del 2007 diretto da Robert Redford. È il primo film prodotto dalla nuova United Artists, associata con la Metro-Goldwyn-Mayer, della coppia Cruise/Wagner.

Il titolo è una metafora usata per descrivere polemicamente il concetto di eroici soldati agli ordini di comandanti inetti. Viene riportata dal personaggio di Redford, che ricorda un comandante tedesco, il quale lodava le gesta dei soldati inglesi, ma disprezzava la loro leadership (“Mai visti simili leoni comandati da simili agnelli”).

Trama

Nella trama si intrecciano tre storie che si svolgono contemporaneamente, ma in tre luoghi e contesti differenti.

Alla West Coast University il Professor Malley cerca di risvegliare il potenziale di Todd Hayes, un brillante studente apparentemente ormai disinteressato e disilluso.

Washington D.C. l’ambizioso Senatore Irving rivela, durante un’intervista della giornalista Janine Roth, un nuovo piano di guerra, descritto come risolutivo. La giornalista appare da subito scettica nei confronti dell’ottimismo del politico, arrivando a paragonare tale strategia a quella intrapresa durante la guerra in Vietnam.

In Afghanistan Ernest e Arian, due soldati statunitensi, partecipano all’operazione descritta da Irving. Attraverso dei flashback si scopre che i due soldati erano due studenti del Professor Malley e che hanno deciso di arruolarsi durante lo svolgimento di un progetto per il corso, con la volontà di rinnovare la nazione una volta rientrati dalla guerra.

” The Undoing ” con Matilda De Angelis

Attrice Modifica
Cinema Modifica
Veloce come il vento, regia di Matteo Rovere (2016)
Radice di 9, regia di Daniele Barbiero (2016) – cortometraggio
Una famiglia, regia di Sebastiano Riso (2017)
Il premio, regia di Alessandro Gassman (2017)
Youtopia, regia di Berardo Carboni (2018)
Una vita spericolata, regia di Marco Ponti (2018)
Der göttliche Andere, regia di Jan Schomburg (2020)
L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, regia di Sydney Sibilia (2020)
Televisione Modifica
Tutto può succedere – serie TV (2015-2018)
I ragazzi dello Zecchino d’Oro – film TV, regia di Ambrogio Lo Giudice (2019)
The Undoing – Le verità non dette (The Undoing) – miniserie TV (2020)
Leonardo – serie TV (2021)
Videoclip Modifica
Tutto qui accade, brano dei Negramaro (2016)
Elephant and Castle, brano degli OAK (2017)
Donne e Pace per Rai Storia (2017)
Felicità puttana, brano dei Thegiornalisti (2018)
Doppiatrice Modifica
Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina (2017) – Tía Victoria
Riconoscimenti Modifica
David di Donatello
2017 – Candidatura per la migliore attrice protagonista per Veloce come il vento[7]
2017 – Candidatura per la miglior canzone originale per Veloce come il vento (Seventeen)[7]
Festival internazionale del cinema di Berlino
2018 – Premio Bacco [8]
Nastro d’argento
2016 – Premio Biraghi alla rivelazione per Veloce come il vento[9]
Premio Flaiano
2016 – Miglior attrice esordiente per Veloce come il vento[10]
Taormina Film Fest
2016 – Attrice rivelazione dell’anno per Veloce come il vento e Tutto può succedere

” L’ appello ” di Alessandro D’ Avenia

E se l’appello non fosse un semplice elenco? Se pronunciare un nome significasse far esistere un po’ di più chi lo porta? Allora la risposta “presente!” conterrebbe il segreto per un’adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna.

Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere. Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l’appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky… Nessuno li vedeva, eppure il professore che non ci vede ce la fa.

A dieci anni dalla rivelazione di Bianca come il latte, rossa come il sangue, Alessandro D’Avenia torna a raccontare la scuola come solo chi ci vive dentro può fare. E nella vicenda di Omero e dei suoi ragazzi distilla l’essenza del rapporto tra maestro e discepolo, una relazione dinamica in cui entrambi insegnano e imparano, disponibili a mettersi in gioco e a guardare il mondo con occhi nuovi. È l’inizio di una rivoluzione?

L’Appello è un romanzo dirompente che, attingendo a forme letterarie e linguaggi diversi – dalla rappresentazione scenica alla meditazione filosofica, dal diario all’allegoria politico-sociale e alla storia di formazione -, racconta di una classe che da accozzaglia di strumenti isolati diventa un’orchestra diretta da un maestro cieco. Proprio lui, costretto ad accogliere le voci stonate del mondo, scoprirà che sono tutte legate da un unico respiro

Nina Agdal

Nina Agdal

Da Wikipedia, l’enciclopedia liberaVai alla navigazioneVai alla ricerca

NINA AGDAL
Agdal nel 2016
NATONina Brohus Agdal
26 marzo 1992 (28 anni)
Hillerød , Danimarca
OCCUPAZIONEModello
ANNI ATTIVI2010-presente
Informazioni sulla modellazione
ALTEZZA1,76 m (5 piedi 9 1 ⁄ 2  pollici) [1]
COLORE DEI CAPELLIMarrone chiaro
COLORE DEGLI OCCHIMarrone [1]
AGENZIAElite Model Management (New York, Beverly Hills, Copenaghen)d’management group (Milano)Iconic Management (Berlino)MP Stockholm (Stoccolma)Vivien’s Model Management – Sydney (Sydney) [2]

Nina Brohus Agdal (nata il 26 marzo 1992) è una modella danese nota per le sue apparizioni in Sports Illustrated Swimsuit Issue e, insieme a Chrissy Teigen e Lily Aldridge , è apparsa sulla copertina del 50 ° anniversario nel 2014.

Contenuti

Primi anni di vita 

Agdal [3] è nata il 26 marzo 1992 in Danimarca , [1] dove è cresciuta nella città di Hillerød . [4]

Carriera 

Agdal è stata scoperta mentre era in una strada nella sua città natale. Non avendo esperienza come modella, ha partecipato al concorso Elite Model Look. Non ha vinto, ma ha firmato con Elite Models Copenhagen e ha continuato la scuola fino all’età di 18 anni. Dopo la laurea, si è trasferita negli Stati Uniti, dopodiché la sua carriera di modella è sbocciata. [5] [6] Ha modellato per Billabong , Victoria’s Secret , Adore Me , Bebe Stores e Calzedonia. [7] [8] È stata anche negli editoriali di moda per Vogue Mexico, Elle , Cosmopolitan e CR fashion book di Carine Roitfeld.[9] Nel 2012, ha fatto la sua prima apparizione in Sports Illustrated Swimsuit Issue ed è stata successivamente nominata “Rookie of the Year”. È apparsa anche sulla copertina dellarivista Maxim per il numero di marzo del 2017. [10] [11] Nel 2014, è apparsa sulla copertina del 50 ° anniversario di Sports Illustrated Swimsuit Issue con Chrissy Teigen e Lily Aldridge , [12] che lei considera come il “momento clou” della sua carriera di modella. [5]

Agdal è apparso in uno spot televisivo del Super Bowl del 2013 per Carl’s Jr. / Hardee’s . [10] Nell’agosto 2016 ha firmato con IMG Models . citazione necessaria ]

Filmografia [ modifica ]

  • Don Jon (2013) come Supermodel in spot pubblicitario (cameo)
  • Entourage (2015) come Bridgite (cameo)

Karin Slaughter in ” La moglie silenziosa “

Una ragazza corre sola nella foresta. È convinta che non ci sia ragione di avere paura, ma si sbaglia. Un silenzioso predatore sta perseguitando le donne della contea di Grant. Si nasconde nell’ombra, aspetta fino a quando non arriva il momento giusto per aggredire le sue vittime. Ed è così anche stavolta. Dieci anni dopo, il caso è ormai stato chiuso. Il killer, Daryl Nesbitt, è dietro le sbarre. Ma poi, all’improvviso, un’altra giovane donna viene aggredita e uccisa con lo stesso, brutale modus operandi. È soltanto una coincidenza, oppure la polizia potrebbe essersi sbagliata? Nesbitt viene interrogato in carcere, e si professa per l’ennesima volta innocente: dice di essere stato incastrato da una squadra di poliziotti corrotti guidata da Jeffrey Tolliver, l’ex capo del dipartimento. Riaprire il caso significherebbe disturbare la memoria di Tolliver, morto anni prima e considerato da tutti un eroe. Ma i giorni passano, e lì fuori c’è un serial killer alla ricerca di nuove vittime. L’agente speciale del GBI Will Trent deve riuscire a fermarlo, e in fretta. Rimettersi sulla pista dopo molti anni non è semplice: il tempo fa svanire i ricordi, scomparire i testimoni, perdere le prove… Il tempo trasforma le bugie in verità. E poi, Will non potrà risolvere il mistero senza chiedere aiuto all’unica persona che non vorrebbe coinvolgere nell’indagine: la sua fidanzata e vedova di Jeffrey Tolliver, la dottoressa Sara Linton. Quando il passato e il presente iniziano a sovrapporsi, Will capisce che tutto ciò che ama è in grande pericolo…

“I personaggi, la trama, il ritmo sono impareggiabili.” Michael Connelly “Un romanzo non può essere meglio di così.” Jeffery Deaver “Passione, intensità e umanità.” Lee Child “Con cuore e tecnica Karin Slaughter sa coinvolgerti dalla prima all’ultima pagina”. Camilla Läckberg “Tutti i libri di Slaughter sono sorprendenti e realistici, ma a farla spiccare tra i più grandi scrittori di thriller è il suo prodigioso dono per la caratterizzazione dei personaggi.” Washington Post “Slaughter è come un’atleta professionista che si esibisce sul campo da gioco per mostrare ai ragazzini come si gioca davvero.” RT Book Reviews

Karin Slaughter (6 gennaio 1971) è una scrittrice statunitense.

Karin Slaughter

Nata in Georgia, vive attualmente ad Atlanta.

Opere

Serie di Grant County

  1. 2001 – La morte è cieca (Blindsighted), Sonzogno (ISBN 978-88-454-2374-1)
  2. 2002 – Tagli (Kisscut), Piemme (ISBN 978-88-384-7666-2)
  3. 2003 – Corpi (A Faint Cold Fear), Piemme (ISBN 978-88-384-7681-5)
  4. 2004 – Indelebile (Indelible), Piemme (ISBN 978-88-384-8676-0)
  5. 2005 – Faithless
  6. 2007 – Beyond Reach

Serie di Will Trent

Altri titoliModifica

  • 2004 – Like a charm
  • 2008 – Martin misunderstood
  • 2011 – First thrills, vol. 3
  • 2011 – Thorn in my side
  • 2012 – The unremarkable heart
  • 2013 – Cop Town – (L’orlo del baratro), TimeCrime, ISBN 978-88-6688-174-2
  • 2015 – Pretty Girls – (Quelle belle ragazze), HarperCollins, ISBN 978-88-6905-057-2
  • 2016 – Cold, cold heart witness impulse – (La mia vendetta), HarperCollins, ISBN 978-88-589-6252-7 – Solo ebook)
  • 2017 – Last breath – (A ogni costo – prequel de La figlia modello) HarperCollins, ISBN 978-88-589-7124-6 – Solo ebook)
  • 2017 – The good daughter – (La figlia modello), HarperCollins, ISBN 978-88-6905-265-1
  • 2018 – Pieces of her – (Frammenti di lei), HarperCollins

Edmund Brown è il romanzo che ha pubblicato con @Youcanprintit 4 anni fa. Da allora oltre 3000 copie vendute. Consigliato da @AlegattaGatta @emanuelecarioti @Antonio79B @LQV_Social @StephenKingIt e da oltre 30 blog di lettura. #EdmundBrown 📚#ebook #amazon https://t.co/Qavm3rNsz9

Simone Toscano presenta Edumd Brown

https://www.linkedin.com/in/simonetoscano

http://www.simonetoscano.it

Twitter simonetoscano

Rhode & Brown – Ticket To Chicago – SoundCloud

Ascolta Rhode & Brown – Ticket To Chicago di Shall Not Fade su #SoundCloud https://soundcloud.app.goo.gl/ruiU

Chicago (AFI/ʧiˈkaɡo/[4]; in inglese /ʃɪˈkɑɡoʊ/) è la più grande città dell’Illinois, la più grande metropoli dell’entroterra statunitense e la terza per popolazione di tutti gli Stati Uniti d’America dopo New York e Los Angeles, con i suoi 2 705 994 abitanti.[3] La sua area metropolitana (detta Chicagoland) conta 9 554 598 abitanti distribuiti in un’ampia area pianeggiante situata lungo le rive del lago Michigan. La città si estende per 50 km sul lago Michigan da nord a sud.

Soprannominata “Windy City” e “Second City“, il centro della città (denominato “the Loop) è dominato da imponenti grattacieli che arrivano anche ai 108 piani (per un’altezza di 442 m) della Willis Tower. Questa tipologia architettonica è nata proprio a Chicago che, se da tempo ha dovuto perdere il primato di città con più grattacieli nel paese a favore di New York, vanta ancora oggi il secondo grattacielo più alto statunitense (dopo il nuovo World Trade Center) e tre grattacieli nella classifica dei primi 15 al mondo. Venti dei suoi grattacieli superano i 200 metri d’altezza e ben 240 superano i 100 metri.

Trasformatasi da cittadina in un’importante metropoli, Chicago è stata definita come una delle 10 città più influenti al mondo. Oggi è una città multietnica, nonché un importante centro finanziario e industriale ed uno dei maggiori centri fieristico/espositivi mondiali. È la città con il maggior numero di ponti mobili al mondo (attualmente 45) ed è un punto di riferimento mondiale per il blues.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

One Summer Night in the Windy City.jpg
Ingrandisci

Lo skyline di Chicago

Chicago è la terza città degli Stati Uniti d’America. La città si trova all’interno della zona umida a clima continentale, ha quattro stagioni ben distinte. Le estati sono calde e umide con temperature medie diurne elevate 27–29 °C. Normalmente le temperature estive superano i 32 °C per 17 giorni. Con minime notturne di 16-19 °C. Gli inverni sono freddi, nevosi e ventosi, con pochi giorni di sole e con temperature (in particolare di notte) sotto lo zero. La temperatura, solitamente per 43 giorni all’anno rimane sotto lo zero per tutto il giorno. Primavera e autunno sono stagioni miti con bassa umidità. Secondo il National Weather Service la più alta temperatura di Chicago, 43 °C, è stata registrata il 24 luglio 1934. La più bassa temperatura, −33 °C, è stata registrata il 20 gennaio 1985. La città può sperimentare ondate di freddo invernali estreme che possono perdurare per più giorni consecutivi

Panorama of North Avenue Beach.jpg
Ingrandisci

Chicago distesa sul vastissimo lago Michigan

Clima annuale[modifica | modifica wikitesto]

Stazione meteorologica di Chicago O’Hare (1980—2010)MesiStagioniAnno
GenFebMarAprMagGiuLugAgoSetOttNovDicInvPriEstAut
T. max. media (°C)−0,61,88,115,021,126,528,927,723,816,89,01,60,914,727,716,515,0
T. media (°C)−4,6−2,43,39,415,120,523,322,418,111,44,6−2,4−3,19,322,111,49,9
T. min. media (°C)−8,6−6,6−1,63,89,114,517,717,212,410,00,2−6,3−7,23,816,57,55,2
T. max. assoluta (°C)1924313337404139383427222437413841
T. min. assoluta (°C)−33−29−24−14−3276−2−10−19−32−33−242−19−33
Precipitazioni (mm)43,945,563,585,993,587,694,0124,581,580,080,057,2146,6242,9306,1241,5937,1
Giorni di pioggia10,58,811,112,011,610,29,89,88,310,210,811,030,334,729,829,3124,1
Nevicate (cm)27,423,114,23,00,00,00,00,00,00,53,020,871,317,20,03,592,0
Giorni di neve8,25,94,20,90,00,00,00,00,00,21,76,921,05,10,01,928,0
Umidità relativa media (%)72,271,669,764,964,165,668,570,771,168,672,575,573,166,268,370,769,6
Ore di soleggiamento mensili135,8136,2187,0215,3281,9311,4318,4283,0226,6193,2113,3106,3378,3684,2912,8533,12 508,4

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione e i primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Chicago vista dal satellite

A metà del XVII secolo, la zona dove ora sorge Chicago era abitata dalla tribù Potawatomi, che aveva preso il posto di due precedenti nazioni native, i Miami ed i Sauk e Meskwaki. Il nome Chicago deriva da una parola Miami Shikaakwa francesizzata poi in Checagou, e significa porro selvatico. La zona fu chiamata così a causa dell’odore portato dai porri wild leeks, frequenti attorno agli acquitrini che ricoprivano l’odierna area urbana.[5][6][7][8]

La prima testimonianza del nome Checagou è del 1679 e viene dalle memorie dell’esploratore Robert de la Salle. Nel suo diario Henry Joutel scrisse che nel settembre del 1687:

“…arrivati nel luogo chiamato Checagou, che da quanto sappiamo, prende il nome dalla grande quantità di porri selvatici che crescono nelle foreste di questa regione…”

Il primo abitante di Chicago non appartenente a tribù native, fu Jean Baptiste Pointe du Sable, un haitiano di origini francesi, che si stabilì sul Chicago River intorno al 1770 e che sposò una donna Potawatomi ed è infatti conosciuto come il Fondatore di Chicago. Nel 1795, dopo la Guerra indiana del Nord-Ovest, a seguito del Trattato di Greenville la zona di Chicago fu ceduta dai nativi al governo degli Stati Uniti, che vi creò un forte. Fort Dearborn fu eretto nel 1803 ma fu distrutto durante la guerra del 1812 per poi essere ricostruito nel 1816 e definitivamente demolito nel 1871. Dopo la guerra, nel 1816 i Potawatomi, gli Ottawa e gli Ojibway furono costretti a cedere altre terre al governo dopo il trattato di Saint Louis. I Potawatomi furono forzatamente rimossi dalle zone nel 1833 dopo il Trattato di Chicago e costretti a migrare a ovest del fiume Mississippi durante la Deportazione degli indiani.

Nascita della municipalità e crescita vertiginosa[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 agosto 1833 venne creata la municipalità di Chicago, con una popolazione di 300 abitanti. I primi confini della città furono le strade Kinzie, Desplaines, Madison e State, all’interno delle quali era incluso un territorio di circa 1 km². Il 15 giugno 1835 viene venduto il primo terreno della città e il 10 marzo 1837 assume il titolo di città.

La seconda metà dell’800 portò grandi progressi: Il Chicago Portage diventa un centro nevralgico per il trasporto dall’est all’ovest degli Stati Uniti, viene costruita la prima ferrovia, la Galena and Chicago Union Railroad, e nel 1848 viene costruito l’Illinois and Michigan Canal che permetteva alle imbarcazioni che navigavano nei Grandi Laghi di raggiungere il Mississippi. Sempre nel 1848 nacque il Chicago Board of Trade che emise i primi contratti a termine di scambi in borsa. L’industria manifatturiera e il mercato finanziario divennero i settori dominanti influenzando l’economia statunitense. Una così florida situazione attirò molte persone dalle campagne e molti immigrati.

Negli anni 50 dell XIX secolo la città assunse grande prestigio politico come città del senatore Stephen Douglas vincitore del Kansas-Nebraska Act. Nel febbraio 1856 la grande crescita demografica comportò una forte speculazione edilizia e un miglioramento delle infrastrutture e della sanità secondo il piano di Ellis Chesbrough approvato dal consiglio comunale. Ma mentre si miglioravano le condizioni sanitarie in città, i rifiuti e i liquami industriali venivano versati nel fiume Chicago e di conseguenza nel Lago Michigan inquinando la principale fonte idrica cittadina. Il problema venne risolto nel 1900 con una portentosa opera ingegneristica ovvero delle costruzioni sulla superficie del lago collegate ad un tunnel sotterraneo che incanalano le acque reflue del lago nel tunnel che le espelle sottoterra. La città istituì molti grandi parchi municipali ben curati, che includevano anche strutture sanitarie pubbliche. Il principale addetto al miglioramento della salute pubblica a Chicago fu il Dr. John H. Rauch, che stabilì un piano per il sistema di parchi di Chicago nel 1866. Egli creò il Lincoln Park chiudendo un cimitero pieno di tombe poco profonde e, nel 1867, in risposta allo scoppio di un’epidemia di colera contribuì a creare un nuovo Consiglio di salute di Chicago. Dieci anni dopo divenne il segretario e poi il presidente del primo Consiglio di Stato dell’Illinois per la salute, che svolse la maggior parte delle sue attività a Chicago. Durante gli anni 70′ e 80′, Chicago raggiunse la posizione nazionale come leader nel movimento per migliorare la salute pubblica. Le città e, successivamente, le leggi statali che migliorarono gli standard per la professione medica e combatterono le epidemie urbane di coleravaiolo e febbre gialla furono entrambe approvate e applicate. Queste leggi sono diventate modelli per la riforma della salute pubblica in altre città e stati.

Tra l’8 e il 10 ottobre 1871 la città fu quasi completamente distrutta dal Grande incendio di Chicago. Una leggenda metropolitana – poi smentita – vuole che ad appiccare il fuoco sia stata una lanterna rovesciata dal calcio di una mucca appartenente alle sorelle O’Leary, la cui stalla si trovava al 137 di DeKoven Street. Spinte dai forti venti, le fiamme ridussero gran parte del centro in cenere, grazie anche al fatto che molte case erano ancora di legno. Nella ricostruzione che seguì, venne costruito in città il primo grattacielo della storia, l’Home Insurance Building.

I conflitti lavorativi come scioperi e boicottaggi, seguirono il boom industriale e la rapida espansione del pool di lavoro, inclusa la relazione Haymarket il 4 maggio 1886 e nel 1894 il Pullman Strike. I gruppi anarchici e socialisti hanno avuto un ruolo di primo piano nella creazione di azioni sindacali molto ampie e altamente organizzate. La preoccupazione per i problemi sociali tra i poveri immigrati di Chicago portò Jane Addams ed Ellen Gates Starr a fondare Hull House nel 1889. I programmi che sono stati sviluppati lì sono diventati un modello per il nuovo campo del lavoro sociale. La città crebbe in modo significativo per dimensioni e popolazione incorporando molti comuni vicini tra il 1851 e il 1920, con la più grande annessione avvenuta nel 1889, con cinque comuni che si unirono alla città, tra cui la Hyde Park Township, che ora comprende la maggior parte del lato sud di Chicago e l’estremo sud-est di Chicago, e il Jefferson Township, che ora costituisce la maggior parte del Northwest Side di Chicago. Il desiderio di unirsi alla città era guidato dai servizi municipali che la città poteva fornire ai suoi residenti.

Nel 1900, per risolvere i ripetitivi problemi di inquinamento delle acque del Lago Michigan, la città intraprese una seconda innovativa impresa ingegneristica: il corso del Fiume Chicago fu invertito grazie alla costruzione di un canale che lo collegò al Fiume Illinois. Nel XIX secolo Chicago divenne il centro ferroviario della nazione e nel 1910 oltre 20 ferrovie gestivano il servizio passeggeri da sei diversi terminal del centro cittadino. Nel 1883, i gestori delle ferrovie di Chicago avevano bisogno di una convenzione generale sul tempo, quindi svilupparono il sistema standardizzato di fusi orari del Nord America. Questo sistema per stabilire il tempo si è diffuso in tutto il continente. Nel 1893, la città ha ospitato la Fiera Colombiana di Chicago sull’ex area paludosa nell’attuale sede di Jackson Park. L’Esposizione ha attirato 27,5 milioni di visitatori ed è considerata la fiera mondiale più influente della storia. L’Università di Chicago, precedentemente in un’altra sede, si trasferì nella stessa sede del South Side nel 1892. Il termine “a metà strada” per una fiera o un carnevale si riferiva originariamente a Midway Plaisance, una striscia di terra del parco che ancora attraversa l’Università di Chicago e collega i parchi Washington e Jackson.

La florida economia di Chicago attirò un gran numero di nuovi immigrati dall’Europa e dagli Stati Uniti orientali. Della popolazione totale nel 1900, oltre il 77% era di origine straniera o era nato negli Stati Uniti da genitori stranieri. Tedeschiirlandesipolacchisvedesi e cechi costituivano quasi i due terzi della popolazione straniera (nel 1900, i bianchi erano il 98,1% della popolazione della città).

I “Giorni della rabbia” di Chicago nel 1969[modifica | modifica wikitesto]

Con “Giorni della rabbia” si intendono una serie di manifestazioni (alcune delle quali violente) che si verificarono per tre giorni a Chicago nell’ottobre del 1969, organizzate dalle fazioni dei Weatherman e dei Revolutionary Youth Movement, appartenenti al gruppo degli Studenti per una società democratica[9].

Il gruppo, da sempre dichiaratamente contrario alla guerra in Vietnam condotta in quegli anni dal Governo Americano, utilizzava lo slogan di John Jacobs di “Portare la guerra a casa[10].

Nei giorni precedenti le manifestazioni, gli appartenenti alla fazione dei Weatherman avevano diffuso volantini in tutte le sedi universitarie della città di Chicago, invitando gli studenti a scendere in strada e a protestare contro la guerra.

Il 6 ottobre 1969, un ordigno fece saltare in aria un monumento commemorativo di alcuni poliziotti deceduti in uno scontro a fuoco del 1889. L’esplosione distrusse alcune decine di finestre e danneggiò alcune autovetture parcheggiate in quel momento. Nessuno fu mai arrestato per la detonazione[11].

Va considerato che a partire dalla fine del 1968, la fazione dei Weatherman si era via via sempre più allontanata dalla politica dal gruppo centrale degli Studenti per una società democratica, e man mano aveva assunto un carattere sempre più violento e para militare. I volantini distribuiti nelle Università erano quindi un tentativo da parte dei Weatherman di “fare da soli”, ed i suoi dirigenti speravano che in molti avrebbero aderito alla manifestazione[12].

8 ottobre 1969[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le speranze degli organizzatori, la mattina dell’8 ottobre alla manifestazione si presentarono però poco più di 700 persone, la maggior parte delle quali appartenenti ai Weatherman[13]. La polizia, che ipotizzava anch’essa una maggiore adesione, aveva già predisposto per le strade della città 2.000 agenti.

Col passare delle ore i partecipanti tuttavia aumentarono, fino a raggiungere in prima serata i circa 1.500 individui. Alcuni discorsi vennero tenuti a Lincoln Park, e John Jonson disse che: “Nonostante oggi potremmo perdere qualcuno di noi (riferendosi evidentemente a possibili scontri con la Polizia), il solo fatto che siamo qui in strada e siamo pronti a fare opposizione è già per noi una vittoria politica“. Solo a quell’ora John Jonson rivelò ai presenti quale fosse il vero obbiettivo della manifestazione: raggiungere il Drake Hotel, residenza del giudice Julius Hoffman, che qualche mese prima aveva condannato vari appartenenti al gruppo antagonista dei Chicago 7[14].

La folla si mosse immediatamente nel tentativo di raggiungere il Drake Hotel, ma a metà strada incontrò le barricate erette dalla Polizia di Chicago, che non appena visti i manifestanti (molti dei quali a volto coperto ed armati di bastone) irruppe in diverse cariche col chiaro tentativo di disunire la massa di manifestanti. Solo un piccolo gruppo riuscì a raggiungere la strada del Darke Hotel, le cui finestre andarono in frantumi dopo essere state raggiunte da una sassaiola. Alcuni poliziotti in borghese raggiunsero anch’essi la via dell’Hotel, ed aprirono il fuoco sui facinorosi[15].

La rivolta generale durò all’incirca mezz’ora, e la Polizia riferì che erano stati utilizzati un gran quantitativo di lacrimogeni e che 24 dei suoi agenti erano rimasti feriti in maniera non grave. Durante le fasi iniziali della protesta venne arrestato uno dei fondatori dei Weatherman, John Jacobs.

9 ottobre 1969[modifica | modifica wikitesto]

La mattina del 9 ottobre circa 70 donne appartenenti ai Weatherman si incontrarono al Grant Park per stabilire il da farsi. Dopo essersi confrontate, decisero di assaltare uno degli uffici dell’amministrazione comunale di Chicago, ma vennero fermate dalla Polizia non appena uscite dal parco.

Data la crescente preoccupazione per possibili rivolte, il governatore dell’Illinois fece quel giorno giungere a Chicago altri 2.500 uomini della Guardia Nazionale[16].

Anche a seguito dell’arresto di John Jonson, avvenuto la sera prima, i Weatherman annullarono tutte le manifestazioni in programma per la giornata. Tuttavia altre manifestazioni si svolsero comunque davanti al Tribunale Federale di Chicago e davanti ad una fabbrica di mietitrici, questa volta organizzate dal Revolutionary Youth Movement[17]. In quest’ultima manifestazione, il leader delle Pantere Nere Fred Hampton dissociò formalmente la sua organizzazione dalle azioni dei Weatherman, definendo i suoi appartenenti come “anarchici opportunisti“.

La sera del 9 ottobre alcuni appartenenti ai Weatherman scoprono di avere al loro interno un informatore della Polizia. La spia viene duramente picchiata[18].

10 ottobre 1969[modifica | modifica wikitesto]

La più grande manifestazione dei “Giorni della Rabbia” si svolse la mattina del 10 ottobre, quando circa 2.000 persone scesero in piazza coordinati dal Revolutionary Youth Movement. La manifestazione si svolse per lo più nelle strade del quartiere latino di Chicago[19].

11 ottobre 1969[modifica | modifica wikitesto]

Dopo due giorni di generale disorientamento (a causa dell’arresto dei loro leader), i Weatherman provano nella giornata dell’11 ottobre a serrare nuovamente i propri ranghi e a passare al contrattacco.

Circa 300 manifestanti si dirigono verso il The Loop, quartiere finanziario di Chicago, dove ad attenderli ci sono già centinaia di poliziotti armati ed in tenuta anti sommossa[20]. Nonostante le forze messe in campo dalla Polizia, i manifestanti riescono ad oltrepassare lo sbarramento e a raggiungere il quartiere finanziario, distruggendo vetrine di negozi, automobili e finestre.

Tuttavia nel giro di 20 minuti la Polizia riesce a riportare la calma nel quartiere, arrestando buona parte dei manifestanti.

Durante gli scontri dell’11 ottobre Richard Elrod, un avvocato ebreo di Chicago, restò paralizzato per un colpo subito mentre aiutava un poliziotti ad arrestare un manifestante[21].

Conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

Al termine delle violenze la città di Chicago riferì danni agli edifici per 35.000$ e l’arresto di 287 persone. Tra questi vi erano molti dirigenti dei Weatherman e degli Studenti per una società democratica. Quest’ultima pagò circa 283.000$ in cauzioni per scarcerare i suoi dirigenti.

In definitiva, il ciclo di manifestazioni contro la guerra progettato dai Weatherman aveva raggiunto risultati deludenti rispetto alle aspettative, per una serie di cause: la scarsa affluenza di persone, aggiunta ad una tempestiva e ben organizzata reazione della Polizia (che aveva diversi informatori all’interno delle organizzazioni studentesche), avevano reso le manifestazioni sterili ma assai più violente del previsto[22].

Inoltre i “Giorni della rabbia” portarono al definitivo deterioramento dei rapporti tra i Weatherman, gli Studenti per una società democratica e le Pantere Nere[23].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Anno del
censimento
PopolazionePosizione
18404 47092
185029 96324
1860112 1729
1870298 9775
1880503 1854
18901 099 8502
19001 698 5752
19102 185 2832
19202 701 7052
19303 376 4382
19403 396 8082
19503 620 9622
19603 550 4042
19703 366 9572
19803 005 0722
19902 783 7263
20002 896 0163
20142 722 3893

I cittadini di Chicago vengono chiamati Chicagoans. Secondo i dati del 2018 Chicago ha una popolazione di 2 705 994 abitanti.

La popolazione è così suddivisa:

Le origini della popolazione, secondo il censimento del 2008, sono le seguenti:

Composizione etnica2010[25]1990[26]1970[26]1940[26]
Bianchi45,0%45,4%65,6%91,7%
 —Non-ispanici31,7%37,9%59,0%[27]91,2%
Neri32,9%39,1%32,7%8,2%
Ispanici e latinoamericani (di ogni etnia)28,9%19,6%7,4%[27]0,5%
Asioamericani5,5%3,7%0,9%0,1%

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Università[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La città di Chicago ha sempre ricoperto nel panorama musicale statunitense il ruolo di centro nevralgico del jazz e del blues. Nei primi decenni del Novecento fu meta per molti musicisti afro-statunitensi che provenivano dagli Stati del sud durante la grande migrazione afroamericana in cerca di lavoro e di un tessuto sociale migliore. Fu proprio il blues, caratteristica intrinseca dei musicisti neri del Delta del Mississippi, ad essere importato in questa grande metropoli industriale creando, con il passare degli anni, un vero e proprio Chicago-Style, caratterizzato da innovative sonorità elettriche. Grandi virtuosi del blues parteciparono al vivace contesto musicale della città a partire dagli anni venti fino ai giorni nostri, e molti di essi si affermarono anche in campo internazionale. Fra i chitarristi ricordiamo Muddy WatersBuddy GuyHowlin’ WolfBig Bill Broonzy; fra i pianisti: Big MaceoSunnyland SlimJimmy YanceyMeade “Lux” LewisAlbert AmmonsBlind John DavisOtis Spann; tra gli armonicisti: Sonny Boy Williamson ISonny Boy Williamson IILittle WalterJunior Wells. I locali dove si suonava il Blues venivano chiamati confidenzialmente “Rent Parties”, ovvero piccole feste più o meno improvvisate dove gli afro-americani si ritrovavano la sera per ballare, bere e divertirsi. Con il passare degli anni il Blues incontrerà un interesse sempre maggiore, diffondendosi anche nelle comunità dei bianchi e conoscendo un forte revival a partire dagli anni sessanta. Ancora oggi, a distanza di più di mezzo secolo dall’epoca d’oro (anni trenta e quaranta), il blues continua ad affascinare musicisti di ogni età e la città di Chicago organizza ogni anno, in estate, un prestigioso Blues Festival dove si esibiscono artisti di fama internazionale. In questa città sono nati tanti artisti,tra cui anche Johnny degli NCT,un gruppo musicale sudcoreano.

Questo contesto estremamente vivace permise alla città di essere anche uno dei primi gangli del Rock’n’Roll: la storica etichetta Chess Records (fondata nel 1947 dall’immigrato polacco Leonard Chess) ha posto a battesimo artisti blues come Muddy WatersHowlin’ WolfWillie Dixon e Etta James, ma anche future star del rock come Bo Diddley e soprattutto Chuck Berry (che nel 1955 proprio a Chicago incise Maybellene, considerata la prima canzone rock’n’roll in assoluto).

In campo jazzistico, la Windy City ha mantenuto nel corso degli anni un ruolo di primo piano, dall’epoca d’oro dello swing e delle big band (tra cui quella del clarinettista Benny Goodman, la prima ad avere una composizione multirazziale) alle sperimentazioni del free jazz (Art Ensemble of Chicago).

Negli anni ottanta Chicago è stata, prima di New York, il centro e il punto di partenza di quel fenomeno musicale denominato house music, che una volta che ebbe raggiunto l’Europa (e in particolare l’Inghilterra nella seconda metà del decennio) diede vita, assieme alla techno di Detroit, all’evoluzione nei principali generi della musica elettronica dagli anni novanta ad oggi.

A Chicago hanno sede alcune fondamentali istituzioni del rock alternativo, come l’etichetta Touch and Go, gli studi di registrazione Electrical Audio (fondati e diretti da Steve Albini), la rivista Pitchfork (che ogni anno organizza in città il Pitchfork Music Festival) e il festival itinerante Lollapalooza. La scena di Chicago è stata determinante per l’affermarsi di generi quali il power-pop, il post-hardcore, l’industrial metal, l’alternative country e il post-rock. Da Chicago provengono diversi nomi cult dell’indie rock, dagli Smashing Pumpkins ai Wilco.

Gli stessi Wilco inoltre hanno usato nel 2002, come copertina del loro disco simbolo Yankee Hotel Foxtrot , una foto del complesso urbano della Marina City.

Chicago vanta anche un ruolo di eccellenza in campo classico e lirico. La Chicago Symphony Orchestra, che dal 2010 ha come Direttore Musicale Riccardo Muti, è una delle principali orchestre americane e mondiali, mentre la Lyric Opera of Chicago, che è stata diretta per circa 25 anni dall’italiano Bruno Bartoletti, è uno dei principali teatri lirici internazionali.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Seppur preceduta per importanza nell’industria cinematografica da Los Angeles e New York, a Chicago sono stati girati diversi celebri film, tra cui The Blues Brothers (1980), Gli intoccabili (1987), Il fuggitivo (1993), Mamma, ho perso l’aereo (1990), Drago d’acciaio (1992), Appuntamento a Wicker Park (1996), Payback – La rivincita di Porter (1999), What Women Want (2000), Alta fedeltà (2000), Save the Last Dance (2001), Io, robot (2004Cadillac Records (2008), La memoria del cuore (2012), Divergent (2014), Jupiter – Il destino dell’universo (2015Il matrimonio del mio migliore amico (1997) Tra le serie TV ambientate a Chicago vanno citate E.R. – Medici in prima lineaLa vita secondo JimPrison BreakUltime dal cieloShamelessPerceptionThe Chicago CodeChicago Fire (serie televisiva)Chicago P.D. e Chicago MedThe Good Wife e The Chi. A Chicago è anche ambientato il falso documentario Death of a president (2006),Aiuto vampiro (Cirque du Freak: The Vampire’s Assistant), regia di Paul Weitz (2009)

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Chicago night pano.jpg
Ingrandisci

Gran parte delle architetture di Chicago di notteIl Monadnock Building

Fra gli edifici più importanti della città:

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il centro di ChicagoPorto Monroe

Chicago è stato sempre un centro importante per il commercio statunitense. Al giorno d’oggi la città rimane il secondo centro finanziario del paese e la sua area metropolitana è la terza, negli Stati Uniti, riguardo al valore dei beni e dei servizi prodotti. Nel 2015 Chicago ha generato un prodotto interno lordo di 360 miliardi di dollari, il terzo tra le maggiori città statunitensi, ma anche il primo al di fuori delle due coste.[28]

Prima che, nel 1833, venisse creata la municipalità, l’attività economica principale era il commercio di pellicce. La crescita esplosiva di Chicago richiamò poi una folta schiera di speculatori ed individui intraprendenti. Situata sui Grandi Laghi, Chicago divenne un luogo ideale per la logistica ed il trattamento delle merci in transito. Vennero così costruite numerose linee ferroviarie che la collegarono con il resto del paese. Inoltre l’apertura dell’Illinois and Michigan Canal agevolò i traffici verso sud, lungo il corso del Mississippi. Negli anni quaranta dell’Ottocento, Chicago divenne il principale porto del mondo per il commercio dei cereali, che dal bacino granario del Mississippi, una delle principali regioni agricole del mondo, venivano esportati via mare attraverso i Grandi Laghi. Nel 1848 Chicago costruì il primo elevatore per cereali. Nel 1858 ne erano in funzione venti, che caratterizzavano il profilo di Chicago, come ora i grattacieli al punto che Carl Sandburg descrisse in quegli anni la città come una “catasta di grano”.

Lo sviluppo prodigioso dell’industria ferroviaria fu una delle maggiori cause che portò alla nascita nel 1857 e al successivo rapido sviluppo dell’industria dell’acciaio, che determinò uno dei primi grandi afflussi migratori.

Tra il 1850 ed il 1870 l’industria del trattamento carni bovine e suine ebbe la sua potente affermazione a Chicago. Grandi imprenditori come Gustavus Swift e Philip Armour fecero sì che l’area cittadina divenisse la più importante al mondo nella filiera della carne. Nel 1862 Chicago aveva già soppiantato Cincinnati, nell’Ohio, come “Porkopolis”, ossia come maggiore centro nel settore della macellazione e del trattamento di carni suine. Nei dieci anni dopo il 1860 due fattori aiutarono questo sviluppo. Il primo fu la Guerra di secessione, che fece aumentare la domanda di prodotti alimentari per le esigenze dell’esercito: l’imponente rete di trasporti ferroviaria ed idrica che partiva da Chicago consentiva di rifornire velocemente e con efficienza le armate nordiste. Il secondo fattore fu dato dal nascente utilizzo del ghiaccio nei mattatoi. Prima di allora gli impianti di macellazione e distribuzione erano costretti a chiudere durante i caldi mesi estivi. Più mesi di operatività per macelli portarono a più lavoro, e quindi più reddito per gli operai, che erano pagati a ore e minori costi per unità di prodotto. Nel decennio successivo l’inscatolamento della carne avrebbe ulteriormente accresciuto l’importanza dei mattatoi di Chicago.

Un’altra innovazione che l’industria della carne di Chicago, per prima al mondo, avrebbe sfruttato su larga scala fu la catena di montaggio. Le carcasse degli animali, appese ad un gancio, passavano davanti ai vari operai, ognuno dei quali provvedeva sempre alla stessa singola operazione. L’enorme risparmio di tempo portato da questi metodi di lavorazione ispirarono anche Henry Ford, quando creò la linea di montaggio del Modello T.

L’industria della carne che s’affermò a Chicago negli anni dopo il 1860 può anche essere considerata il primo esempio di industria globale. Le più grosse società del settore, come la Armour & Co., già in quegli anni avevano creato una rete mondiale di filiali, con cui comunicavano attraverso il telegrafo.La Borsa di Chicago

Anche gli odierni mercati dei futures e delle materie prime sono nati a Chicago. A base di ciò vi fu ancora una volta la gran quantità di prodotti agricoli che venivano trasportati in città dalle pianure del Nord America e lì tenuti in deposito. Gli operatori cominciarono così a scambiarsi diritti sulle varie partite di merci mediante la compravendita di titoli che le rappresentavano e ben presto – da tutto il paese, per mezzo del telegrafo – cominciarono a trattare anche i beni che in futuro sarebbero stati depositati a Chicago. Nacquero così il Chicago Board of Trade (CBOT) che tratta il prezzo di grano e cereali, il Chicago Mercantile Exchange (CME) nel quale si determinano i tassi di cambio delle valute mondiali, ed i metodi usati anche oggi nei mercati delle materie prime.

A partire dagli anni settanta del XX secolo il nuovo corso mondiale dell’economia mise in crisi i capisaldi di quella tradizionale, sui quali si basava Chicago: chiusero quindi i battenti sia mattatoi che acciaierie e molte attività secondarie fecero altrettanto di conseguenza o si trasferirono altrove. Lo spirito intraprendente che caratterizza i Chicagoans fece sì che ciò non diventasse un motivo di crisi, ma l’opportunità per un nuovo tipo di sviluppo, basato sull’economia dei servizi. Dal 1973 è attivo il Chicago Board Options Exchange che tratta strumenti finanziari ed è per volumi scambiati il primo mercato in America per opzioni su azioni e indici azionari USA. In tempi più recenti, ovviamente, non è mancato l’aggancio all’impetuoso sviluppo dell’industria informatica.

La città è altresì sede di numerosi e celebri studi legali internazionali, tra cui Kirkland & Ellis (primo al mondo per fatturato), Baker McKenzieSidley AustinMayer Brown, e McDermott Will & Emery.

Lista di società con sede nell’area metropolitana di Chicago[modifica | modifica wikitesto]

Società con sede all’interno dei confini cittadini di Chicago[modifica | modifica wikitesto]

Società con sede in altri centri dell’area metropolitana[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Chicago si trova nella Contea di Cook, di cui è il capoluogo.

L’amministrazione cittadina è incentrata sul sindaco e il consiglio comunale.

Il sindaco, eletto per quattro anni, ha la responsabilità della gestione amministrativa e nomina i dirigenti, responsabili dei vari dipartimenti in cui è divisa la struttura comunale.

L’odierno sindaco è Lori Lightfoot del Partito Democratico.

Il consiglio comunale, che costituisce l’organo legislativo della città, è composto da 50 aldermanni (consiglieri). Mentre il sindaco, il segretario comunale e il tesoriere sono eletti dalla totalità dei cittadini, ogni aldermanno viene eletto in una particolare circoscrizione.

Il consiglio comunale, tra l’altro, approva il bilancio. Le priorità amministrative sono stabilite dal consiglio con una risoluzione di bilancio, solitamente approvata in novembre.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Per gran parte del XX secolo, Chicago è stata una delle maggiori roccheforti democratiche degli Stati Uniti: l’ultimo sindaco repubblicanoWilliam Thompson, venne eletto nel 1927. Oggi un solo consigliere comunale è repubblicano. La fedeltà di Chicago al partito democratico emerge anche nelle elezioni per la legislatura dello Stato e per il Congresso degli Stati Uniti. Nel 2004, la vittoria di Barack Obama al seggio senatoriale dell’Illinois ha avuto in buona parte origine dalla maggioranza schiacciante raccolta in città.

L’orientamento politico degli abitanti di Chicago è, in genere, più progressista rispetto al resto del Midwest statunitense e le politiche di welfare godono di largo consenso tra i Chicagoans. Alla fine del XX secolo tra la popolazione è stata profondamente radicata una certa tradizione radicale e la città contava numerose e influenti organizzazioni socialiste e anarchiche.

La Windy City è stata inoltre pioniera assoluta nel campo delle lotte di genere: è stata la prima città statunitense a ospitare un’associazione impegnata nella difesa dei diritti degli omosessuali, la Society For Human Rights (fondata nel 1924), che ha prodotto la prima rivista dedicata a un pubblico esclusivamente gay, la Friendship and Freedomil distretto di Lake View denominato Boystown è stato il primo gay village ufficiale degli Stati Uniti; la comunità gay di Chicago (città in cui dal 2014 sono legali i matrimoni tra persone dello stesso sesso) è una delle più ampie e attive del mondo occidentale.

L’abilità manovriera dell’ex sindaco Richard J. Daley (padre di Richard M. Daley, a sua volta sindaco fino al 2011) ha preservato la locale “macchina” dal subire la decadenza toccata in altre grandi città statunitensi a sistemi di potere simili. La politica di Chicago è caratterizzata da una certa fama di corruzione.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

La città è gemellata con[29]:

” Anno zero d.c. di Maria Angela Pira

Che cosa accadrà alla nostra economia nel dopo coronavirus?
L’analisi documentata e precisa di un’importante giornalista, star dell’informazione televisiva e con un grande seguito sui social.

TRAMA

Come siamo cambiati dopo che il Covid-19 ha travolto le nostre vite? In passato come ci siamo salvati dalle crisi? Stavolta ne usciremo davvero migliori? L’economia non è solo sigle, numeri, sterili statistiche, nomi altisonanti di provvedimenti finanziari e misure correttive. Servono la curiosità, la competenza e l’abilità divulgativa di una giornalista come Mariangela Pira per entrare davvero nel vivo del nostro tempo, l’Anno Zero dopo Covid, così straordinariamente nuovo e ricco di sfide. Con il supporto di numerosi esperti del settore e la formazione della classicista che le consente rapide incursioni tra i filosofi e i pensatori del passato, l’autrice racconta come sta mutando e muterà la nostra vita, il nostro modo di relazionarci con gli altri, lavorare, viaggiare, fare acquisti. I dati sulle crisi economiche del passato mostrano quante altre volte siamo caduti e ci siamo rialzati maturando nuove prospettive sul futuro, ma anche come nel 2020 siamo finiti nella morsa assurda della pandemia, pur essendo lontani dalle condizioni economiche e igienico-sanitarie che favorirono la diffusione di epidemie come la peste o la Spagnola. Oggi abbiamo gli strumenti per imprimere un cambiamento e una nuova direzione alla corsa sfrenata verso la crescita in cui ci accaniamo da decenni. Tutto sta nel saper leggere i fatti e tradurre in vita pratica teorie, cifre e statistiche, portando finalmente l’economia e la finanza ad altezza d’uomo. Con la Prefazione di Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche “Luigi Sacco” dell’Università di Milano.

AUTORE

Mariangela Pira, giornalista professionista, attualmente lavora presso Sky Tg24, dove è reporter e conduttrice di Sky Tg24 Business, punto di riferimento per la finanza e la geopolitica economica. Su LinkedIn cura la rubrica #3fattori, in cui ogni mattina spiega con linguaggio semplice gli elementi che caratterizzano la giornata finanziaria, economica e geopolitica. Ha iniziato la carriera all’ANSA di New York. Ha scritto di politica estera per alcune testate, tra cui il caffegeopolitico.org, linkiesta.it, peacereporter.com, Class, Italia Oggi, Capital. Ha viaggiato in Afghanistan, Iraq, Libano, Israele, Palestina e negli altri Paesi dove è presente la Cooperazione italiana allo Sviluppo. È stata in Cina come inviata e collaboratrice di Panorama, Il Venerdì di Repubblica, l’Espresso. Si occupa di cooperazione con Terre des Hommes, ong con la quale viaggia in Africa e Iraq per occuparsi dell’istruzione delle bimbe e delle adolescenti. Ha vinto nel 2019 il Premio Navicella e il Premio Amerigo.

NOTE LIBRAIO

Prefazione a cura di Massimo Galli

ALTRE 

Nina Agdal

Nina Agdal

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.Jump to navigationJump to search

Nina Agdal
Nina Agdal nel 2016
Altezza176 cm
Misure82-60-90
Taglia36 (UE)
Peso55 kg
Scarpe37 (UE)
OcchiVerdi-Grigi
CapelliCastano chiaro
Modifica dati su Wikidata · Manuale

Nina Brohus Agdal[1] (Copenaghen26 marzo 1992) è una modella danese.

Indice

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuta nella città danese di Hillerød[2], acquisisce notorietà a partire dal 2010, posando per la copertina del mese di giugno dell’edizione danese della rivista Bazar magazine e per il catalogo natalizio di una nota catena di abbigliamento[3].

È sotto contratto con la nota agenzia Elite Model Management[4]. Nel 2011 posa per il fotografo Bogdan Morozovskiy e per noti marchi di moda internazionali[3][5].

Nel 2012 compare per la prima volta nell’edizione Swimsuit della rivista Sports Illustrated[6], per cui realizza alcuni scatti alle Seychelles[7] e ottiene il titolo di “Rookie of the Year” (debuttante dell’anno) dopo una votazione online da parte dei lettori della rivista[8]. Nello stesso anno lavora anche con il fotografo Rick Delgado e con prestigiosi marchi.[3][9].

Nel 2013 posa per le edizioni americane e messicane della rivista Esquire[3], per la rivista spagnola DTLux e per Sports Illustrated Swimsuit, che la ritrae anche in alcuni scatti realizzati alle Bahamas con la tecnica del bodypainting[7][10]. Nello stesso anno è scelta come testimonial da diverse aziende di moda[3][9] e gira uno spot per una nota catena di fast food americana, oggetto di interventi di semi censura, ma che sarà trasmesso negli USA nel periodo del Super Bowl[11]. È inoltre ospite del David Letterman Show[3] e nel cast del film Don Jon[12].

Nel 2014 prosegue l’attività di modella per noti marchi di abbigliamento[9], comparendo anche sull’edizione francese della rivista Grazia[9]. Torna a lavorare anche con Sports Illustrated Swimsuit, per cui realizza un servizio fotografico alle Cook Islands[13] ed appare in topless nella copertina celebrativa del 50º anniversario del periodico insieme a Chrissy Teigen e Lily Aldridge[7].

Nel 2015 è nel cast del film Entourage[14]. Inoltre, posa per Sports Illustrated Swimsuit[15], noti marchi di abbigliamento[9] e per 100 Great Danes, book di foto realizzato per beneficenza in cui appare parzialmente nuda[16]. Nello stesso anno viene ritratta, sempre parzialmente nuda, anche dal fotografo Frederick Pinet.[17]

Nel 2016 viene riconfermata come modella di Sports Illustrated Swimsuit per cui appare in alcuni scatti realizzati a Zanzibar[18] e testimonial di noti marchi di abbigliamento[9].

Nel 2017 posa nuovamente per l’edizione swimsuit di Sports Illustrated[19]. A gennaio 2018 suscita particolare clamore un suo lungo post su Instagram in cui dichiara che l’editore di una rivista avrebbe rifiutato di pubblicare un suo servizio fotografico, in quanto non corrisponderebbe ai criteri di magrezza del magazine[20].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Agenzie[modifica | modifica wikitesto]

Daniele Capezzone

DI SALVATORE SFRECOLA

Ho letto con crescente interesse questo libro di Daniele Capezzone (“Likecrazia”, Piemme, Milano, 2020, pp. 200, €16,50) che conduce il lettore, attraverso aneddoti e riflessioni, tra informazione e politica, a riflettere ed a capire dove va il mondo e dove dovrebbe andare in un’ottica di democrazia liberale. Opinionista brillante, firma de La Verità, apprezzato nei talk show nei quali si segnala per la straordinaria chiarezza espositiva e per la coraggiosa difesa delle sue idee, in un’Italia nella quale l’informazione è dominata dalla narrazione ufficiale, il “politicamente corretto”, questo libro è un saggio sull’informazione e sulla democrazia. Di questa, scrive proprio nella pagina conclusiva, “serve una manutenzione costante…, un suo continuo monitoraggio e aggiustamento”, perché, come sappiamo dalla storia, la democrazia non è per sempre. Perché una volta conquistata va conservata con cura e difesa con impegno. E poiché, come ha scritto Alexis de Tocqueville ne “La democrazia in America”, “la stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà”, il libro ci guida in un’analisi critica dell’informazione giornalistica e televisiva attraverso esempi concreti di come il politicamente corretto distorce i fatti, presentati secondo la visione dell’ideologia politica del cronista o dell’opinionista in un circuito permanente di informazione e di intrattenimento, in una dimensione spettacolare nella quale è facile cadere nella superficialità e nel dilettantismo “e può stimolare nel pubblico una propensione a votare per la persona con cui si vorrebbe bere un caffè, anziché per l’opzione politica più razionale”.