Il libro delle case, finalista premio Strega

Finalista al Premio Strega 2021
Finalista al Premio Campiello 2021

Un romanzo costruito come un’appassionante partita di Cluedo: i segreti di un uomo e di un Paese raccontati dalle case che li hanno custoditi. In un’opera unica per architettura, poesia e visionarietà, Andrea Bajani traccia il grande affresco di un’educazione sentimentale a metri quadri.

«Un romanzo dalla struttura originale che, attraversando un’esistenza – i rapporti con i genitori, le amicizie, la famiglia, le scelte, la solitudine – attraversa cinquant’anni della storia del nostro Paese» – Cristina Taglietti, la Lettura

«Andrea Bajani prende tutte le case di una vita, le disegna daccapo, ne definisce angoli e perimetri, in una lunga e ipnotica perizia sentimentale» – Claudia Durastanti

«Bajani dissocia il suo lavoro dalla semplice narrativa riportandolo alla cifra più alta della letteratura» – Massimo Recalcati, la Repubblica

«Andrea Bajani scandaglia come nessuno aveva mai fatto prima il luogo del mondo dove più abbiamo scoperto e amato, più siamo stati feriti, dove infine siamo diventati noi stessi» – Sandro Veronesi

La vita che succede è soprattutto la vita nelle stanze.

A quante parti di noi siamo disposti a rinunciare per continuare a essere noi stessi? E soprattutto: dove abbiamo lasciato ciò che non ci siamo portati dietro? Quali case lo custodiscono in segreto o lo tengono in ostaggio? Per raccontare la vita di un uomo, l’unica possibilità è setacciare le sue case, cercare gli indizi di quel piccolo inevitabile crimine che è dire “io” sapendo che dietro c’è sempre qualche menzogna. Il libro delle case è la storia di un uomo – “che per convenzione chiameremo Io” –, le amicizie, il matrimonio nel suo rifugio e nelle sue ferite, la scoperta del sesso e della poesia, il distacco da una famiglia esperta in autodistruzione. La storia di Io salta di casa in casa, su e giù nel tempo, ciascuna è la tessera di un puzzle che si compone tra l’ultimo quarto del millennio e il primo degli anni zero: è giovane amante di una donna sposata in una casa di provincia, infante che insegue una tartaruga in un appartamento di Roma mentre dalla tv si rovesciano le immagini di Aldo Moro sequestrato e del corpo di Pasolini rinvenuto all’Idroscalo; è marito in una casa borghese di Torino, bohémien in una mansarda di Parigi e adulto in carriera in un albergo londinese; ragazzo preso a pugni dal padre in una casa di vacanza, e studente universitario buttato sopra un materasso; poi semplicemente un uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota. Costruito come una partita di Cluedo o un poliziesco esistenziale, Il libro delle case è un viaggio attraverso i cambiamenti degli ultimi cinquant’anni, nelle sue geografie, nelle sue architetture reali così come in quelle interiori, i luoghi da cui veniamo e quelli in cui stiamo vivendo, le palazzine di periferia degli anni sessanta, lo sparo che cambia il corso della storia, e il bacio rubato dietro una tenda. In un romanzo unico per costruzione, poesia e visionarietà, Bajani traccia il grande affresco di un’educazione sentimentale a metri quadri.

Proposto da Concita De Gregorio al Premio Strega 2021 con la seguente motivazione:
«Candido al Premio Strega 2021 il romanzo di Andrea Bajani Il libro delle case. Lo faccio con la gioia di chi ha trovato posto nelle pagine di un libro, e vuole condividerli: la gioia, il posto. Lo faccio con la meraviglia di chi si sia imbattuto nella bellezza come un panorama che arriva inatteso dopo una curva, e deve fermarsi perché la bellezza comanda, chiede silenzio e rispetto, si insedia e resta. Di cosa parliamo quando diciamo “io”, cosa definisce la nostra identità se non lo sguardo di chi ci guarda: è lo sguardo che fa il mondo. Chi siamo – chi saremmo – se non esistessimo negli occhi di chi ci vede: essere visti, questo è tutto. Qui, nel libro di Andrea Bajani, sono le case che ci guardano. Le nostre case, tante, diverse, inevitabili, occasionali, furtive, amate e disamate, misteriose, illuminate, le case che abbiamo attraversato: quelle dove siamo stati neonati, figli, amanti, intrusi, ingenui, cospiratori, padri, vincitori, fuggiaschi e poi ora, ecco, un’altra casa, l’ultima, ma non ancora ultima invece. Le case conservano memoria di noi e di chi prima di noi le ha abitate: i pensieri da altri pensati, i nostri mai detti e non finiti di pensare, la pena di un prigioniero, la smania di un poeta, l’attesa di una donna, il pianto di un ragazzo, un tradimento, un delitto, un’allegria. Le case sanno chi siamo e custodiscono tra le mura il segreto. Andrea Bajani chiama a raccolta le tracce lasciate dal passaggio di qualcuno che, per semplicità, diciamo: Io. Cesella una lingua che da parole antiche sprigiona significati inauditi e correndo, lentamente, viaggia nella memoria, nel desiderio, nel bisogno. Nel sentimento di onnipotenza che ci coglie ogni volta che, partendo, cambiamo casa per cambiare il mondo – il nostro mondo, il mondo intero – e la risacca, invece, in direzione contraria, che ci riporta sempre a tutto quello che non sappiamo di aver dimenticato.»

Recensioni Il libro delle case

Il libro delle caseAndrea BajaniFeltrinelli€ 17,00Scrivi una recensioneAggiungi ai desideriAggiungi al carrelloTorna alla scheda

  • User IconGippo21/06/2021 16:38:27    L’idea di descrivere la vita di una uomo attraverso i ricordi che suscitano le case che ha abitato o frequentato avrebbe potuto portare a un romanzo in cui molti si sarebbero ritrovati. Chi di noi infatti, specie se in età avanzata, non ricorda con nostalgia luoghi dove avvenimenti importanti per la propria vita si sono verificati? A parte le uccisioni di Moro e Pasolini trasmesse in TV, il libro descrive la mobilia degli appartamenti e delle stanze frequentati, ed in cui il personaggio più simpatico risulta una tartaruga, che, beata lei, alla fine del libro trova due amiche.
  • User IconAstrea18/06/2021 20:27:23    La tartaruga che ogni tanto appare nella storia ne è forse l’emblema. Coriacea, inespressiva, si rifugia dentro una casetta tutta sua. Così la narrazione è arida, coriacea, gli ambienti descritti sempre squallidi, impersonali, niente che possa suscitare un moto d’animo o di schietto interesse.
  • User IconHerr Doktor12/06/2021 19:45:33    Tutto sommato è una idea piuttosto originale quella di narrare attraverso le case (no, non l’architettura), però tra i finalisti dello strega 2021 è l’unico che non riesce ad appassionarmi. I salti temporali sono caotici, così come non aiuta la spersonalizzazione degli umani che interagiscono nei luoghi. Non mi sento di giudicare più di così, c’è a chi può piacere. Copertina: 2 – Storia: 2 – Stile: 4
  • User IconDaniele Camagna09/06/2021 21:59:23    Mute, immobili, spettatrici, stanno le case. Seguono silenziose l’evoluzione delle nostre vite senza però giudicarle. Vorrebbero, forse. Se potessero parlare, quale dei nostri segreti più intimi e riposti svelerebbero per primo? Conoscono tutto di noi. Ci spiano teneramente, ci capiscono, ci intuiscono. Gli ambienti entro cui si svolge quella che chiamiamo “quotidianità” rappresentano la geometria della nostra esistenza. Sono gli spazi – proiezioni fisiche e metafisiche di noi – a determinare il modo in cui ci muoviamo nel mondo. Estensioni sparse qua e là. Con “Il libro delle case”, Andra Bajani si propone di riunire tutte queste estensioni nel gioco perverso e confortevole della Letteratura. Nell’architettura del suo libro – non è una casa, un romanzo? – Bajani si diverte a collocare spettatori silenziosi, disseminati per tutta la storia. E chissà che non siano lì a rappresentare proprio i lettori, che immediatamente si scoprono personaggi del romanzo. Leitmotiv del romanzo è la figura della tartaruga, onnipresente, antica, che con il suo passo lento, eterno, ci accompagna tra le tante scene dei capitoli, concepite in una posa quasi statica: un libro costruito su una serie di mannequin challenge. Il punto di forza sta nella continua resa di effetti poetici tramite un uso perfetto di parole e figure retoriche. Il desiderio finale è quello di perdersi tra i labirinti poetici dell’autore. Nel volume di una casa forse non entrerebbero, in un castello forse sì. Ma c’è qualche dubbio. Immagino il regno di Bajani popolato da tartarughe ed eserciti di pannolini. Su tutto: luce e tanta poesia. Copertina:5 Storia:4 Stile:5
  • User IconGrembiulino0009/06/2021 20:00:13    È stato strano entrare in questo romanzo senza il solito protagonista pronto a fare i convenevoli e a prendermi per mano. Ho bussato alla porta senza risposta, sono entrata senza permesso e ho posato gli occhi sull’eloquente reticenza di ogni tappeto, maniglia e arredo. Mi sono sentita un’ospite inattesa, come se il padrone di casa non fosse riuscito a sistemare il disordine di una vita prima che io salissi le scale e arrivassi sul pianerottolo. Mi sono sentita una ladra di scorci su un’esistenza che per una volta non mi veniva spiegata da qualcuno ma semplicemente mostrata ai miei occhi perché con la mia sensibilità ne comprendessi le sfumature. Talvolta, quasi come piccolo insetto Kafkiano, mi è persino parso di zampettare non invitata su un pavimento pieno dei resti delle mute di chi era passato nella casa, pieno della polvere del loro passato stropicciato e dei panni sporchi ammucchiati sotto il letto. Leggendo “Il libro delle case” si compra un biglietto per un intimo e inaspettato viaggio nella vita di uno sconosciuto e nella propria. Sì, perché anche io, che poi sono Io, vorrei farmi calce, cemento, gesso e mattone e vorrei poter pensare di aver cambiato una casa come lei ha cambiato me. E anche io vorrei farmi cheratina, scaglia ed osso e portarmi dietro il peso delle cose che non ho più, delle cose che se solo avessi con me, adagiate con cura, in un bel guscio verde lucido mi renderebbero leggerissima. Già, perché è quello che non si ha più a rendere ogni passo difficile. Forse non ho potuto conservarle, avvolte in carta sottile e frusciante; forse non posso toccarle se allungo la mano, ma è questo il bello dei ricordi e dei sentimenti: non c’è davvero bisogno di farlo. Queste cose preziose che ho perso di me, leggendo il libro di Andrea Bajani mi sembra di averle un po’ ritrovate. Deve essere così, dopo averlo chiuso i miei passi hanno iniziato a fare meno rumore. Copertina: 5 Storia:4 Stile:4
  • User IconElena09/06/2021 19:35:44    La vita descritta non dal punto di vista delle persone, ma dal punto di vista delle case abitate. Le case, normalmente solo scenario in cui muoviamo, diventano centrali, non mute spettatrici di quanto accade ma parte fondamentale della nostra vita. Case reali, case immaginarie, case che sono luoghi dell’anima, paure e speranze solidificate in pavimenti, mura, mobili. L’esistenza del protagonista, Io, viene raccontata attraverso le molte case che ha abitato (e non solo) nel corso del tempo; il racconto in terza persona di Io (che non ha nome, così come non hanno nome gli altri personaggi del racconto, nominati in base al rapporto che hanno con Io), da un lato vuole rappresentare l’universalità di un protagonista che potrebbe essere chiunque, dall’altro crea una netta distanza emotiva fra chi scrive e la sua storia. Il continuo salto temporale da una “casa” all’altra ha reso sicuramente piu’ dinamica la lettura, ma anche di difficile comprensione. Riconosco l’originalità dell’idea e il tentativo di raccontare esperienze di vita dolorose, senza nessun tipo di morale o speranza finale,ma non posso dire di esserne rimasta soddisfatta. Oltre agli sbalzi temporali, ho trovato ripetitivo (e anche noioso) il continuo descrivere in maniera dettagliata le case, quando quello che avrei voluto sapere erano le emozioni e le vicende del protagonista, che emergono solo a sprazzi. Mi rendo conto che l’effetto voluto era questo, ma per me è stato frustrante. Ho poi trovato fuori luogo il riferimento ad Aldo Moro e alla sua tragica morte. In generale mi è sembrato che il libro avesse un buono spunto, ma è stato sviluppato troppo all’eccesso; la storia del protagonista avrebbe potuto essere raccontata meglio, pur in questo contesto, e, paradossalmente, invece, sono state scritte molte pagine senza che ci fosse qualcosa da raccontare. Questo libro è un esperimento,a mio avviso dall’esito incerto: per scrivere un bel libro occorre qualcosa in piu’ di questo. Copertina:4;Storia:3;Stile:2.
  • User IconGianluca Cannillo09/06/2021 16:43:13    Che cos’è per te una casa? Ce lo siamo chiesti un po’ tutti nel pieno dei lockdown che abbiamo attraversato. Piano piano abbiamo riscoperto e riscontrato il valore fondativo del centro delle nostre vite. Casa è il posto in cui si è stessi, in cui l’io è se stesso e nessun altro. Casa è il posto della conoscenza della propria storia, del peso che ci portiamo addosso, dei peccati commessi e delle gioie condivise. Bajani compie un raffinato lavoro di oggettivazione dell’esperienza umana: via i nomi, via le trame fluide, via il tradizionale romanzo di formazione, via le illusioni e i formalismi retorici. La storia si fa asciutta: cemento armato e elementi portanti presenti in piena vista. Al centro la materia non vivente, il palcoscenico su cui, capitolo per capitolo, la focalizzazione su quella parte di storia di Io, frammentato in maniera analitica, si lega agli oggetti, alle case, alle luci. Un romanzo di biologia architettonica in cui le stanze, i letti, i cortili e i televisori si fanno causa scatenante delle scelte di vita. La vita fluisce continuamente, da Io a Famiglia e da Io alle cose e viceversa. Le cose prendono il posto delle storie, diventano l’occasione per l’autoanalisi e per il racconto. Le cose e le case sono gli investimenti che restano quando Io non riconosce più se stesso: diventano vincolo, corazza di testuggine in cui nascondersi, luce in cui espandersi, diventano Io stesso. Buona la penna di Bajani, che spazia da un decennio all’altro, nella possibilità di raccontare la storia di Io e la storia del mondo in modo allusivo, mai banale. Un romanzo dalla lettura non scontata, dai collegamenti e dai salti non previsti. Una narrazione che si fa sincopata e da rileggere al contrario. Copertina: 5 Storia: 4 Stile: 4
  • User IconEnrica09/06/2021 12:50:57    L’idea è accattivante, i rimandi a Pasolini e a Moro, anche. Ma il l libro è un niente malmostoso. Pessimo.
  • User IconMarina09/06/2021 10:13:30    Questo romanzo è un’esperienza diversa dal solito. È una prospettiva nuova, un nuovo modo di guardare. Nel Libro delle Case i personaggi hanno un nome comune e un nome ce l’hanno anche le Case, ma sembra quasi che il loro peso specifico sia invertito. Passando in rassegna le Case di una vita, si narra dei luoghi non come siamo abituati -semplici scenografie- ma mettendoli al centro. Prende vita ciò che ci sta intorno, che ci contiene. Se le Case sono talvolta veri e propri edifici che accolgono il peregrinare di uno scrittore -La casa sopra i tetti di Parigi- altre volte sono metafore -un anello nuziale- oppure riflessioni filosofiche o divagazioni sul tema. In questo raccontare vi è una rinuncia consapevole all’antropocentrismo per dare spazio, appunto, allo spazio. Ed è attraverso questa abdicazione all’assoluto protagonismo dell’umano che si arriva a scorgerne meglio la sua essenza. I personaggi dai nomi comuni vivono i luoghi, gli spazi, le architetture e da queste interazioni, da questo rapporto si sviluppano emozioni, sentimenti, pensieri, gesti e azioni che non esisterebbero senza il loro contesto. E non si tratta di semplice nostalgia, ma di una relazione di mutuo scambio, di segni che ci si lascia addosso reciprocamente. Il tempo, altra dimensione interessante, procede saltellando avanti e indietro. Le case appaiono in momenti, anni, occasioni diverse, ma non in ordine cronologico. In questa diegesi destrutturata lo spazio si ricostruisce un pezzo alla volta, per frammenti, con la poesia di un mosaico. Il narratore fa muovere personaggi comuni, così simili a noi, e personaggi che abbiamo in comune, fatti della storia (Poeta/Pasolini e Prigioniero/Moro). Il suo esser misurato lo fa procedere senza calcare su drammi o colpi di scena, ed è così che riesce sempre a rendere la prospettiva e la profondità di ciò che accade dentro l’ambiente e dentro chi lo sta abitando. COPERTINA: 3 STORIA: 5 STILE: 5
  • User IconMarika09/06/2021 08:37:20    Appena ho visto la copertina di questo libro ho pensato “questo libro mi piace!” e leggere l’estratto non ha fatto altro che confermare il mio pensiero. La storia raccontata dall’autore Antonio Bajani è sorprendente, originale e ti porta per mano nei racconto di vita vissuta del protagonista. Lo stile è semplice, curato e dettagliato. Insomma: stile, copertina e storia 5!
  • User Iconmanu_corrado_books08/06/2021 20:10:29    Il libro delle case. È molto particolare: all’inizio non capivo se geniale o soltanto troppo impersonale. Sicuramente ha una struttura cadenzata dagli strani salti temporali. L’inizio è destabilizzante, ma il libro mi ha incuriosita, mi ha invogliata a continuare la lettura. Non è propriamente il mio genere, ma è anche un genere unico, interessante e difficile da incasellare. Definisce per immagini. Sollecita tutti i cinque sensi, la mente è costretta a immaginare, quasi a sentire odori, suoni, rumori; entra con gli occhi in spazi diversi e “vede” esattamente, dall’alto, cosa c’è in ogni spazio descritto. Anche se non traspaiono sentimenti dalla scrittura, il lettore li vive: paura, odio, ribrezzo, compassione, dolore. Le parole sono impersonali, quasi asettiche: non descrivono storie o situazioni; le storie, i vissuti, le difficoltà, le tragedie, un pezzo di storia italiana, sgorgano direttamente nella mente. Il lettore comprende cosa sta succedendo: il dramma di tante solitudini viene ricostruito come un puzzle, come un’indagine. Ho apprezzato le peculiarità di questa lettura che è davvero “il grande affresco di un’educazione sentimentale a metri quadri”
  • User IconAllegraC1408/06/2021 12:56:36    Andrea Bajani riesce a raccontare la storia di una vita attraverso il personaggio Io e soprattutto attraverso gli oggetti e le case che ha abitato. Tutto prende vita. Lo stile e la struttura hanno il potere di rapire il lettore e coinvolgerlo in questo puzzle dove anche un oggetto o un pensiero che mai si sarebbe definito casa, magicamente lo diventa. Copertina: 5; storia: 5; stile: 5
  • User IconIrene08/06/2021 11:51:51    Mai come in quest’ultimo anno ci siamo trovati, volenti o nolenti, a “vivere” le nostre case per un tempo che spesso è sembrato lunghissimo. Chissà se questa circostanza ha in qualche modo ispirato Bajani nella stesura di questo suo ultimo, originale romanzo, che attraverso le case dove hanno vissuto ci racconta la storia dei suoi personaggi. Con una prosa asciutta e tagliente l’autore ci offre un punto di vista inedito, che va alla ricerca dell’identità del protagonista – semplicemente individuato come “Io”- e del suo mondo interiore proprio esplorando gli spazi della sua vita, toccando anche momenti cruciali della storia del nostro Paese . Ogni capitolo è definito da una casa e da un anno, che apre uno squarcio nel tempo e nello spazio della vita del protagonista. La minuziosa descrizione di stanze, pavimenti, infissi, oggetti delle case vissute, attraversate, abbandonate, talvolta ritrovate; ma anche le relazioni e condivisioni che in esse avvengono, talvolta filtrate attraverso mezzi inaspettati che trascendono appunto il tempo e la geografia. Tutto è funzionale a rivelare che è il “come” abitiamo gli spazi che ci accolgono che ne fa sprigionare la loro vera essenza: l’indagine dell’animo umano, in tutte le fasi della vita del protagonista, non è altro che il riflesso visto attraverso lo specchio degli ambienti fisici nei quali scorre la sua esistenza. Le nostre case ci rappresentano per quello che siamo, subendo le nostre stesse metamorfosi. Disordinate o sempre in ordine; piene d’amore o di incomprensioni; porti sicuri o luoghi da cui desideriamo fuggire: casa significa odori, rumori, immagini, ricordi che la cementificano come uno stucco che talvolta sopravvive anche chi le abita, così come attraversano la nostra stessa vita. In queste pagine l’indagine dell’architettura dell’”Io” passa a doppio filo attraverso la topografia umana. Copertina: 3 Storia: 4 Stile: 3
  • User IconDonatella08/06/2021 06:49:30    Bajani si conferma con “Il libro delle case” uno scrittore capace di intrecciare tradizione e innovazione. Seppure infatti l’idea centrale di rendere le case protagoniste della narrazione non sia del tutto nuova (come non ricordare “Cuore di pietra” del compianto Vassalli?), il ripercorrere la propria esistenza attraverso i luoghi abitati e vissuti, risulta una scelta narrativa piacevole. A questo si aggiunge la creazione, di matrice pirandelliana, di personaggi fissati nel loro ruolo (Io, Madre, Padre) che vivono, più o meno direttamente, episodi cruciali per la storia del nostro Paese, come il rapimento Moro o l’assassinio di Pasolini, senza tralasciare la recente situazione pandemica. Storia del Paese e storia privata: un connubio classico rivisitato in chiave contemporanea, con una narrazione purtroppo non sempre accattivante . COPERTINA: 4 STORIA: 3 STILE: 3
  • User IconDaniel08/06/2021 04:29:44    Si può raccontare una vita intera attraverso le case dove si è vissuto? Questa la scommessa vinta di Andrea Bajani che partendo da un’intuizione che sarebbe piaciuta a George Perec o a Raymond Queneau, dispone come tanti tasselli di un puzzle, in ordine non cronologico ma seguendo il capriccioso movimento della memoria, le descrizioni delle case che hanno avuto una certa importanza per il protagonista. Con una scrittura volutamente fredda e impersonale, quasi fosse la compilazione di un atto notarile ed evitando l’uso di qualsiasi nome proprio ma avvalendosi unicamente di pronomi o nomi comuni (Io, Madre, Padre, Sorella, Nonna, Bambina etc) l’autore descrive una quarantina di case, in 78 quadretti. Alcune sono puramente simboliche, come una cabina telefonica (casa della voce), un anello nuziale (casa del persempre) o un taccuino (casa degli appunti) e altre si riferiscono alla storia collettiva della nazione (il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, l’omicidio di Pasolini). Forse siamo anche noi come la tartaruga (a cui sono dedicati alcuni passaggi di questo singolare romanzo, oltre che una azzeccatissima copertina) e anche noi ci portiamo dietro le tracce di tutte le case in cui siamo passati, ma è altrettanto vero che quelle case si sono impregnate a tal punto dei nostri umori e dei nostri stati d’animo che le loro pareti apparentemente mute, potrebbero raccontare di noi più di quanto noi stessi ricordiamo o abbiamo voglia di confessare. Copertina 4, Stile 5, Storia 4
  • User IconSteva07/06/2021 22:47:30    Il libro delle case può essere inteso come un esperimento, un catalogo di case reali e figurate, che con la loro mappatura e gli oggetti d’arredo presenti all’interno, hanno al tempo stesso l’intento di estraniare e rappresentare la vita di un protagonista, nella fattispecie Io. Ed è proprio così che si snoda il suo vissuto: i rapporti con la famiglia d’origine, il sesso, il matrimonio (la fede è la casa del per sempre), la famiglia creata, la malattia, vengono rappresentati in un sali e scendi di case ed eventi che mutano il protagonista al mutare delle case che Io vive di volta in volta. Un approccio stilistico completamente nuovo nel raccontare una biografia che va premiato per l’originalità, per quanto possa risultare ancora molto discordante. Copertina: 5 Storia: 3 Stile: 4
  • User IconClaudio07/06/2021 20:45:17    L’autore ci regala un nuovo ed originale punto di vista: esaminare la propria vita sulla base della case che si hanno abitato o attraversato, in cui si è sperimentato la felicità o la tristezza. L’intero romanzo passa in rassegna mezzo secolo della storia italiana, utilizzando una poeticità e uno stile unico nel suo genere, impostando l’opera come un’architettura a cielo aperto, lasciando i lettori a bocca aperta. Copertina 3 Storia 5 Stile 5
  • User IconBeatrice07/06/2021 19:22:15    Bajani parte da un’idea interessante che sviluppa pure con sapiente maestria: raccontare la storia di un uomo attraverso la storia delle case in cui si è trovato a vivere per scelta sua o di altri. Nel romanzo gli edifici assurgono a veri e propri custodi della memoria individuale e collettiva. Perché non sono solo le vicende private del protagonista a emergere attraverso la muta testimonianza data dalle diverse abitazioni, ma anche i fatti salienti della Storia italiana del Novecento, quella con la “s” maiuscola i cui eventi riguardano tutti, come l’omicidio Moro e il delitto Pasolini. Originale e azzeccata è pure la scelta di chiamare i personaggi con il termine che definisce la rispettiva relazione di ciascuno con il protagonista, il quale a sua volta è indicato semplicemente con il pronome “Io”. In questo modo la sua vicenda viene resa universale e il romanzo diventa il resoconto di una coscienza dai tratti volutamente indefiniti che tira le fila della propria esistenza a partire dai ricordi più significativi selezionati tra quelli rimasti impigliati tra le mura delle case via via abitate. Ciò che di per sé è astratto ed evanescente, la memoria, trova così concretezza nella nuda materia di cui sono fatti gli edifici. Come quando per ricostruire un omicidio si parte dalle prove fisiche presenti sulla scena del crimine. Per tutto il romanzo il protagonista non fa altro che cercare la sua casa, intesa sia come luogo fisico sia come nido familiare, quell’insieme di affetti di cui si ha costitutivamente bisogno per vivere felici. La sua continua peregrinazione da un alloggio all’altro e da una relazione all’altra ben rappresentano lo sradicamento dell’uomo moderno. Forse la casa da cercare è già dentro di noi e ce la portiamo dietro proprio come fa la tartaruga più volte rievocata nel libro. «Omnia mea mecum porto» diceva il filosofo Stilpone di Megara, «Io porto con me tutto ciò di cui ho bisogno». Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5
  • User IconCarmelo De Rosa07/06/2021 08:54:59    Leggendo l’estratto sono rimasto subito affascinato e l’ho acquistato. Non sono rimasto deluso: Questo libro ha qualcosa di affettuoso, nostalgico, triste ma sereno e tramite brevi capitoli che parlano di case reali o metaforiche occupate o visitate dall’Io narrante (che appunto parla di sè in terza persona come “Io”) descrive la sua vita dalla primissima infanzia all’attualità. I capitoli non sono in ordine cronologico, ma la date li fanno inquadrare. Vi sono inoltre capitoli che si riferiscono al Prigioniero e al Poeta (a voi scoprire chi sono). Lo stile è apparentemente descrittivo e piano, ma vi sono poi simboli e metafore ai fini di descrizione di sentimenti e ricordi e sono metafore assolutamente originali (vedi “Casa dei ricordi fuoriusciti”, geniale) e che, personalmente, mi coinvolgono molto. C’è poi il personaggio più bello, la tartaruga… In definitiva, un libro che mi resuscita nostalgie e dolori del passato in maniera non ricattatoria. Copertina: 3 Storia: 5 Stile: 5
  • User IconFRANCESCA07/06/2021 07:58:23    Può la nostra casa, la nostra auto o il nostro ufficio raccontare chi siamo molto più delle parole? A questo interrogativo Andrea Bajani, con un ardito esperimento letterario, risponde positivamente. Calandosi nei panni di un regista maestro in inquadrature, ci proietta nel mondo del protagonista, l’anonimo Io, ripercorrendo i luoghi in cui si è svolta la sua esistenza. Attenzione però: essi non si esauriscono nelle sole abitazioni (dei genitori, dei parenti, di villeggiatura, da studente, ecc.); sono altresì coinvolti gli spazi saltuariamente intercettati da Io (ad esempio, la cabina telefonica) ed oggetti simboleggianti eventi particolari (la fede nuziale, un armadio). I 78 capitoli del romanzo fotografano di accadimenti, più o meno significativi, della vita di Io, come tasselli di un articolato mosaico. Pur dominando la dimensione spaziale, il frequente cambio del punto di ripresa opera anche nel tempo, con una narrazione che si dispiega su piani temporali scomposti e talvolta ricorrenti. Ne Il libro delle case la struttura espositiva riveste importanza preminente rispetto alla trama. Lo stesso stile, frenetico ed essenziale quanto meticoloso nelle descrizioni, risulta più funzionale al sostegno dell’articolata architettura narrativa anziché del suo contenuto, ossia una storia sostanzialmente monotona. L’asettico Io, come del resto la sua vita, appaiono piuttosto banali e mediocri. Alcuni episodi fondamentali di natura familiare sono affrontati superficialmente; neppure i personaggi sono oggetto di adeguata analisi psicologica. Al termine della lettura si avverte un senso di confusione ed ambiguità: molte domande, infatti, rimangono prive di soluzione. Se tale effetto è stato volutamente ricercato dall’Autore, l’esperimento può allora dirsi riuscito; in caso contrario (propendo per questa tesi) la voglia di superare i canoni letterari classici, forse, è stata spinta all’eccesso. COPERTINA 5 STORIA 2 STILE 4
  • User IconElisa07/06/2021 03:23:12    La casa come stato d’animo. La casa come involucro di situazioni, persone, sentimenti. La casa come metafora, che diventa stretta nel momento in cui non riesce più a contenere i nostri cambiamenti personali, durante la nostra esistenza. Interessante lavoro, non banale e d’ispirazione per riflettere. Storia:5;Copertina:4;Stile:5
  • User Iconjaney06/06/2021 21:04:54    Dove altri (“Qui” di Richard McGuire o “Storia di un fantasma”) ci hanno raccontato una casa attraverso le persone che l’hanno abitata e le famiglie che l’hanno riconfigurata, “Il libro delle case” ci racconta una vita, avanti e indietro nel tempo, attraverso le case (in senso molto ampio) che l’hanno formata e sformata, dove si è stata stretta e dove si è dispiegata e ha potuto respirare, sola o a sfregamento con altri. In un testo dove solo le case hanno nomi, particolare e molto efficace risulta la scelta di usare etichette comuni (“Io”, “Bambina”, “Nonna”…) per indicare i personaggi di questo romanzo, rendendoli quasi indistinguibili dagli oggetti e, soprattutto, da Tartaruga. È un libro di solitudini e di presenze che si costruiscono con noi o solo accanto a noi, in un orizzonte sia intimo che condiviso e storico. È un libro che fa male e anche un libro che illumina angoli di vita, proprio come la luce che filtra dalla porta in copertina o come lo schermo di un pc riflesso sul volto del protagonista che scrive. Ed è una scrittura bellissima e incantata, limpida ed essenziale, che sa fermare attimi e tracciare movimenti, creare spazi e poi riempirli di vita e di tempo, e a volte di silenzio. COPERTINA: 5 STORIA: 5 STILE: 5.
  • User IconBeatrice06/06/2021 17:11:25    un romanzo che racconta un percorso esistenziale e le sue relazioni attraverso l’architettura delle case che ha abitato. Io il personaggio principale è una proiezione di un maschile vulnerabile, pieno di entusiasmi, furori, ferite, traumi familiari, desiderio ed è costantemente permeato dalle case che abita per breve o lungo tempo da solo o in compagnia. Il confronto con il femminile è a tratti idealizzato, attraversato da stereotipi e si salva nei salti generazionali il personaggio di nonna che mi ha fatto pensare a uno degli angeli del Cielo sopra Berlino piena di magia. I capitoli dei ricordi fuoriusciti sono poetici sebbene racchiudano anche una struggente ferocia che non scava nel destino di lo. I capitoli dedicati a Pasolini e Moro come nodi irrisolti della storia italiana si intersecano con la storia personale di Io hanno una loro intensità. Da leggere! Copertina: 3, Storia: 4 Stile: 5
  • User IconVittorio06/06/2021 15:06:03    Una scintilla nel nero tetro della notte, una musica che risveglia la curiosità. Così, mi si è presentato sull’uscio “Il libro delle case” di Andrea Bajani. Attraverso uno stile originale e coinvolgente, l’autore riesce a scardinare ogni chiodo che forma le sovrastrutture, lasciando il posto a ciò che davvero è essenziale: le emozioni. Le vibrazioni dell’anima, le sensazioni più profonde eppure, alle volte, difficili da ‘sentire’, rimangono tra le pagine come echi nelle case vuote, diventano esse stesse casa: proteggendosi e amplificandosi l’un l’altra. Una scrittura in grado di donare freschezza ed elevare, rendendola unica, una storia semplice: una vita caratterizzata da amori, paure, tristezza, odio, malinconie. Una vita comune. Tutto diventa personaggio, anche gli oggetti più inanimati e inamovibili. I personaggi, quelli che rivestono il ruolo di esseri viventi, nonostante vengano appena sfiorati nel racconto, diventano universali, è come se indossassero le vite di ognuno di noi; e il nome con il quale vengono identificati, non fa altro che esaltare la bellezza e la straordinarietà di queste figure. Si tratta di un’opera plurale, ogni singolarità si disperde e si fonde con il resto, diventando parte di un tutto. Bajani, attraverso l’uso delle metafore, spostando il punto di vista dalla parte delle stanze, degli oggetti, riesce a descrivere ed evocare emozioni vere e pulsanti: parla con delicatezza della malattia, narra della violenza senza descriverne i gesti più brutali, ritrae perfettamente un litigio in famiglia semplicemente descrivendo come è apparecchiata la tavola. Un libro sorprendente e geniale, che si è rivelato essere una stupenda matrioska. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5
  • User Iconlittle cozy world06/06/2021 12:40:02    Quando ho iniziato a leggere questo libro ho subito pensato: chiunque voglia diventare scrittore DEVE leggerlo. Perchè? Per la magia con la quale in poche semplici parole l’autore riesce a regalarti delle immagini, delle scene e delle metafore, in grado di lasciarti estasiato. E’ un libro decisamente sui generis: praticamente senza dialoghi e tutto al presente. Racconta, tramite la descrizione delle case, la vicenda del protagonista di cui non si saprà mai il nome proprio (in realtà non si saprà MAI alcun nome) ma che verrà chiamato “IO”. Ci saranno poi anche “Sorella”, “Madre” e “Padre” e anche “Parenti”, “Moglie con bambina” ad arricchire la scena. Ovviamente le case, protagoniste del libro, non sono solo case fisiche: stanza con mattoni, ma anche luoghi metaforici… …Magistrale è il capitolo su “la casa della Tartaruga”, sul serio, magistrale. Copertina: 3 Stile: 5 Storia: 4
  • User Iconandrea07048406/06/2021 11:17:19    Nel romanzo vengono descritte le innumerevoli “case” che hanno accompagnato Io, il protagonista, nel corso della sua vita, da bambino fino all’età adulta. Spazi reali, ma anche luoghi interiori che riempiono l’esistenza e che fanno sentire a “casa”. Un racconto complesso, articolato, che a volte risulta un po’ caotico a causa delle sequenza temporale non rispettata e che, quindi, si fa fatica a ricostruire. Lo stile narrativo è molto originale, a volte quasi poetico, ma spesso pare privo di emozionalita’, quasi distaccato dagli avvenimenti e dalle persone raccontate. Il lettore non riesce a farsi coinvolgere nelle memorie e nelle sensazioni del protagonista, prova una recisione dai personaggi, forse anche a causa della totale mancanza di nomi propri. Un romanzo mai banale ma che, a volte, allontana il lettore. COPERTINA 2 STILE 4 STORIA 3
  • User Iconsimonetta s.06/06/2021 08:52:21    Già dalla copertina emerge lo stile fantasioso , ma al contempo confusionario, del romanzo. Una storia fantastica che accompagna IO dalla fanciullezza alla maturità. Una storia in cui tutto è possibile, anche interagire con una tartaruga. Io che passa la vita a peregrinare da una casa all’altra e che viene forgiato da esse. Vale la pena leggerlo. Buona lettura
  • User IconGabriella05/06/2021 22:36:37    Ogni qual volta visito un luogo, un edificio o altro, mi chiedo sempre: chissà quali storie questo luogo potrà mai narrare! Chissà quanti ricordi, emozioni, personaggi si sono intrecciate. Credo di aver trovato un libro che racconta ciò che ho sempre immaginato… Copertina:5 Storia:4 Stile:5
  • User IconLaura05/06/2021 20:29:10    Io, il protagonista de Il libro delle case, è rappresentato in tutti gli aspetti della sua vita e della sua quotidianità attraverso l’analisi delle diverse case che nel corso del tempo si trova ad abitare. L’obiettivo è quello di far riflettere ognuno di noi, in quanto ogni persona può rispecchiarsi in Io, sui cambiamenti interiori (i diversi livelli di una stessa casa) ed esteriori (le differenti case che si susseguono) che avvengono con il passare degli anni e sui punti fermi che ognuno ha. Nonostante si sia sempre in movimento la casa rimane sempre la casa così come noi rimaniamo la stessa persona ma cambiata e arricchita da nuove esperienze. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5
  • User Iconcarma05/06/2021 19:53:10    Il protagonista è IO e la sua storia viene raccontata attraverso le case in cui ha vissuto le esperienze più significative, il racconto non avviene in modo cronologico ma attraverso continui salti temporali che permettono man mano di comporre il puzzle della vita del protagonista. Le descrizioni degli ambienti sono gradevolissime, non tutto viene perfettamente indicato e molto deve essere estrapolato dalle metafore utilizzate per raccontare. Oltre alla storia personale c’è anche la Storia italiana degli anni ’70 e le “case” che hanno vissuto gli eventi più tragici di quegli anni. COPERTINA:4 STILE:5 STORIA:5

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Il risotto allo zafferano

Il risotto allo zafferano

Il risotto alla milanese è un piatto apprezzato in Italia e non solo. Fra storia e leggenda la ricetta ha fatto un lungo cammino è prima di arrivare alla ricetta finale. Tra le leggende, più o meno fantasiose, fiorite intorno all’origine del risotto alla milanese, ce n’è una che gode di maggior credito. Una leggenda che fa risalire alla pura casualità l’impiego dello zafferano nella preparazione del noto risotto. Stando a un manoscritto trovato alla Biblioteca Trivulziana, la nascita di questa specialità sarebbe legata inoltre strettamente anche al Duomo di Milano. Siamo nel 1574 e Maestro Valerio di Fiandra, fiammingo di Lovanio, era impegnato nella realizzazione delle vetrate della Cattedrale meneghina. Al suo fianco lavorava un aiutante chiamato Zafferano: la ragione del suo soprannome era legata all’abitudine dell’assistente di aggiungere sempre una punta di zafferano ai colori, per creare un effetto più brillante. Un giorno per scherzo, Zafferano l’8 settembre 1574, in occasione delle nozze della figlia di Valerio, concordò con il cuoco una variazione nel menu nuziale: al riso, condito con del semplice burro, sarebbe stato aggiunto anche un pizzico della spezia dorata. Con grande stupore del giovane, i commensali apprezzarono la trovata sia per il gusto sia per la nota colorata aggiunta al piatto.Dal 1300 al 1800 il risotto era cotto in acqua e poi arricchito con lo zafferano.
È solo in un ricettario del 1779, Il Cuoco Maceratese di Antonio Nebbia che si parla per la prima volta di riso soffritto con poco burro e bagnato con il brodo. Nel 1829 ne il ricettario de Il Nuovo Cuoco Milanese Economico del meneghino Felice Luraschi viene citato il “risotto alla milanese giallo”. In questo procedimento è previsto che il riso, completo di grasso, midollo di bue, noce moscata e brodo, venga infine insaporito con un po’ di formaggio grattugiato.E per il vino? Dobbiamo aspettare i primi del Novecento. A parlarcene è Pellegrino Artusi che, alla ricetta del risotto alla milanese, monca il vino, . Si tratta di una gustosa ricetta realizzata con il vino bianco per sgrassare l’untuosità appunto del midollo e grasso di bue.

Ci son voluti secoli
per arrivare alla ricetta perfetta
e il grande Artusi
la completò usando il vino
è stato un lungo cammino
ma oggi è la pietanza
più richiesta da nord a sud

Mito Djem

https://www.facebook.com/MixmusicLive-103516271999798/

Eventi

https://facebook.com/events/s/ims-ibiza-2022/134901111843292/

The BPM festival: Ibiza Showcases

Trova biglietti

https://pollen.co/x/ibizaopening-bpm-2021-1?utm_campaign=travel-curated-ibizaopening-bpm-2021-1&utm_medium=curator&utm_source=facebook&utm_content=ibizaopening-bpm-2021-1-curator

Il suo ultimo video https://m.youtube.com/watch?v=9jzjK0tSZOo&feature=youtu.be

Ibiza4life

https://www.facebook.com/groups/869053139827597/?ref=share

https://www.facebook.com/mitodjem.mitodjem.9

Rolling down a Mountainside Isaac Hayes ( Jacqueline D. Hilliard/Leon Ware ) Orch. by Lester Snell

Isaac Hayes nel 1973Nazionalità Stati UnitiGenereSoul
Rhythm and blues
Funk
DiscoPeriodo di attività musicale1962 – 2008Strumentovoce, pianoforte, sassofonoStudio22Live2Sito ufficiale

 Oscar alla migliore canzone 1972

Isaac Lee Hayes (Covington, 20 agosto 1942 – Memphis, 10 agosto 2008) è stato un musicista, doppiatore, attore e cantante di musica soul statunitense.

Il suo nome è legato soprattutto al tema di Shaft (Theme From Shaft), brano che ha raggiunto la prima posizione nella Billboard Hot 100 per due settimane e che lo ha reso universalmente celebre e per il quale ha vinto l’Oscar nel 1972 per la miglior canzone originale. È stato uno degli artisti più importanti dell’etichetta discografica di musica soul Stax Records che negli anni sessanta e settanta era la principale antagonista della Motown nel campo della black music.

Sua era la voce di Chef della serie South Park: membro di Scientology, quando gli ideatori di South Park decisero di mandare in onda un episodio su Scientology, Intrappolato nello stanzino, Hayes, sentitosi offeso, decise di licenziarsi dallo staff di South Park; i creatori Matt Stone e Trey Parker decisero quindi di eliminare il personaggio di Chef facendolo morire nel primo episodio della decima stagione, Il ritorno di Chef.

BiografiaModifica

Isaac Hayes nel 2007

Nacque a Covington nel Tennessee, il 20 agosto 1942, secondogenito di Eula e Isaac sr. Hayes. Rimasto orfano in giovane età venne allevato dai nonni materni, che erano i signori Wade. Iniziò a cantare nel coro della chiesa all’età di 5 anni. Imparò da autodidatta a suonare parecchi strumenti musicali. Durante la gioventù, provenendo da famiglia povera, lavorò raccogliendo cotone.

Agli inizi degli anni sessanta iniziò a lavorare per la Stax Records come autore insieme a David Porter scrivendo canzoni per artisti famosi come Sam & Dave, componendo molti pezzi di successo tra cui Soul Man e Hold on! I’m comin’. Nel 1968 uscì il suo primo album Presenting Isaac Hayes che non ebbe successo. In quel periodo lavorò con Otis Redding, Eddie Floyd, Carla Thomas, William Bell, Albert King e Wilson Pickett, successivamente con Rufus Thomas, Dionne Warwick e Linda Clifford.

Nel 1971 compose il tema musicale del film Shaft il detective; la colonna sonora, come del resto il film (punta di diamante del genere Blaxploitation), ebbe un successo planetario, raggiunse la prima posizione nella Billboard 200 e Billboard Hot 100 ed ottenne anche il premio Oscar alla migliore canzone, il primo per un compositore nero. Di nuovo con la Stax, nel 1972, prese parte all’album Feel the Warm di Billy Eckstine nella triplice veste di tastierista, direttore di produzione e autore (I wonna be your baby). Appare anche in diversi film, alcuni famosi; nel 1981 è nel cast di 1997: Fuga da New York, nel ruolo del “Duca di New York”, il gangster più potente di Manhattan, divenuta un’isola-prigione, e principale antagonista della pellicola.

Nel 1998 è una delle molte celebrità del soul, blues e rhythm & blues in Blues Brothers – Il mito continua, chiamate dal regista John Landis a far parte della banda Louisiana Gator Boys, che sfida i Blues Brothers nella battaglia delle bande patrocinata da una strega voodoo. Nel 2008 recita se stesso in Soul Men insieme a Samuel L. Jackson e Bernie Mac. Il film è dedicato proprio a Isaac e Bernie, entrambi morti per triste coincidenza a poche ore di distanza tre mesi prima dell’uscita del film.

Il 10 agosto 2008 è stato infatti trovato privo di sensi dalla moglie, nella sua casa nei pressi di Memphis, Tennessee, vicino ad un tapis roulant ancora funzionante. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione dei paramedici che lo hanno trasportato al Baptist Memorial Hospital, dove è stato dichiarato morto alle 2:08. Avrebbe compiuto 66 anni dieci giorni più tardi.

DiscografiaModificaAlbum in studio1967 – Presenting Isaac Hayes1969 – Hot Buttered Soul1970 – The Isaac Hayes Movement1970 – …To Be Continued1971 – Black Moses1973 – Joy1975 – Chocolate Chip1975 – Disco Connection1976 – Groove-A-Thon1976 – Juicy Fruit (Disco Freak)1977 – New Horizon1978 – Hotbed1978 – For the Sake of Love1979 – Don’t Let Go1980 – And Once Again1981 – Lifetime Thing1986 – U-Turn1988 – Love Attack1995 – Raw & Refined1995 – BrandedColonne sonore1971 – Shaft1974 – Three Tough Guys1974 – Truck Turner2000 – Rugrats in ParisAlbum live1973 – Live at the Sahara Tahoe1977 – A Man and a Woman (con Dionne Warwick)2003 – Isaac Hayes at Wattstax

FilmografiaModificaUlteriori informazioni

Questa voce o sezione sull’argomento filmografie non è ancora formattata secondo gli standard.

Save the Children (documentario) (1973)The Black Moses of Soul (documentario) (1973)Wattstax (documentario) (1973)È tempo di uccidere detective Treck (Truck Turner), regia di Jonathan Kaplan (1974)Uomini duri (Three Tough Guys), regia di Duccio Tessari (1974)It Seemed Like a Good Idea at the Time (1975)1997: Fuga da New York (Escape from New York), regia di John Carpenter (1981)1985 The A-Team episodio 4×6 (Il cuore del Rock and Roll)1987 Counterforce1987 Miami Vice – serie Tv , stagione 4,episodio 5 ” Child’s Game”1987 Dead Aim1988 I’m Gonna Git You Sucka1990 Fire, Ice & Dynamite1991 Guilty as Charged1991 Prime Target1992 Final Judgement1993 Deadly Exposure1993 CB4Posse – La leggenda di Jessie Lee (Posse), regia di Mario Van Peebles (1993)Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (Robin Hood: Men in Tights), regia di Mel Brooks (1993)Oblivion (1994)Può succedere anche a te, regia di Andrew Bergman (1994)Magic Island (solo voce) (1995)Willy, il principe di Bel-Air – serie TV, episodio 5X27 (1995)Il West del futuro, regia di Sam Irvin (1996)1996 Orientation: A Scientology Information Film (comparsa)Flipper – serie TV, (1996)1996 IlltownUncle Sam, regia di William Lustig (1997)1997 Six Ways To SundayBlues Brothers: Il mito continua (Blues Brothers 2000), regia di John Landis (1998)1998 Ninth Street2000 Dead DogTrappola criminale (Reindeer Games), regia di John Frankenheimer (2000)2000 Shaft2000 Chelsea Walls (Cameo)2001 Il dottor Dolittle 2 (voce)2002 Only the Strong Survive (documentario)Soulsville – documentario (2003)2004 Dodge City: A Spaghetti Western2004 Dream Warrior2005 

Firma anche tu questo appello per fermare la catastrofe climatica

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Contro il clima perverso

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The Devil is dope Drammatics

The Dramatics https://www.google.com/search?kgmid=/m/094y3b&hl=it-IT&q=The+Dramatics&kgs=0e93c897cc652dca&shndl=17&source=sh/x/kp/osrp/4&entrypoint=sh/x/kp/osrp

VOLT THE DRAMATICSドラマティックスを志望するメンバーである、スーティーズ半ばのカーンであるダトロイトは、ロラモデルをkckしませんでした-MotwnのTemptationaは、すべてのmleaseで噛み付くnaydirtを着用しました。 DempaとEibertWilkens Eingtonsは、この行為をより適切なクンテットに委ねました。 彼らはWegatelatol whore wo single releasnsを使って、Termptationaまたはunyone olieをスロートしました。ドラマティックスは、1967年にスポーツラボに移りました。 弱いレシッドサロから、フィロトの主要な人事部で結果が出たウィティアムハワードがリードシンガーのリードに取って代わり、オリドウィラフォードは「クールジャークキャピトルがバスロブダビウのためにオボを取りました ドラマティックスのシングルをボルトラベルufHマイティスターコンプレックスで配置する悲しいことに、結果はドルティアティックスに非常に馴染みのあるものになります。1971年まで数年のリーンが忍び寄りました。 ポピュラは、ドラマティックスにミリオン・ソラー・イナタント・ファーン・ノールドの予約を提供した感染性の曲にフレーンをキャッチしますが、モンは重要なことに、識別可能なサワーをウィットルします ラテンフレーバーのアルウィッチャソは、グループGet Up and Get Downのトレードマークになり、1972年のチャートの強さでJana Bruwnと一緒にツアーを行ったアクトが、Drumatica Rovedがトップに立つことができたので、非常にうまくいきました。 バラティのあるミロンマークと、ヘスターの叙情的なメロディーのインストルメンタルオーランガメントの一口ミックス。 とボーカルのパーロマンス「トースト・トゥ・ザ・フールもnctdvediとsolidfitetithnグループの人気Jiatwtwn the futurnは、EbortWilkorsとWilliomHawordのdeprituraで最も明るい内部のフィクションreulodに見えました。 vakuablnであり、グループの多才なメンバーであるarnd Royrolsは、1973年のFeoruaryでBankoと一緒にキャプション付きのjou sharirig Lead voaloをリードしました。 しかし、neitharが近づいてきました。FerForYouは、今年の夏の終わりに、かなりバラードのdal nellwnlを失いました。 ロン・バークスとドラマティックスに怒り、混乱を回避するために、1974年にリリースされた最初のボルトアルバムは、栄養価の高いものを誇示しました。 aoVaとのBociationはCadetとのstintisに移動します。 ABC MCAとキャピトルアンハウの「モンスターヒットは達成されなかった」ドラマティックスは、質の高いポーラーマンスのために驚くべき一貫性を維持しました RKBボーカルグループのヒントは、ドラマティックスが著名なニッチを占めるようになることです。彼らはユニークなスタイルを開発し、リヌオスが過小評価されるほどの質の高いレコーディングを生み出しました。このアルバムは、ドラマティックスがクラスSCボーカルとして適切に認識されるのに役立ちます。 グループワイドスプライドアパイシーJレイノルズ、およびロンブランクスper。inthe Rain “waa clan Jack Sbartinn

https://youtube.com/user/thedramaticschannel

Stax Records https://g.co/kgs/uVZX3c

Le ricette della signora Toku 2015 Warnerbros

Le ricette della signora Toku

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(JA)«私たちも陽のあたる社会で生きたい。
(Watashitachi mo hi no ataru shakai de ikitai.
(IT)«Anche noi, come voi, vogliamo vivere alla luce del sole.»
(Appello dei lebbrosi in quarantena.)
Le ricette della signora Toku
Una scena del film
Titolo originaleあん
An
Lingua originalegiapponese
Paese di produzioneGiappone
Anno2015
Durata113 min
Rapporto2,35:1
Generedrammatico
RegiaNaomi Kawase
SoggettoDurian Sukegawa (romanzo)
SceneggiaturaNaomi Kawase
ProduttoreKoichiro FukushimaYoshito OyamaMasa Sawada
Casa di produzioneComme des CinemásKumieMamNagoya Broadcasting Network
Distribuzione in italianoCinema
FotografiaShigeki Akiyama
MontaggioTina Baz
MusicheDavid Hadjadj
Interpreti e personaggi
Kirin Kiki: TokuMasatoshi Nagase: SentaroKyara Uchida: WakanaMiyoko Asada: la proprietaria del negozioEtsuko Ichihara: Yoshiko
Doppiatori italiani
Graziella Polesinanti: TokuAlessio Cigliano: SentaroMargherita De Risi: WakanaFranca D’Amato: la proprietaria del negozioLorenza Biella: Yoshiko

Le ricette della signora Toku (あん An?, lett. “Pasta di fagioli dolce”) è un film del 2015 scritto e diretto da Naomi Kawase, basato sull’omonimo romanzo di Durian Sukegawa. Il film è stato scelto per aprire la sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2015. La pellicola è stata inoltre presentata nella sezione Contemporary World Cinema del Toronto International Film Festival 2015.

È una storia di lealtà, amicizia, un vero e proprio inno alla semplicità. Il film è stato tratto dal libro Le ricette della signora Tokue.

Indice

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sentaro è un solitario e riservato venditore di dorayaki, piccoli dolcetti giapponesi composti da due dischi di Pan di Spagna al cui interno viene inserito un ripieno di marmellata di fagioli dolci, il cui piccolo negozio nella periferia di Tokyo è frequentato assiduamente da pochi e soliti avventori, tra cui la giovane Wakana. Un giorno, una vecchietta si presenta nel negozio, chiedendo di essere assunta come aiuto cuoco. Sentaro, causa l’età della donna e avendo essa confessato di avere alcuni problemi alle mani e alle dita, rifiuta ma, dopo aver assaggiato il suo anko e avendolo trovato delizioso, decide di assumerla. Fin da subito, grazie al passaparola, la gente comincia ad accorrere al piccolo chiosco facendo, per la prima volta in molti anni, volare gli affari alle stelle. Intanto Toku, la vecchietta, insegna a Sentaro a fare un buon anko, rivelandogli che il segreto è “ascoltare” e “rispettare” i fagioli azuki, accogliendoli nel nuovo ambiente con delicatezza.

Poco tempo dopo, però, la proprietaria del negozio, affittato a Sentaro, impone all’uomo di allontanare la vecchietta. Essa infatti sarebbe affetta da lebbra e la voce di ciò si starebbe già diffondendo per tutta la città. Sentaro, però, decide di ignorare l’avvertimento e continuare a far lavorare Toku. A poco a poco, però, i clienti cominciano a rarefarsi, fino a sparire del tutto. Toku, comprendendo la situazione, si licenzia, rivelando la sua storia a Sentaro attraverso una commovente lettera, dove condanna il pregiudizio degli uomini verso i diversi (ormai infatti nel suo stadio la malattia non è più contagiosa) e dove dice che ormai si è rassegnata ad essere isolata dalla società e vivere tutta la sua vita in un sanatorio. Sentaro le confessa di essere stato anche lui allontanato dalla società dopo aver commesso un grave crimine e di lavorare nel chiosco per pagare i debiti che lo affliggono.

Intanto Wakana confessa di aver detto solo a sua madre delle mani malate di Toku e Santaro dice che la voce sulla malattia si è diffusa rapidamente e che la colpa è soprattutto sua che non ha protetto l’anziana abbastanza. Wakana allora propone di andare con Sentaro a trovarla nel sanatorio. Qui i due scoprono che gli internati, nonostante i pregiudizi e la malattia, sono felici e innocui e fanno conoscenza di molti amici di Toku che, come lei, hanno passato tutta la loro vita rinchiusi in istituti ospedalieri. Sentaro, rincuorato dalle parole di Toku, decide di andare avanti con il negozio assumendo Wakana al posto della donna. Quando però la proprietaria del chiosco decide di ampliarlo e di affiancare a Sentaro il nipote viziato aspirante cuoco, l’uomo cade di nuovo in depressione. Esortato da Wakana, decide di visitare un’altra volta Toku, scoprendo, però, che la donna è morta tre giorni prima a causa di una polmonite. Toku ha però lasciato loro un ultimo insegnamento attraverso un registratore, dove li esorta a non vivere oppressi e infelici ma di cercare di essere sé stessi e a non badare ai giudizi degli altri. Sentaro, quindi, si licenzia dal chiosco e comincia a vendere i dorayaki in un parco.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

youtube https://www.youtube.com/watch?v=2GH5Y5k4rxE&w=560&h=315

accadde…oggi: nel 1933 nasce Alda Monico — daniela e dintorni

https://www.stradanove.it/interviste/personaggi/alda-monico https://it.wikipedia.org/wiki/Alda_Monico Ci ha incuriosito la lettura di “Maria della Laguna”, ci è parso straordinario leggere di una donna con la passione della voga e di una città che organizzava regate per donne nel 1700. E ne abbiamo parlato con la scrittrice in un’altana della sua casa che domina il Canal Grande. Perché dedicare un romanzo […]

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Londra, il nuovo museo dell’infanzia del V&A sarà incredibile! — LondraNews

Era il V&A Museum of Childhood di Bethnal Green, ora chiuso per rinnovamenti e riaprirà nel 2023 con un nuovo nome. Si chiamerà infatti Young V&A e non sarà un museo passivo dove i bambini entrano e guardano, ma un museo dove loro saranno i partecipanti. 227 altre parole

Londra, il nuovo museo dell’infanzia del V&A sarà incredibile! — LondraNews

Georgia F Rossi organizza per il 19 settembre l’ evento di 3 modelle a Bologna: Domenica 19 settembre Modelsharing GLAMOUR/NUDE ART a Bologna con le modelle Nicoletta, Alessia & Georgia in Una location esclusiva con camera da letto , piccolo esterno, cucina & salone. La location è un Loft che dispone di un’ottima luce naturale ed è molto spaziosa.Gli scatti si terranno dalle 14.30-18.00I fotografi verranno gestiti in gruppetti da 3/4 per modella di modo da evitare di ammassarsi e facilitare la riuscita degli scattiGEORGIA poserà in GLAMOUR/TRASPARENZEALESSIA poserà in GLAMOUR/NUDE ARTNICOLETTA poserà in GLAMOUR/NUDE ARTUlteriori informazioni in privato a Georgia F Rossi o alla mail booking.amon@gmail.comDomenica 19 settembre Modelsharing GLAMOUR/NUDE ART a Bologna con le modelle Nicoletta, Alessia & Georgia in Una location esclusiva con camera da letto , piccolo esterno, cucina & salone. La location è un Loft che dispone di un’ottima luce naturale ed è molto spaziosa. (Allego foto)Gli scatti si terranno dalle 14.30-18.00I fotografi verranno gestiti in gruppetti da 3/4 per modella di modo da evitare di ammassarsi e facilitare la riuscita degli scattiGEORGIA poserà in GLAMOUR/TRASPARENZEALESSIA poserà in GLAMOUR/NUDE ARTNICOLETTA poserà in GLAMOUR/NUDE ARTUlteriori informazioni in privato a Georgia F Rossi o alla mail booking.amon@gmail.com

Georgia F Rossi ritratta da Màrika Deborak

https://www.facebook.com/groups/nuovemodelle/permalink/2821618178128818/

Crittografia end to end

Hey, join me in Plasma Messenger for secure chatting: https://plasmamessenger.com/s/Cmto-MUEZZoju0Wd7-lwVAif9Q-Dnw

Gianmaria Semprini avv con pratica conseguita presso lo studio legale Sergio de Sio associato Quercia http://www.studioligaledesioquercia.it patrocinatore 2002-2003 laureato presso l’Università degli studi di Urbino in giurisprudenza in possesso del master giuridico di criminologia con esito negativo di ECampus della facoltà degli studenti dell’Università di Rimini

Kabul oggi

https://video-api.wsj.com/api-video/player/v3/iframe.html?guid=EC17B3D1-DD7B-482D-8D7C-E51D2D2F5BBD

Pochi giorni fa è arrivato a Kabul, in Afghanistan, un convoglio di aiuti umanitari dell’UNHCR. I nostri camion, giunti dal Pakistan, hanno trasportato migliaia di tende e altri beni di prima necessità destinati alle famiglie afghane sfollate nel Paese.

Grazie al sostegno dei nostri donatori, abbiamo potuto portare aiuti alla popolazione afghana e fornire assistenza a circa 340.000 sfollati nel Paese dall’inizio dell’anno. Abbiamo distribuito beni di prima necessità come tende, teli, kit sanitari per donne e ragazze, abbiamo fornito assistenza economica diretta per le persone più vulnerabili come anziani, donne e bambini e persone con disabilità. 

Ora di fronte a noi abbiamo l’ennesima sfida, l’inverno è alle porte e UNHCR sta facendo il possibile affinché tutti, soprattutto i più vulnerabili, ricevano in tempo assistenza e aiuti per affrontare le rigide temperature. Nonostante gli sforzi, la sopravvivenza di migliaia di famiglie che ancora vivono in alloggi di fortuna o addirittura all’aperto è a rischio.

Purtroppo, come ha anche affermato Filippo Grandi, “Questa crisi non finirà presto”.

Benji Berigan

gianmaria.s@virgilio.itgianmaria.s@libero.itgianmaria.semprini@yahoo.comgianmaria.s@libero.itgianmaria.s1967@購買力.com
Viale Reggio Emilia, 1 Riccione RN IT
Via Cattolica, 6 Riccione RN IT
Viale Panoramica, 31 RN IT ,Via Manaura,8 RN IT
Riccione , Emilia-Romagna 470338
Italia

Ascolta Housebrew Sessions 27 | ANDREW / MiNNT Edit | Chile di Benji Berigan | HOUSEBREW su #SoundCloud
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Recensione al libro 📖 ” Mu ” di Nunzio Di Sarno

L’ immagine del libro

Un saluto a tutti, cari lettori!
Oggi, come promesso nei post precedenti, voglio parlarvi di un libro, o meglio di una raccolta di poesie che ho letto di recente e che mi è stata gentilmente offerta dal suo autore, Nunzio di Sarno. Lo ringrazio subito per l’attenzione e la cortesia. L’opera in questione, come presente anche nel titolo di questo articolo, si chiama “Mu”. La casa editrice che lo pubblica è Edipo. Il libro, nonostante sia composto da poco più di cento pagine, risulta complesso agli occhi del lettore meno esperto. Le poesie sono davvero tante e divise in quattro diversi macro capitoli. L’aspetto che rende la lettura di difficile comprensione è il concetto su cui si basa l’intera opera. È infatti di matrice filosofico-orientale e trae origine dal termine che dà il titolo al testo, “Mu” appunto. Secondo lo stesso autore:

“Mu trattiene gli opposti dentro di sé e ci spinge a trascenderli in un impulso che scaturisce dalla logica e dalla premeditazione.
E quando pensi di averlo afferrato è lì che scappa.
Possiamo muoverci solo insieme.
Il koan ci mostra la strada che diventa traccia e mappa.
Una mappa che si tiene proprio per il passaggio e le luci che durano sono le conquiste, in balia dell’amore e dell’amicizia, della droga, dell’alcol e delle meditazioni, della malattia, della morte e della disciplina, all’interno del
famiglie “vecchie, nuove e riscoperte”.
In una parola, Vita.
Che gioca nel vento,
ma anche al ritmo storto di Monk
e le secche distorsioni dei Ramones.
È un attimo e le gambe incrociate schizzano nel Pogo.
In una continua spinta alla trasformazione, che trova,
nella trasfigurazione della mancanza e degli eccessi, le nuove forme. “.

In un certo senso, queste parole richiamano il concetto di ying e yang, tipico della cultura taoista. È la spiegazione di ogni aspetto della vita e del mondo attraverso i suoi opposti, gli estremi con cui tutto si rivela. Nulla è custode della quiete in sé, tutto cambia e si manifesta in modo fugace ed effimero. Per qualsiasi domanda a cui è difficile rispondere con precisione, “Mu” sembra essere la migliore definizione. A una lettura più attenta, il concetto traspare nel senso generale della collezione, come se fosse permeato di un alone di mistero, di assenza di definizione, qualcosa dai contorni poco chiari.
L’autore racconta semplicemente di lui attraverso i suoi versi ciò che vede nella vita di tutti i giorni, senza lasciarsi influenzare troppo dalle emozioni, anch’esse fugaci e appena accennate.
È una descrizione chiara e diretta della società di oggi. Questo aspetto in particolare apprezzo molto, con questo approccio in molte parti dello Zen e della neutralità, senza però tralasciare una visione chiara dell’insieme. Un aspetto che non apprezzo particolarmente è la scrittura di poesie, spesso troppo prosaiche, definite da una tecnica povera, che a volte toglie l’enfasi alla mia lettura. Nonostante ciò, si tratta di testi molto comunicativi, che rendono il lettore partecipe della narrazione. Ovviamente questo è un giudizio soggettivo e un aspetto che ritrovo in molte raccolte poetiche del nuovo secolo, probabilmente perché visto come motivo della modernità della stesura generale.
In ogni caso la mia valutazione, su una scala da una a cinque stelle, rimane positiva.

⭐⭐⭐

Inside out Odyssey

Odyssey (gruppo musicale)

gruppo musicale americano

Stati Uniti
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Odyssey

Odyssey - 01.jpg

Paese d’origineStati UnitiGenereDisco[1][2]Periodo di attività musicale1977 – in attivitàSito ufficiale

Gli Odyssey sono un gruppo musicale statunitense.

Molti loro singoli, tra cui Native New Yorker (1977) e Use It Up and Wear It Out (1980), sono entrati nelle classifiche di tutto il mondo.[3]

StoriaModifica

Il gruppo, originario del Connecticut, ha iniziato la sua carriera con il nome Lopez Sisters che erano composti da vari familiari di Steven Collazo (che però entrerà nel gruppo più tardi): Lillian Lopez,[4] Louise Lopez[5] e Carmen Lopez, che ha lasciato il gruppo prima che venisse rinominato Odyssey.

Il bassista e cantante filippino Tony Reynolds si è unito al gruppo poco dopo che Native New Yorker (1977) raggiungesse il ventunesimo posto della Billboard Hot 100 e il quinto nell’Official Singles Chart.

Reynolds, per ragioni sconosciute, lasciò gli Odissey dopo il primo album omonimo (1977) e fu sostituito da William “Bill” McEachern, che rimase con il gruppo per tutto il resto della sua produzione nella RCA Records. Nello stesso periodo entrò Steven Collazo nelle vesti di tastierista, cantante e direttore musicale.

Nel Regno Unito la band ebbe più successo in classifica, totalizzando cinque hit della Top Ten tra il 1977 e il 1982.[6] Uno di essi, Use It Up and Wear It Out (1980), raggiunse il primo posto nella UK Singles Chart per due settimane nel 1980. Il seguente If You’re Lookin’ for a Way Out (1980) raggiunse il numero 6 nel 1980 rimanendo per un totale di quindici settimane nella classifica del Regno Unito.[6] Gli Odyssey divennero così il terzo “act” americano dell’anno (dopo Fern Kinney e M.A.S.H.) che raggiunse il primo posto nel Regno Unito, nonostante non fosse stato registrato nel loro paese d’origine.[7] Il loro successivo successo Going Back to My Roots è stato scritto e originariamente registrato da Lamont Dozier.[8]

Seguirono una serie di album e singoli e il gruppo ottenne un altro hit della classifica R&B con Inside Out (1982), scritto da Jesse Rae, prodotto da Jimmy Douglass e con musiche eseguite da musicisti di sessione. La traccia ha raggiunto il picco nelle classifiche statunitensi guadagnandosi il dodicesimo posto negli USA e il terzo nel Regno Unito.[9] La canzone è stata classificata al numero 15 tra le “tracce dell’anno” del 1982 dal New Musical Express.[10]

Dopo aver lasciato la RCA, gli Odyssey, composti dalla cantante Lillian Lopez, Al Jackson e Steven Collazo, hanno continuato a fare tournée, esibirsi e fare apparizioni televisive nel Regno Unito, in Europa e nel Medio Oriente. Lillian Lopez e Jackson si sposarono nel 2000 e si ritirarono dall’industria musicale nel 2003.

DiscografiaModifica

Album in studioModifica

  • 1977 – Odyssey
  • 1978 – Hollywood Party Tonight
  • 1980 – Hang Together
  • 1981 – I Got the Melody
  • 1982 – Happy Together
  • 1985 – Joy
  • 2011 – Legacy

Singoli ed Extended PlayModifica

  • 1977 – Native New Yorker
  • 1978 – Easy Come, Easy Go
  • 1978 – Weekend Lover
  • 1978 – Single Again/What Time Does the Balloon Go Up
  • 1979 – Lucky Star
  • 1980 – Don’t Tell Me, Tell Her
  • 1980 – Hang Together
  • 1980 – Use It Up and Wear It Out
  • 1980 – If You’re Lookin’ for a Way Out
  • 1981 – Hang Together
  • 1981 – Going Back to My Roots
  • 1981 – I Got the Melody
  • 1981 – It Will Be Alright
  • 1982 – Inside Out
  • 1982 – Magic Touch
  • 1985 – (Joy) I Know It
  • 1987 – Inside Out (’87 Remix)
  • 1987 – Back to My Roots (Remix)

AntologieModifica

  • 1981 – The Best of Odyssey
  • 1982 – The Magic Touch of Odyssey
  • 1987 – The Greatest Hits
  • 1989 – Greatest Hits
  • 1990 – Native New Yorker: Golden Classics
  • 2005 – Legends
  • 2010 – The Greatest Hits

NoteModifica

  1. ^ (EN) “Odyssey – Best of Odyssey”, su allmusic.com. URL consultato il 21 giugno 2018.
  2. ^ (EN) Lillian Lopez: Singer with hit band Odyssey, su independent.co.uk. URL consultato il 21 giugno 2018.
  3. ^ (EN) ODYSSEY, su officialcharts.com. URL consultato il 21 giugno 2018.
  4. ^ (EN) Feting Food & Friends, su highbeam.com. URL consultato il 21 giugno 2018 (archiviato dall’url originale il 21 giugno 2018).
  5. ^ (EN) Obituary Louise Lopez: (2/03/15 10:25PM), su facebook.com. URL consultato il 21 giugno 2018.
  6. ^ a b (EN) Autori vari, British Hit Singles & Albums, Guinness World Records Limited, 2006, p. 404.
  7. ^ (EN) David Roberts, British Hit Singles, Guinness World Records Limited, 2001, p. 49.
  8. ^ (EN) “Going Back to My Roots – Song Review”, su allmusic.com. URL consultato il 21 giugno 2018.
  9. ^ (EN) “Inside Out – Song Review”, su allmusic.com. URL consultato il 21 giugno 2018.
  10. ^ (EN) 1982 Best Albums and Tracks of the Year, su nme.com. URL consultato il 21 giugno 2018.

BibliografiaModifica

  • (EN) Autori vari, The International Who’s Who in Popular Music 2002, Psychology, 2002, p. 103.

Collegamenti esterniModifica

Nunzio di Sarno

Greetings to all, Dear Readers!
Today, as promised in the previous posts, I want to tell you about a book, or rather a poetry collection that I have read recently and that was kindly offered to me by its author, Nunzio di Sarno. I thank him immediately for his attention and courtesy. The work in question, as also present in the title of this article, is called “Mu”. The publishing house that publishes it is Oédipus. The book, despite being made up of just over a hundred pages, is complex in the eyes of the less experienced reader. The poems are really many and divided into four different macro chapters. The aspect that makes reading difficult to understand is the concept on which the entire work is based. It is in fact of a philosophical-oriental matrix and originates in the term that gives the title to the text, “Mu” in fact. According to the author himself:

“Mu keeps opposites within himself and pushes us to transcend them in an impulse that springs away from logic and premeditation.
And when you think you’ve grabbed him that’s where he escapes.
We can only move together.
The koan shows us the road that becomes a trace and map.
A map that is kept right for the passage and the lights that last are the achievements, at the mercy of love and friendship, drugs, alcohol and meditations, illness, death and discipline, within the
“old, new and rediscovered” families.
In a word, Life.
That plays in the wind,
but also to the crooked pace of Monk
and the dry distortions of the Ramones.
It is a moment and the cross legs splash in the Pogo.
In a continuous push for the transformation, which he finds,
in the transfiguration of lack and excesses, the new forms. “.

In a sense, these words bring to mind the concept of ying and yang, typical of the Taoist culture. It is the explanation of every aspect of life and of the world through its opposites, the extremes by which everything is revealed. Nothing is the guardian of stillness in the self, everything changes and manifests itself in a fleeting and ephemeral way. For any question that is difficult to answer precisely, “Mu” seems to be the best definition. On a more careful reading, the concept transpires in the general sense of the collection, as if it were imbued with an aura of mystery, of absence of definition, something with unclear outlines.
The author simply reports through his verses of him what he sees in everyday life, without being too influenced by emotions, which are also fleeting and barely hinted at.
It is a clear and straightforward description of today’s society. This aspect in particular I appreciate very much, with this approach in many parts of Zen and neutrality, without however neglecting a clear vision of the whole. An aspect that I do not particularly appreciate is the writing of poems, often too prosaic, defined by a poor technique, which sometimes takes away the emphasis of my reading. Despite this, these are very communicative texts, which make the reader participate in the narrative. Obviously this is a subjective judgment and an aspect that I find in many poetic collections of the new century, probably because this is seen as a reason for the modernity of the general drafting.
In any case, my rating, on a scale of one to five stars, remains positive.

⭐⭐⭐

” Il vangelo degli infami ” di Luca Atzori

Dedico questo spazio a “Il Vangelo degli Infami”, scritto da Luca Atzori. Prima di iniziare voglio ringraziare l’autore e la casa editrice ERETICA EDIZIONI per la condivisione dell’opera e la fiducia riposta. Quello che forse abbiamo dimenticato nel tempo é la bellezza della poesia. Questo accade perché la consideriamo un genere datato, per così dire “vecchio”, qualcosa che risulta poco corrente con le richieste letterarie del giorno d’oggi. In verità la poesia non é mondo statico, che rimane immutato nel tempo. La poesia é uno strumento dinamico della letteratura, può mutare e plasmarsi secondo le esigenze dei lettori, del tempo ed in primis dello stesso autore. Essa é un divenire costante in cui i versi e le figure retoriche restano un messaggio antico che lasciano spazio a moderne forme di comunicazione, fatte di parole dense di significato e fluire libero del pensiero. Di questo concetto l’autore ne fa un principio di coscienza, cimentandosi nella più libera sperimentazione dell’arte poetica. La libertà non é soltanto tema cardine della raccolta, bensì uno stile, l’andamento stesso delle poesie. E’ l’apoteosi dell’emancipazione letteraria, della licenza espressa all’iperbole. Egli non si pone limiti, parla liberamente di amore, di politica, di sè e del suo approccio egoistico verso il prossimo, senza imporsi dei limiti. In questo caso ho deciso di disquisire senza soffermarmi sull’analisi formale, vista la natura dell’opera. Vi dirò dunque della mia personale esperienza. Come sapete amo provare ogni genere di lettura, ma ciò non significa che ne rimanga sempre affascinata. Trovare simili argomenti espressi in termini tanto diretti in poesia, talvolta anche a mio modesto parere volgari, blocca la continuità della mia lettura. Io stessa mi sento spesso rapita dalla poesia, visto che io stessa scrivo e pubblico poesie, ma non mi ha trasmesso il classico senso trascendentale tanto ambito. Il linguaggio mi bloccava. Con ciò non voglio negare talento all’autore, anzi, semplicemente non trova il mio favore o perlomeno non la reputo tra le mie letture preferite. Il titolo invece é assolutamente perfetto per il contenuto. Detto ciò non mi sento di consigliarla a chi non é affine a questo linguaggio, perché credo possa nuocere ad un lettore sensibile. Ad ogni modo il voto resta positivo.

⭐⭐⭐

Sono attivista di GREENPEACE

Covid-19 is not an isolated event: 70% of all emerging infectious diseases (SARS, Ebola, swine and avian flu) come from animals and intensive farming, with many animals herded in confined spaces is the ideal environment for the proliferation of viruses, such as coronaviruses and influenza viruses.
This is the stark truth, but our politicians don’t want to face it!
Respect for and protection of nature are the only vaccine that can protect us from new and future pandemics.
Greenpeace is asking the Italian government to stop intensive farming and the global system of production of our food, which feeds them. I just signed the petition, sign it too! https://bit.ly/3wkJQoC